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Intersezionale

Uno sguardo alla Polonia col fiato sospeso

L’immagine del fulmine rosso è stata inizialmente creata da Ola Jasionowska – graphic designer e femminista con sede a Varsavia – in occasione della “Black Protest” nazionale nell’ottobre 2016, quando i cittadini hanno manifestato contro la legislazione che proponeva di criminalizzare tutti gli aborti.

È un simbolo di avvertenza. Quando tutti gli appelli verbali e cortesi falliscono, le donne lo usano come segnale di avvertimento. 1)

Natalia Sielewicz

Le destre unite contro i diritti riproduttivi

22 ottobre 2020. La Corte Costituzionale polacca si pronuncia a sfavore dell’aborto terapeutico, definendolo una pratica eugenetica. La sentenza è il risultato della riforma giudiziaria del partito di desttra al governo, Diritto e Giustizia (PiS). Nel tempo ha ottenuto un controllo diretto dell’organo di garanzia costituzionale, a partire dalla presidentessa, Julia Przylebska, molto vicina al partito stesso. 2)

Sono anni che il PiS tenta di cancellare le poche, risicate possibilità di abortire per le donne, usando ogni mezzo necessario. Nel 2016 per esempio, Ordo Iuris, l’organizzazione anti-abortista più potente del Paese, redisse una legge che introduceva di fatto il divieto totale di interruzione di gravidanza. La mela non cade mai troppo lontana dall’albero: Ordo Iuris ha stretti legami con il partito di Diritto e Giustizia, tant’è che il suo fondatore, Aleksander Stepkowski, è stato vice-ministro per gli affari esteri e Presidente della Corte Suprema polacca.

Quell’anno il tentavo fu stato spazzato via da decine di migliaia di donne polacche, che vestite a lutto e con ombrelli neri scesero in strada per la #CzarnyProtest, la “protesta nera” femminista. Il governo fu obbligato a tornare sui suoi passo. 3)

Ricordiamo poi il bieco tentativo di far approvare la legge “Stop aborto” insieme alla legge “Stop pedofilia” nell’aprile di quest’anno, approfittando del primo lockdown da Covid-19. In quell’occasione il movimento ha saputo reiventarsi, senza arretrare di un passo, manifestando il proprio dissenso in fila al supermercato, con picchetti a due metri di distanza, appendendo i volantini sulle biciclette, dai finestrini delle auto e in qualsiasi spazio pubblico, con petizioni online o video con l’hashtag #PiekłoKobiet e #ProtestAtHome. In quell’occasione è stato ricordato che “gli ombrelli non sono mai stati chiusi” e che l’attenzione sulle mosse del PiS è sempre rimasta alta. 4)

Ridurre le cause dei tentativi di eliminazione di diritti fondamentali delle donne e delle soggettività LGBTQIA+ all’ultracattolicesimo della Polonia, come è stato più volte scritto in queste settimane, non tiene conto del quadro politico più complesso che riguarda le destre europee e nel quale anche il nostro Paese gioca un ruolo importante.

Nel 2017, Non una di meno ha denunciato 5), in occasione del Congresso Mondiale delle Famiglie (WCF) a Verona, la rete europea e mondiale di ultraconservatori che si andava consolidando. Una saldatura tra le destre e i movimenti “per la vita” con obiettivi e strategie apertamente “antigender” e contro i diritti delle donne.

Nel nostro paese è il Movimento per la Vita a giocare un ruolo strategico sul fronte “prolife”, attraverso una rete capillare di Centri d’Aiuto alla Vita, strutture dove si cerca di persuadere le donne a non abortire. Una presenza legittimata dalla stessa legge 194 6), che nel secondo articolo formalizza la possibilità per i consultori pubblici di avvalersi di collaborazioni con associazioni che aiutino le donne a portare a termine la gravidanza.

Gli alleati ultraconservatori si spingono oltreoceano, come dimostra la recente Geneva Consensus Declaration, un accordo co-sponsorizzato dagli Stati Uniti e firmato da 32 paesi nell’ottobre 2020, tra cui appunto la Polonia, che mira a sottrarsi alle vie diplomatiche tradizionali (come la dichiarazione dei diritti umani dell’ONU) assumendo una posizione apertamente “antichoice” e servendosi di un linguaggio “profamily” 7)

L’auto organizzazione femminista valica le frontiere

Ad una minaccia globale la risposta non può che valicare i confini nazionali: se i dati ufficiali parlano di un migliaio di aborti l’anno eseguiti in Polonia nel 2019, più del 90% a causa di malformazioni fetali, si stima che quelli clandestini si aggirino tra i 100 e i 150.000. Molte donne sono costrette a interrompere la propria gravidanza in modo insicuro, mettendo a rischio la propria salute e la propria vita. Per far fronte a tutto ciò, organizzazioni non governative, associazioni e gruppi informali di attiviste lavorano ogni giorno per salvare la vita a migliaia di donne polacche, accompagnandole nelle nazioni vicine, fornendo informazioni in merito all’ivg farmacologica autogestita, dando loro supporto economico, spedendo le pillole abortive a casa.

