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uomo e il suo cervello

Neuroqueer: La diversità nascosta

Sono una persona diversa, diversa da quello che la statistica classifica come “normale”, in quanto rappresentato e riscontrato nella maggioranza della popolazione.

Questa mia diversitá viene chiamata neurodiversitá; “neuro” perché questa differenza é nascosta nel mio funzionamento neurologico.

Preciso che, la mia differenza non si limita alla neurologia, e lo specifico per completezza nonché rispetto della mia identitá, ma si estende anche al mio orientamento sessuale, in quanto non sono una persona eterosessuale, ma sono bisessuale e al contempo neanche la bisessualitá definisce a pieno il mio orientamento sessuale, perché sono anche demisessuale e quindi parte dello spettro asessuale.

Essere bisessuale significa essere attratti sessualmente da piú generi, ed indubbiamente sono attratta da piú generi anche tutti e senza preferenze, ma l’attrazione sessuale la provo solo in specifiche circostanze e non sempre: ossia quando si instaura una connessione e/o rapporto di intimitá emotiva, a quel punto forse, a volte, ma non sempre, posso sperimentare dell’attrazione sessuale.

La mia diversitá poi sfocia anche nell’identitá di genere, che é come mi sento io indipendentemente dal sesso assegnatomi alla nascita; la mia identitá di genere non combacia con il sesso femminile che mi é stato assegnato alla nascita, quindi non sono cisgender.

Sono una persona non-binaria, e, specificatamente, non mi sento né un maschio né una femmina, non ho preferenze sull’utilizzo di pronomi maschili e/o femminili sulla mia persona, perché semplicemente non percepisco un maschile o un femminile. 

Ebbene, quindi, la mia neurodiversitá consiste nell’essere autistica (anche dislessica e ADHD deficit d’attenzione ed iperattivitá), per la precisione ho due diagnosi tardive.

Tardive?

Si, ho scoperto di essere autistica/Asperger a 28 anni, perché l’autismo é sempre stato studiato e visto come una condizione maschile e come tantissime altre persone il cui sesso assegnato alla nascita é femmina, passiamo inosservate, risultiamo un po’ timide e rispecchiamo quegli stereotipi di genere affibiati alle donne, tanto che spesso veniamo anche diagnosticate con diagnosi errate.

credits: Oliver “Kage” Vicenzi

Due diagnosi?

Purtroppo si, perché ci sono state delle persone in contesti di militanza e/o attivismo per ingiustizie sociali e/o politico che, dopo che io ricevetti la prima diagnosi, si  ostinarono a dirmi dall’alto della loro tuttologia da Google che io non ero autistica/ Asperger ed io ebbi un po’ un crollo psicologico, perché fu una cosa che mi ferí molto e mi fece sviluppare paranoie ed ulteriori traumi; queste persone giocarono ad affibiarmi diagnosi psichiatriche per insultarmi o farmi risultare una cattiva persona a tutti i costi, senza neanche conoscermi. 

Questa dinamica, oppressiva per altro,  contiene e porta con se dell’abilismo interiorizzato. Quando parlo di abilismo, parlo di una forma di discriminazione sulla base di differenze e/o disabilitá invisibili o visibili; una forma di abilismo é proprio utilizzare diagnosi o termini psichiatrici per insultare qualcunx, oppure invalidare la diagnosi di qualcunx é anch’essa una forma di abilismo. 

Cosa vuol dire essere neurodiversi? 

Significa che neurologicamente funziono differentemente rispetto alla norma statistica.

In che modo si é diversi?

Innanzitutto le neurodiversitá e quindi l’autismo vanno prese come un cerchio suddiviso in tanti triangoli, ogni triangolo rappresenta una “differenza” o meglio caratteristica dell’autismo (o anche di un’altra neurodiversitá volendo)  ed ogni persona avrá piú o meno caratteristiche; questo é utile per spiegare che due persone autistiche o comunque neurodiverse non avranno mai lo stesso identico funzionamento ed é il motivo per cui dico e spiego sempre che é utile lasciar parlare le persone autistiche o neurodiverse in merito al proprio funzionamento neurologico, perché rimane individuale ed unica.

In questo cerchio si inseriscono alcune caratteristiche relative all’autismo, che posso spiegare come segue:

Luci e rumori: sperimento sensibilità a luci e rumori, specificatamente ho problematiche con la luce solare e luci a neon, e ho una reattivitá a suoni acuti nonché rombi intensi. Questa sensibilità si manifesta con del dolore fisico e uno stato d’ansia crescente.

