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Yokugo no onna (1915) by Shinsui Itō. Original from Library of Congress

Il corpo. Tra arte, configurazioni e ricerca dell’io

“Il corpo è la carne che nutre tutto il nostro sistema di rappresentazione mediatica e televisiva, materia in cui si inscrivono flussi di capitale e riterritorializzazioni del desiderio. Tuttavia il corpo è anche luogo di scommesse e lanci di dadi, spazio di autodeterminazione, zona di conflitto e negoziazione”.

(Braidotti 2019, 44)

Un corpo può essere e rappresentare tanto. È oggetto di dibattito mediatico, e, se femminile, troppo facilmente giudicato, classificato, categorizzato, come se avesse sempre qualcosa di cui far parlare. Troppo coperto, troppo scoperto, troppo spudorato, troppo pudico. Gli ultimi casi di cronaca parlano da sé. Intriso di un dualismo atavico il corpo femminile è spesso inscritto in un discorso che sembra dimenticarsi delle soggettività a cui appartiene. Un corpo non è duale e si inscrive in dinamiche complesse e non semplificabili. Può diventare spazio di significazione da cui costruire o ricostruire la propria identità.

Cosa accade quando il corpo è affermazione di sé, ricerca, autodeterminazione?

Tra letteratura ed arte sono diverse le possibilità di rappresentazione e autorappresentazione. Il corpo femminile può diventare punto di partenza, strumento di ricerca per innumerevoli figurazioni. Diventa in alcuni e non pochi casi, discorso politico, denuncia sociale, rottura e assemblaggio.

Anita Artura Agresta (Italia), Self- portrait 2014 1)Cfr. http://www.matriarchiviomediterraneo.org/wp-content/uploads/2015/09/dismemberment1.jpg

Nell’opera di Artura Agresta, ad esempio, la ricerca del sé avviene attraverso la pratica della scomposizione e della ri-composizione. Un esercizio che porta l’artista a “riportare verso la superficie dell’opera stessa tutto ciò che è ricordo, allucinazione onirica, segno, simbolo o vissuto personale per sperimentarne di volta in volta sia il loro valore intrinseco che le loro possibilità di metamorfosi”. 2)Cfr. Anita Artura Agresta in Matri-Archivio del Mediterraneo. Grafie e Materie http://www.matriarchiviomediterraneo.org/anita-artura-agresta/ “Self-Portrait” è un autoritratto che si dispiega attraverso un “processo di autosmembramento organico, rammendato e ricomposto attraverso mezzi pittorici”. 3)bid.

Corpo e politica: quando il personale diventa politico e il politico personale.

Il corpo è centrale nelle opere di Shirin Neshat. La potenza delle foto scattate dall’artista iraniana è indescrivibile. Lo sguardo al centro delle sue opere lascia lo spettatore disarmato. Motivo ricorrente dei suoi lavori è l’utilizzo della calligrafia araba, un’arte che mette in movimento nelle foto su cui incide – a mano – frasi, poesie o semplicemente parole.

Neshat nasce in Iran ma lascia il suo paese d’origine per trasferirsi negli Stati Uniti nel 1974, diversi anni prima della Rivoluzione iraniana del 1979 e della successiva fondazione della Repubblica Islamica. Il ritorno in Iran le mostrerà un paese completamente diverso da quello che aveva lasciato e “Women of Allah” diventa il modo di raccontare la nostalgia, il dolore. La serie di foto che compongono il progetto sarà specchio delle sue reazioni a questa trasformazione e mostreranno la necessità di mettere in luce la complessità della figura della donna.

Nel lavoro di Neshat particolari parti del corpo femminile quali mani, labbra ed occhi sono ritratti in associazione a diverse figure simboliche come il velo, le armi, la calligrafia araba. Le immagini richiamano temi quali l’esilio, la rivoluzione politica, il passato e il futuro dell’Iran, tutto attraverso la rappresentazione della donna all’interno della cultura islamica in tutta la sua complessità e ambiguità. 4)Cfr. https://www.madrenapoli.it/collezione/shirin-neshat/

“Tutti i miei scatti parlano di emozioni controllate. C’è sempre una giustapposizione tra il lato oscuro della vita e quello gioioso. Tra la luce e il buio. Il dolore e la felicità. La violenza e il misticismo. Il personale opposto alla dimensione socio-politica.”

(Shirin Neshat) 5)Video-intervista del Louisiana Museum, cfr. https://www.artribune.com/television/2016/08/video-shirin-neshat-il-potere-dietro-il-velo-la-video-intervista-louisiana-museum/

Shirin Neshat, Untitled, Women of Allah series, 1996, B&W RC print & ink.
Courtesy of the Artist and Barbara Gladstone Gallery, New York and Brussels. 6)Cfr. https://www.moma.org/audio/playlist/196/2618

L’arte diventa politica e personale allo stesso tempo, racconta la società “con la voce delle donne, alle quali sono negati anche i diritti più scontati; per molte, l’atto artistico quindi, diventa gesto politico e sociale e sociale e volto al cambiamento della società” (Cacciapuoti 2017, 22).

