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ACCOGLIENZA E RESISTENZA

Attenzione: Articolo Aggiornato a Settembre 2020, quindi non tratta gli aggiornamenti dei decreti

Cosa è cambiato nei centri di accoglienza per i richiedenti asilo in seguito al Decreto Salvini e come si va avanti, nonostante tutto.

“Dopo mesi di lavoro, arriva il voto finale al Senato sul Decreto Sicurezza e immigrazione, con il quale vorrei regalare a questo Paese un po’ di regole e un po’ di ordine .Un passo in avanti per la sicurezza non solo dei cittadini italiani ma anche dei tanti immigrati regolari e perbene che non devono essere mischiati con stupratori, scippatori, spacciatori, gente che non scappa dalla guerra ma che la guerra ce la porta in casa.”(fonte: Stranieri in Italia –https://stranieriinitalia.it/ )

Era il 6 novembre 2018 e cosi Matteo Salvini presentava il DL sicurezza; qualche mese dopo diventavano realtà i tanto propagandati tagli al sistema dell’accoglienza destinato ai richiedenti asilo.

 A partire da quel momento, ai richiedenti asilo in arrivo nel nostro Paese, viene garantito solo il necessario per sopravvivere (un tetto, vestiario, cibo), mentre viene tolto tutto l’essenziale per vivere dignitosamente (cultura, prospettive, sostegno). 

Che cosa ha significato, in soldoni, la riduzione dei famosi 35 euro al giorno?  Ha portato ad eliminare i servizi migliori che potessero garantire le strutture di prima accoglienza: i corsi di lingua italiana, l’orientamento al lavoro, il supporto psicologico. A soffrire maggiormente il taglio delle risorse sono stati i Cas (Centri di accoglienza straordinaria)*, la prima accoglienza, il primo posto dove vengono ospitati i migranti, dopo uno sbarco o comunque appena giunti sul nostro territorio; in questa tipologia di strutture le persone possono rimanere anche anni in attesa dei documenti e del riconoscimento di qualche tipo di protezione; se prima gli utenti potevano utilizzare questa lunga permanenza per imparare la lingua italiana, integrarsi sul territorio o cercare un lavoretto, adesso sono lasciati molto più soli.

Potremmo stare per ore a discutere sul vero obiettivo di questi tagli, che al grido di riportare ordine, disciplina e sicurezza nazionale celavano invece ulteriore precarietà e rinnovata insicurezza. “Abbiamo portato ordine, regole, serietà e trasparenza in un fenomeno dell’accoglienza che era diventato un mercimonio, un business fuori da ogni controllo, pagato dal contribuente” così dichiarava il nostro ex Ministro dell’Interno, quindi, vediamo da vicino di quale ordine parla.

Il Dl sicurezza, tanto per cominciare, ha fatto perdere il lavoro a migliaia di operatori del terzo settore, per la maggior parte giovani, italiani e qualificati, psicologi, infermieri, insegnanti, educatori. Il costo dei tagli è alto non solo per i migranti: la riduzione delle spese è stata calcolata proprio su un ridimensionamento delle ore di lavoro del personale impegnato nei centri di accoglienza. In quelli piccoli, con 20 utenti, il taglio è del 30%: da 180 ore settimanali complessivamente richieste nel 2018 a 125 nel 2019. Mentre in una struttura che ospita 300 persone il taglio arriva al 70%: da 1.398 ore di lavoro nel 2018 si scende a 418 ore settimanali complessivamente richieste nel 2019.La riduzione delle ore corrisponde a una riduzione di lavoro e di personale. Con il Decreto Salvini sono a rischio 18 mila posti di lavoro, su un totale di 36 mila persone che operano nel settore. A denunciarlo le sigle sindacali Fp Cgil, Fisascat Cisl, Cisl Fp e Uil Fpl “-(fonte-Più Culture, il giornale dell’intercultura a Roma –https://www.piuculture.it/ )

Ed è così che vediamo il vero costo del Decreto Salvini, un costo in termini di capitale umano e di umanità, che ha tgliato le gambe ed il futuro ai lavoratori dell’accoglienza e all’utenza stessa.

Taglio della figura dello psicologo. Sacrificare la figura dello psicologo all’interno di un centro di prima accoglienza, dove arrivano uomini, donne e bambini appena sbarcati, recuperati da un gommone alla deriva, segnati dalle torture o dagli stupri, non è sinonimo di sicurezza; togliere uno psicologo a tutela di persone che si portano dietro, come minimo, una sindrome da stress post traumatico, è quantomeno un’azione irresponsabile.

Lo psicologo che operava all’interno del Cas, non svolgeva unicamente il ruolo di supporto ad esseri umani che avevano subito gravi traumi o che vivevano una situazione di fragilità emotiva ed economica, serviva anche a monitorare soggetti potenzialmente violenti per sé stessi o per gli altri, che potevano essere così sottoposti a specifiche terapie, essere segnalati a strutture adeguate o controllati dalle prefetture stesse. E invece ora lo psicologo non c’è più, mentre il rischio di soggetti pericolosi e patologici rimane. E sicurezza sia.

Voglio soffermarmi però su quello che ha colpito maggiormente la mia esperienza personale, il taglio dei fondi per i corsi di italiano all’interno dei centri.

Ho lavorato per 3 anni come insegnante di lingua italiana in L2 presso centri di accoglienza straordinaria e Sprar (adesso Siproimi*). Insegnare l’italiano in L2 significa insegnare una lingua straniera direttamente nel Paese dove questa lingua è parlata (in questo caso in Italia) e che quindi, per lo straniero, diventerà appunto una seconda lingua, quella della necessità, la lingua del bisogno, dell’urgenza.

