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Zona grigia. La comunità nerd nello spazio digitale: Intervista a Gloria Comandini

All’uscita della tavola di Fumettibrutti per Lucca Changes un* delle autrici di questo articolo ha pubblicato un post su Facebook in cui si faceva notare che l’enorme quantità di critiche formali legate allo stile del disegno rivelava in realtà un substrato estremamente problematico palesatosi  attraverso esternazioni omotransfobiche. L’elemento che ha attirato tutte quelle critiche era il personaggio presente sulla tavola, ovvero una supereroina trans.

Se ci si chiede perché un personaggio di questo tipo può far scaturire una tale polemica, la risposta va ricercata nella fragilità maschile. Una donna che possiede un pene intacca tale fragilità, configurandosi, agli occhi della comunità di riferimento, come un’aggressione al privilegio maschile di averne uno: vediamo qui come la componente di privilegio sociale si lega a doppio giro a un tratto anatomico, ritenuto come l’elemento caratterizzante della maschilità.

Questo post è stato condiviso in svariate comunità online, scatenando un’ulteriore ondata di odio che si è aggiunta alla transfobia che era già emersa nella sezione commenti della tavola originale. 

Cosa ha portato a queste reazioni? Abbiamo chiesto a Gloria Comandini cosa ne pensa di tutta la vicenda.

Gloria Comandini, dottoranda all’università di Trento, è una linguista specializzata in sintassi non verbale, italiano digitato colloquiale, hate speech e linguistica dei corpora.  Il suo lavoro si concentra sui punti di contatto tra la linguistica e gli altri suoi interessi, come il gioco di ruolo e l’attivismo queer, studiando le varietà di italiano che nascono in questi contesti. È attualmente redattrice presso il sito di informazione e intrattenimento I Cercatori di Atlantide, vicepresidente dell’associazione di promozione sociale Gondolin e membro del gruppo di ricerca Donne, dadi & dati, col quale ha contribuito all’indagine sulla discriminazione nella community italiana del gioco di ruolo, pubblicata nel libro Fuori dal Dungeon (Asterisco Edizioni, 2020).]

Partendo dalla vicenda della tavola di Yole al Lucca Comics, dalla transfobia e dal sessismo che le sono piovute addosso, ti chiederemmo di fare un excursus che coinvolgesse l’odio che c’è nelle varie community intersecandolo con il tuo lavoro rispetto all’analisi dei commenti e a ciò che riportano.

Gloria: Vedendo il manifesto di Yole, era abbastanza chiaro che si sarebbe scatenata una shitstorm perché è un caso abbastanza classico: si presenta in maniera evidente una forma di diversità, sessualmente esplicita. 

Rispetto alla rappresentazione del pene tra gli eroi maschi questo non ha proporzioni esagerate: ciò che lo rende evidente sta nel personaggio che lo possiede, ovvero una supereroina trans.

In realtà di transfobia vera e propria nei commenti sotto la pagina del Lucca Comics, non ce n’è tantissima, il ché per un certo verso è una cosa buona.

Nel mentre, però, la locandina di Yole ha ricevuto una quantità di commenti negativi sulla scarsa qualità del tratto, la scarsa qualità delle proporzioni che altri disegni stilizzati di altri autori che hanno uno stile non particolarmente ben definito non hanno mai ricevuto.

E quindi tendenzialmente tutto ciò è un indicatore del fatto che quel disegno in qualche modo disturba. Non è detto che ognuna delle persone che ha commentano sia transfobico però non si può escludere che tutti questi commenti siano fatti per mero interesse artistico. D’altra parte, vista la transfobia riservata in sé al personaggio, non si può presumere che se una persona parla in questi termini di una supereroina poi non lo farà con Yole o con le donne trans in generale.

Dai commenti che ho analizzato emergono principalmente due problemi legati alla transfobia; il primo è un problema linguistico, individuabile nell’uso del genere: infatti emerge chiaramente che riguardo alla supereroina alcuni commentatori hanno utilizzato in maniera continua il termine “un trans“, il che significa che tendenzialmente la ritengono un uomo, un uomo che ha le tette però pur sempre un uomo.

Il secondo tratto è di natura semantica: riguarda il tipo di narrazione che si fa di questa supereroina ed è il tratto è più facile da individuare come linguaggio dell’odio. Gli user riprendono un immaginario radicato nella nostra società in merito alle persone trans: un uomo vestito da donna o un uomo con le tette.

