TOP
migrante in treno

IL SISTEMA EUROPEO COMUNE D’ASILO: UN FALLIMENTO CHE L’EUROPA CHE NON VUOLE VEDERE

Alla luce del nuovo patto Europeo sulla migrazione presentato a settembre e che non fa altro che peggiorare una situazione già pesantemente critica, ho deciso di scrivere questo articolo per descrivere quale sia, prima della sua entrata in vigore, la situazione attuale dei regolamenti che disciplinano la migrazione a livello Europeo.

Purtroppo, lo strumento che l’Europa ha messo a disposizione per proteggere ed accogliere i migranti, il così chiamato Sistema Europeo Comune d’asilo, ha diversi problemi relativi, soprattutto, al Regolamento di Dublino. Esaminiamoli insieme. Il primo problema si lega al fatto che Dublino III non prende in considerazione i diversi criteri che determinano quale Stato Europeo debba prendere in carico la domanda di protezione internazionale.

Il criterio principalmente usato infatti è quello del “Paese di primo ingresso” che prevede come il migrante sia di fatto legato indissolubilmente al Paese in cui arriva per la prima volta: nel momento in cui il migrante infatti mette piede in un determinato Paese membro dell’UE, non può più muoversi fino a che la sua richiesta di protezione internazionale non venga accettata o rifiutata in quello stesso Paese.

Così facendo la responsabilità delle domande di asilo ricade in maniera sproporzionata sui paesi “di frontiera” come Italia, Spagna, Malta e Grecia, geograficamente “penalizzati”: le virgolette sono obbligatorie perché in realtà i più penalizzati sono i migranti i quali non possono spostarsi e sono costretti ad aspettare tempi lunghissimi prima di poter anche solo immaginare futuro. In caso in cui il migrante si allontani dalle strutture di prima accoglienza, la sua domanda di protezione internazionale verrà sospesa.

E’ proprio questo è il caso di A. ed I. due ragazzi provenienti dal Ghana, che arrivati in Italia, hanno scelto di lasciare il Paese di primo ingresso e di raggiungere l’Olanda dove hanno cominciato un percorso d’assistenza medica e psicologica.

A questo punto, dunque secondo le norme Europee, A. ed I. non possono richiedere una protezione internazionale in Olanda, poiché, dovrebbero tornare in Italia, paese del loro primo ingresso, per riavviare le pratiche, ricominciando l’iter burocratico e perdendo, così, tutto il lavoro d’assistenza medica e psicologica già iniziato.

Le norme di Dublino III, perciò, come si vede anche in questo caso, invece di sostenere persone con alle spalle situazioni difficili, le danneggiano.

La seconda problematica è relativa ai movimenti secondari dei richiedenti asilo, quando cioè per poter presentare la domanda di protezione internazionale, il richiedente asilo è costretto a spostarsi dal Paese di approdo ad un altro Paese senza poter esprimere alcuna preferenza.

Non tutti i Paesi, per loro, infatti godono della stessa attrattività. La valutazione di un Paese per i migranti passa da una serie di caratteristiche: la sicurezza fisica, la presenza di familiari e di comunità, i link linguistici, la prossimità geografica, la percezione riguardo il clima economico, i livelli di xenofobia, e le politiche d’immigrazione di quel preciso Paese. Caratteristiche che non vengono prese assolutamente in considerazione in caso di “movimento secondario” del migrante.

Il regolamento di Dublino III, infatti, è basato su un’idea di distribuzione ma non prende in considerazione le preferenze dei rifugiati e dei richiedenti asilo: non importa dove il richiedente finisce e importa ancora meno che si stia decidendo della vita di qualcuno.

In più Dublino non è in grado di completare i trasferimenti richiesti tra Stati Membri per una serie di ragioni: problemi comunicativi, mancanza di coerenza nelle richieste, azioni delle Corti che limitano questi trasferimenti. Il terzo problema è relativo ai diritti dei rifugiati che spesso non vengono rispettati dal Regolamento di Dublino III.

Secondo il report del Consiglio Europeo sui Rifugiati e gli Esuli, il corretto ed efficiente esame delle domande di asilo non è garantito in tutti gli Stati Membri. In più, l’attribuzione di responsabilità è applicata in maniera disparata, per esempio, non prendendo in considerazione la presenza di familiari, o usando il paese di primo ingresso come principale criterio. Altri reports denunciano la maniera in cui i richiedenti asilo vengono rimpatriati o trasferiti in altri Paesi ed il tempo estremamente lungo per l’esame della domanda. Tutti questi reports coincidono nella denuncia della detenzione per i richiedenti asilo prima del trasferimento in un altro Paese come pratica comune e nella denuncia di trasferimenti effettuati contro la volontà del migrante stesso. Come fossero bestie.

