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Cyberpunk e Transfobia

Yuliya Ogorodnik, in arte Yugoro, è finita suo malgrado sotto i riflettori lo scorso ottobre, quando nei commenti alla foto del suo costume tratto dall’attesissmo videogame Cyberpunk 2077 è piovuta una salva di commenti negativi che l’accusavano di transfobia.

Yugoro è una cosplayer, un’appassionata di cultura pop che per hobby crea e indossa gli outfit dei suoi personaggi preferiti, e in questo caso era impegnata nella competizione più importante della sua carriera: il contest ufficiale indetto da CD Projekt Red, la casa produttrice del gioco. Il suo personaggio, Chromanticore, proviene da un poster apparso l’anno scorso all’interno del primissimo trailer di Cyberpunk 2077, un’immaginaria reclame pubblicitaria di una bibita gasata del futuro, che suscitò scalpore già all’epoca.

Difficile non notare, infatti, la sagoma di un pene in erezione ben visibile attraverso il tessuto del body, che scatenò le ire di una frangia della comunità LGBTQIA+. Un dettaglio che Yugoro ha fedelmente riprodotto nel proprio costume, con tanto di luci a LED. Ora come allora, l’accusa è sempre la stessa: l’iper-sessualizzazione delle donne transgender da parte di persone cis. C’è chi ha addirittura fatto notare come il nome contenga la parola “man” (uomo), come a voler evocare la sfera semantica maschile e denigrare l’identità di genere del personaggio.

La questione è estremamente complessa, per una pletora di ragioni. Prima di affrontarle nel dettaglio, tuttavia, lasciamo la parola a Yugoro, che ringraziamo per aver accettato di rilasciare quest’intervista in esclusiva per Intersezionale. Nata e cresciuta in Estonia, è entrata nel mondo del cosplay sette anni fa e aspira a farlo diventare un lavoro, prendendo parte a numerose competizioni locali e internazionali.

La tua esperienza come concorrente del contest ufficiale di Cyberpunk 2077 è stata senza ombra di dubbio un successo, ma allo stesso tempo è stata macchiata dal bullismo subito online. Sei stata attaccata per la tua scelta di interpretare un personaggio transgender. Puoi raccontarci di più al riguardo?

Sono convinta che questa competizione sia stata un successo e sono molto orgogliosa dei miei risultati come artista e crafter. Non è stato facile essere ammessa alle finali e ho dovuto dare il meglio di me stessa. Parlando dei commenti ricevuti, non voglio focalizzarmi su quelli tossici. Tra l’altro è ironico che circa un anno fa, durante il turno preliminare, venni criticata aspramente da un altro gruppo di persone per lo stesso costume, che all’epoca non includeva le “parti intime”. La loro motivazione? Mancanza di rispetto per l’immagine originale.

Hai ricevuto supporto e solidarietà, dai tuoi follower o da altri cosplayer, durante questa tempesta mediatica?

Parecchio, da amici, persone che mi seguono sui social e altri cosplayer. In particolare, è stato davvero rassicurante leggere i complimenti di alcune persone transgender, che hanno apprezzato il mio cosplay senza trovarlo minimamente problematico.

Quando Chromanticore fu mostrata per la prima volta nel 2019, diede vita a un discreto putiferio su Twitter. In difesa della CD Projekt Red venne fatto notare come il poster su cui appare rappresentasse una critica all’uso dell’immagine sessualizzata di donne transgender per scopi commerciali da parte delle corporazioni. Secondo le notizie più recenti, inoltre, il gioco permetterà di creare il proprio alter ego modificandone i tratti senza alcun vincolo di genere. Sembrerebbe dunque che Cyberpunk 2077 si prepari, almeno in qualche misura, ad affrontare la tematica dell’identità di genere. Come giocatrice e come fan, hai delle aspettative su questo specifico aspetto del gioco?

A quel tempo non usavo Twitter, quindi ho scoperto solo di recente che Chromanticore avesse sollevato un vespaio. Si tratta di un argomento piuttosto controverso, ma personalmente ritengo grandioso che Cyberpunk 2077 ci mostri un futuro dove la transizione sarà la norma. Quando ero piccola, mi sono spesso chiesta cosa si provasse ad essere un ragazzo e nei giochi di ruolo ho sempre interpretato sia personaggi maschili che femminili. Non vedevo alcuna differenza. Sarebbe molto interessante se tra i contenuti del gioco ci fosse qualcosa di specifico sull’identità di genere.

A livello personale, cos’ha significato per te interpretare Chromanticore? E’ stata una bella sfida, per te, quella di calarti nei panni di un personaggio così particolare e, come lo ha definito qualcuno, controverso?

