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Covid e Universo

La vita, il covid, l’universo e tutto quanto.

Illustrazione di Silvia Marsili

Sono stati mesi atipici. Sembrano essere durati un’eternità, e invece sono stati solo due. Ma che due mesi! È successo di tutto nel suo non succedere nulla. Personalmente alcune cose mi hanno irritato, ma sono io che sono un cinico bastardo che proprio non riesce a comprendere alcuni comportamenti umani. Molte cose mi hanno fatto ridere molto, spesso risate amare, altre mi hanno fatto calare qualche lacrimuccia sparsa (perché in fondo sono buono dentro) e altre ancora mi hanno dato da pensare.

Partiamo con le considerazioni a uso ridere, che sono le più facili. È stato un periodo di grandi ritorni, di riconferme importanti e di notevoli sorprese. Ho scoperto di avere molti nuovi eroi.

Il primo che cito è il pastore d’Inghilterra, lo zio ubriaco che tutti desideriamo, Boris. Premettendo che io non ho idea se la storia dell’immunità di gregge sia una stronzata oppure no, mi ha fatto morire il fatto che non ha fatto neanche in tempo a finire la frase che…tac! Covid e marcia indietro. A Boris va quindi il premio COVID 19 AL TEMPISMO.

Boris
Uncle Boris wants you!

Rimanendo in terra d’Albione, uno su tutti merita la mia e la vostra attenzione.

Un povero cristo, Carlo di Galles, un lord d’altri tempi con tutti i pregi e i difetti. Il quale, mi pare evidente, è perseguitato da una maledizione. Erede al trono da una vita, non si è mai avvicinato al gradino più alto manco per sbaglio.

Per arrivare infine alla beffa più grande di tutte: la corona se l’è presa, alla fine, peccato che non è stata quella che si aspettava lui. Mi piace immaginarmi questa scena: notte buia e tempestosa, Carlo solo soletto nella sua tenuta di campagna.

Non riesce a dormire. È passato già un mese da quando Lady D è morta. I sensi di colpa attanagliano il nostro lord, “scopriranno che c’entro io nell’incidente?!”, paura nei suoi occhi. BAMM!

Un tuono fortissimo illumina a giorno la sala e fa tremare i muri. All’angolo della stanza, compare una luce fioca che illumina a malapena la sagoma di una vegliarda tutta arzilla, con un cappello improbabile, che con voce profonda e tenebrosa inizia a dire

” Un giorno, giovane principe, la corona sarà tua, ma ad un prezzo altissimo: rimarrai solo, per il resto dei tuoi giorni”.

Il principe vide la possibilità di prendersi il tanto agognato regno, senza temere le ritorsioni di cui parlava la vecchia. In fondo era già schifato da tutti, pure dalla madre, non era certo la solitudine a spaventarlo. Peccato che Carlo cadde nel tranello più vecchio del mondo (a quanto pare c’è ancora chi nel XX secolo viene ingannato da una profezia).

Questo è il classico caso “Oracolo di Delfi”.
Ma n’che senso?

L’oracolo ti faceva la profezia, e tu te ne andavi tutto contento convinto di aver capito tutto, e invece non avevi capito un cazzo, puntualmente la tua vita andava in rovina. Il caso che a me piace di più è quello di Creso, re di Lidia. Monarca di una regione schifosamente ricca, il nostro prima di combattere contro i Persiani, volle andare a chiedere un pronostico all’oracolo. Il quale rispose, in soldoni, che “un grande impero sarebbe caduto”. Il nostro, petto in fuori per l’orgoglio e certo di avere la vittoria in tasca, si preparò alla guerra. Mi sento in dovere di ricordare che l’impero persiano è stato uno dei più grandi imperi della storia, mentre il regno di Lidia ce lo ricordiamo solo io e mio cuggino. A voi immaginare come è andata a finire. Mai nessuno che faceva l’unica domanda sensata all’oracolo: “Ma n’che senso?”

L’ arroganza dell’uomo…. Comunque, tornando alla questione principale, Carlo c’è cascato, non ha chiesto delucidazioni. Mi pare evidente che la megera misteriosa fosse la madre, la quale approfittando della poca luce e del lampante ritardo mentale del figlio, gli ha appioppato la maledizione. E io la vedo là, con il sorriso diabolico: “Col cazzo che te la lascio la corona, coglione, guarda che inculata che te rifilo”, il tutto con accento british. E infatti corona è stato. Dunque, a Carlo spetta, oltre che tutta la mia stima, anche il premio

COVID 19 AL DESTINO BEFFARDO E ALLA MESTIZIA.
Carlo, principe del Galles
Carloprincipe del Galles
È ora di spostarci sul suolo patrio.

