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Manila

#Junkterrorbill2020 – La Legislazione “antiterrorismo” di Duterte

La definizione della parola terrorismo sul dizionario cita ‘’l’uso di violenza illegittima, finalizzata a incutere terrore nei membri di una collettività organizzata e destabilizzarne o restaurarne l’ordine, mediante azioni quali attentati, rapimenti, dirottamenti di aerie e simili.’ (Treccani 2020).

Il 3 Giugno, la Camera dei deputati delle Filippine ha approvato una nuova legislazione “antiterrorismo” che da al regime di Rodrigo Duterte ulteriore potere di repressione.

Il 3 Luglio 2020, il Presidente Duterte ha firmato la legge ‘Anti-terrorism Act 2020’ che entrerà in vigore il 18 Luglio e sostituirà il ‘Human Security act’ del 2007.

La nuova legislazione espande la definizione di terrorismo che include ora atti intesi a causare “morte o gravi lesioni fisiche a qualsiasi persona”, “danni e distruzioni” a una “struttura governativa, proprietà privata o infrastruttura critica” quando lo scopo di tali atti è quello di “intimidire il pubblico” e “creare un’atmosfera con un messaggio di paura” che “destabilizza gravemente o distrugge le strutture politiche, economiche e sociali del Paese.”

Cito il dizionario all’inizio di questo articolo perché voglio puntare alla similitudine del significato terrorismo tra un dizionario (che serve a dare un significato generico) e una legislazione che potrà entrare in vigore per i cittadini Filippini. Il fatto che il governo abbia ampliato la definizione di “terrorismo” indica che qualsiasi persona che, ad esempio, inizi una lite e provochi “gravi lesioni fisiche’” o una persona che compie atti di vandalismo a strutture pubbliche o private può essere considerata “terrorista”.

Rodrigo Duterte

La nuova legislazione firmata dal Presidente Duterte può sottoporre i sospetti “terroristi” ,senza un mandato giudiziario, e trattenerli senza accusa anche fino a 24 giorni, prima di essere presentati davanti a un’autorità giudiziaria.

L’organizzazione Human Rights Watch ritiene che chiunque sia tenuto in custodia dovrebbe comparire di fronte a un Giudice entro 48 ore, mentre fino ad oggi, la legge nelle Filippine con la Human Security act del 2007, sanciva che i sospettati di terrorismo dovevano essere portati di fronte a un Giudice entro le 72 ore.

Oltre a ciò, la nuova legge allenta la responsibilità degli agenti delle forze dell’ordine che violano i diritti degli indagati, in particolare quella dei detenuti.

In base alla Human Security Act (2007) gli agenti delle forze dell’ordine che detengono ingiustamente sospetti di terrorismo possono essere sanzionati con 500,000 Pesos Filippini (10.000 USD) per ogni giorno di detenzione illegale. Ma questa disposizione di salvaguardia contro l’ingiustizia del governo è esclusa dalla nuova legislazione.

Dato le generalizzazioni della nuova legislazione, è considerato reato di terrorismo anche l’incitamento “per mezzo di discorsi, proclami scritti, panfleti o altre rappresentazioni che tendono allo stesso fine.”

Quindi, sotto la nuova legge condividere un meme sul terrorismo su internet, manifestare, protestare o donare a organizzazioni non governative non riconosciute dal governo puó bastare per essere sospettati di “terrorismo” e detenuti senza prove per 24 giorni, posti sotto sorveglianza dai 60 – 90 giorni oppure messi in prigione fino a 12 anni.

Il Presidente del Senato, Vincente Sotto III, difendendo la nuova legge “antiterrorismo” dichiara che solo “i terroristi e i loro sostenitori sono gli unici che dovranno avere paura di questa legge” affermando ai critici della nuova legislazione che “dissenso e proteste non saranno considerati atti terroristici sotto la nuova legge”.

