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Capitalismo e covid-19: dissanguamento della sanità pubblica e darwinismo sociale

La pandemia da covid-19 ha acutizzato le contraddizioni sistemiche in seno alle società  capitalistiche, soprattutto in Europa e negli USA. Difatti in Italia tra le molteplici problematiche s’è  disvelata agli occhi di tutte e di tutti la natura criminale d’una logica economica che subdolamente  ha incentivato enormi definanziamenti della sanità pubblica:

37 1) miliardi d’euro in meno per la  spesa sanitaria negli ultimi dieci anni. L’attuale emergenza socio-sanitaria s’è abbattuta  violentemente su un Servizio Sanitario Nazionale già in condizioni precarie a causa della cura  dimagrante – in nome dell’austerity – imposta dai vari governi di destra e di sinistra. Dunque  normalmente il sistema sanitario si rivela spesso inadeguato 2) , non riuscendo a garantire neanche le  prestazioni essenziali e i livelli minimi di assistenza, di conseguenza in una situazione  emergenziale tutta la sanità pubblica rischia di collassare 3)

I dati concernenti il dissanguamento della sanità pubblica sono allarmanti. Innanzitutto stando ai  dati OCSE 4) del luglio 2019 l’Italia s’attesta sotto la media OCSE, sia per la spesa sanitaria totale  ($3.428 vs $ 3.980), sia per quella pubblica ($ 2.545 vs $ 3.038), precedendo solo i paesi  dell’Europa dell’Est oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento  percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato intorno al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%. Poi tra il 2000 e il 2017 il numero dei posti letto pro capite negli ospedali è calato di circa  il 30% 5) , con un rapporto posti letto-abitanti passato da una media di 5,1 ogni mille abitanti del 2000 a una media di 3,2 del 2017, di cui 2,6 in reparti per i casi acuti; mentre la media in Unione Europea  è del 5,5, di cui 3,7 per i casi acuti. 

Inoltre tra il 2012 e il 2017 sono stati soppressi 759 6) reparti ospedalieri – a discapito soprattutto  delle zone periferiche – e i macchinari nei reparti restanti, a causa degli esigui investimenti pubblici,  sono nell’83% dei casi obsoleti. I medici di medicina generale sono passati da una media nazionale 7) del 12,5 ogni 10mila abitanti nel 1985 all’8,7 nel 2013, nel medesimo periodo  l’aspettativa di vita è passata da 74,5 anni a oltre 80 anni.

Dunque l’aumento del numero  d’assistite/ti, che nel più dei casi richiederebbero maggiore assistenza medica, corrisponde a  un minor tempo a disposizione del personale sanitario da dedicare a ogni singola/o  cittadina/no.

In più nel 2020 la media italiana è di 5,68) infermiere/ri ogni mille abitanti contro i  7,9 del Regno Unito, i 10,5 della Francia e i 12,6 della Germania. Pertanto secondo la Federazione  Italiana delle professioni infermieristiche, l’Italia avrebbe bisogno di 50mila infermiere/ri in più e  di 56mila medici in più.

Quindi il blocco dei concorsi e delle assunzioni – in conformità al dogma  del pareggio di bilancio – ha causato nel tempo un sensibile aumento dell’età media 9) dei dipendenti  del SSN: dal 2010 al 2017 è passata da 47,5 anni a 50,7 su base nazionale. In un contesto simile  medici, infermiere/ri, ostetriche e operatrici/tori socio-sanitari lavorano – spesso non equamente  retribuiti – per un numero di ore straordinario pur di coprire i turni, a causa della sottoccupazione.  Mentre i neolaureati e gli specializzandi sono afflitti dal calvario della precarietà contrattuale in  conformità alle logiche della flessibilità lavorativa. 

Pertanto nel tempo sono state attuate esternalizzazioni dei servizi e di conseguenza v’è stata la precarizzazione dei lavoratori: tutto ciò non ha comportato nessun risparmio, ma aggravi di  spesa e un’inevitabile diminuzione del livello dei servizi

Non è un caso che in piena pandemia molte regioni abbiano esaurito la capacità di posti letto di terapia intensiva: la saturazione 10)supera la soglia di sovraccarico del 30% e la saturazione di tutti i  posti letto di area non critica supera la soglia di sovraccarico del 40%. Questo inevitabilmente  limita l’accesso dei pazienti non affetti da covid-19 alle prestazioni ospedaliere. A ciò  s’aggiunge l’assenza d’un piano pandemico 11) aggiornato. 

Dunque, nell’ottica della spietata logica aziendale il settore privato è sempre stato avverso alla  riforma del 1978 che ha istituito il SSN. Infatti negli anni ‘90 in concomitanza all’aumento delle  competenze e delle responsabilità gestionali delle regioni, alle quali fu delegata la determinazione  dei criteri d’organizzazione e di finanziamento dei servizi destinati alla tutela della salute, sono nate dalle ceneri delle USL (Unità Sanitaria Locale) le ASL (Aziende Sanitarie Locali) e le AO (Aziende  Ospedaliere) in modo da scindere l’attività territoriale da quella ospedaliera. Difatti mentre per le  prime il bilancio dipendeva esclusivamente dalla fiscalità generale, per le ASL e per le AO invece si  tratta di avere bilanci in pari: il fattore economico acquisisce preminenza rispetto alla tutela  della salute collettiva

Il passaggio decisivo s’è verificato con il decreto Bindi del 1999 attraverso cui è stato introdotto il  concetto di accreditamento: alle strutture private accreditate da ogni singola regione è stata  concessa la possibilità di competere con le strutture pubbliche.

Ciò ha trasformato gradualmente il pubblico nell’ancella del privato.