In merito alle donne trans, serpeggia l’idea che siano degli uomini travestiti e quindi la loro identità di genere non è qualcosa di reale ma qualcosa di fittizio: come un costume, qualcosa che può essere tolto o sfilato in qualsiasi momento.

L’idea che emerge è quella delle donne trans come ingannatrici che si fingono donne “vere” per abbagliare potenziali partner. Questi stereotipi dannosi li ritroviamo anche all’interno della stessa comunità femminista e LGBTQIA+, attraverso accuse di essere uomini in gonnella, intrus*.

E dalla violenza verbale si sfocia facilmente in violenza fisica: infatti molte donne trans vengono uccise da partner occasionali che, sentendosi ingannati, non possono sopportare di avere provato attrazione per una donna non cisgender. La mentalità alla base di questi comportamenti è strettamente legata all’omotransfobia: gli uomini coinvolti in queste relazioni vedono la costruzione della loro maschilità incrinarsi irrimediabilmente, non sopportando l’idea di sentirsi gay, anche se effettivamente non lo sono.

Questi sono solo alcuni esempi di violenza e discriminazione che le persone trans subiscono quotidianamente e la loro pericolosità emerge chiaramente solo guardando al quadro generale di questo tipo di oppressione.

Il tuo lavoro si struttura in un’analisi linguistica dei commenti degli utenti, puoi spiegarci il tuo metodo di ricerca?

Gloria: Dipende da che cosa sto facendo, dal tempo a mia disposizione e dall’obiettivo. Io sono una linguista e mi occupo di linguistica dei corpora per lavoro, di conseguenza sono abituata a basarmi su dati empirici.

Il lavoro consiste nel raccogliere un gruppo di testi (un corpus), analizzarlo ed enuclearne fenomeni che si stanno cercando, facendo anche delle analisi statistiche. Creare un corpus è un lavoro abbastanza lungo e impegnativo: esistono metodi automatici per farlo ma non si possono applicare ovunque, soprattutto non su Facebook attualmente.

Di conseguenza, per lavori di questo genere le strade sono due: o si prende un fenomeno molto piccolo e si cerca di analizzare un campione più grande possibile di community (quindi svariati gruppi FB, siti)- lo faccio quando devo analizzare l’uso di termini specifici inglesi, come quick starter, hack ecc-.

Oppure, come in questo caso, si analizza un fenomeno più ampio e diversificato come la transfobia. Mi interessava specificatamente la narrazione transfobica all’interno di una community specifica come quella del Lucca Comics and Games.

Se avessi avuto più tempo e più pelo sullo stomaco sarei andata a vedere anche i gruppi Facebook. Uno dei problemi di questo tipo di lavoro riguarda il riscontro psicologico del lavoro professionale – spesso molto provante –  intorno alla lingua dell’odio.

Dopo la polemica delle tavole al Lucca Comics di Fumettibrutti e Sio, dopo che il concorso di Miss Nerdy indetto da Think Comics è stato annullato, sembrano emergere almeno due facce della comunità nerd: una catturata puntualmente dai temi dell’alt-right (es. le polemiche sui cambiamenti dei personaggi Disney/MCU) l’altra faccia invece sempre più attenta alle questioni di genere. Se penso più specificatamente alla comunità LGBTQ+ mi viene in mente il caso della Rowling o la difesa di TLOU2. Cosa ci dice questo delle comunità online del mondo nerd?

Gloria: Ciò che sta succedendo non è chiarissimo perché le community nerd sono piuttosto diversificate le une dalle altre e non è facile avere un’idea precisa di quello che si sta muovendo nei vari gruppi, ma possiamo riscontrare una sorta di leitmotiv, ovvero la presenza di due poli che sono più piccoli rispetto al resto della community.

Un polo più vicino alle retoriche dell’alt-right o del liberalismo e un altro interessato alle idee progressiste, transfemministe e queer.

La gran parte della community nerd non fa parte di nessuno di questi due poli ma di una zona grigia che si inserisce tra questi due poli e che a seconda della situazione e delle argomentazioni viene trainata da una parte o dall’altra.

L’evento di Miss Nerdy ha attirato una così grande shitstorm perché gli organizzatori si erano focalizzati su un argomento che non è universalmente ritenuto adeguato. Abbiamo avuto casi in cui realtà ludiche hanno fatto pubblicità sessista, in cui oggettivizzavano e sfruttavano il corpo delle donne in pubblicità sexy per contenuti che non rientrano nel genere come i giochi di ruolo.

