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Aborto Trans

Persone trans e aborto, un diritto negato

Premessa: nell’articolo verrà fatto uso del linguaggio inclusivo, in particolare verrà utilizzata la lettera U, in quanto la schwa e simboli come l’asterisco possono rappresentare un ostacolo per le persone dislessiche. 

In Italia l’aborto è regolamentato dalla Legge 194, approvata nel 1978. Prima di allora esso era considerato un reato penale.
Lo scorso 12 agosto il Ministero della Salute ha emanato una circolare di aggiornamento e le nuove linee guida sull’aborto farmacologico, le quali annullano l’obbligo di ricovero dall’assunzione della pillola Ru486 fino alla fine del percorso assistenziale e allungano il periodo in cui si può ricorrere al farmaco fino alla nona settimana di gravidanza.


Nonostante sulla carta sia un diritto garantito, nella realtà l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) è un percorso ad ostacoli e la percentuale degli obiettori di coscienza nel nostro Paese arriva quasi al 70%.

Durante il periodo di lockdown, nel pieno dell’emergenza sanitaria causata dal virus Covid-19, quello che era già un percorso difficile è diventato un obiettivo quasi impossibile, in quanto non è stato considerato come un servizio essenziale. A seguito dei forti disservizi, Non Una di Meno, in collaborazione con Obiezione Respinta e IVG-Ho abortito e sto benissimo, ha lanciato la campagna “SOS aborto”, la quale prevede una serie di proposte:

  1. Eliminare la settimana di riflessione, in modo da permettere un accesso più rapido all’IVG e affinché quest’ultimo sia garantito e sgombro da ostacoli. 
  2. Autorizzare la somministrazione della RU486 nei consultori. 

La RU486 (Mifeprostone) è una pillola abortiva, la quale costituisce un’opzione non chirurgica per l’interruzione della gravidanza. La sua somministrazione all’interno dei consultori consentirebbe di far fronte all’emergenza che sta colpendo tuttu, permettendo di effettuare l’aborto a casa.

Come viene indicato sul sito di Obiezione Respinta, l’estensione dell’accesso e dell’applicazione dell’aborto farmacologico in ambito extraospedaliero tutelerebbe l’autonomia e la libertà di scelta di chi vuole interrompere una gravidanza e garantirebbe una maggiore sicurezza, offrendo maggiore tempestività dell’intervento e minori rischi di complicazioni.

  1. Estendere il limite della somministrazione della RU486 da sette a nove settimane (provvedimento poi inserito nelle nuove linee guida del 12 agosto).
  2. Rifinanziamento dei consultori. Negli anni, molti servizi fondamentali all’interno di quest’ultimi sono stati chiusi a causa della mancanza di finanziamenti e della diminuzione del personale. I consultori dovrebbero essere finanziati e potenziati, così da tornare ad essere centrali per la salute riproduttiva e psicologica delle diverse soggettività. 


Se per le donne cisgender (termine che indica le persone la cui identità di genere coincide con il sesso assegnato alla nascita) l’accesso all’aborto presenta tutta una serie di difficoltà, per le persone transgender e non binary esso risulta essere ancora più difficile, con una conseguente penalizzazione e negazione di un diritto.

Le donne cis non sono infatti le uniche che possono aver bisogno di abortire. 

La legge 164/82, la quale regola la riattribuzione del sesso, indica come necessario l’adeguamento dei caratteri sessuali mediante un trattamento medico-chirurgico al fine di poter ottenere la rettifica dei dati anagrafici.


Dal 2015, a seguito della sentenza della Corte di Cassazione, tale trattamento chirurgico di demolizione e ricostruzione degli organi sessuali non è più considerato indispensabile.
Molti uomini trans e in generale molte persone transgender AFAB (assigned female at birth, persone alle quali è stato assegnato il sesso femminile alla nascita) possono quindi scegliere di non sottoporsi all’intervento di isterectomia senza che ciò incida sulla possibilità di rettificare nome e genere, con la conseguente possibilità di portare avanti una gravidanza e l’eventuale bisogno o scelta di abortire.

È importante ricordare che non tutte le persone trans scelgono o possono intraprendere un percorso di transizione medicalizzato e questo non le rende meno transgender di chi invece ha cominciato un percorso di transizione fisica. Ciò significa che ci sono persone trans che vengono socialmente percepite e considerate come donne quando invece la loro identità di genere è maschile o non binaria.