Sono una grande fan di The Witcher e sono felice di aver avuto l’opportunità di interpretare un personaggio del nuovo gioco della CD Projekt Red. Non conoscevo l’universo di Cyberpunk, ma dopo qualche ricerca me ne sono innamorata. Quando è stato annunciato il contest, ogni partecipante ha dovuto cercare il proprio personaggio in tutto il materiale esistente già pubblicato e all’epoca c’erano solo un paio di video e qualche immagine. Dopo aver visionato il tutto, mi sono resa conto che la maggior parte dei personaggi (come V, ad esempio) sarebbero diventati super-popolari tra i cosplayer, così ho deciso di lanciarmi su qualcossa di diverso. Appena ho visto il poster di Chromanticore, ho pensato: “E’ lei!”, e ho cominciato a cercare qualcosa di più dettagliato di uno screenshot pixelato di una macchinetta per le bibite preso da un video in pausa. Non trovando niente di niente, ho deciso di inventare di sana pianta tutte le parti del vestito che non si vedevano nell’immagine, come uno schermo a LED sul retro della giacca e luci ed effetti di fumo nelle scarpe. Praticamente ogni pezzo del costume aveva magneti, componenti elettroniche o entrambe le cose. Ma l’outfit è stata solo la prima metà del lavoro. Una volta terminato, è giunto il momento di produrre foto e video e di partecipare a competizioni internazionali di cosplay per avere una chance di entrare in finale. Nell’ultimo anno, ho avuto modo di imparare molto e conoscere un sacco di nuove persone fantastiche. Se dovessi rifare tutto da capo, non ci penserei un secondo.

La domanda che sorge spontanea e a cui cercheremo di dare risposta è: c’è davvero qualcosa di sbagliato nella scelta di Yugoro di dare vita a Chromanticore? E in quella di CD Projekt Red, che ha creato il design? Come già detto, si tratta di un problema estremamente complesso e per cui non esiste una soluzione univoca. Quello che possiamo fare è cercare di analizzarne gli aspetti principali e riflettere su ciascuno di essi.

La situazione venutasi a creare intorno al personaggio di Chromanticore e alla sua interpretazione da parte di una cosplayer cisgender affonda le sue radici in due problematiche specifiche: l’ipersessualizzazione delle donne transgender nei media e l’assegnazione di ruoli di personaggi transgender ad attori e attrici cis nel mondo del cinema e della televisione. Addentrarvisi nel dettaglio richiederebbe un intero trattato di studi di genere, tuttavia è importante evidenziarne l’esistenza e metterle in relazione con la polemica su Cyberpunk 2077.

Apparentemente, infatti, esiste una correlazione evidente. La CD Projekt Red ha inserito in un trailer l’immagine, decisamente sessualizzata, di una donna transgender, mettendone in risalto i genitali maschili con tanto di sloganMix It Up“. La pioggia di critiche rivolte alla casa sviluppatrice, tuttavia, non ha tenuto conto del contesto di quel poster: non si tratta di una pubblicità volta a vendere il videogame, ma di una rappresentazione fantascientifica del consumismo del futuro.

E qui è necessario spendere poche righe sulla storia e l’ambientazione del gioco.

Sequel diretto del celebre gioco di ruolo da tavolo degli anni ’80, Cyberpunk 2077 ci trasporterà nella metropoli distopica di Night City, in una società governata da potenti corporazioni che si contendono il potere politico su un sottobosco di gang criminali e povertà. Ispirato dalla letteratura transumanista di autori come Philip K. Dick e William Gibson, pone al centro della propria narrativa il tema della fusione tra uomo e macchina e dell’intervento della tecnologia sul corpo umano.

Un progresso governato dai capricci del mercato e dall’insaziabile sete di profitto di aziende senza scrupoli, disposte a tutto per mantenere il controllo sul proprio patrimonio. Questo dualismo, questa contrapposizione tra la libertà di trasformarsi, di modificare a piacimento il proprio corpo fino a diventare chiunque si voglia essere, e la schiacciante oppressione di un capitalismo autoritario privo di vincoli morali, rende Cyberpunk un universo narrativo dotato di una grande e complessa profondità allegorica, che non bisogna perdere di vista quando ci si trova davanti a immagini come quella di Chromanticore.

Specie se si considera che si tratta di un elemento comparso sullo sfondo durante un trailer e che è semplicemente stato notato, ingrandito ed evidenziato da fan, youtuber e riviste specializzate. E se i più cinici sosteranno che potrebbe essere stata una scelta voluta per far parlare del gioco, è quantomeno azzardato definirla una trovata pubblicitaria in senso classico.