Ce ne sarebbero molti da nominare qui per ridere, ma mi limito ad uno solo, il più grande di tutti. Guido “Bentornato” Bertolaso, l’eroe dei due mondi.

Ha combattuto su tutti i fronti.

Prima in Italia, poi in America, ad Haiti. E non gliel’ha mandate a dire il nostro Guido agli americani, rei di aver gestito male la situazione. Aquila style.

Da noi è ricordato per moltissime imprese, le 12 fatiche di Guido (non so quante sono in realtà, ma anche sticazzi), culminate appunto nella grande battaglia abruzzese del 2010, in cui condusse da vero stratega le operazioni. A quanto mi risulta è tutt’oggi venerato in città come il santo patrono.

Dopo anni di imprese, ma anche di vergognose accuse che ne hanno minato la credibilità (colpa degli invidiosi) il nostro eroe ha deciso di ritirarsi, ha scelto l’esilio, nella non meglio specificata Africa.

Apro una parentesi: mi è capitato di leggere di tanto in tanto sull’Ansa riepiloghi sulla situazione covid, paese per paese. L’ Africa era presentata come un blocco unico, a differenza di tutti le altre nazioni del mondo. E in fondo c’hanno ragione, valli a distingue… Dicevamo, il nostro eroe se ne stava nel suo esilio volontario africano, quando due mesi fa viene richiamato. C’è l’emergenza globale, l’Italia è particolarmente colpita, la Lombardia è particolarmente gestita con il culo, quindi che fare?

Chiamare l’uomo delle emergenze cazzo, lo sventa sciagure! Il nostro torna da eroe, di nuovo, pronto a coordinare la costruzione di un nuovo ospedale covid nuovo di zecca, in soli dieci giorni! Che mica solo in Cina tirano su una città in due minuti. E lui, sprezzante del pericolo sta al fronte, in prima linea.

E infatti BAM! un colpo sparato dal covid lo prende in pieno.

Vieni ricoverato quindi in terapia intensiva, una delle poche rimaste libere. Ma non si arrende, continua a coordinare, e consegue l’ennesima vittoria, anche se è a dir poco pirrica in questo caso.

L’ospedale viene ultimato si in dieci giorni, peccato che il grosso del casino sia passato e gli altri ospedali iniziano a svuotarsi. Ma non c’è da disperarsi, ora una nuova struttura all’avanguardia è pronta per quando il casino tornerà.

Perché tanto ritorna. Il nostro quindi ha portato a termine una nuova impresa con successo.

Ricapitolando, quindi: in Lombardia è successo il panico; la tanto decantata sanità lombarda ha collassato (un botto che manco Lucifero ai tempi); hanno ripescato Bertolaso in Africa per utilizzarlo come consulente di non s’è capito cosa; Bertolaso, che doveva coordinare la lotta al virus, dopo due giorni stava ricoverato in terapia intensiva per covid (probabilmente per un raffreddore), occupando una delle poche terapie ancora libere; sotto il coordinamento del nostro, hanno tirato su in dieci giorni un ospedale da 21 milioni di euro contro il covid; varie inchieste hanno mostrato come ci fossero altre strutture idonee e inutilizzate già esistenti, ma non sono state prese in considerazione per via di mancanza di personale (ma n’che senso?!);

ma n'che senso?!
ma n’che senso?

l’ospedale non avrà avuto più di 10 pazienti (numero sparato un po’ a caso, probabilmente saranno stati almeno 12, in fondo al paragrafo un paio di articoli che parlano della vicenda) e ora rischia di essere chiuso. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro. Per me è Goty (Guido of the year), a mani basse. Mi scappello, non posso fare altro. Anzi, manca il premio. Quindi sono lieto di consegnare a Bertolaso il PREMIO COVID 19 MIGLIORE COMPARSA IN UN FILM TRAGICOMICO E MIGLIOR POTEVI RESTÀ NDO STAVI CHE ERA MEGLIO. 1)

Guido Bertolasi
Bentornato Guido!

