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Luna Lucha

Il Luchasegnale cambierà il mondo

Il percorso partecipato di Lucha y Siesta parte da lontano e rispecchia il pensiero critico che il suo collettivo politico, a partire da sé ma sempre in rete con tante altre realtà, ha saputo elaborare contemporaneamente all’attività di contrasto alla violenza di genere e di sostegno quotidiano alle donne che escono da situazioni di violenza. 1)In particolare, la vicenda che riguarda l’immobile di Via Lucio Sestio 10 ha portato nel settembre 2019 alla costituzione del Comitato Lucha alla Città con cui la comunità di Lucha y Siesta ha pubblicamente dichiarato di voler acquistare l’immobile per rispondere alle minacce di sgombero mosse dal Comune di Roma; la campagna di crowdfunding promossa dal Comitato ha raccolto dal basso circa 125.000 euro che, pur non essendo sufficienti a coprire il costo di acquisto dell’immobile – circa 2 milioni di euro, secondo le stime della Proprietà Atac – dimostrano che, dopo 12 anni di sperimentazione sociale sulle politiche di genere, Lucha y Siesta è animata da una comunità più ampia e viva che mai.

Il Laboratorio di progettazione partecipata2) svoltosi il 19 e 20 settembre è stato l’ennesimo – ma di certo non l’ultimo – passo di questo lungo percorso; passo con cui si è voluto mettere in dialogo due filoni di elaborazione e pratica politica estremamente interconnessi: quello del movimento per i beni comuni su come articolare il diritto a una città partecipata, aperta e solidale, e quello del movimento femminista e transfemminista sulla necessità dell’autonomia dei luoghi delle donne. 3)

Questo documento si situa quindi nel processo costituente di Lucha 2.0 che muove dal dichiarato intento di acquisto dell’immobile da parte della Regione Lazio e dal confronto con l’applicazione della legge regionale per i beni comuni;4)

Consapevoli poi dei limiti specifici di un testo scritto in italiano,5) lingua sessuata e binaria, scegliamo di utilizzare in questo documento lo schwa6) (ǝ al singolare; з al plurale). Il simbolo è stato scelto tra le tante varianti possibili (*, u, @…) a partire dall’ampio dibattito attualmente in corso; non sappiamo se questa nuova strada diventerà una convenzione o se si passerà ad altre soluzioni, siamo però certз di voler essere parte del processo di cambiamento che svela e supera il binarismo e la gerarchia riprodotti dalla nostra lingua, permettendoci sempre più di parlare alla (e della) irriducibile molteplicità di tutte le nostre esistenze.

Il documento è organizzato attorno ad alcune parole chiave e alla loro risignificazione, con l’obiettivo di rendere comprensibile, senza eccessive semplificazioni, la bellissima complessità emersa

La cornice: pratiche, condizioni e connessioni di un dispositivo di cura

Nell’autodeterminare Lucha 2.0 come bene comune transfemminista riconosciamo l’agire politico sperimentato e praticato a Lucha y Siesta come cornice di riferimento; scegliamo, cioè, un orientamento che assuma le pratiche più che i princìpi, le condizioni più che le regole (della parola regola assumiamo il significato di misura, modalità scelta e costante che guida l’agire, rifiutando invece quello di prescrizione).

Presupposti imprescindibili della cornice di riferimento in cui Lucha 2.0 si muove fluida sono:

I saperi e le pratiche femministe e transfemministe come chiavi di lettura del presente a partire dal riconoscimento della violenza di genere e dei generi come fenomeno complesso, sistemico e trasversale a tutti gli ambiti delle nostre vite. L’antifascismo, l’antirazzismo, l’antisessimo, il contrasto all’omolesbobitransfobia, la decostruzione degli stereotipi di genere e la lotta all’abilismo come valori imprescindibili. Perché fluidità e apertura non sono assenza di coordinate.

I luoghi delle donne e delle libere soggettività come spazi materiali e simbolici irrinunciabili che vivono nella dinamica del desiderio, che producono sapere, cultura, elaborazione di senso e di pensiero politico.·L’accesso ai diritti. Lucha 2.0 è una complessa e sfaccettata porta di accesso ai diritti, specialmente ai diritti di genere: autonomia, autodeterminazione, indipendenza, libertà, uscita dalle forme della violenza. Lucha 2.0 non fornisce servizi o parcelle di essi, non si sostituisce a chi è deputato ad erogarli in modo universale, lo Stato, ma si configura come spazio in cui risignificarli, reinventarli, sperimentando metodologie situate e mai neutre.