Conoscere le basi di una lingua può essere utile per un turista che viene in Italia per piacere e che gli darà la libertà di ordinarsi da solo la cena al ristorante, ma diventa necessario per una persona che arriva in un paese nuovo per altre cause, tutt’altro che piacevoli, quali povertà, salute, persecuzioni.
nel caso specifico degli apprendenti immigrati dobbiamo poi considerare che la lingua è uno strumento non solo di comunicazione, ma di inclusione sociale, di autopromozione e di realizzazione personale” (fonte a L. Maddii – a cura di- Insegnamento apprendimento dell’italiano L2 in età adulta, Atene, Edilingua 2004.)

 L’immigrato appena arrivato nel nostro Paese dovrà sbattere la testa sul muro della burocrazia quotidianamente, a partire dalla richiesta di asilo, e ogni giorno avrà a che fare con termini quali: commissione territoriale, cedolino, modello C3*, residenza, contratto, esenzioni, permesso di soggiorno, codici di riconoscimento, medico di famiglia, asl, agenzia delle entrate, codice fiscale, Stp*.

Sono sicura che molti di coloro che leggeranno questo articolo, non si sono mai recati ad una asl a richiedere il medico di famiglia, alcuni avranno ancora la residenza dai genitori e saranno presi dallo sconforto quando dovranno avventurarsi ed orientarsi nel mondo della burocrazia “made in Italy”. Immaginate la difficoltà per uno straniero. 

Come insegnante, dal primo giorno di lavoro, ho lavorato per 3 anni, tutti i giorni, per fare scuola ai ragazzi, alle donne, agli uomini, ai bambini, che sono passati per il centro. Oltre al classico percorso di insegnamento dell’italiano, diviso per livelli, vi erano alcune lezioni che erano per tutti e seguivano cicli precisi. C’era la lezione sul Natale, quella sull’8 marzo e quella sulla giornata dei diritti umani.

A Natale, con tutti i ragazzi, decoravamo il centro. Creavamo dei cartoncini colorati di varie forme sui quali ognuno scriveva un pensiero, un desiderio, una preghiera. Mi faceva sempre sorridere vedere alla tv qualche politico che gridava all’allarme per gli “islamici” che volevano cancellare le “nostre tradizioni”, mentre i più attivi nelle decorazioni natalizie sono sempre stati i miei studenti musulmani.

Poi c’era la lezione sull’8 marzo “Giornata Internazionale della Donna”, la mia preferita. Prendevo tutte le donne e facevo una lezione declinata al femminile, spiegavo loro il significato di quel giorno, ragionavamo su quali fossero i nostri diritti, quelli acquisiti faticosamente, quelli ancora da conquistare, poi facevamo una merenda insieme. Il giorno dopo facevo la stessa lezione solo con gli uomini. Ed era bello anche in quel caso, diverso, più faticoso, ma soddisfacente.

Il 10 dicembre, celebravamo la giornata Internazionale per i Diritti Umani. Leggevamo la Convenzione Internazionale per i Diritti dell’Uomo, creavamo dei parallelismi con le situazioni dei Paesi di provenienza, con la situazione dei migranti in Italia. Ogni studente mi diceva quali fossero per lui o lei i diritti più importanti. 

Tutte le persone che varcavano la soglia della classe di italiano erano una storia, ma soprattutto avevano una storia da raccontare e potevano usare la nostra scuola per trovare il modo di farla conoscere all’insegnante e ai compagni.  

Tra i banchi della mia classe abbiamo parlato di politica, di guerra, di religione, di povertà e ricchezza, di figli e di genitori. Ho sentito lamentele, ho assistito a litigi, abbiamo aperto dibattiti.

Io ero la maestra e loro gli studenti. spesso i ruoli si sono invertiti, scoprendo così tante cose che non conoscevo o che avevo sempre osservato dietro il filtro dei nostri media. Per mio conto, ho fatto quello che potevo. Insegnavo ai miei ragazzi a poter comunicare, a parlare, a raggiungere un livello tale di lingua italiana che gli permettesse di non perdersi dentro un ospedale, di poter cercare un lavoro, un corso di formazione, di prendere la patente. Ma fondamentalmente, cercavo di insegnare loro a sopravvivere al razzismo, a non farsi mettere i piedi in testa, a non subire ingiustizie, ad avere degli strumenti per rispondere agli abusi di potere.

Fino allo scorso anno, appena i migranti arrivavano nei CAS, trovavano all’interno della struttura ospitante mediatori culturali, insegnanti, psicologi, assistenti sociali, operatori legali e sociali pronti a seguirli nel loro percorso di integrazione in Italia ed in Europa. Adesso, al loro posto, c’è un vuoto e tanti passi indietro. Ogni giorno sento parlare di modificare i decreti sicurezza. Pensiamo invece ad abrogarli e smettere di pensare che l’immigrazione sia un problema di sicurezza.

*CAS – Centri di accoglienza straordinaria – i centri di prima accoglienza, dove si svolgono le pratiche documentali delle persone, si attende l’esito della commissione territoriale per il riconoscimento del diritto di asilo o di altre forme di protezione

*SIPROIMI – Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati

*MODELLO C3 – modulo fornito dalla Questura attraverso il quale il richiedente asilo può formulare la richiesta di protezione internazionale

*STP – il codice STP (Straniero temporaneamente presente) Il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente) è uno strumento che permette l’applicazione del diritto all’assistenza sanitaria anche ai cittadini extra-UE irregolarmente presenti sul territorio. (Wikipedia)

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