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uccelli migranti

Superati i “decreti sicurezza” ma non ancora i pregiudizi e le politiche populiste.

Durante i 14 mesi del Goveno giallo-verde il tema della sicurezza ha avuto un ruolo centrale per la politica con evidenti riverberi anche sul dibattito pubblico.

Come evidenziato dal prof. Luigi Ferrajoli, vi è stato un vero e proprio salto di qualità nella forme che ha assunto il populismo in Italia sopratutto con riferimento al tema della sicurezza. Mentre infatti il vecchio populismo faceva leva sul pericolo del diffondersi della microcriminalità al fine di generare paura e massimizzare il consenso politico, oggi, il nuovo populismo fa leva sul pericolo di una invasione dall’Africa per suscitare una reazione da parte dell’opinione pubblica contro i migranti che vengono in Italia.

Si arriva finanche a puntare sulla “istigazione e sulla diffamazione di condotte non solo lecite ma virtuose e addirittura eroiche, come il salvataggio di vite umane in mare”. Questa evoluzione, se di evoluzione si può palare, è stata sostenuta da una continua e ossessiva propaganda che ha addirittura portato a un ribaltamento del senso delle parole a cui ha fatto seguito un vero e proprio capovolgimento dei valori.

Si è arrivati così a definire “taxi del mare” le navi delle Ong impegnate nel soccorso di centinaia di disperati, a configurare come comportamento illecito il salvataggio di vite umane, a definire “difesa dei confini” il respingimento in mare di centinai di persone in difficoltà come se fosse in corso una guerra.

L’accoglienza è divenuta ben presto un disvalore e il migrante un nemico da scacciare. Contemporaneamente sono stati riabilitati Paesi come la Libia dimenticando però le continue violazioni dei diritti umani perpetrate nei campi di detenzione libica e dalla guardia costiera. 

Si è trattato di un processo storico e culturale che ha trovato la propria consacrazione nei fantomatici “Decreti sicurezza”, fortemente voluti dal Ministro dell’Interno dell’epoca – Matteo Salvini – ma graditi anche al leader del M5S – Luigi Di Maio – e avallati dallo stesso Presidente del Consiglio – Giuseppe Conte.

Questo intervento normativo e le successive azioni di rappresaglia contro le Ong perpetrate dal Governo italiano, hanno provocato nuove stragi in mare ma anche gravi ripercussioni sul sentire collettivo, su quella cultura di massa che è ormai pervasa da demagogia e razzismo. Una giustificazione dei più bassi istinti umani e una diffusione di odio nella propaganda contro i migranti. 

Con la caduta del governo Giallo-Verde prontamente sostituito da un nuovo Esecutivo sostenuto da M5S e PD, in molti avevano sperato in una modificazione, alcuni addirittura in un’abrogazione rapida dei decreti sicurezza.

Speranza presto disattesa dalla resistenza del M5S che ha cercato in tutte le maniere di tenere in piedi gli interventi normativi precedenti. La svolta è arrivata solamente dopo le ultime elezioni regionali. Come accade spesso in politica, infatti, il risultato elettorale ha favorito il processo di modifica dei “Decreti sicurezza” dando più forza al PD nel braccio di ferro con gli alleati di governo. 

Con il Decreto Legge approvato nel corso del Consiglio dei Ministri del 5 ottobre 2020 sono state previste nuove norme in materia di immigrazione, protezione internazionale e complementare con lo scopo dichiarato, anche nella Relazione illustrativa, di dar seguito alle osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica in sede di emanazione del Decreto Legge n. 113/2018.

In quest’ottica si è data particolare attenzione alla coerenza tra le norme di diritto interno emanate in materia di protezione internazionale e il diritto internazionale, esplicitando il divieto di espulsione e respingimento nel caso in cui il rimpatrio determini il rischio di tortura.

