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Gender Reveal

Gender Reveal Party. Perché la festa che viene dagli USA non è cosa né buona, né giusta

Illustrazioni di Micol Piovosi

Una torta che al taglio svela un ripieno rosa. Un palloncino che allo scoppio libera nel cielo tanti coriandoli blu. E tutto intorno persone esultanti che tra gli abbracci gridano It’s a girl! o it’s a boy! Sono i Gender Reveal Party, fenomeno che arriva dagli Stati Uniti e che vede i genitori in dolce attesa invitare parenti e amici per celebrare il “genere” (ma per amore della precisione dovremmo dire il sesso biologico) del feto, con un party a tema. In queste occasioni, gli stessi genitori scoprono il sesso del nascituro grazie alla complicità di una persona cara a cui viene affidata una busta sigillata con l’ecografia.

Online si moltiplicano i video e le foto che raccontano i Gender Reveal Party di tante famiglie, condivisi anche allo scopo di offrire spunti creativi ad altri futuri genitori. Si trovano le classiche torte a tema “He or She?”, che per rendere il binomio ancora più chiaro (come se non lo fosse già abbastanza) vengono decorate con elementi “tipicamente” considerati propri dell’universo maschile da un lato, e femminile dall’altro. Touchdowns or Tutus?, una delle torte più gettonate, si presenta con decorazioni a forma di scarpine da ballo e palle da football. Un’altra versione popolare, e anche piuttosto inquietante, è la Rifles or Ruffles?, traducibile con: “fucili o balze”?

Quest’opera di pasticceria esibisce un’opposizione tra armi da fuoco e vestitini di volant rosa. Ora, è chiara l’esigenza di creare il gioco di parole, ma ridurre un individuo non ancora venuto al mondo ad una scelta tra un fucile e un vestito da grand soirée, non è solo riduttivo, ma è anche piuttosto discutibile. 

Alcuni poi, non si limitano alle sole torte, palloncini e coriandoli, ma si cimentano con festeggiamenti più pittoreschi. Una coppia ha deciso di affidare la rivelazione al proprio alligatore domestico, facendogli mordere e rompere, con non poca difficoltà, un cocomero con all’interno della gelatina blu. Altri si sono spinti un tantino oltre, causando incidenti ambientali significativi, come i 7mila acri di terreno andati a fuoco in California per una disavventura pirotecnica; o disgrazie familiari, come la futura nonna rimasta uccisa in Iowa dall’esplosione di un tubo bomba assemblato per annunciare il sesso del nipotino. 

Ma il reale problema dei Gender Reveal Party non sono certo la poca sobrietà o i disastrosi incidenti che di tanto in tanto causano -anche se forse la Forestale avrebbe qualcosa da dire in contrario. Il problema è che queste feste non fanno altro che rafforzare un sistema binario ed eteronormativo che esclude e stigmatizza tutto ciò che si discosta da quella che è considerata la “norma”. 

Per prima cosa i Gender Reveal Party portano nella loro stessa denominazione un’informazione sbagliata: che il genere e il sesso siano la stessa cosa. Il sesso non ha nulla a che fare con il genere. Il sesso riguarda l’espressione di caratteri biologici e genetici. L’identità di genere riguarda la percezione di sé.

Ci sono persone per cui il sesso biologico assegnato alla nascita corrisponde alla propria identità di genere e sono quindi cisgender (dal latino cis- al di qua). Per altre invece non è così: le persone che non si identificano con il sesso assegnato alla nascita sono definite transgender (dal latino trans- al di là). Questo non significa che sono transgender solo le persone che nascono con caratteri sessuali femminili ma che si sentono uomini e viceversa. Transgender è un termine ombrello che include tutte le persone la cui identità di genere non corrisponde al sesso biologico.

Ci si può per esempio identificare come non-binary, che significa non sentirsi né totalmente appartenenti al genere maschile né a quello femminile, o sentirsi come appartenenti a entrambi i generi, o percepirsi come qualcosa d’altro. Ma non è tutto qui.

Come ammette Ash Hardell nel suo ABCs of LGBT+, non c’è una definizione universalmente riconosciuta del gender e di tutte le realtà ad esso correlate, si tratta di un qualcosa in costante evoluzione. Questo perché ogni individuo è un universo a sé, e un vocabolario che non si riduca a una realtà riduttiva e bidimensionale, dove esistono solo il maschile e il femminile, è importante affinché nessuno si senta escluso o sbagliato. E soprattutto affinché ognuno disponga di tutti gli elementi per definire la propria specifica identità di genere. Un’identità che non può essere che unica, proprio come è unico ogni individuo, con tutte le sue sfaccettature.

Un altro motivo per cui i Gender Reveal Party partono da un assunto errato è che la realtà in cui viviamo non è binaria. E non solo da un punto di vista identitario, ma anche da un punto di vista scientifico. L’1,7% della popolazione – la stessa percentuale delle persone nate con i capelli rossi – viene al mondo con tratti intersessuati. Essere intersex significa nascere con una o più variazioni nelle proprie caratteristiche sessuali: si può trattare dei genitali, degli ormoni, dei cromosomi. Caratteristiche che non rientrano nelle tipiche nozioni binarie del corpo maschile e femminile.

I bambini intersex vengono spesso sottoposti a interventi chirurgici e terapie ormonali allo scopo di renderli conformi al sistema binario. Ecco perché se ne sente parlare così poco. Ad essere precisi, nemmeno i sessi maschile e femminile sono categorie così nette. Esistono certo caratteristiche attribuibili ad entrambi i sessi: una donna avrebbe idealmente un alto livello di estrogeni, cromosomi XX, seno, utero, vulva, poca peluria eccetera. Ma ci sono donne nate senza utero. Così come esistono uomini che non producono sperma. Quindi si può dire che il sesso biologico è più uno spettro di possibilità, che un sistema puramente binario. 

Tornando ai Gender Reveal Party, come dice Clementine Ford in Boys will be Boys, se decidete di organizzare il vostro “non siete necessariamente delle brutte persone. Ma di certo state facendo una brutta cosa”.

Non significa soltanto caricare qualcuno di aspettative nei suoi confronti prima ancora che nasca. Significa riempire l’ambiente in cui crescerà di stereotipi che potrebbero ostacolare il libero esprimersi del suo universo interiore.

E invitare i vostri cari al vostro Gender Reveal Party vuol dire invitare il gruppo di individui che con tutta probabilità sarà il riferimento della persona che metterete al mondo, ad assumere nei suoi confronti comportamenti e atteggiamenti prestabiliti, come se le sua identità fosse già stata costruita al suo posto.

Del resto Elena Gianini Belotti lo spiegava già benissimo nel 1973: 

Non è alle bambine che vanno sottratte le bambole, ma dovrebbero, al contrario, essere offerte anche ai bambini […]. Non è disciplinando e riducendo l’affettività femminile così come si è sempre ridotta e mutilata quella maschile impedendole di esprimersi liberamente che si può sperare di arricchire gli individui. […] Ma rispettando e favorendo le scelte di ognuno, indipendentemente dal suo sesso e offrendo ai bambini modelli più ricchi, più espressi, più liberi dagli stereotipi imperanti: potranno così realizzarsi in maniera più completa senza essere costretti a sacrificare parti di se stessi valide e preziose”.

Comments (1)

  • ned

    la maggioranza numerica delle persone sono uomini e donne cis, uomini e donne trans e persone intersex come ogni minoranza vanno rispettate.

    scarpe da danza e palloni da calcio non hanno genere, un bambino e una bambina sono tali a prescindere dai giocattoli

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