Tra le varie iniziative spicca Abortion Without Borders, una rete che fornisce supporto telefonico, informativo, e materiale. 8) Nata nel dicembre 2019, formata da sei gruppi prochoice che hanno sede in quattro nazioni diverse, ha già aiutato più di 2200 persone.

Abortion Without Borders services include information, funding, translation services, creative problem solving, accommodation in volunteer homes, and more. We do not ask people how they got pregnant or why they want an abortion. Our only criteria for funding is financial need. The only person with the right to decide to continue or end a pregnancy is the person who is pregnant.

Women on Web invece, è una ONG attiva da 15 anni in tutto il mondo nell’ambito dell’aborto telemedico, e in queste settimane ha messo a disposizione il proprio staff medico per supportare chi volesse interrompere una gravidanza per malformazioni del feto anche dopo il secondo trimestre 9).

The diagnoses of severe fetal malformations are usually made in the second trimester of a pregnancy. According to the World Health Organization, the medicines, Mifepristone and Misoprostol, are also safe to use to end pregnancies in the second trimester. Women on Web’s medical staff will provide close supervision to any women who need this service. Women on Web already supports people with unwanted pregnancies in the first trimester for all reasons.

La non risposta del governo

Il 30 ottobre, un corteo di 100.000 persone ha bloccato la città di Varsavia, mentre nei giorni precedenti, azioni diffuse nelle più importanti chiese del paese hanno mantenuto alta la tensione e permesso una forte visibilità all’estero.

Il grido delle soggettività femminili e LGBTQIA+ ha risuonato in tutto il mondo, i suoi echi hanno attivato reti di solidarietà, staffette, e un tam tam di notizie sui social network inarrestabile, al punto da mettere in crisi il governo stesso, che ad ora non ha ancora pubblicato la sentenza del tribunale sulla gazzetta ufficiale. Sicuramente non una vittoria definitiva, anzi, uno dei tanti escamotage che il governo ha messo in campo sperando di prendere tempo per diminuire la pressione creata dalle proteste. 10)

Ci sono alcune differenze con la protesta del 2016: le manifestanti e i manifestanti non rivendicano solo il diritto di aborto, chiedono anche una corte suprema autentica e trasparente, dei fondi per l’assistenza sanitaria, aiuti ai lavoratori e alla cultura. Chiedono le dimissioni del governo. Rivendicare il diritto all’aborto quindi, per ribadire la piena autonomia soggettiva e collettiva.

Note

Note
1 Artists and Art Workers Challenge Poland’s Abortion Ban https://buff.ly/2Ie6RWw
2 [2]Polonia, l’Unione europea avvia una procedura di infrazione per lo stato di diritto-https://www.eunews.it/2020/04/29/polonia-unione-europea-avvia-procedura-infrazione-lo-diritto/129564
3 Polonia, vince la protesta delle donne. Marcia indietro sulla legge anti-aborto –https://www.repubblica.it/esteri/2016/10/06/news/polonia_vince_la_protesta_delle_donne_marcia_indietro_del_governo_sulla_legge_anti-aborto-149202116/
4 Polish parliament delays decision on new abortion restrictions https://www.theguardian.com/world/2020/apr/16/polish-parliament-delays-decision-on-new-abortion-restrictions
5 Congresso famiglie a Verona, “Non una di meno” lancia la contromobilitazione transfemminista: “Occupiamo la città” https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/03/25/congresso-famiglie-a-verona-non-una-di-meno-lancia-la-contromobilitazione-transfemminista-occupiamo-la-citta/5059631/
6 Legge 22 maggio 1978, n. 194 http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_normativa_845_allegato.pdf
7 Geneva Consensus Declaration denies human rights, a statement from Ipas https://www.ipas.org/news/geneva-consensus-declaration-denies-human-rights-a-statement-from-ipas/
8 Abortion Without Borders https://abortion.eu/
9 Free medical abortions for women with fetal indications in Poland https://www.womenonweb.org/en/page/20549/free-medical-abortions-for-women-with-fetal-indications-in-poland
10 Il governo polacco non sa più cosa fare sull’aborto https://www.ilpost.it/2020/11/05/il-governo-polacco-non-sa-piu-cosa-fare-sullaborto/

Obiezione Respinta è un progetto che dal 2017 mappa dell'obiezione di coscienza in Italia a partire dalle esperienze di chi l'ha vissuta sulla propria pelle. Negli anni ci siamo occupate di divulgazione su sessualità, contraccezione, IVG, tecnologie digitali, femminismo. Online ci trovi su obiezionerespinta.info, mentre offline ci trovi alla Limonaia-Zona Rosa di Pisa.

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