Tono di voce anormale/monotono e mimica facciale: é scritto anche sulle mie diagnosi, mi é sempre stato detto, e ho un tono di voce monotono e una scarsa mimica facciale.

Difficoltá sociali: non so iniziare le conversazioni, non so come devo fare, spesso parlo sopra alle persone non capisco quando é il mio turno o sono talmente eccitata dal dover dire quella cosa proprio in quel momento e spesso non me ne rendo conto. Non so come si flirta, a volte non capisco neanche quando lo fanno con me, e non so bene come dire ad una persona che mi piace perché ho paura di spaventare le persone.

Ansia: ho ansia, sperimento ansia sociale in contesti sociali affollati, ho alle spalle anche diversi episodi di svenimento in contesti sociali.

Depressione: sperimentate rarissime fasi.

Stimming o tic ripetitivi: gioco con le dita in tasca da sempre, mi tocco il lobo dell’orecchio quando ho bisogno di rilassarmi, mi mangio le unghie e pellicine, gioco con l’accendino e tendenzialmente mi muovo spesso.

Aggressivitá/toni: risulto a volte aggressiva quando scrivo o quando espongo qualcosa, nella mia intenzionalitá non vi é aggressivitá, ma cosí viene interpretata dalle persone.

Interessi: ho interessi ristretti alcuni sono stati passeggeri, altri durano da anni. Sono appassionata di cani, economia e politica, giusto per citarne alcuni ma amo anche tantissimo la natura e i boschi nonché la combinazione di suoni, odori, la colorazione disponibile in natura.

Ho avuto interessi per alcuni scrittori/trici: Joyce, Woolf, Richardson, Austen e tanti altri. Interessi per alcuni sport e periodi storici.

Indubbiamente se chiedete ad un’altra persona autistica di compilare il cerchio, avremmo narrazioni differenti o magari con delle similitudini, ma non uguali.

Dalla mia esperienza personale, dopo svariate letture e studi, e dopo essermi confrontata con altre persone neurodiverse e con identitá di genere ed orientamento sessuale differenti dalla norma, abbiamo scoperto un termine identitario che ci possa rappresentare: NEURO-QUEER.

“Neuro” perché parte della nostra differenza risiede nascosta nella nostra neurologia, e “queer” perché é un termine che inizialmente veniva usato come insulto e poi é stato ri-acquisito da una parte della comunitá LGBT+ come sinonimo di un identitá di genere e/o orientamento sessuale differente dalla norma, nonché socialmente differente.

Stiamo svolgendo un’attivitá di lotta politica con il Non Collettivo Queer, partendo proprio dalla rivendicazione di spazi all’interno della comunitá LGBT+ e all’interno di collettivi, nonché movimenti transfemministi, proprio perché avendo anche un orientamento sessuale e/o un identitá di genere differente dalla norma, vorremmo essere inclusx anche noi nelle lotte politiche, avere voce, raccontarci e creare spazi inclusivi che al momento non esistono perché non si è mai posta alcuna attenzione in merito a sensibilitá sensoriali nei confronti di luci o rumori, come lo stesso contatto fisico è spesso promosso anche nei saluti con baci e abbracci  quando potrebbe essere problematico per una persona neurodiversa.

Gli eventi spesso sono molto rumorosi ed affollati e non si é mai pensato ad alternative inclusive per gli eventi, proprio perché manca una narrativa raccontata direttamente da persone neurodiverse.

credits: Oliver “Kage” Vicenzi

Abbiamo scritto una fanzine, prodotta da noi e che racconta alcune realtá ed esperienze personali e abbiamo incluso anche un manifesto politico. 

La mia esperienza personale di abilismo e oppressione é infinita: dai contesti scolastici, per la mancanza di supporto adeguato, dai contesti lavorativi, per la totale ignoranza da parte del sistema socioeconomico, alle relazioni interpersonali, perché spesso le persone non capiscono e traggono conclusioni affrettate o anche tentano di spiegarmi come funziona la mia neurodiversitá, peró da persona neurodiversa, avendo anche fatto terapia cognitiva, sono parecchio consapevole di come funziona la mia neurodiversitá e quali siano le cose per me lesive, solo che sono esaustx di persone che tentano di dirmi e spiegarmi come funziono.

Sarei ipocrita a dire che questa lotta politica é semplice, non lo é perché 9 volte su 10 quando faccio coming out mi sento dire “ma tu non sembri autisticx”, ed é una frase abilista che mi ferisce, perché non so cosa dovrei fare per risultare visibilmente autistica e contiene un abilismo interiorizzato che vede l’autismo come una cosa negativa.