Non solo, come accennato durante l’intervista, per la prima volta nella storia dell’industria videoludica, il titolo di CD Projekt Red permetterà di modificare a proprio piacimento il nostro alter ego virtuale senza alcun vincolo di genere.

E se giochi come il recente Star Wars: Squadrons permettevano già di miscelare tratti maschili e femminili del personaggio, come la voce o la presenza o meno del seno, sembra che Cyberpunk 2077 ci permetterà di decidere la natura e addirittura le dimensioni dei genitali.

Bisognerà attendere l’uscita del gioco, il prossimo 10 Dicembre, per comprendere la reale portata di questa feature rivoluzionaria. Ad esempio, ci verrà permesso anche di indicare la nostra identità di genere? E questo avrà ripercussioni su come il resto del mondo si interfaccia col nostro personaggio?

In attesa di avere risposta a queste domande, torniamo al punto di partenza: ha davvero senso criticare una cosplayer che ha deciso di interpretare Chromanticore, conoscendo il contesto in cui il personaggio è nato? Come spesso accade in situazioni simili, è difficile dare una risposta univoca. Il mondo del cosplay è un ambiente aperto ed estremamente inclusivo, che spesso rappresenta un rifugio per categorie emarginate. Tra i cosplayer c’è un’altissima percentuale di persone LGBTQIA+ e sono in tanti a condividere un passato (o un presente) di bullismo ed emarginazione.

Lo slogan “Cosplay is for everyone” (“il cosplay è per tutti”) la fa da padrone sulle pagine specializzate e dovrebbe dare l’idea di quanto questo contesto sia lontano dal mondo del cinema e della televisione, caratterizzato da una sistematica discriminazione nei confronti delle persone transgender.

Eppure, la questione è tutt’altro che semplice. Analizzando i commenti sotto la foto di Yugoro, troviamo esponenti della comunità LGBTQIA+ sia tra chi la critica, che tra chi la difende. Nel condannare con fermezza gli insulti e le minacce di cui è stata vittima, è importante che da questo spiacevole incidente scaturisca un dibattito sano e costruttivo.

La community cosplay non è nuova, ahimè, a simili polemiche: una situazione non troppo diversa persiste da anni attorno alla pratica di utilizzare il make-up per modificare la propria carnagione o la forma degli occhi e interpretare personaggi di etnia diversa dalla propria. Dove finisce la propria libertà di espressione artistica, di fronte al disagio, più o meno legittimo, di una categoria discriminata?

E se scurirsi la pelle richiama alla memoria pratiche orrende come quella del blackface, a cui viene in effetti associata dalla maggior parte della community afroamericana, quella di cimentarsi con personaggi di genere diverso dal proprio è una sfida che raccolgono costantemente migliaia di cosplayer in tutto il mondo. E sì, questo include anche personaggi transgender e non binari. Viene da chiedersi se la polemica non derivi dalla sola ipersessualizzazione dell’immagine che, presa fuori contesto, possa aver toccato un nervo scoperto in alcuni esponenti della comunità transgender.

Comprensibile, se si ci sofferma per un istante a pensare a ciò che questa gente, questi esseri umani, si trovano a dover sopportare ogni giorno. Nessun individuo cisgender sarà mai in grado di capire a livello viscerale ciò che si prova, ma è necessario un atto di empatia, di ascolto e, perché no, un rispettoso scambio di opinioni. Come è già stato evidenziato anche dal racconto di Yugoro e dai commenti che sono sotto gli occhi di tutti, la comunità transgender è essa stessa divisa su questo specifico tema.

Dopotutto, il futuro prospettato da Cyberpunk è basato su germogli di transumanesimo che già esistono nella nostra realtà e più progrediamo, tecnologicamente e culturalmente, più la nostra società si globalizza, più i temi sociali diventeranno complessi e interconnessi. E per affrontarli, sarà necessario un dibattito sano, informato e che coinvolga ogni categoria, senza lasciare indietro nessuno.

Certo è che la cultura pop, che negli ultimi anni ha visto crescere la sua diffusione a livello planetario come mai prima d’ora, rappresenta un importante strumento di comunicazione. Una lente metaforica e irresistibile attraverso cui osservare la realtà con un occhio rivolto verso l’avvenire, un universo di storie ben radicate nel cuore di milioni di appassionati e in grado di mandare messaggi con un’efficacia che i media tradizionali stanno sempre di più perdendo.

Per questo è fondamentale parlare di videogiochi come Cyberpunk, di rappresentazione etnica, di genere e LGBTQIA+ al cinema e in televisione. Perché ciò che queste storie ci raccontano è l’uguaglianza e la diversità a cui la nostra società dovrebbe aspirare.

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