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M.I.L.F | Mothers that, incredibly, like to fuck: Maternità e stigma

Immagine in Copertina: @lagattapigra


Nell’ultimo secolo il ruolo sociale della madre ha subito molti cambiamenti. Dall’angelo del focolare in epoca fascista alla donna multitasking che deve trovare il perfetto equilibrio tra lavoro di cura e carriera, passando per la casalinga borghese degli anni del boom economico. Ciò che queste visioni hanno in comune sono gli assunti per cui la piena realizzazione di una donna avviene grazie alla sua prole e che la sua soggettività si esaurisca nella maternità.

Maternità come necessità, non come scelta, e una femminilità che si può esprimere solo nella cura ed educazione dei figli, con regole e modalità tradizionali e imposte.

Si sa che una madre lavora, respira, pensa e agisce per i figli e il marito. L’unica eccezione a questa percezione viene modellata dalla categoria pornografica delle milf, mothers i like to fuck (madri che mi farei), pensata da e per uomini etero e cis. In questa categoria in realtà finiscono tutte le donne sopra i 40, considerate attraenti secondo i canoni del desiderio patriarcale e eteronormato.

@prippidiluna

Le donne dopo i 40 devono essere madri e possono essere messe in relazionate alla sessualità solo come oggetto del desiderio di qualcun altro. Cosa potremmo scoprire se decostruissimo e ribaltassimo questa concezione? cosa succederebbe se capissimo che alle madri, incredibilmente, piace fottere? E se si desse voce a queste madri, per raccontare liberamente questo aspetto della loro soggettività, quali storie, visioni e rivoluzioni potrebbero prendere corpo?

Come collettivo abbiamo pensato che fosse interessante e importante cercare delle risposte a queste domande e riappropriarci del termine M.I.L.F nato per oggettificare e opprimere le madri. Con queste premesse a inizio novembre abbiamo lanciato la campagna M.I.L.F! mother that incredibly like to fuck!. È stata fatta una call indirizzata a quelle donne e madri che desiderano, godono e sono protagoniste orgogliose della loro sessualità, per dare voce e spazio alle loro storie.

La variabile che accomuna i racconti di queste esperienze è il vissuto reale e bruciante dello stigma associato al binomio sessualità e maternità. Stigma che diventa minaccia di alienazione parentale, soprattutto per chi esplora e accetta desideri non normati e considerati estremi. Stigma che può divenire un arma nelle mani di un ex-partner geloso o di famiglia e conoscenti troppo giudicanti.

Proprio per questo è importante dare voce e ascolto a queste storie, spesso attraverso la necessaria protezione dell’ anonimato. Perché libere da giudizi e paure rivelano racconti pieni di gioia, complessità e consapevolezza di se e dei propri desideri.

Consapevolezze che spesso si riflettono positivamente anche nel rapporto e nell’ educazione che queste donne, nonostante le innumerevoli difficoltà sociali, instaurano con i loro figli. Perché spesso solo un essere umano pienamente realizzato e capace di accettare la propria e altrui complessità riesce davvero a mostrare una strada serena per fare altrettanto ai propri figli.

@prippidiluna

Spesso queste madri vengono accusate di trascurare, confondere o deviare i propri figli con i loro comportamenti.

Quello che esce da questi racconti è invece come le soddisfazione e l’accettazione delle loro fantasie le sostengano nell’affrontare tutte le difficoltà dell’impegno, che il mantenimento e la crescita di una famiglia richiedono, scongiurando o alleviando la frustrazione di cui molti genitori soffrono, a causa di un annullamento totale nella genitorialità.

L’idea che sempre piu si fa spazio nella nostra concezione di come si possa essere individui realmente realizzati, nella corsa frenetica dei doveri e delle necessità che la società moderna ci impone, è che sia necessario iniziare a riconoscere l’importanza di momenti in cui si gode veramente di se e si celebrano tutti gli sforzi fatti.

Questo per molte donne vuol dire trovare spazio e tempo al di fuori della genitorialità per godere della propria sessualità, con uno o piu partner, in maniera vanilla o BDSM. Se rinunciamo per un attimo al giudizio che una certa morale ha, ci possiamo rendere conto che questi sono esempi incredibili, coraggiosi e da celebrare di donne che hanno capito quanto fosse essenziale per il loro benessere e per la loro stessa esistenza non rinunciare ad esistere come esseri umani desideranti nella maternità.

Donne libere, consapevoli e che sanno accettarsi nella loro complessità creano le stesse possibilità per i propri figli, lottando ogni giorno contro i giudizi di una società limitante e frustrante. Quindi anche le madri scopano! Meno male che lo fanno, perché persone felici e comprensive della propria e altrui complessità potranno trasmettere questo ai propri figli e strappano con forza molte parti della loro soggettività dalle frustrazioni di una maternità limitante e castrante.

Se assumiamo che per guidare un figlio nella realizzazione di se stesso e per vivere una vita felice bisogna conoscere realmente se stessi e per conoscerci bisogna ascoltarsi, sperimentarsi e soddisfarsi, non rinunciare alla propria sessualità nella maternità è una scelta non solo da non giudicare e stigmatizzare ma da rivendicare con orgoglio e lo stigma che la opprime è uno dei tanti da distruggere.

Ci siamo formati nel 2018, da un nucleo di amic* attivi nell'ambito politico. Il nostro pensiero di base è che i rapporti interpersonali tra di noi sono tanto importanti quanto le nostre idee politiche, il nostro nome vuole indicare proprio questo. Politicamente ci identifichiamo come transfemminist* intersezional*, lottiamo contro ogni stigma partendo da noi, dalla nostra vita e dalle nostre esperienze. Siamo attiv* in particolare su diritti de* sex worker, bdsm, body positive, sex positive, neuroqueer e tutto ciò che riguarda sessualità, identità ed espressione di genere. Essere QUEER incarna un modo di essere che si ribella al patriarcato, alle sue norme che ci colpiscono tutt*: donne, uomini, non-binary, intersex, omosessuali, bisex, o etero, aromantic* o asessual*, o chi ha scelto di essere libera Siamo trasfemministe intersezionali, perché la libertà non è se non è di tutt* e perché lottiamo per un femminismo che vada oltre l'anatomia e i ruoli di genere imposti.

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