Anzi, purtroppo mi tocca pescare un altro connazionale balzato agli onori delle cronache. Questa è roba fresca fresca. Sto parlando di Albano.

In una ahimè nota trasmissione su RAI 1(un cimitero mentale, come direbbe De Luca) il nostro se ne è uscito dicendo che se l’uomo è riuscito a distruggere i dinosauri, figuriamoci quanto ci vorrà a distruggere il virus…. Non c’è nulla da commentare qui, PREMIO COVID 19 IGNORANZA e via, lo consegno senza neanche guardarlo in faccia….

A meno che non si riferisse a quelle porcate immonde che sono i “nuovi” Jurassic Word, dove il concetto stesso di dinosauro e tutto quello che comporta è stato demolito. Indomitus Rex che si comporta come un navy seal, Indoraptor che fa i ghigni malefici, l’idea di usare i velociraptor in guerra…. Cristoddio, manca solo il pantoraptor che impone la benedizione con le sue tre dita (sono quasi sicuro che esista un “film” sul velocipastor, metà prete e metà dinosauro).

È evidente che Albano si riferisse a questo, quindi mi scuso e mi inchino dinnanzi a questa dichiarazione geniale. 2)

Albano dopo aver ucciso l’ultimo triceratopo sulla Terra
Albano dopo aver ucciso l’ultimo triceratopo sulla Terra
Altro giro, altra corsa, si finisce in Terra Santa, al cospetto del popolo eletto da Dio in p̶e̶r̶s̶, mmm, da Dio.

Sfogliando la lista esce subito fuori il nome di Yaakov Litzman, rabbino ed ex ministro della salute israeliano (ora ministro delle costruzioni). Il nostro Litzman, carattere peperino che non le manda a dire, se ne è uscito con un’innocua frase, palesemente travisata.

Ha detto che il covid è una punizione divina contro l’omosessualità. E TAC!, pure lui beccato dal covid.

Tra le altre cose il malcompreso Litzman ha lasciato aperte le sinagoghe e permesso alla comunità ultraortodossa di fare sostanzialmente il cazzo che gli pareva, tanto Dio è dalla loro. Infatti.

Io capisco che il rabbino/ministro vive ancora nell’Antico Testamento, e non si è accorto che gli Egiziani di oggi non sono gli stessi Egizi di 3000 anni fa.

D’altronde il nome è simile, le piramidi stanno ancora là e Litzman è vecchio, quindi un errore del genere, di poco conto, ci può stare.

Ma quello che mi stupisce è che lui, rabbino ultraortodosso e immagino esperto, abbia trascurato il fatto di avere il Dio Rosicone, che l’ha purgato prima di subito. Eppure, tra una piaga e un diluvio universale, il nostro se lo doveva aspettare.

Per rimanere in tema qualche tempo fa su Report vidi l’intervista a un tipo (Roberto de Mattei, presidente della fondazione Lepanto.

La pagina di Wikipedia è sufficiente per capire il personaggio 3) ), il quale affermò che il motivo principale della caduta dell’Impero Romano fu l’omosessualità dilagante (mi immagino i romani trasformarsi tutti in fighette, inermi dinnanzi ai barbari invasori assetati di sangue e di fica).

Teoria indubbiamente affascinante la sua, sicuramente originale. Forse con qualche falla qua e là, ma niente di grave. Chissà che ne pensa Litzman, magari i due potrebbero diventare amici. Ma il nostro rabbino preferito ormai sarà impegnato a tirare su piloni autostradali conformi alla parola del Signore, probabilmente a prova di sveglia palestinese. 4)

Con dedica speciale al mio nuovo rabbino preferito, il PREMIO COVID 19 ANA(L)CRONISMO.

Litzman
Litzman che guarda disgregarsi l’impero romano
Ma ahimè non si è solo riso in questi due mesi.

Il covid qualcuno di meritevole se lo è portato via, penso a Sepulveda, tra i tanti. Tra coloro che non ce l’hanno fatta ce ne sono due la cui morte mi ha particolarmente colpito. Bosso e Uderzo. Innanzitutto, i due hanno un merito importante, quello di averci ricordato che non è solo di covid che si crepa, cosa che secondo me in molti hanno dimenticato ultimamente.

C’è molta altra roba pronta ad ammazzarti in questo pazzo pazzo mondo. Partiamo dalla musica. Sono venuto a conoscenza di Bosso e della sua storia proprio negli ultimi mesi, un po’ per caso.