Un argomento molto controverso e anche ampiamente criticato dal pubblico data la storia abusiva dell’amministrazione Dutertiana. Sotto l’amministrazione del Presidente Rodrigo Duterte, la lista di terroristi nelle Filippine include personaggi come Victoria Tauli Corpuz, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti delle popolazioni indigene, e Joan Carling, co-ordinatrice del gruppo principale delle popolazioni indigene sugli obiettivi di sviluppo sostenibile.

 Victoria Tauli Corpuz
Victoria Tauli Corpuz

Indubbiamente, il terrorismo é un grave problema sociale nelle Filippine ed é collegato principalmente, al conflitto di etnia dei Moro del 2000, quando forze separatiste islamiche (I Moro) hanno effettuato oltre 40 bombardamenti contro civili nella regione meridionale delle Filippine, Minadanao, particolarmente a Basilan, Jolo e altre isole; e alla ribellione CPP-NPA-NDF (ribellione comunista delle Filippine) che é la più antica insurrezione comunista esistente al mondo.

Il fatto che nel 2016, il popolo Filippino abbia votato per la prima volta un presidente proveniente dalla regione meridionale di Mindanao, é indicativo di come la società Filippina, ampiamente dominata da una società centralizzata sulle regioni settentrionali del Luzon e Visayas, abbia voluto un cambiamento politico che desse più attenzione alle voci meridionali e ai loro problemi (tra i quali il terrorismo) che sono sempre stati considerati problemi non nazionali, problemi non Filippini.

Una trama non estranea alla politica Italiana, ad esempio, dove la realtà del Sud viene subordinata e posta in secondo piano in confronto alla realtà del Nord d’Italia.

Le Filippine sono composte da 7,107 isole, con più di 175 nazioni etnolinguistiche, ma solo quella di Manila e Tagalog (la lingua nazionale) è diventata la società dominante culturalmente, politicamente ed economicamente. Non si può continuare ad ignorare i problemi della regione meridionale, però la nuova legge anti-terrorista da i mezzi all’amministrazione di Duterte per poter rafforzare i poteri oligarchici del Presidente.

Da quando il Presidente Duterte é salito in carica nel Giugno del 2016, ha incitato, creato e stabilito una politica di terrore.

Cominciando con la “guerra contro la droga” che ha portato alla morte di oltre 12,000 filippini, i più poveri della città sono stati i più colpiti.

Almeno 2,500 degli omicidi sono stati attributi alla polizia nazionale filippina, che è stata sanzionata dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite.

Il 4 Giugno del 2020, il report dell’ufficio delle Nazioni Unite dell’Alto commissario per I diritti umani (UN OHCHR) ha scoperto che la polizia filippina ha ripetutamente recuperato pistole con gli stessi numeri di serie da varie vittime in luoghi diversi, suggerendo che la narrativa da parte della polizia nazionale filippina sia stata fabbricata e falsa.

Oltre a ciò, i critici del governo Dutertiano più noti sono stati arrestati come la senatrice Leila de Lima e la giornalista Maria Ressa.

Maria Ressa
Maria Ressa.

Non é una coincidenza, infatti, che durante questa pandemia il governo di Duterte ha usato questa crisi sanitaria per perseguitare gli oppositori del governo e rafforzare il controllo.

Avviare questa legislazione durante la pandemia, ha significato attuare una legislazione senza proteste e con un controllo maggiore, visto che la crisi sanitaria ha agevolato un silenzio nazionale.

Il recente arresto di Maria Ressa è stato denunciato da organizzazioni come Human Rights Watch e O.N.U come un procedimento giudiziario ingiustificato con un modello di intimidazione dei media.

L’Unione Nazionale dei giornalisti dalle Filippine ha aggiunto che il verdetto sostanzialmente “Uccide la liberta di parole e di stampa” .

La libertà di esprimere un proprio pensiero. Un pensiero che ci potrebbe aiutare a crescere, riflettere, amare o sognare. Come ben diceva George Orwell, “se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vogliono sentire.”

Questo autore è stato creato per permettere ai nostri autori di pubblicare articoli su temi delicati in modalità anonima.

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