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IL SINDACO ODIATORE A CUI NON PIACE L’ARTE E LA STORIA DEL “SUO” PAESE

I murales a Riace nacquero nel 2009, ne fui il direttore artistico, nominato a titolo gratuito da Lucano sindaco.

Ne studiai i contenuti con Mario Congiusta, padre di Gianluca massacrato dalla ‘ndrangheta a Siderno.

Dedicammo la prima edizione ai morti ammazzati dalla ‘ndrangheta e invitammo una decina di artisti fra i quali Nick Spatari da Mammola recentemente scomparso.

Il titolo della manifestazione fu ”I Colori della memoria” e i ragazzi artisti, provenienti da mezza Italia colorarono il paese di bellissimi murales che ricordarono le figure di Rocco Gatto, Peppino Impastato, Peppino Valarioti , Gianluca Congiusta e tutte le vittime della ‘ndrangheta.

Dal 2009 ad oggi, a Riace, si sono susseguiti diversi artisti, molti anche autonomamente, che scelto un muro lo hanno dipinto.

Anche l’estate scorsa i muri di Riace si sono ravvivati ed il borgo quasi del tutto abbandonato è ritornato alla memoria collettiva.

Arrivando a Riace, nel caldo afoso dell’ estate l’aria che si respira è quella della ripresa, del risalire la china dopo lo sprofondo creato ad arte da un’inchiesta giudiziaria su Mimmo Lucano, ex sindaco, che giorno dopo giorno mostra limiti e contraddizioni tipici di quelle inchieste volute dal potere politico con lo scopo di eliminare persone scomode e fermarne il contagio.

Non è la prima operazione di questo genere che la magistratura ha orchestrato in Calabria, possiamo ricordare l’inchiesta fasulla su Padre Fedele e quella dei No global, processi finiti tutti con la piena assoluzione degli imputati. E riguardo l’inchiesta su Mimmo Lucano, l’ultima sentenza del Consiglio di stato, riporta la situazione alla realtà primaria. Il modello Riace era ineccepibile e se c’erano delle storture queste avrebbero potuto essere corrette nei tempi dovuti senza smantellare lo Sprar.

Chi ripagherà le sofferenze di coloro che sono stati sfollati? Chi ripagherà i posti di lavoro persi?

Chi ripagherà le calunnie lanciate su Mimmo Lucano fino a fargli perdere le elezioni, costruite in un clima di  odio e divisione? Ne sono certo, nessuno, tantomeno gli odiatori di professione che continuano nel loro sporco lavoro. Attorno a Mimmo Lucano si era cercato di creare una zona rossa, un’area contaminata dalla quale starne lontani e c’erano quasi riusciti. I ministri, Minniti prima, e Salvini dopo, e i vari giudici locresi da loro controllati come burattini di un teatro per bambini hanno costruito la trama, che ha portato all’arresto e alla criminalizzazione di una serie di persone dedite esclusivamente alla solidarietà senza fini di lucro.

Lemlem la mediatrice culturale, giunta dall’Etiopia con due figli dopo un viaggio attraverso i deserti, era la strega nera incantatrice del borgo, Lucano l’orco cattivo assetato di danaro, le associazioni e le cooperative salvadanai dei soldi pubblici che gestivano gli immigrati e li sfruttavano.

Un piano che mise Lucano e i suoi alla gogna, arrestandolo, mettendolo prima ai domiciliari e poi mandandolo in esilio lontano da Riace mentre si consumava una campagna elettorale farsa che portò per la prima volta un sindaco ignorante e leghista al potere, ex vigile urbano di Lucano stesso una decina di anni fa.

La locride zona della Calabria indicata dalla Dia, come la base di tutti traffici mondiali della droga, con centinaia di omicidi irrisolti, veniva cancellata nelle inchieste giornalistiche, superata dalle imprese del feroce Mimmo paragonato al pirata Uccialì di Crotone. 

E molti avevano abboccato, anche nel suo stesso paese che Mimmo aveva governato per 15 anni stando sempre dalla parte dei cittadini.

Poi arrivò la deportazione degli immigrati da Riace, una pagina vergognosa del nostro paese.

Salvini ministro cancellò gli Sprar e donne e uomini che avevano vissuto per decenni nel paese, bambini che vi erano nati, vennero trasferiti in altri luoghi, per distruggere una comunità che si era creata e che funzionava, unica in tutta Italia.

Lucano sembrava solo, e ha sempre rifiutato protezioni politiche, dicendo no al canto delle sirene elettorali.

Chiunque avrebbe ceduto, ma lui no, così come non ha ceduto ai premi in danaro, a quelli per la serie Tv con Fiorello, ai contributi di politici e perfino ecclesiasti.

Spesso, Mimmo preso da momenti di sconforto vorrebbe allontanarsi da quell’essere “celebre” che è diventato nonostante la sua vita schiva e umile.

La racconta, la sua vita, nel libro “Il Fuorilegge” edito dalla Feltrinelli.

Ma, lo sappiamo tutti quelli che gli stiamo vicini, non se ne andrà mai dalla sua Riace, non lo farà mai, lui lo sa, perché Riace lo circonda ogni giorno con le grida felici dei bambini che stanno ripopolando il Villaggio globale, sede reale e concreta della solidarietà rinata.