Zineb Sedira invece attraversa con le sue opere confini racchiusi nella fluidità del Mediterraneo, confini racchiusi nel suo essere algerina, francese, artista a Londra. La sua storia l’ha portata ad interessarsi alle relazioni coloniali dell’Inghilterra e, attraverso il suo lavoro mette in discussione la visione del sé e dell’altro. I limiti che cerca di attraversare non sono solo geografici, sono anche culturali e storici. Lo spazio fisico si configura anche come spazio personale. Il politico è personale e il personale diventa politico: “In every work I do there is always a personal, because the personal is political for me” 7)Cfr. Zineb Sedira in Tate Shots, https://www.tate.org.uk/art/videos/tateshots/zineb-sedira-personal-political, perché attraverso il personale, continua Sedira, si può capire fino a che punto si può aver influito sulla politica e in che modo ciò ha influenzato le persone. Nella video installazione “Autobiographical Patterns” 8)http://www.aptglobal.org/en/Artwork/7093/Autobiographical-Patterns/Zineb-Sedira le identità plurime dell’artista si dissolvono “nell’intreccio di parole che non riescono a sciogliere i nodi di una esistenza vissuta in un universo tutto nuovo” (Cacciapuoti 2017, 21).

L’artista, nel video, mostra solo la sua mano su uno sfondo bianco. Sulla mano scrive la sua autobiografia in francese, arabo e inglese. Inchiostro su pelle. Questa sovrapposizione di diverse parole, lingue, l’inversione della scrittura da sinistra a destra, rappresenta le sue molteplici identità e la pluralità culturale. Verso la fine del video alcune parole si sovrappongono, si confondono, come se la sua identità non fosse ancora ancora definita.

Arte, rappresentazione e identità

Coraggioso e capace di raccontare e raccontarsi, conflittuale e capace di rompere gli schemi narrativi canonici: potrebbe essere definito così il lavoro di molte artiste donne contemporanee. 

Eppure ci sono ancora molte altre donne che aspettano di prendere parola, che cercano il coraggio, che cercano una voce. La voce che Hélène Cixous trova nella scrittura.

Leggere queste opere è come attraversare racconti di donne che attraverso l’arte e il corpo rappresentano se stesse e molto di più, attraversano confini geografici e non.

I shall speak about women’s writing: about what it will do.

(Cixous 1976, 875)

Hélène Cixous ne “Il riso della Medusa” scrive che le donne dovrebbero portare le donne alla scrittura reclamando se stesse. “And why you don’t write? Write! Writing is for you, you are for you, your body is yours! Take it” (876).  Prendi il tuo corpo. Lo stesso corpo dal quale le donne sono state allontanate. C’è un punto nell’articolo in cui Cixous descrive la donna come un tutto composto da parti che sono intere, e soprattutto a un insieme in movimento che cambia senza limiti, un immenso spazio astrale non organizzato. Ancora il tema dei confini e degli attraversamenti. La sua scrittura può solo continuare, senza iscrivere contorni esigenti.

Il suo linguaggio non la contiene, la trascina. Così come questo saggio ha trascinato me attraverso il riso di Medusa che è bellissima e ride.

Breve bibliografia

Braidotti, Rosi. Materialimo radicale. Itinerari etici per cyborg e cattive ragazze. Milano: Meltemi editore, 2019.

Cacciapuoti, Giuliana. «Artiste arabe musulmane tra presente e memoria.» In M.A.M. Il Matri-Archivio del Mediterraneo, a cura di Silvana Carotenuto, Celeste Ianniciello e Annalisa Piccirillo. Napoli: Il Torcoliere – Officine Grafico-Editoriali di Ateneo, 2017.

Cixous, Hélène. «The Laugh of Medusa.» Signs, Summer 1976: 875-893.

—. Tre passi sulla scala della scrittura. A cura di Silvana Carotenuto e postfaz. di Nadia Setti. Roma: Bulzoni Editore, 2002.

Note

Note
1 Cfr. http://www.matriarchiviomediterraneo.org/wp-content/uploads/2015/09/dismemberment1.jpg
2 Cfr. Anita Artura Agresta in Matri-Archivio del Mediterraneo. Grafie e Materie http://www.matriarchiviomediterraneo.org/anita-artura-agresta/
3 bid.
4 Cfr. https://www.madrenapoli.it/collezione/shirin-neshat/
5 Video-intervista del Louisiana Museum, cfr. https://www.artribune.com/television/2016/08/video-shirin-neshat-il-potere-dietro-il-velo-la-video-intervista-louisiana-museum/
6 Cfr. https://www.moma.org/audio/playlist/196/2618
7 Cfr. Zineb Sedira in Tate Shots, https://www.tate.org.uk/art/videos/tateshots/zineb-sedira-personal-political
8 http://www.aptglobal.org/en/Artwork/7093/Autobiographical-Patterns/Zineb-Sedira

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