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Luchas Museo

La bellezza è nostra – Il legame tra l’arte e gli spazi politici e culturali

Di Anahi Mariotti per Lucha y siesta

Sin da quando è nata, la Casa delle Donne Lucha y Siesta è stata un luogo di riflessione e cultura femminista. Sono numerosissm3 l3 artist3 che hanno costruito, pezzettino dopo pezzettino, la storia di questo spazio. Dalla musica al teatro, dalla letteratura alle arti visive passando per l’annuale appuntamento con il Cineforum, fino ad arrivare alle iniziative creative per l3 bambin3.

Ma quale tipo di legame si crea tra chi produce arte e uno spazio politico e culturale come Lucha?

Si tratta di uno scambio in cui entrambe le parti ne escono arricchite.

Molt3 artist3 si sono esibit3 negli spazi della Casa, sostenendo le cause ad essa legate, offrendo la loro arte per costruire il calendario delle attività.

Allo stesso tempo, artist3 e scrittor3 hanno trovato spazio per sperimentare, presentare e far conoscere il proprio lavoro.

Ma c’è anche chi si è avvicinatə e si avvicina per ampliare la propria attività di ricerca e studio, per portare l’esperienza di un Centro Antiviolenza in una riflessione sociale e artistica. Infatti, numeros3 sono l3 ricercatric3 che hanno trovato in Lucha lo spunto per le loro tesi di laurea.

E tantissime sono state le attività di collaborazione tra artis3 e attivist3: un esempio tra tanti è il progetto “Al di là degli stereotipi a fumetti” con Carola Susani, Rita Petruccioli e Zerocalcare, che insieme all3 attivist3 della Casa hanno lavorato nei licei romani usando l’illustrazione come strumento per decostruire gli stereotipi di genere.

Recentemente, in un incontro avvenuto all’interno della cornice di Bande de Femmes, festival del fumetto e dell’illustrazione delle donne organizzato dalla libreria Tuba Bazaar di Roma, Lucha ha dialogato con il collettivo CHEAP, progetto di arte urbana di Bologna, e insieme hanno delineato le prerogative del fare arte “al servizio” di battaglie politiche.

In questo contesto si è parlato della responsabilità che bisogna assumersi quando si decide di fare arte.

Chi produce bellezza deve necessariamente porsi di fronte alla responsabilità di ciò che sta mettendo al mondo. E con questo stesso criterio è avvenuta la selezione delle opere che hanno dato vita recentemente alla mostra della Roma Art Week “Lucha y Crea” a cura di Tracey Miniaci. Un’esposizione di una settimana in cui street artist, illustratrici e illustratori hanno realizzato opere legate alle tematiche della Casa delle Donne Lucha y Siesta.

È capitato negli anni che ci fossero artist3 interessat3 a parlare di violenza di genere e che trovassero in Lucha un luogo comodo e accogliente per poter approfondire e formarsi.

Per questo Lucha y Siesta è un tesoro, perché permette di entrare a contatto con un Centro Antiviolenza anche a chi non è addettə ai lavori. Attraverso le iniziative culturali, le attività politiche, nonché attraverso il collettivo politico, chiunque può accedere a questo luogo di pratiche transfemministe volte a contrastare la violenza di genere.

Nel fare arte bisogna interrogarsi su ciò che si sta creando e sulle possibili letture e interpretazioni. Non si può pensare di dare visibilità ad un’opera e poi nascondersi dietro alla scusa “io non intendevo questo”, perché le vere opere d’arte parlano da sole, si distaccano dal/la loro artefice, diventano autonome e solo in questo caso possiamo quindi chiamarle opere d’arte. Chi crea è consapevole che nel processo creativo deve inserirsi la critica, l’autocritica, il ragionamento che poi l’opera dovrà sostenere da sola. Nel produrre arte per appoggiare delle cause è ancor più importante sostanziare la creazione con una costruzione consapevole.

Così come viene chiesto a chi produce bellezza di porsi delle domande prima di esporre, anche chi ne fruisce e si fa contenitore ha l’obbligo di essere responsabile di ciò che ospita.

A Lucha non sono ammessi “linguaggi” sessisti, omotransfobici e razzisti; sembra una cosa facile da chiedere eppure la comunicazione di questo tipo è così tanto radicata nella società che non si fa caso agli “scivoloni”. Per questo gli spazi come Lucha sono super attenti e cercano di instaurare un dialogo costruttivo con l3 artist3 che porti a una consapevolezza e a una crescita della cultura transfemminista.

Grazie a questi scambi e a questa rete di relazioni intessuta negli anni, Lucha ha potuto godere (e la parola non è scelta a caso) dell’appoggio di artist3 preziosissim3 per le campagne di comunicazione in difesa dello spazio.

