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Riconoscere il White Privilege

Dunque, che cosa è esattamente questo privilegio bianco e da dove nasce? La discussione su certe tematiche riguardanti le minoranze etniche è ferma allo stadio embrionale

Per capirlo occorre fare un passo indietro e parlare della teoria della supremazia bianca, di che cosa sia il razzismo e di cosa significhi vivere da neri (o non bianchi) in una società prevalentemente bianca come quella Europea.

Per tutto il XIX secolo fino alla metà del 1900 la teoria della superiorità razziale-biologica dei bianchi era largamente accettata da scienziati, politici ed intellettuali di Europa e Stati Uniti.

Nonostante nel 1871 Charles Darwin pubblicò il libro “Le Origini dell’uomo”, in cui dimostrava l’inesistenza di una distinzione degli essere umani per razze, i sostenitori della teoria della supremazia credevano ed affermavano che le persone con la pelle più chiara (o più semplicemente i bianchi) fossero naturalmente e biologicamente superiori a tutte le altre “razze”. 

Ne sono un esempio calzante i 4 volumi dello scrittore e diplomatico francese Arthur de Gobineau: “Essai sur l’inégalité des races humaines”, il saggio sull’ineguaglianze delle razze umane del 1853-1855.

In questi suoi scritti egli, appunto, affermava l’esistenza di una razza che avrebbe dovuto guidare l’umanità perché superiore. Le sue teorie rifiutavano qualsiasi considerazione dell’importanza e dell’apporto delle altre etnie allo sviluppo della civiltà. Al contrario, aveva individuato nel popolo tedesco, gli ariani, la razza prediletta e migliore di tutte.

Solo nel secolo scorso, scrittori inglese come Kingsley Charles, Kipling Rudyard e diversi altri, affermavano la loro verità, secondo la quale, era compito degli europei portare la civilizzazione nel mondo dei non-bianchi attraverso il colonialismo. Compito che veniva definito addirittura veniva vista come una missione, uno scopo sacro incoraggiato e promosso anche dalla Chiesa.

Il secondo degli elementi utili a comprendere la White Privilege è il razzismo.

Ora, la Treccani definisce il razzismo come:

 “una concezione fondata sul presupposto che esistono razze umane biologicamente e storicamente superiori ad altre razze. È alla base di una prassi politica volta, con discriminazioni e persecuzioni, a garantire la ‘purezza’ e il predominio della ‘razza superiore’.”

Nel recente passato esempi di prassi politiche basate su razzismo, discriminazioni, persecuzioni ed assassini le troviamo nel corpo di leggi Jim Crow (Stati Uniti) e in quello dell’apartheid (Sudafrica)

Questa della Treccani, tuttavia, è ciò che viene chiamata ‘definizione accademica’ che, per forza di cose, non tiene conto delle mille sfaccettature che il razzismo attualmente ha e delle sue forme più celate.

La convinzione della superiorità bianca, unita a varie forme di discriminazioni hanno portato le società odierne, in diversi paesi, ad essere poco inclusivi e a tenere a margini le etnie non-bianche.

White Privilege riguarda ogni aspetto della società e tutto il mondo intero. 

Basta guardare all’accesso alle cariche istituzionali nel nostro paese, allo sport, ai lavori artistici e quelli televisivi, giusto per fare qualche esempio.

Nella ricerca stessa del lavoro, nomi e cognomi non italiani spesso sono sufficienti per essere scartati.

Tantissimi sono i casi di persone in serie difficoltà a trovare una casa da affittare per via della loro carnagione o della loro provenienza.

I canali televisivi chiamano di rado persone non-bianche ad intervenire nei vari talk show, nonostante si parli di una particolare etnia e di tematiche che possono essere affrontati meglio con il punto di vista di una persona che appartiene alla minoranza di cui si parla.

È poi facilmente visibile il difetto di rappresentazione quando si guarda al numero irrisorio di insegnanti o parlamentari non-bianchi, oppure di sindaci, delle forze dell’ordine, di giornalisti, di conduttori tv, di attori fino anche ai lavori come cassiere in banca o in un negozio.

Gli stranieri rappresentano l’8% della popolazione italiana, eppure questo dato non si percepisce all’interno della società vera e attiva.

Manca l’inclusione e questo è per un motivo piuttosto semplice: un non-bianco ha delle difficoltà tante difficoltà che un bianco non ha, solo per il fatto di essere nero o scuro.

Ecco, white privilege quindi non significa che la vita di una persona bianca sia per forza più semplice o più privilegiata in qualche modo. Assolutamente no. 

Non significa che una persona bianca non si è guadagnato tutto quello che ha raggiunto nella vita. 

Significa, invece, che la vita di una persona caucasica non è, e non sarà più difficile per via del suo colore della pelle. 