L’autodeterminazione e l’autogoverno. La comunità di Lucha 2.0 è dotata degli strumenti di pensiero e di pratica politica necessari ad attivare e sostenere percorsi di autonomia e autogoverno, facendo leva sulle proprie capacità autogenerative e autonormative.

La cura, nella rete di relazioni. Lucha 2.0 è un dispositivo di cura e di autocura di corpi che sono in relazione con lo spazio, perché non esistono né corpi né spazi neutri e rigidamente dati ed è nella relazione e nello scambio continuo che rintracciamo quel valore capace di grandi trasformazioni e avanzamenti.

L’assemblea, aperta, orizzontale e inclusiva, cuore dell’intero processo. L’assemblea di Lucha 2.0 è aperta a chiunque si senta parte della comunità che la anima, cioè a chiunque ne condivida valori, pratiche e metodologie fondamentali. L’assemblea è uno spazio reso sicuro dalla sorellanza.

È uno spazio in cui sentirsi comodǝ, accoltǝ, non giudicatǝ; è responsabilità diffusa e condivisa renderlo tale, nonché far emergere le criticità e collaborare al loro superamento. L’assemblea promuove e pratica processi collettivi di autodeterminazione, orientati da desideri, bisogni e urgenze condivise. Le comunità interne possono dotarsi di proprie assemblee per discutere piani specifici di competenza utili a produrre e tutelare, tramite il consenso, il procedimento di evidenza pubblica generale e di autogoverno.

La pratica del consenso nei processi decisionali. Il consenso è un processo per cui, attraverso ascolto attivo e confronto, si costruiscono decisioni condivise; non è maggioranza, unanimità, appiattimento o pratica di pacificazione ma ricerca dell’accordo anche nel disaccordo.

L’inclusività, come paradigma fondante praticato a partire dal linguaggio. La comunità di Lucha 2.0 assume l’inclusività come paradigma fondante, rendendosi non solo permeabile al cambiamento ma agente dei processi di visibilizzazione e valorizzazione delle diversità a partire da una riflessione sul linguaggio e sulla comunicazione. Ognunǝ parla per sé. Nessunǝ parla per altrз. Ognunǝ parla se e quando vuole, nel rispetto dell’espressione altrui. Nessunǝ forza altrз a esprimersi, né interrompe o prevarica altrз. I momenti di silenzio sono accolti nella loro pienezza, non riempiti con forzature. Ognunǝ parla a partire da sé, consapevole della natura situata del proprio punto di vista, prezioso e parziale.

La decostruzione delle gerarchie di potere. Alla base del sentirsi comunità, e quindi alla base dell’intero processo, ci sono il reciproco riconoscimento e la fiducia, essenziali per dare legittimità e visibilità a tutte le soggettività, per ridistribuire gli spazi e le risorse necessarie al soddisfacimento di diritti fondamentali. Nella comunità si stringono e si agiscono relazioni, complicità e alleanze fra soggetti e fra comunità interne (le donne che vivono nella Casa, lз attivistз, le operatrici antiviolenza, le persone amiche di Lucha, quelle che organizzano attività…); le comunità interne, costruite intorno alle funzioni che emergono dalle pratiche quotidiane, sono in rapporto paritario e rifiutano gerarchie e sovradeterminazioni reciproche; le competenze in esse espresse collaborano senza escludersi o competere, mirando, invece, a mantenere la specificità in un’ottica di metodologia comune.

Il conflitto. Lucha 2.0 rifiuta che al suo interno si agisca qualunque dinamica violenta, ma valorizza e ripara il conflitto al suo interno e lo agita all’esterno. La distinzione, nettamente ancorata al cuore e all’esperienza di Lucha, implica l’indiscutibile diritto a sottrarsi quando il conflitto è percepito come violenza.

L’istituzionalità. Lucha 2.0 si autodetermina istituzione continua del femminismo, in grado di inventare e reinventare il diritto vivente e di dialogare alla pari con le istituzioni locali e nazionali; queste ultime sono utili, se necessario, a formulare gli strumenti amministrativi per perseguire gli obiettivi e garantirne le articolazioni. Al settore pubblico è richiesto, tramite i patti di collaborazione, di formulare investimenti sociali costanti e permanenti e investimenti economici che sostengano la partecipazione popolare al processo democratico di Lucha 2.0.