Si è poi deciso di intervenire in modo particolare sull’istituto del permesso di soggiorno per protezione speciale estendendo la possibilità di accesso a tale titolo di soggiorno “qualora esistano fondati motivi di ritenere che l’allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare, a meno che esso non sia necessario per ragioni di sicurezza nazionale ovvero di ordine e sicurezza pubblica. Ai fini della valutazione di cui al periodo precedente, si tiene conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine…

Si è dunque prevista una nuova fattispecie di divieto di espulsione legato al rischio di violazioni del diritto al rispetto della propria vita privata e familiare in linea con quanto disposto dall’art. 8 sempre della CEDU.

Modifiche estensive della disciplina sono state poi previste anche per le altre tipologie di permesso di soggiorno ma rimandiamo agli studi giuridici più dettagliati per eventuali approfondimenti. In questa sede vale la pena di sottolineare che si tratta di previsioni in linea con la migliore giurisprudenza della CEDU e della Corte di Cassazione che cancellano le nefandezze delle politiche del Governo Giallo-Verde e ristabiliscono alcuni principi cardine dell’ordinamento internazionale e nazionale.  

Ancora, il nuovo Decreto Legge prevede anche una riforma del sistema di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e dei titolari di protezione internazionale molto simile al sistema SPRAR già sperimentato dal nostro Paese.  

Mentre rispetto alle modifiche sin ora elencate si può registrare un miglioramento anche importante rispetto alla precedente normativa, discussioni stanno suscitando le modifiche proposte rispetto alla disciplina della operazioni di soccorso in mare. Sulle sanzioni alle Ong e sulle azioni di soccorso in mare si concentrano le maggiori criticità e le perplessità dei primi commentatori del testo del decreto.

In effetti, diversamente da quanto si è sostenuto in primissima battuta, il nuovo intervento normativo non elimina le sanzioni per le navi che prestano soccorso in mare. Piuttosto prevede un divieto di ingresso nelle acque territoriali per le navi impegnate nei soccorsi che non comunichino alle autorità italiane e a quelle del paese di appartenenza le operazioni in corso e, nel caso di inottemperanza di quest’obbligo o nell’ipotesi di ingresso forzoso in acque territoriali (pensiamo al caso di Carole Rackete), è prevista l’applicazione di una sanzione penale e una sanzione pecuniaria che può arrivare sino a 50 mila euro. 

Secondo Marco Bertotto, responsabile dell’Advocacy di Medici Senza Frontiere (Msf) Italia, per quanto riguarda il soccorso in mare l’ideologia alla base delle norme che il nuovo decreto vorrebbe spazzare – e di cui il “codice di condotta” voluto dall’ex ministro dell’interno Marco Minniti era stato un precursore – permane. 

Senza voler dimenticare quindi gli elementi positivi e di novità che pure ci sono, il giudizio generale sul nuovo provvedimento non può però essere positivo perché ancora una volta non si è riusciti a modificare l’ideologia di fondo che sta dietro alcune scelte legislative.

Gli elementi positivi rappresentati dalle novità previste rispetto al sistema di accoglienza nella materia dei permessi di soggiorno, non possono infatti mettere in secondo piano le forti perplessità che pure rimangono con riferimento specifico a tutta la normativa dedicata al soccorso in mare. Viene meno così quella forte inversione di rotta rispetto alle politiche migratorie degli ultimi decenni che si auspicava. 

Ancora una volta, invece, siamo al cospetto di interventi normativi che si posizionano nel solco della ideologia populista dominante. La vera riforma che auspichiamo, da questo punto di vista la completa abolizione dei decreti sicurezza sarebbe stato sicuramente in segno forte, è innanzitutto una riforma culturale che porti a superare quel nuovo populismo di cui parla ad esempio il prof. Ferrajoli. Una nuova cultura che superi i pregiudizi creati dalla propaganda di questi anni e dalla cattiva conoscenza dei fenomeni migratori. 

Avvocato. Attivista dei diritti umani e osservatore delle dinamiche politiche e sociali. Collabora con diverse associazioni nella tutela dei diritti dei migranti e dei rifugiati.

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