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Omotransfobia: Cosa determina che una cultura lo sia?

Siamo abituatə da molto tempo a commenti ignoranti sotto qualsiasi articolo che riguardi questioni di genere, femminismi, body positivity. Tra i più tipici c’è sempre quello che confuta il contenuto dell’articolo spiegando che il problema è un altro, e che la causa di tutto quello che viene descritto non è quella spiegata nell’articolo. Vorrei approfondire qui questo particolare punto: la facilità con la quale tantə persone, variamente informate o del tutto disinformate, sono pronte a individuare quella che per loro è la causa di un problema sociale.

Siamo abituati a pensare al rapporto tra causa ed effetto che vediamo nei fenomeni naturali: piove, quindi ci bagniamo; proviamo dolore lì dove il nostro corpo è stato colpito da qualcosa; ci copriamo di più quando la temperatura esterna scende, e il contrario.

Le scienze e il metodo sperimentale hanno da secoli rafforzato il diffondersi di questo concetto di causa: davanti a un fenomeno misterioso il ricercatore, lo scienziato, l’inventore elaborano una teoria poi provano a ripetere il fenomeno in una situazione controllata, il laboratorio. In questo modo possono controllare tutte le condizioni e le variabili del fenomeno, riuscendo a indicarne esattamente la causa, per quanto complessa.

A proposito di complessità: la conoscenza dei fenomeni principali consente anche, attraverso modelli ipotetici o matematici, di riuscire a spiegare o anche prevedere fenomeni non riproducibili in laboratorio, come ad esempio quelli atmosferici.

Con l’ovvia riserva dell’attendibilità sempre meno certa, man mano che le previsioni sono fatte sul lungo periodo, la capacità di prevedere il tempo, al di là dei luoghi comuni, s’è molto affinata grazie alla capacità di “sommare” più fenomeni noti attraverso calcoli, e quindi riuscire a prevedere con buona attendibilità quello che non è riproducibile in situazioni controllate.

La questione si fa ancora più difficile con i problemi sociali.

Non solo le situazioni storiche e sociali non sono riproducibili in laboratorio, ma non sottostanno a nessuna causalità diretta. A livello del mare l’acqua bolle a 100 gradi Celsius, sempre così è successo e sempre così accadrà; ma le situazioni sociali e storiche non si ripresentano mai uguali e sono soggette all’azione di tantissime variabili non controllabili. Il massimo che si può fare è l’analisi comparativa con fenomeni simili in altri paesi: in questo modo si possono individuare variabili che fanno la differenza oppure somiglianze che possono significare la presenza di una condizione necessaria. Seppure supportata da indagini statistiche o da interviste, la ricerca in questo senso non può dare alcun risultato causale che non sia ovvio oppure complesso. Proviamo con un esempio.

Cosa determina che la diffusa cultura di un paese – per esempio, l’Italia – sia sostanzialmente omotransfobica?

Le risposte, date da vari studi, ricerche, sondaggi e statistiche, sono state molto diverse. C’è una componente omotransfobica nella “normale” educazione dei bambini; si fa sentire il peso di una secolare influenza dei dogmi cattolici; i fenomeni di riconoscimento e assimilazione dello stereotipo del “maschio latino” continuamente ripresentati dai media; l’incapacità di assimilare e usare un linguaggio corretto nella nominazione delle persone non conformi all’eterosessualità comune; l’occultamento e il silenzio – quando non la censura – sui prodotti culturali provenienti da persone o gruppi dichiaratesi non binarie o non etero; l’incapacità o la non volontà istituzionale di difendere i diritti delle persone non conformi allo standard eterosessuale, e di non riconoscere per loro i danni derivanti da questa mancanza; le lacune legislative, in molti settori che riguardano la vita delle persone LGBTQIAPK; e altre che mi sono certamente dimenticato.

Oltre a queste varietà di risposte, va aggiunto un altro fatto che rende ancora più complessa la faccenda: che questi fenomeni non sono slegati tra loro, ma che uno può essere in molti casi l’effetto dell’altro. Mentre in un laboratorio posso isolare il fenomeno fisico, chimico o biologico che mi interessa, nella realtà di una società viva non si può fare. Quella certezza che mi consente di riprodurre un evento fino a scoprirne la causa, e la determinata legge che ne regola ogni singola ripetizione, non la si può avere perché il “peso” di ciascuna causa, negli eventi sociali, si perde in una catena di effetti sostanzialmente aleatoria e senza fine.

Quando proviamo a cercare una risposta alla domanda “cosa potrebbe modificare una cultura diffusa fino a eliminare l’omotransfobia?” scopriamo che un problema sociale si risolve socialmente. Occorre agire su tutte le cause individuabili, e senza gerarchie tra loro, perché potrebbe basterne una sola per influenzare circolarmente chi appartiene a una determinata cultura; e occorre sensibilizzare al problema più persone possibile, perché nessunə può ritenersi immune dai condizionamenti culturali intorno a sé.

Quindi quello che serve è ripensare e ricostruire su altre basi la “normale” educazione dei bambini; eliminare il più possibile il peso di una secolare influenza dei dogmi cattolici; decostruire in ogni occasione lo stereotipo del “maschio latino” affinché se ne veda l’inutilità e la pericolosità sociale; forzare i media e le istituzioni a usare un linguaggio corretto nella nominazione delle persone non conformi all’eterosessualità comune; diffondere e raccontare a tutti i livelli i prodotti culturali provenienti da persone o gruppi dichiaratesi non binarie o non etero; fare pressione politica per difendere i diritti delle persone non conformi allo standard eterosessuale; proporre leggi e regolamenti appositi per tutti i settori che riguardano la vita delle persone LGBTQIAPK; e tutte le altre azioni discusse e proposte da chi ancora subisce una ingiusta oppressione dovuta a un sistema culturale eteropatriarcale.

È difficile? Sì, lo è. È lungo? Sì, sarà un processo molto lungo. Ma sempre più facile e più breve che cercare inutilmente la causa, e sempre più utile che stare a sentire chi propone la soluzione.

Lorenzo Gasparrini nasce a Roma nel 1972. Durante gli studi di filosofia e una breve carriera accademica in diverse università del centro Italia incontra testi e protagoniste dei femminismi, decidendo così, dopo aver iniziato un percorso di profonda critica personale, di dedicarsi alla diffusione e divulgazione di argomenti riguardo gli studi di genere, soprattutto rivolti a un pubblico maschile. Conduce seminari, workshop e laboratori in università, centri sociali, aziende, scuole, sindacati, ordini professionali, gruppi autorganizzati; pubblica costantemente su riviste specializzate e non, sia online che stampate

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