Uno dei più grandi ostacoli che le persone transgender incontrano quando vogliono abortire è sicuramente la mancanza di informazione e formazione del personale medico-sanitario, oltre che la quasi totale mancanza di considerazione delle specificità riguardanti la salute e il benessere delle persone trans.

Nella maggior parte dei casi il personale medico è gravemente impreparato anche per quanto riguarda le nozioni di base e lu pazientu transgender che hanno bisogno di effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza si trovano a dover affrontare tutta una serie di problemi, tra i quali possiamo trovare:

  • Misgendering (termine che indica il riferirsi ad una persona trans usando pronomi, nomi, parole o appellativi che non riflettono il genere di quest’ultima);
  • Deadnaming (il riferirsi ad una persona trans utilizzando il nome assegnato alla nascita);
  • Colpevolizzazione, la stessa che subiscono anche le donne cisgender;
  • Stigmatizzazione;
  • Gatekeeping (l’attività di controllo e di limitazione dell’accesso generale a qualcosa);
  • Pregiudizi;
  • Transfobia palese (battute, derisione, violenza verbale, psicologica o fisica ecc…).

Tutto ciò, sommato alla scarsa preparazione del personale (complice un sistema universitario che non include le tematiche trans e intersex nei corsi e nei programmi di studio) rende questa esperienza un vero e proprio calvario, con un pesante impatto psicologico.

Il misgendering e il deadnaming -per esempio- sono pratiche intrinsecamente violente in quanto consistono nell’invalidazione e nella sovradeterminazione dell’identità di un individuo.

Inoltre, il modulo per IVG è esclusivamente e interamente redatto al femminile, senza nessun’altra opzione.
Questo ha come ulteriore conseguenza la totale invisibilizzazione degli uomini trans e delle persone non binary all’interno delle linee guida per le procedure abortive, scritte da persone cisgender esclusivamente per altre persone cisgender.

È possibile notarlo anche dalla pressoché totale mancanza di dati per quanto riguarda l’accesso all’aborto per le persone trans in Italia.
Tale tema non sempre viene affrontato dai movimenti femministi e non gli viene data la rilevanza che merita.

Gli strumenti attuali per il contrasto alle discriminazioni in ambito sanitario sono insufficienti e spesso si rivelano inefficaci. Lo stigma verso le identità e i corpi non conformi continua ad essere radicato nonostante la presenza di alcuni corsi di sensibilizzazione verso le minoranze.

Quali sono quindi le possibili soluzioni?

  • Prima di tutto è necessario inserire all’interno dei programmi universitari le tematiche riguardanti la salute -anche riproduttiva- delle persone transgender e intersessuali, svincolandole da un’ottica patologizzante e di gatekeeping.
  • È fondamentale organizzare corsi di formazione e sensibilizzazione obbligatori rivolti al personale medico-sanitario, in collaborazione con associazioni LGBTQIA+ che si occupano di questi temi, dando direttamente voce allu attivistu trans.
  • Bisognerebbe promuovere e organizzare corsi di formazione anche nei consultori, al fine di renderli ambienti sicuri per le persone transgender, oltre che per quelle cisgender. 
  • Dovrebbero inoltre essere introdotti manuali specifici per i professionisti che lavorano nel campo della salute sessuale e riproduttiva -oltre che per il personale medico all’interno degli ambulatori e delle strutture ospedaliere- come quello scritto da A.J. Lowik per la Fédération du Québec pour le planning des naissances (https://www.optionsforsexualhealth.org/wp-content/uploads/2019/07/FQPN18-Manual-EN-BC-web.pdf). 

La strategia da seguire non può essere quella di garantire prima il diritto all’aborto per le donne e poi, in un secondo momento, quello per le persone transgender e non binarie, ma bisogna procedere insieme sulla stessa linea, senza lasciare nessunu indietro.


Perché non si può parlare di liberazione e di vittorie se non tuttu sono liberu.

Fonti:

https://obiezionerespinta.info/

https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/05/17/campagna-sos-aborto/

http://www.salute.gov.it/portale/donna/dettaglioContenutiDonna.jsp?lingua=italiano&id=4476&area=Salute%20donna&menu=societa

Attivista per i diritti LGBTQIA+ e in generale per i diritti umani. Scrittore, appassionato di antropologia e dialogo interculturale e interreligioso. Sono transgender, non-binary, pagano, neuroatipico, queer, sfuggo ad ogni schema predefinito.

Comments (2)

  • Paolo

    esistono uomini e donne cis e trans, vanno rispettati

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    • Paolo

      il sesso biologico non è assegnato alla nascita

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