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Ragazza Tunisina

Identità Amazigh e arabizzazione del Nord Africa

La questione Amazigh è sempre stata causa di discussione in Nord Africa, siccome legata al fattore identitario di un’intera etnia.

Alcuni studi hanno rivelato che persino i papiri degli antichi Egizi nominavano gli Imazighen (plurale di Amazigh), facendo risalire così la loro esistenza fino a tremila anni a.C.

Gli Arabi usavano riferirsi ad essi col nominativo di “Barbar” o “Barbarian” prendendo in prestito questi termini dai Romani che li utilizzavano per definire tutte le popolazioni che non parlassero latino o greco.

I Greci preferivano usare “Mayzes” o, come scrisse lo studioso Herodotus, “Maxis”, parola di origine amazigh. I Romani non scelsero solo il classico “Barbar” per definire i vicini

Imazighen, bensì utilizzarono anche “Numidiani” o “Libo”.

Per qualche periodo di tempo, si affermò che gli Imazighen fossero di discendenza araba e che arrivarono in Nord Africa dopo essere stati deportati dallo Yemen.

Questa teoria venne screditata da scienziati e studiosi che attuarono un test del DNA su una larga fetta di popolazione abitante l’area e risultò che il cromosoma E-M81, ovvero il cromosoma che definisce il gruppo etnico di appartenenza, fosse al 100% Amazigh.

Famiglia di berberi

Non si potè dimostrare alcun tipo di connessione genetica tra arabi e Imazighen, confermando in questo modo che questi ultimi formassero un gruppo etnico indipendente e nativo della parte settentrionale del continente africano.

Durante i secoli, gli Imazighen dovettero far fronte a diversi tipi di guerre e colonialismi, intenti a cancellare la loro identità a favore di quella dominante e, pur occupando una zona che si estende dal Senegal fino ai confini del Sudan, non godono di un riconoscimento ufficiale a livello linguistico e identitario.

Com’è cominciata, dunque, l’arabizzazione del Nord Africa?

Per rispondere a questa domanda è necessario fare una distinzione tra arabizzazione, che prevede l’imposizione graduale o forzata della lingua, e islamizzazione, che invece coinvolge la conversione alla religione islamica.

I paesi che oggi possiamo definire di natura Amazigh, subirono prima un processo di islamizzazione diventando paesi islamici intorno al settimo e ottavo secolo, mentre la trasformazione linguistica non si può tuttora definire completata.

Sicuramente l’avvento dell’islam contribuì al favoreggiamento della lingua araba, ritenuta sacra per il suo legame con il Corano e il Profeta Muhammad, originario della Penisola Arabica.

Purtroppo molti Imazighen contribuirono alla cancellazione delle proprie origini e lo fecero non limitandosi solo a cambiare le proprie credenze spirituali, ma accettando anche di rinunciare al proprio background etnico e culturale, convincendosi di acquisire una fede maggiore adottando la lingua araba.

In un interessantissimo articolo di Ahfir Abdellah, viene spiegato come anche la Francia colonialista contribuì all’arabizzazione della terra amazigh, ritenendolo un modo efficace di controllare l’area.

Napoleone III, nel 1863, riferì al Consiglio Francese la sua idea di creare “Il Regno Arabo”: un territorio che avrebbe dovuto vantare la propria estensione a partire dal Marocco fino al Medio Oriente. In questo modo, la nazione francese avrebbe potuto ricavare profitto enorme da questo progetto e omologando i diversi paesi coinvolti sotto un’unica lingua avrebbe reso le cose più facili da gestire.

Donna Berbera che sta cucendo

L’amministrazione coloniale fece in modo di assegnare solo ufficiali arabi alle diverse regioni, provvedendo anche a cambiare i nomi di paesi e città e adottando nomi di origine araba, dopo aver soppresso la rivolta “Mokrani” nel 1871.

Quest’ultima fu il più grande simbolo di resistenza contro il colonialismo francese e coinvolse più di 250 tribù, ovvero un terzo del paese. Fu guidata dai “Kabyle”, berberi dell’Algeria, e diretta da Cheikh Mokrani e da suo fratello Boumezrag.

Il Protettorato spagnolo appoggiò anch’esso l’iniziativa di rendere il Marocco un territorio arabofono e contribuì a fondare il cosiddetto “Bureau Arabes” nel 1992, istituzione dedicata all’insegnamento della lingua araba, e aggiunse programmi di arabizzazione specialmente nella parte nordica del Marocco durante la seconda metà del ‘900.

I coloni non si interessarono mai all’identità indigena e l’unica ragione per cui alcuni di essi impararono la lingua amazigh aveva come scopo il favoreggiamento della conquista territoriale.

Anche dopo l’indipendenza dei diversi paesi del Nord Africa, i vari regimi continuarono a reprimere l’identità Amazigh nonostante l’opposizione.

Solo nel 2011, il Marocco affiancò la lingua amazigh a quella araba e la inserì tra le lingue ufficiali del paese e solo cinque anni dopo, l’Algeria seguì lo stesso esempio.

L’arabizzazione del Nord Africa si può notare tuttora a livello accademico e letterario: i libri di storia sono basati principalmente sugli eventi avvenuti in Medio Oriente e nella penisola arabica, con una conseguente emarginazione del Maghreb e della sua sfera storica e artistico-letteraria.

Secondo gli studi dell’UNESCO dell’Atlas, diversi dialetti amazigh sono in declino e rischiano l’estinzione se non vengono recuperati il prima possibile.

Qual è, dunque, la soluzione per fermare questa alienazione linguistica e culturale?

Questa è la domanda che si sono posti molti Imazighen, preoccupati della sorte delle proprie radici e richiedendo più diritti al fine di affermare la propria esistenza nel territorio.

Gli Imazighen, oggi, occupano principalmente le zone rurali o meno centrali dei paesi del

Maghreb, vittime delle politiche di arabizzazione portate a termine lo scorso secolo e di cui si pagano le conseguenza fino ad ora.

Alcuni governi si stanno rendendo conto di aver contribuito ad eliminare l’essenza identitaria e stanno tentando di salvare il poco che è rimasto.

In Tunisia, per esempio, l’isolamento dei gruppi Imazighen ha portato ad una loro graduale scomparsa ed è praticamente impossibile incontrare una persona capace di parlare la lingua amazigh, mentre è molto facile incrociare persone in grado di parlare la lingua francese a livello madrelingua.

Ci tengo a concludere questo breve approfondimento con un quesito: quand’è che si affronterà la questione Amazigh senza negare gli atti di imperialismo arabo e il modo in cui cancellò la cultura locale ricevendo man forte dalle nazioni europee?

Farlo è un dovere etico e morale, nonchè il primo passo verso un’analisi storico-sociale onesta.

Infine vorrei ricordare che il termine “Amazigh” si traduce in “uomo libero” e, in onore di questo, sarebbe giusto riportare in vita la libera affermazione identitaria degli Imazighen.

Mi chiamo Fatima, ho 25 anni e sono nata e cresciuta in provincia di Modena da genitori marocchini. Ho iniziato a studiare lingue a Milano, per poi trasferirmi in Inghilterra dove lavoro e proseguo i miei studi. La mia più grande passione é la scrittura e ho pubblicato il mio primo libro nel Gennaio 2020. Si può descrivere come una raccolta di poesie e pensieri strettamente correlati al mio vissuto personale

Comments (1)

  • Zouhir

    Davvero interessante il tuo articolo, in questo caso ero davvero ignorante pur essendo marocchino 🙈
    Quindiiii GRAZIE 👍

    reply

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