La riflessione costante sull’autonarrazione. Lucha 2.0 costruisce la propria narrazione usando lingue, linguaggi, strategie e posture differenti; questa narrazione partecipa al processo collettivo di decostruzione della narrazione mainstream della violenza.

La responsabilità diffusa, pratica moltiplicativa dell’autonomia. Chiunque si sente parte della comunità di Lucha 2.0, cioè chiunque ne condivide pratiche e condizioni fondamentali, è Lucha 2.0. Ognunǝ, nel territorio-collettività Lucha 2.0, è chiamatǝ a mettere in condivisione saperi, competenze, energie e tempo a seconda di desideri e possibilità; la responsabilità condivisa non è sacrificio né prestazione.

A partire dall’assunzione di questa cornice di senso, collettivamente generiamo la nostra comunità di discorso, di pratica e di azione trasformativa; di seguito proviamo a restituire la complessità delle principali elaborazioni collettive generate nella due giorni

Il presente testo stato estratto dal documento di restituzione disponibile in versione completa e plurilngue al seguente link

https://luchaysiesta.wordpress.com/2020/11/11/restituzione-del-laboratorio-di-progettazione-partecipata-lucha-2-0-bene-comune-transfemminista/

Note

Note
1 Per un approfondimento sui luoghi delle donne e sulla vicenda di Lucha y Siesta: https://jacobinitalia.it/diamo-lucha-al-mondo/ e https://www.intersezionale.com/2020/10/13/re-inventare-autonomia-esperienza-di-lucha-y-siesta/
2 La due giorni, dal titolo “Lucha y Siesta 2.0. Laboratorio di progettazione partecipata verso un nuovo bene comune aperto e transfemminista”, si è svolta nel giardino di Lucha y Siesta ed è stata trasmessa in diretta da Lab-tv. Il lavoro si è articolato in tre momenti: la plenaria d’apertura, la suddivisione in tavoli di lavoro – Governance, Pratiche e Comunicazione – e la plenaria conclusiva. Video, convocazione, programma e materiali di preparazione sono consultabili qui: https://luchaysiesta.wordpress.com/2020/09/02/lucha-y-siesta-2-0-laboratorio-di-progettazione-partecipata
3 Il 10 e 11 ottobre 2020 si è svolta alla Casa Internazionale delle donne di Roma una due giorni intitolata “Assemblea della Magnolia. Donne e next generation UE” costruita in dialogo con il Laboratorio di Lucha y Siesta. Il documento finale è consultabile qui: https://www.casainternazionaledelledonne.org/index.php/eventi/noi-siamo-la-cura-1890. Già nel 2018 Lucha y Siesta, nel movimento nazionale Non una di meno, aveva promosso e ospitato l’incontro “Le città femministe Esistono e Resistono” https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/09/13/le-citta-femministe-esistono-e-resistono-incontro-nazionale
4 Nel dicembre 2019, la Regione Lazio ha stanziato in bilancio dei fondi destinati al contrasto alla violenza di genere che intende utilizzare per partecipare alla procedura pubblica di acquisto dell’immobile in Via Lucio Sestio 10 dove oggi Lucha ha luogo. Qui la notizia riportata dalla sala stampa regionale: https://www.regione.lazio.it/rl_main/?vw=newsDettaglio&id=5309
5 Stiamo lavorando alle traduzioni, convintз che un’ottica decoloniale e transnazionale sia un elemento ineludibile dell’inclusività. Chiunque fosse interessatǝ a contribuire al plurilinguismo di Lucha è lǝ benvenutǝ!
6 Con il termine schwa si designa una vocale centrale media che, nell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA), viene indicata con il simbolo ə. Per un approfondimento: https://www.italianoinclusivo.it

La Casa delle Donne Lucha y Siesta a Roma è un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne contro ogni discriminazione di genere. Un esperimento innovativo e riuscito: un progetto politico che promuove nuove formule di welfare e di rivendicazione dei diritti a partire dal protagonismo femminile; un progetto ibrido tra casa rifugio, casa di semiautonomia e centro antiviolenza; un progetto nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne che da più di 11 anni fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza.

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