L’ultima critica al Regolamento di Dublino riguarda i costi molto alti per l’Unione Europea: a conti fatti vanno sommati il mantenimento dell’EURODAC, il processo relativo alle domande di trasferimento, i costi di detenzione e di spostamento di coloro che vengono trasferiti ed i meccanismi per il soccorso dei migranti previsto dal Sistema D’Asilo Comune Europeo che, però, non è efficace.

Tutte queste problematiche non solo portano al fallimento dell’intero Sistema D’Asilo Comune Europeo, ma provocano problemi ai migranti che arrivano in Europa e che vogliono richiedere una protezione internazionale.

Per capire perché questo Sistema stia fallendo è estremamente importante guardare alla frammentazione della governance dell’Europa in campo di migrazione. Non c’è infatti un’effettiva legge d’asilo comune, non ci sono corti d’asilo federali e l’Unione Europea non ha potere esecutivo.

Il miglioramento delle policies Europee è completamente nelle mani degli Stati membri. Tuttavia, nel 2015 le istituzioni Europee hanno iniziato a comprendere che alcuni cambiamenti fossero necessari per far funzionare Dublino III.

Nulla di operativo ancora, solo l’apertura di un dossier che profila la disponibilità Europea a riconsiderare i nodi principali del Regolamento. Così, tra il 2016 ed il 2017 sono state avanzate due propose di cambiamento: La prima della Commissione Europea, di fatto partiva confermando il criterio del primo paese d’arrivo. Infatti, secondo questa proposta, solo se il primo Paese d’arrivo avesse ricevuto un numero di richieste di protezione estremamente alto, i migranti avrebbero potuto essere divisi tra gli altri Stati Membri.

La seconda proposta, avanzata dalla Commissione del Parlamento Europeo competente su libertà, giustizia ed affari esteri, prevedeva di abbandonare il criterio del primo Paese d’Origine e di dividere i migranti tra gli Stati Membri secondo un sistema di quote sulla base del PIL e della popolazione degli Stati.

Una proposta che avrebbe potuto migliorare la situazione di molti Paesi e alleggerirli dalle moltissime richieste di protezione ma che si è infranta contro il muro della xenofobia: ambedue le proposte di direttiva non sono state approvate, per cui Dublino III è rimasto invariato con tutte le sue debolezze che portano ad un inevitabile fallimento de Sistema D’Asilo ed ulteriore sofferenza (questa invece evitabilissima) ai migranti che cercano solo di migliorare la loro vita, o a volte, che cercano solo di non perderla.

E tutti quei partiti xenofobi e di destra ancora proseguono ad urlare, nonostante non abbiano votato nessuna delle due proposte di legge, contro le colpe di un’Europa che non ascolta recitando un copione cieco e razzista.

Concludendo, non solo ora l’Europa dovrà fare i conti con i milioni di morti in mare ma anche a quelli che perdono la vita su rotte terrestri: dovrà dare una spiegazione a tutti quelli che sfidano la morte per trovare una vita migliore o semplicemente degna ma che poi arrivano in uno degli Stati Membri civilizzati d’Europa e vedono i propri diritti evaporare, scomparire, messi sotto le scarpe.

Non solo. L’Europa, se vorrà continuare a dirsi democratica e civile, dovrà anche trovare il modo di aggiustare un Regolamento, quello di Dublino III, che non funziona né per gli Stati, né tantomeno per i migranti, ma dovrà essere a maggior ragione in grado di creare un patto adeguato alla loro protezione ed accoglienza. Il patto siglato il 23 settembre, infatti, altro non è che una farsa che non solo non modifica Dublino III, ma che gira intorno ai soliti pericolosissimi pilastri: controlli, rimpatri, e accordi con Paesi terzi da cui vengono i migranti.

E i migranti, lo sappiamo, vengono da Paesi piagati dalle guerre: come la Libia, paese in cui “l’84% dei detenuti nelle carceri ha subito trattamenti disumani, violenze e tortura e il 74% ha assistito a omicidi e torture.” 1)

In poche parole, l’Europa deve agire sui regolamenti vecchi e nuovi, deve farlo bene e, soprattutto, deve farlo subito.

Note

Note
1 M.Omizzolo, Essere migranti in Italia: per una sociologia dell’accoglienza, Meltemi editore, 2019, p.65

Sono Alice Regis, studentessa ed attivista per i diritti umani. Mi sono sempre occupata di attivismo con diverse ONG tra cui Greenpeace,Bridge to Better e Amici dei popoli. Attualmente sono la Referente Attivismo di Amnesty International Lazio e mi occupo di gestire gli attivisti sul territorio regionale

Post a Comment