In quel caso però le reazioni sono state molto più diversificate, anche perché la critica alle pubblicità sessiste è un tema di cui si parla dagli anni ’70. Lì si è vista maggiormente la spaccatura all’interno della zona grigia mentre su argomenti di nicchia – la rappresentazione della disabilità, delle persone di colore, della comunità trans – non assistiamo a una spaccatura netta.

Questi temi non ricevono interesse dalle persone che abitano la zona grigia poiché risultano rilevanti unicamente per chi le discriminazioni e la mancanza di rappresentazione le ha vissute sulla propria pelle.

Per quanto riguarda la Rowling le argomentazioni della parte più progressista degli utenti online risultano predominanti. Tuttavia, l’atteggiamento alt-right è sempre presente, così come Arcilesbica, che continuano a traghettare utenti dalla zona grigia.

Il punto è che se una parte si sente scoraggiata a parlare  – focalizzandosi troppo sulle persone rappresentative di quel tipo di comportamento o abbassando la qualità delle argomentazioni – l’altra parte crescerà sempre più forte e finirà per diventare l’unica voce udibile. Oggi se il Popolo della Famiglia attacca una coppia gay l’indignazione degli utenti risulterà trasversale. La differenza si gioca su quanto un determinato tema è vicino alla sensibilità di una persona.

Le soggettività marginalizzate come donne, trans, non binarie, nere o disabili dove si collocano all’interno della comunità nerd? C’è, del resto, una performatività molto evidente in questi commenti, che risultano validi più per la modalità convincente in cui vengono espressi piuttosto che per il contenuto che veicolano. Che legame intercorre tra la maschilità, queste modalità retoriche e le discriminazioni sistemiche ai danni dei soggetti marginalizzati?

Gloria: Ti rispondo con un esempio. C’è stato un periodo in cui era necessario armarsi di prove materiali per tutto: bibliografia, riferimenti a siti e via dicendo.

Questa modalità comportava degli squilibri, non tanto tra maschile e femminile, ma tra chi faceva fatica ad argomentare basandosi su dati, articoli e libri e chi invece non aveva bisogno di questi equipaggiamenti, come i troll o gli user che utilizzano un atteggiamento antagonistico.

Tendenzialmente il comportamento dell’alt-righter davanti ad ogni singola argomentazione documentata consiste nel tirare fuori qualcos’altro e ciò diventa estremamente logorante per chi argomenta. La conferma del proprio ragionamento trova fondamento proprio nell’incapacità dell’altro di dimostrare concretamente di avere ragione. Questa tecnica molto comune viene utilizzata per certi versi anche dalle Terf e da Arcilesbica, in particolare nella sua versione detta cherry picking. 

Questo accade per esempio quando si utilizzano strumentalmente casi di violenza da parte di donne trans ai danni di donne cis come prove della loro fantomatica brutalità innata : nonostante l’irrilevanza statistica del fenomeno, il raggruppamento di casi di questo genere (che coinvolgono casi accaduti anche nell’arco di un decennio e sfilati completamente dal loro contesto originario) cerca di rimodulare in maniera viziata la percezione della violenza, al fine di costruire un immaginario in cui le donne trans si sostituiscono al maschio etero cis come attrici della violenza sistemica.

È estremamente difficile argomentare contro qualcuno che fa hate speech o microagressioni di questo tipo perché richiede una grande impermeabilità, a cui bisogna aggiungere la capacità di rispondere a una platea enorme di commentatori nei casi di shitstorm.

A ciò si aggiunge che non siamo educati a comunicare per iscritto online esponendo in maniera chiara le nostre intenzioni, incapacità che ci espone a costanti fraintendimenti: per esempio, una domanda realmente interrogativa, pur magari dal contenuto transfobico dovuto a una reale lacuna sul tema, può essere percepita come aggressiva facendo degenerare immediatamente la discussione e portando alcuni user potenzialmente recuperabili a una polarizzazione verso istanze reazionarie.

Il caso recente della Rowling che hai citato prima apre a tutta una serie di questioni inerenti a quello di cui stiamo trattando. Da un lato abbiamo una serie di contraddizioni anche all’interno della parte progressista, queste sono emerse nel caso della recente uscita del gioco Hogwarts Legacy in cui la comunità T ha chiesto di non comprare il gioco per non finanziare un’autrice transfobica. Molti fan di HP tendenzialmente progressisti hanno deciso di acquistarlo lo stesso. Un altro fenomeno correlato riguarda invece le multinazionali che sono corse ai ripari dissociandosi per esempio dalle dichiarazioni dell’autrice o estromettendola dalla realizzazione dei prodotti. Questo è accaduto anche con Black Lives Matter per citare un fenomeno arrivato di recente all’attenzione dei media. Mentre gli utenti litigano che cosa fanno quindi le multinazionali?