Nei continui attacchi che la Casa ha subito negli ultimi anni, l3 attivist3 hanno trovato energia nella sorellanza e nella creatività. E cos’è la creatività se non la capacità di immaginare e realizzare delle alternative sempre nuove ai problemi?

È per questo che è importante la formazione artistica nelle scuole, per insegnare alle menti a non fermarsi davanti agli ostacoli, a vedere negli errori la materia prima per nuove soluzioni. E così è stato quando la falciatrice pentastellata ha spinto il progetto Lucha verso un angolo stretto: l’apertura verso l’esterno, la chiamata alle arti e la creatività hanno dato spinta e nuova energia.

Così, dall’urgenza e dalla pressione, da momenti di estrema difficoltà, sono nate azioni artistiche come il “Vendesi Roma”, che ha illuminato i monumenti della città, elevando un luogo come Lucha y Siesta a valore comune da difendere. Dopo ci sono state tantissime iniziative nate nelle assemblee aperte all3 artist3 che ci volevano sostenere, nate dal confronto, da decisioni prese per consenso, dove non esistono committenti e anche l’idea diventa bene comune.

Da questa creatività circolare è nata la Luchadora, immagine di combattente che in pochi giorni ha visto le matite di quasi mille artist3 muoversi per creare un collettivo (esercito darebbe l’idea, ma non ci piace) di donne, bambin3, soggettività non binarie, adolescenti, anzian3 di ogni nazionalità, corpo, favolosità. Le Luchadoras hanno sfilato sui muri di Roma e poi, con la realizzazione di una vera e propria maschera, anche nei cortei transfemministi. Persino Pasquino e le statue parlanti sono diventate luchadoras in un’azione di protesta contro la Giunta Raggi che minacciava la chiusura dello stabile.

Da una battaglia politica è nata un’immagine creativa che poi, grazie alla potenza delle relazioni, è diventata simbolo.

Proprio il mese scorso questo simbolo si è illuminato. La notte del 7 dicembre è apparso il Luchasegnale perché di nuovo l’arte ha giocato con lo spazio pubblico: una luchadora luminosa è stata proiettata su diversi palazzi romani, luoghi dove la lotta transfemminista è necessaria.

Questo articolo può apparire un inno alla bellezza di Lucha y Siesta, a chi la vive, a chi l’attraversa, a chi la sostiene. Sicuramente chi scrive queste righe è coinvoltə. Ma raccontare quanto è luminosa questa battaglia è doveroso, perché nel mondo in cui viviamo anche la comunicazione è dalla parte dei potenti; nonostante il web ci faccia apparire con più rapidità sugli schermi, nonostante i social ci diano l’illusione di poter cambiare l’informazione, l’arma della repressione passa anche attraverso la comunicazione.

Per competere contro chi ha accesso a tutte le testate giornalistiche schioccando le dita, noi dobbiamo armarci di arte e creatività e usare lo stupore della bellezza a nostro favore, per far conoscere le nostre battaglie, le nostre idee e i nostri desideri.

Oggi, nell’era covid, ci ritroviamo in un mondo senza concerti, senza teatri, senza musei e gallerie. Le parole finora qui spese dichiarano apertamente l’importanza dell’arte in tutte le sue forme ed è lampante quanto stiamo soffrendo di questa situazione che ci priva della bellezza.

Nel marasma generale della pandemia si potrebbe perdere di vista questa mancanza ma, oltre alla devastante perdita economica per l3 operatric3 del settore artistico, c’è lo specchio sul quale ognunə di noi dovrebbe riflettere che ci mostra quanto questa società ragioni solo in termini di profitto, relegando la cultura a turismo e mero intrattenimento.

Come possiamo raccontare a unə bambinə il valore dell’arte quando lo Stato ne chiude gli accessi, lasciando aperti solo i centri commerciali?

Vogliamo un mondo diverso, dove l’arte viene insegnata nelle scuole come materia fondamentale, al pari delle altre.

Mentre proviamo a ridisegnare le trame di questa società, ricordiamoci che la bellezza è un bene primario, proprio perché non può essere posseduto. La bellezza si percepisce, non si possiede. In questo, la sua essenza ha il potere di sovvertire le regole del capitale. Proprio perché si può possedere un oggetto bello, ma non la bellezza che esso sprigiona, perché la bellezza non conosce proprietà privata.

La Casa delle Donne Lucha y Siesta a Roma è un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne contro ogni discriminazione di genere. Un esperimento innovativo e riuscito: un progetto politico che promuove nuove formule di welfare e di rivendicazione dei diritti a partire dal protagonismo femminile; un progetto ibrido tra casa rifugio, casa di semiautonomia e centro antiviolenza; un progetto nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne che da più di 11 anni fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza.

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