Che quella persona potrà entrare in un negozio e non essere seguito a vista dalla sicurezza per paura che rubi.

Significa che può stare in gruppo con persone della sua etnia, dove vuole, senza che la polizia venga a chiedere documenti e spiegazioni a tutti.

Significa che quella persona non leggerà mai nella sua vita un cartello affisso ad un bar che vieta l’ingresso ai bianchi.

Significa che a scuola la sua storia e quella dei suoi antenati verrà raccontata sempre come parte integrante del percorso scolastico, mentre quella dei neri raramente viene discussa. 

Privilegio bianco significa poter trovare esempi positivi e gloriosi di uomini bianchi, mentre un nero faticherà sempre a trovare esaltazioni del contributo dei neri nella storia.

Nomi come George Washington Carver (scienziato, professore ed inventore di oltre 300 prodotti ricavati dagli arachidi, tra cui farina, diverse creme, sapone, isolante, lassativi, antisettici ecc ecc…), Alice Ball (una chimica a cui è attribuito la scoperta del primo trattamento efficace contro la lebbra) e Ernest Everett Just (biologo e pioniere nello studi riguardanti la fisiologia dello sviluppo in campi come fertilizzante, idratazione e gli effetti delle radiazione ultraviolette sulle cellule) e Glayds West (scienziata e madre del GPS di cui siamo tutti dipendenti quando usiamo le mappe o le geolocalizzazione) non compaiono mai nelle ricerche.

Quella europea e americana sono società che hanno interiorizzato il concetto di pelle bianca = normale, mentre tutto il resto no.

Sull’argomento è utile leggere la straordinaria ricerca di Jacob Bennet, pubblicata nel 2012, “White Privilege: A History of Concept, con la spiega l’impatto che il privilegio bianco ha sulla vita di tutti i giorni, portando alla luce il concetto del “power of normal”

Utile ricordare un caso in cui Claudio Lotito, presidente del Lazio, nel commentare i “buu” indirizzati ad un calciatore nero, disse che i tifosi li facevano anche a chi ha la pelle normale

L’art 27 della costituzione stabilisce sia che la responsabilità penale è personale, sia che l’imputato non è colpevole fino a prova definitiva. Questo principio vale fondamentalmente per tutte le democrazie, tuttavia, è un concetto che spesso viene applicato ai bianchi, sia a livello sociale che anche da chi deve far rispettare la legge. Ne sono una prova la police brutality (specialmente negli States), i controlli specifici e stringenti ai danni di persone non bianche e l’abuso di forza da parte di alcune forze dell’ordine. 

Fenomeni che nascondono dal fatto che c’è una generale presunzione di colpevolezza e pericolosità a priori, figlia di una criminalizzazione del nero ben riuscita.

Quando un bianco compie un atto terroristico o un evento particolarmente crudele è sempre trattato da caso isolato e viene considerato persona con problemi mentali.

Se a compiere questi atti è un nero (o un non-bianco) allora questo atto viene esteso a tutti quelli che hanno colore di pelle (o religione) in comune con l’assassino/terrorista, tanto da chiedere alle varie comunità di dissociarsi (più o meno pubblicamente) da quell’atto. 

Uno straordinario esempio lo abbiamo avuto dopo l’attacco al Westminster Bridge, a Londra, nel 2017.

È importante chiarire che non si parla di privilegio bianco per accusare chi nasce con quel colore di pelle o per sminuire i sacrifici/difficoltà personali, ma è necessario parlarne per creare consapevolezza dell’esistenza di quei previlegi che gli derivano solo dal fatto di avere la pelle bianca e non perché li ha chiesti.

Nessuno sceglie in che parte del mondo nascere, quindi non può e non deve essere attribuito alcuna colpa in questo. Tuttavia, nonostante 4/5 secoli di schiavitù, colonialismo e segregazione razziale, il mondo sembra non avere ancora finito di negativizzare, sfruttare, o condannare chi nasce con la pelle nera rendendogli la vita più difficile e discriminatoria. 

Dire, dunque, Black lives matter non significa asserire che la vita dei bianchi non conti, ma vuole essere una rivendicazione del fatto che la vita dei neri vale tanto quanto quella dei bianchi, e non ci dovrebbero essere differenze di trattamento.

Purtroppo, siamo ancora lontani da un mondo equo e giusto con le minoranze, ma si inizia anche da qui, dal parlare di tematiche che possono essere “scomode”, ma che servono a tracciare la via per una società migliore.

Sono Abdul Zar, ho 31 e sono italo-ghanese. Ho da sempre un’interesse spiccato per i diritti umani e questo mi ha portato a studiare legge, con conseguente master in diritto internazionale. Scrivo da quando ho 13 anni, e la penna è diventata una meravigliosa alleata da quando faccio attivismo.

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