Della sua musica non so nulla, non ho mai ascoltato le sue composizioni. Ed è anche probabile che non mi dicano nulla, visti i miei gusti (ma un ascolto glielo darò sicuramente, è sulla lista delle cose da fare).

Ma da drogato di musica quale sono (quella altrui, che io non so fare un cazzo) non posso che commuovermi (non è una cosa che faccio spesso) per la dipartita di una persona che aveva fatto della musica lo scopo più alto della sua vita. Viveva di note, e anche con lui il destino infame se l’è presa. Se non erro la brutta bestia che lo attanagliava gli ha impedito di continuare a suonare il piano. Non di comporre però. Fanculo, 1-1 e palla al centro.

Purtroppo, l’avversario ha segnato il secondo gol, e la partita è finita. Tristezza a secchiate. L’unica cosa che posso fare è alzare in alto il mio bicchiere di plastica stracolmo di Peroni e brindare alla tua, Ezio.

A tutte le cose che avresti potuto, ma che non hai avuto il tempo di fare. Mi piace pensare che si sia trasformato in un flusso di note, in musica.

Forse avrebbe apprezzato questa gemma, che mi è venuta alla mente pensando alla sua vicenda. https://www.youtube.com/watch?v=baaK0vG6fhc

Enzo Bosso
Bosso

Se Bosso è stato una scoperta recente, in questi mesi se ne è andato un importante pezzo della mia infanzia. È morto Albert Uderzo, il padre di quel villaggio di irriducibili (non imparentati con la curva nord) galli situato nella lontanissima Armorica. Io da regazzino ero innamorato follemente di Asterix e Obelix.

Avevo un fumetto talmente logoro da quante volte lo lessi, che le pagine volavano per tutta casa, e ogni volta mi toccava riordinarle. Ci avevo il cofanetto con i dieci lungometraggi animati, visti e rivisti. Avevo pure la cassetta del primo film, quello con Benigni che faceva il romano cattivo. Pure lei squagliata (a rivederlo oggi penso piangerei sangue per la monnezza che era, ma sarebbero comunque lacrime gioiose).

Benigni
Benigni

Mi hanno dato tanto queste storie, e non solo a me. In questi mesi mi è venuta in mente forse una delle scene più celebri di Asterix: hanno cambiato più dpcm che io mutande, tutto caotico e confuso ai massimi livelli, che in confronto il lasciapassare A38 era uno scherzo. (Chi non sa di cosa si sta parlando prima si mortifichi le carni e poi corra a farsi una cultura).

La storia del lasciapassare A38, facente parte delle 12 fatiche di Asterix (la più difficile ovviamente), è, a mio avviso, uno dei punti più alti della satira tutta. È la più grande presa per il culo della burocrazia e dell’amministrazione pubblica, di una precisione e realismo disarmante.

Chi non ha mai avuto cazzi e rogne con le inutili, estenuanti lungaggini burocratiche senza senso, buone solo a perdere tempo e il lume della ragione? Beh, Uderzo e Goscinnny nel 1976 crearono un cazzo di capolavoro della satira. Ripreso e citato dappertutto.

L’ultima volta che l’ho vista citata è stato nell’espansione Blood and Wine del celebre videogioco The Witcher 3 (per i non addetti al settore uno dei videogiochi più impattanti degli ultimi 10 anni), in una missione che metteva il povero Geralt in mezzo a casini burocratici e banche. Non a caso è di gran lunga la missione più noiosa del gioco.

Come si sarà capito io devo molto a Uderzo, se studio quello che studio è anche grazie a lui… Mortacci sua, se faceva un fumetto su un amministratore delegato di successo oggi sarei un novello Marchionne, con tanto di maglioncino.

E invece studio storia medievale, con un futuro inesistente davanti a me… Però sono un treno a Trivial Pursuit.

Ma a Uderzo e alla sua creatura voglio troppo bene. In questo periodo mi sono sentito come quel villaggio di irriducibili galli, circondati dal nemico, in attesa di essere schiacciati dalla supremazia tecnologica latina, a sperare che Panoramix trovi l’ingrediente mancante per completare la sua pozione magica che ci assicurerà la vittoria (per onestà intellettuale questa di Panoramix e la pozione/vaccino non è farina del mio sacco, diciamo che l’ho espropriata perché perfetta per l’occasione. Grazie Zoro).

