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Antonion Zeno Shindler, 1813 Bulgaria-died Washington, DC 1899

L’esilio del prof. Ari: versi di salvezza e trame di colori dal Kurdistan

Ari dipinge i suoi sogni naufragati nel mare. Ari scrive parole arse da poesia ermetica su fogli di fortuna.

È un professore universitario di letteratura e parla col cuore in mano delle Dipartite di uomini illustri del suo più illustre conterraneo, lo scrittore Ibn Khallikan. È un affettuoso marito di mezz’età che ti accoglie in casa a ogni ora servendoti dei baklava caldi con tè fresco.

Ti fa sedere al suo posto preferito, per lui l’ospite è tutto. In un primo momento pensi che i suoi baffi corvini stiano litigando coi capelli brizzolati, ma poco importa: quando parla delle radici perdute, due occhi di brace diventano protagonisti.

Il suo sorriso senza confini si mescola alle risate terapeutiche della moglie, che è orgogliosa di aver sposato un artista.

Ari è curdo, proveniente dalla capitale del Kurdistan iracheno, Abril. Salvare i giovani dal martirio e tracciare con l’aratro il recinto di una casa possibile, come Romolo e Remo, è il suo tarlo. Un dettaglio determinante se credi di poter costruire le tue idee per le strade dell’attuale Iraq, nel quale orbitano le mire di sterminio del sultano Erdoğan. 

Con una pittura inafferrabile, un mix visionario tra il surrealismo e l’espressionismo, il professore  racconta, alla parte di emisfero ignara a causa della scaletta dei telegiornali, una gentile ribellione nei confronti di chi vuole cancellare tatticamente un popolo vivo, i Curdi, colpevole di non avere uno Stato e delle linee geometriche di confine.

Un organo pulsante del Medio Oriente costretto alla frammentazione e alla macellazione, e se va bene a una lenta e inesorabile diaspora. Come la sua.

Ari conosce bene l’Occidente e non si capacità dell’immobilismo dei Paesi del cosiddetto primo mondo nei confronti del tramonto dell’utopia Kurdistan.

La sua profonda attenzione nei confronti della cultura americana lo porta a sperimentare una pop art in grado di mettere alla gogna le manie del consumismo, presentandole con una caricatura tesa a lasciare contrastanti sensazioni in chi le guarda. 

Il professore è autore di saggi sulle contaminazioni della letteratura anglosassone con quelle araba e curda, di libri di narrativa per bambini dal forte trasporto pedagogico antimilitarista – ricordando le brutture della Guerra del Golfo – e si è ritrovato a scrivere versi sgorganti su un pezzo di cartastraccia tra le onde oscure di un futuro che non avrebbe mai voluto.  

«Quattro anni fa siamo arrivati in Italia in un modo molto pericoloso. Siamo dovuti scappare dalla mia terra perché nella questione curda gli artisti fanno paura, sono il nemico. Dopo aver attraversato la Siria e il Libano, siamo stati in mare otto giorni su una piccola barca di venti metri con più di quattrocento persone. Durante il viaggio non abbiamo mangiato nulla e abbiamo bevuto dell’acqua di fortuna. Le persone al nostro fianco erano sfinite, molte di loro malate e il nostro respiro era corto. Temevamo di non essere salvati. Era settembre, io e mia moglie eravamo in una situazione terribile. Siamo stati sotto la pioggia per due notti, e quello che ricordo oltre alle gocce, è il forte vento che rubava le lacrime a tutti noi».

Ari ha sempre amato il mare. Prima del viaggio verso l’Italia, le boccate di aria corteggiata dal sale del Golfo di Persia gli riordinavano l’anima dopo intense giornate di ricerca in dipartimento. Ma adesso, quando vede il mare, nei polmoni crescono lente le spine di uno scenario geopolitico che rivendica giustizia.

Ma c’è sempre una mano pronta a dare tregua alle ingiustizie, seppur raccogliendo piccole gocce dall’onda intera: 

«Piangevamo e urlavamo a Dio. Non voglio ricordare quei brutti momenti, pensarci mi fa molto male. Quando guardo il mare, quei giorni ritornano davanti i miei occhi. Siamo riusciti miracolosamente a sopravvivere. I nostri corpi erano fradici, noi ammalati e non potevamo mangiare. La polizia italiana è stata molto gentile con noi: ci ha salvato, ci ha vestito, ci ha nutrito, ci ha curato e ci ha portato in un campo d’accoglienza in Calabria».  

Il professore si ambienta subito nella nuova vita, la generosità della gente che gli sta intorno lo fa piangere come un bambino. Vorrebbe continuare a fare ricerca, inebriarsi di nuova letteratura, offrire le proprie competenze multiculturali al popolo che l’ha salvato, accudito e rimesso al mondo, quello Italiano.

Purtroppo ciò non accade: Ari e sua moglie devono farsi in quattro per sopravvivere, arrabattandosi giorno e notte, poiché i loro titoli nel Bel Paese non sono al momento richiesti. Una beffa colossale per un ricercatore-artista proveniente da un umile famiglia e che è riuscito ad accedere al grado più alto della conoscenza nella sua agognata terra.

«Nel 2018 ci hanno trasferiti in Puglia, a Lecce. Ci hanno dato un permesso di soggiorno per cinque anni e siamo riusciti a trovare dei lavori umili come lavapiatti e pulizie in alberghi e ristoranti, sgobbando e sopravvivendo con un affitto di 450 euro al mese. E pensare che in Iraq ero un docente universitario e uno scrittore con all’attivo numerose pubblicazioni di libri. Io e mia moglie parliamo cinque lingue, l’arabo, il curdo, il persiano, l’inglese e l’italiano. Abbiamo studiato e siamo pronti a fare di tutto. Amiamo l’Italia e gli italiani, a quali siamo infinitamente grati. Eppure non riusciamo a trovare un lavoro e vivere una vita normale».  

Ancora oggi Ari, come nella barca di Caronte, vive un bruciante esilio, partito con l’abbandono delle materne sponde per salvare la vita della sua amata, alla quale ha promesso di non venire ucciso in pubblica piazza.

I versi scritti sul traghetto del distacco, risuonano tra i suoi sensi come un allarme verso chi è convinto che l’arte e il senso critico abbiano nazionalità e debbano essere difesi solo per convenzione.

Uomini come Ari sono patrimonio del pianeta blu e non solo del Kurdistan, che a breve non esisterà più, ma avrà uno spazio d’onore nella sua lirica.   

Esilio

La nave dell'esilio
ti ha espulso dalla patria. 
Una tristezza mortale
il viaggio dell'inferno,
l'esperienza che ti porta
nelle stanze buie dell'anima.
Sei scappato dal caos della folla
uccidendo la tua solitudine,
siamo tutti parte dell'emozione
restiamo sereni fino alla morte.
I nostri cuori sono tristi
amari.

Nasce a Mesagne (BR), il 4 ottobre 1992. Docente di lettere e d'italiano per stranieri, giornalista pubblicista, scrittore. Ha pubblicato lavori di forte impegno civile. Il saggio "Impegno e disincanto in Pasolini, De André, Gaber e R. Gaetano", contro il conformismo e l'omologazione socioculturale. Il romanzo d'inchiesta "Romanzo caporale", che affronta la trafila che dall'Africa, passando per il Mediterraneo, rende schiavi i migranti nei campi di caporalato.

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