Gli ideali di Mimmo sono ancora forti e vivi supportati da famiglie di profughi che nonostante non sia sindaco e non usufruisca di alcun contributo statale continua ad ospitare come associazione Città futura.

Quei bambini che popolano il borgo, Osi, Charity, Franceschina, Paul, Antonio e tanti altri sono ancora la sua forza e linfa vitale.

E il borgo nonostante il caldo terrificante si popola come ogni estate anche di tanti volontari che senza nulla chiedere in cambio si presentano lì, offrendo idee progetti, forza lavoro.

Eccoli tutti insieme quindi a fare le passate coi pomodori nel cortile davanti il Frantoio sociale, eccoli dipingere i muri, spazzare il paese, tutti insieme, anche con ideologie diverse, quelli della Terra di Piero di Cosenza, i comboniani di Padre Alex Zanotelli, e giovani che si aggregano spontaneamente.

L’8 agosto scorso si è inaugurata la Forgia di Mastro Bruno, antica forgeria di Riace, abbandonata da anni e ristrutturata grazie alla Terra di Piero che diventerà un nuovo laboratorio, in aggiunta agli altri già funzionati, della ceramica, del vetro, della tessitura.

E arriveranno a breve il laboratorio del cioccolato e il forno.

Murales di Riace

Il paese è così che si rianima, e la gente capisce di essere stati ingannati e di aver votato un sindaco ineleggibile e incompetente che l’unico programma estivo fatto, è stato quello della sagra del gelato di Pizzo dopo essersi aumentato lo stipendio e farsi trasferire in qualità di impiegato comunale nella vicina Gioiosa, per garantirsi la presentazione alla prossima tornata elettorale.

Il paese vive male questa stagione, con servizi come acqua e spazzatura ridotti al minimo e con una ripresa dell’emigrazione giovanile fermata solo dalle misure anticovid.

Nella Riace di Lucano, lavoravano 70 riacesi addetti con vari mansioni nei progetti dello Sprar e delle cooperative sociali, le piccole attività commerciali respiravano con gli arrivi dei volontari e dei turisti solidali richiamati dall’associazione Città futura.

Ora il sogno sta rinascendo e nel paese c’è di nuovo vita e tanta speranza nel ritorno di Mimmo.

E il sindaco decaduto, senza idee, né progetti, pensa solo a cancellare questa storia. Vorrebbe cancellare i murales prima di tutto e lo fa inventandosi un regolamento fatto ad arte, approvata dalla sua maggioranza i primi di settembre.

Gli hanno dato fastidio questi lavori nuovi.

La ristrutturazione del murales dedicato a Gianluca Congiusta, realizzato dall’artista Giusi Marruzzo, e quello nella piazza del borgo Dove vanno le nuvole? Tanto amato da Win Wenders,  la riproposizione del cartello rimosso all’ingresso del paese appena eletto sindaco, con il volto di Peppino Impastato.

Questo è quanto è scritto nel regolamento approvato all’art.6.  “ Controllo dei bozzetti e autorizzazione. I bozzetti per la realizzazione dei murales saranno sottoposti al controllo dalla Commissione Tecnico-Artistica da istituire composta dal Sindaco o suo delegato, dal Responsabile del Servizio Tecnico, dal Responsabile del Servizio Vigilanza e da due esperti del settore, che ne verificherà il rispetto di quanto previsto dal presente regolamento.

Sono vietate le opere che contengono: a. disegni o scritte offensive del pubblico pudore, della morale o della persona; b. messaggi pubblicitari espliciti o impliciti; c. messaggi riferibili a partiti politici o alle religioni; d. contenuti che esprimono intolleranza o siano comunque offensivi nei confronti delle religioni, di etnie e dei generi e delle abitudini sessuali delle persone; e. rappresentazioni di scene di violenza. L’opera dovrà comunque possedere requisiti indispensabili di originalità (non coperta dal diritto d’autore) e di qualità necessari al decoro ed alla restituzione di un prodotto artistico esteticamente valido. Sono preferite opere oggetto di concorsi locali, organizzati da associazioni artistiche, scuole, ecc. in quanto ciò può costituire garanzia di una migliore qualità del murale. L’amministrazione comunale può richiedere agli esecutori la sospensione e la cancellazione anche parziale, a spese dell’esecutore, di opere in contrasto con quanto stabilito.”

Chissà se un murale dedicato a Peppino Impastato rientra in queste regole imposte dal  sindaco ignorante. 

Ma non finisce qui. E’ di pochissimi giorni fa l’ordinanza sindacale (n. 6400 del 7/10/2020)  che vorrebbe demolire la Forgia ristrutturata nel suo antico luogo di nascita. Una ristrutturazione realizzata grazie al lavoro ed al finanziamento fatto dall’associazione di Cosenza “La terra di Piero”.

E vorrebbe anche che fosse cancellato il murale realizzato dall’artista messinese Simona Ponzù Donato sul muro della forgia con una frase di Pasolini che rimane emblematica del momento che si sta vivendo.

Un impazzimento completo, che vede i riacesi attoniti, in attesa che questo personaggio decada da sindaco, come sentenziato dal Tribunale di Locri, e si vada verso una nuova tornata elettorale, che riporti la democrazia nel paese.  

È nato a Diamante in Calabria molto tempo fa, dove vive, scrive e sogna. Operaio dell'arte e della cultura sempre contro corrente convinto antagonista di ogni potere.

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