Stapperò una pozione pure in tua memoria, Uderzo. Prosit!

Albert Uderzo
Albert Uderzo

Ma lasciamo perdere i lutti, e festeggiamo i vivi. Sono stato contento di rivedere immagini fresche del maestro, Richard Benson.

Secondo me lui non è mai stato capito veramente. Non che io lo abbia compreso, so solo che disprezzo profondamente i coglioni che gli andavano a tirare la qualunque ai concerti, alimentando la vena autolesionista del povero Richard.

Matto è matto, c’è poco da fare, ma per me è una qualità. Ho avuto la fortuna di partecipare anni fa al suo matrimonio con la deliziosa Ester, in Campidoglio. Una gioia indescrivibile, è uno dei più bei ricordi che ho (che vita demmerda penserete, e non avete tutti i torti …).

Ultimamente il nostro Richard ha fatto uscire parecchi video in cui suona in acustico (ha abbandonato la velocità infernale in favore della melodia) e canta.

Mi sono sentito confuso di fronte a queste testimonianze. Perché Richard sta veramente rovinato, e un po’ di magone mi è salito. Ma allo stesso tempo non l’ho mai visto così sereno e in pace con sé stesso, sicuramente merito anche di Ester.

E vederlo così mi ha messo in pace pure a me, finalmente ha ritrovato un po’ di serenità, che gli è sempre mancata. Ma sta comunque rovinato. Ti voglio bene maestro Benson, meriti molto di più degli insulti gratuiti che ti sei beccato per una vita, solo perché sei strano.

Richard
Ti voglio bene maestro
Per concludere, vorrei fare un paio di riflessioni su alcune questioni sorte negli ultimi tempi.

Ritengo assolutamente inopportuno, e a tratti anche irrispettoso, che si continui a parlare di tutta questa situazione come di una guerra. Guerra di qua, guerra di là. Provate ad accendere un attimo il cervello e pensate. Ce l’avete presente la guerra? Io per fortuna no, ma sono abbastanza sicuro che una guerra non funziona così.

Se stare in guerra significa stare due mesi sul divano a rompersi i coglioni, a preoccuparsi di non poter fare le corsette, beh allora la guerra non sarebbe così male. Considerando che in guerra il divano te lo ritrovi al piano terra, sepolto tra le macerie dei bombardamenti, direi che non ci possiamo lamentare.

Questo ovviamente non significa che sia stato un momento facile, tutt’altro. Le immagini del convoglio militare che portava via i morti sono state toste da mandare giù. Ma in una guerra preoccuparsi della degna sepoltura dei morti credo sia secondario, e quel convoglio avrebbe avuto altro da fare, probabilmente sarebbe stato impegnato ad evitare di finire bombardato pure lui.

Ma soprattutto in guerra non ti affacci al balcone a cantare e a sparare Despacito a cannone sotto la mia finestra, lurido cane. Il succo di questo missile è che secondo me bisognerebbe smetterla di usare con leggerezza parole a caso, tanto per aumentare i toni e facilitare ansie e incomprensioni.

Le parole vanno contestualizzate, e l’italiano è una lingua abbastanza ricca per avere parole specifiche per situazioni specifiche. In questo caso si dice EPIDEMIA, che non è sinonimo di guerra, sono due cose diverse.

Mi raccomando quindi, in futuro pensa e contestualizza prima di parlare.

Questo non è un articolo. Non ne ha la forma, non ha contenuti. È piuttosto un flusso di coscienza, scritto di getto in un momento di noia. In origine aveva tutt’altra destinazione d’uso. Va preso per quello che è, una via di mezzo tra un mero esercizio di stile e pensieri sparsi in libertà, senza pretese. Se vi fate una risata leggendolo, allora lo scritto ha raggiunto il suo scopo.

Sono Carlo il cinista. Come lavoro faccio il cinico disilluso professionista, con molti anni di esperienza alle spalle. Anche se a volte capita anche a me di avere un po' di cuore. Nel tempo libero studio storia medievale, con il sogno, quando sarò diventato grande, di friggere polletti sintetici al kfc. E di assillare i miei eventuali colleghi, tra una mandata di polletti e l'altra, su quanto fossero efficienti i cucchiai bizantini o su quanto fosse pantocratore Gesù Cristo. Sono anche malato di musica e di montagna. E di mente.

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