Gloria: Io personalmente sono una grande fan di HP: ho iniziato a leggerlo a 11 anni e sono andata avanti fino all’ultimo libro. Appartengo a quella generazione che ha vissuto appieno questo fenomeno. Per molti anni ho visto nella Rowling un punto di riferimento: infatti mi piaceva il messaggio della sua opera e la trovavo una donna da cui trarre ispirazione poiché ha avuto una vita non facile dalla quale è riuscita a riscattarsi.

Col tempo però io sono cambiata ed è cambiata anche lei. Non mi trovo d’accordo con le sue affermazioni, non posso far finta di niente.

Ritengo che non si possa dividere artista dall’opera se si continua a sostenerla economicamente.

Ovviamente nel franchise di Harry Potter lavorano tante persone che non condividono le idee della Rowling che non meritano di essere boicottate. Il quadro potrebbe cambiare se la Warner Bros prendesse le distanze dall’autrice, anche se il rischio è quello che altre parti del brand potrebbero non farlo. Rispetto al gioco la questione da considerare è anche quella del compenso: di che tipo e in che modo verrà erogato all’autrice.

Credo però che i brand si siano resi conto del fatto che negli ultimi mesi le vendite di Harry Potter sono calate.

Mi dispiace perché il brand merita di meglio, gli sviluppatori di quel videogioco meritano di meglio: non dovrebbero essere associati a una persona transfobica.

L’aderenza delle multinazionali alle questioni sociali ci pone di fronte a una questione: appoggiare un movimento forte e sentito come BLM rientra nelle logiche del capitale e aiuta l’immagine di un’azienda e di conseguenza ad aumentarne il fatturato.

Non nego che questa attenzione può essere il segno che le cose stanno effettivamente cambiando, ma tale atteggiamento spesso non è altro che progressismo performativo.

Prendiamo il caso della nota eliminazione di un episodio della serie tv Community (fonte). In questo modo la casa di produzione si è lavata la coscienza e ha evitato di incorrere in una discussione in merito alla Black Face.

Credo che sia questo il progressismo performativo, un modo per evitare problemi e discussioni approfondite. Se una multinazionale come Amazon discutesse seriamente di cosa può fare per assicurare più diritti e più sicurezza alla comunità nera sarebbe costretta ad affrontare la questione dei diritti dei lavoratori. E quindi come non discutere di Jeff Bezos che non paga le tasse fondamentali per il Welfare e per appianare le distanze sociali?

L’attivismo è sempre radicale. Il suo scopo è mettere in dubbio la società e il suo funzionamento. Per un brand o una multinazionale questo passaggio è impossibile, significherebbe dover cambiare strutturalmente la produzione e conseguentemente ridurre il profitto. Il progressismo performativo è l’escamotage perfetto per evitare di affrontare i problemi sistemici che regolano il consumo.


Abbiamo chiesto qualche consiglio bibliografico a Gloria per approfondire alcuni temi che abbiamo trattato, di seguito una breve lista:

#NerdCommunity:

Fuori dal Dungeon di Marta Palvarini (https://asteriscoedizioni.com/prodotto/fuori-dal-dungeon-genere-razza-e-classe-nel-gioco-di-ruolo-occidentale-uscita-il-27-gennaio/)

Donne, Dadi & Dati (https://www.facebook.com/donnedadidati/)

Cercatori di Atlantide (https://www.facebook.com/cercatoridiatlantide/)

Gondolin aps (https://www.facebook.com/GondolinAPS/)

#HateSpeech:

#ODIO (https://www.utetlibri.it/libri/odio/)

Sulla difficoltà di controbattere con i troll (https://thevision.com/cultura/troll-discutere-argomentare/

#Transfobia

Disclosure, documentario su Netflix (http://www.disclosurethemovie.com/)

Richard Thunder youtuber (https://www.youtube.com/channel/UCnIA0nMfRZWeapTbabUAhOQ)

La Rosa e il Lillà (https://www.facebook.com/larosalilla)


Scritto da:

Giulia Rossini
Francesca Lombardi
Natascha Mengozzi Scannapieco
Giuseppe Ialacqua

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