Mi é servita tantissima forza nonché preparazione per fare coming out pubblico sulle mie neurodiversitá, ma ho sempre pensato che nascondermi non serve a nulla se non a negare chi sono. Penso che sia piú utile parlarne, con tutti i rischi del caso, con tutti i commenti lesivi che possono emergere.

La prima volta che ne ho parlato pubblicamente appena sono arrivata a casa ho pianto parecchio, ma era un pianto misto a stress, paura e gioia. Stress, perché non credo di avere tantissimo carisma per parlare davanti ad un pubblico, ma ci provo; paura, perché avevo timore di ricevere insulti e giudizi e di bullismo credo di averne subito a sufficienza; e gioia perché ce l’avevo fatta, avevo parlato del mio funzionamento neurologico diverso, quel “mostro” per il quale per anni ho subito bullismo in contesti scolastici e relazionali, perché si sa, se sei diversx le persone tendono a giudicarti negativamente, giudizi che poi sfoceranno in dinamiche di bullismo ed ostracismo. 

Sono bilingue, perché ho avuto la fortuna di trasferirmi all’estero e viverci per svariati anni; nonostante la dislessia scrivo, so scrivere e scrivo anche spesso, forse fin troppo. Una volta mi é stato detto che i miei scritti sono molto piú ricchi di sentimenti tristi e negativi quando scrivo in italiano e lo sono molto meno quando scrivo in inglese: questa é la mia esperienza personale, quando andavo a scuola in Italia e subivo bullismo non c’era l’amicx a cui potevo raccontare cosa subivo, c’era solo la mamma che tentava di capire cosa fare e cosa stava succendo, nessun altrx.

credits: Oliver “Kage” Vicenzi

All’estero ho avuto modo di riprendermi e ricostruire l’autostima che avevo perso per le troppe risate sentite quando leggevo ad alta voce, per le troppe volte che insegnantx dicevano che era una perdita di tempo insegnare ad una come me, utilizzavano l’espressione “professionalitá sprecata” per una come me, che doveva stare lontano dai libri perché non erano scritti per persone come me, quei libri che ho tanto odiato e che negli anni, invece, ho letto, riletto e divorato e continuo a farlo. Non sto dicendo che all’estero esistano paesi perfetti, ma indubbiamente la mia esperienza personale mi ha insegnato che esistono paesi piú informati e con piú tutele e paesi, come l’Italia, con davvero poche tutele e preparazione.

Dentro di me, ho sempre avuto la convinzione che pian piano ci saranno altre persone neurodiverse che sentiranno il bisogno di parlare del loro funzionamento neurologico e come esso puó intersecarsi con la loro identitá di genere e/o orientamento sessuale, e rimango fiduciosa perché pian piano le cose si stanno muovendo verso un cambiamento volto all’inclusività e all’abbattimento di stigmi.

Non posso dire che non esiste piú l’abilismo, come non posso dire che tutte le persone mi accettano o capiscono il mio funzionamento neurologico, peró posso dire che noi abbiamo iniziato a parlare pubblicamente e parleremo ancora per molto tempo, specie finché le cose non cambieranno ed otterremmo quella reale inclusione nel mondo, che spesso ci impedisce di avere diritti e tutele, nonché di vivere in un modo dignitoso.

Ci siamo formati nel 2018, da un nucleo di amic* attivi nell'ambito politico. Il nostro pensiero di base è che i rapporti interpersonali tra di noi sono tanto importanti quanto le nostre idee politiche, il nostro nome vuole indicare proprio questo. Politicamente ci identifichiamo come transfemminist* intersezional*, lottiamo contro ogni stigma partendo da noi, dalla nostra vita e dalle nostre esperienze. Siamo attiv* in particolare su diritti de* sex worker, bdsm, body positive, sex positive, neuroqueer e tutto ciò che riguarda sessualità, identità ed espressione di genere. Essere QUEER incarna un modo di essere che si ribella al patriarcato, alle sue norme che ci colpiscono tutt*: donne, uomini, non-binary, intersex, omosessuali, bisex, o etero, aromantic* o asessual*, o chi ha scelto di essere libera Siamo trasfemministe intersezionali, perché la libertà non è se non è di tutt* e perché lottiamo per un femminismo che vada oltre l'anatomia e i ruoli di genere imposti.

Comments (2)

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    Nicola

    Hai un enorme coraggio a scrivere queste parole. Continua così, credo in te

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    dani

    Bellissimo articolo! Finalmente, qualcuno che non si mette in cattedra, scrive bene e in modo semplice e accessibile, parlando della propria esperienza personale.

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