Inoltre con tale decreto è stato concesso ai medici, in quanto  dipendenti pubblici, di scegliere tra un rapporto di lavoro esclusivo a tempo pieno e un rapporto non  esclusivo. Chi ha scelto il rapporto esclusivo con il SSN ha ricevuto l’autorizzazione a praticare l’intramoenia, ovvero prestazioni a pagamento fornite da un medico o all’interno d’un ospedale o  privatamente in accordo con la direzione ospedaliera. Gli ospedali pubblici sono incentivati a  favorire queste prestazioni private, i profitti sono notevoli, perché una quota parte va al personale  infermieristico disponibile a essere presente durante le visite private, un’altra parte viene, in alcuni casi, ripartita anche tra gli amministrativi e una percentuale non indifferente resta nelle casse  dell’ospedale.

Difatti non v’è più interesse nell’incentivare la prestazione pubblica a scapito dell’intramoenia, poiché si tratta di soldi freschi nelle casse dell’ospedale al di fuori dei canali  regionali. Con la conseguenza che questo processo diventa anche una delle ragioni delle liste  d’attesa, perché le visite intramoenia non avvengono a fine turno, ma anche durante la giornata. 

Come se non bastasse l’inserimento del ticket alimenta ulteriormente il processo di privatizzazione poiché in tal modo l’accesso alle cure subisce una selezione su basi di classe sociali d’appartenenza  e il welfare si assottiglia a vantaggio di compagnie assicurative e cliniche private, che soprattutto al  Nord incassano profitti milionari. Invece il SSN dovrebbe essere del tutto gratuito, giacché è pagato  dalla fiscalità generale, secondo una progressività e una proporzionalità in base ai redditi.

Il ticket è una frode legalizzata, perché ogni cittadino in realtà ha già pagato per la sanità pubblica. Inoltre le cliniche private sono spesso convenzionate, il che significa che oltre a far pagare il  paziente che necessita di cure richiedono un rimborso allo Stato, asserendo di aver erogato alcune  prestazioni ai singoli con un prezzo inferiore rispetto a quello dovuto. Quindi tali cliniche  distorcono il costo delle prestazioni mediche, in modo arbitrario, facendo in genere pagare un  terzo ai privati cittadini e il resto allo Stato

In sintesi, la sanità pubblica italiana è stata brutalmente smantellata a suon di aziendalizzazioni, privatizzazioni, definanziamenti, lottizzazioni politiche e chiusure dei presidi ospedalieri nelle zone  svantaggiate. Questa condizione ha concesso inevitabilmente ampio margine alla sanità privata che  a costi competitivi sopperisce alle deliberate inefficienze strutturali del pubblico. In questo quadro,  la spesa sanitaria privata pagata dai cittadini si è attestata attorno al 30% della spesa sanitaria totale,  perché i cittadini non riescono a curarsi, prima di tutto a causa delle liste d’attesa e delle carenze  strtturali. 

Chomsky scrisse: «Questa è la strategia standard per privatizzare: togli i fondi, ti assicuri che le  cose non funzionino, la gente s’arrabbia e tu consegni al capitale privato».  

La povertà aumenta vertiginosamente e le cure mediche sono diventate un privilegio: l’universalità  del diritto alla salute previsto dalla Costituzione è solo una formalità astratta. Un segno  tangibile dello stress e del dissanguamento a cui è sottoposto il sistema sanitario sono le liste  d’attesa bibliche e fuori controllo, il crescente costo dei ticket, la burocrazia pletorica, il  deterioramento dei servizi sanitari e l’incremento della corruzione. 

Difatti la contrazione della spesa pubblica e le feroci privatizzazioni della sanità hanno imposto un  nuovo paradigma, ovvero ci si può curare non secondo il diritto ma secondo il reddito. La sanità  è intesa come una potenziale fonte di profitti e si assiste progressivamente alla mercificazione della  

salute collettiva. Lo scopo non è la qualità della vita dei cittadini, ma l’utilizzo della sanità  come fonte di reddito dei privati

Covid-19 e Salute Collettiva 

Una catastrofe umanitaria come l’attuale pandemia, in buona parte prevedibile, avrebbe dovuto  innescare automaticamente meccanismi di cooperazione e di coordinamento a livello globale in  difesa della salute collettiva senza distinzione alcuna. Ciò non è avvenuto. 

I più colpiti dalle conseguenze d’una economia predatoria sono state le lavoratrici e i lavoratori del  settore sanitario e nell’ambito dell’assistenza sociale, difatti in Italia il 72,1% dei contagi si verifica  negli ospedali, nelle case di cura e di riposo, nelle residenze per anziani e per disabili. Tra i  professionisti sanitari i più colpiti sono le/gli infermiere/ri: l’83%. Quest’ultimi s’aggiudicano anche  il triste primato dei decessi: il 40% del totale 12)

Al netto della vuota retorica istituzionale tesa a lodare le operatrici e gli operatori socio-sanitari, senza però che venissero effettivamente tutelate/ti, è opportuno citare Brecht: «Sventurata la terra  che ha bisogno di eroi». 

Gli altri luoghi di lavoro dove avvengono molti contagi sono i servizi di vigilanza, pulizia, call  center, settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, alimentari), le attività di ristorazione, di commercio, trasporto e magazzinaggio. Dunque, il lockdown non si è  mai realizzato per circa metà delle macro imprese italiane, altro che movida. Il profitto privato ha  più rilevanza della vita stessa.

Queste sono le nefaste conseguenze d’un modello produttivo che non può contemplare  limitazioni di nessun tipo, ergendosi quindi su cadaveri e catastrofi naturali. Nella fase del  capitalismo finanziario tutto è monetizzabile, finanche la vita umana. 

Il covid-19 ha posto in evidenza il conflitto d’interessi tra salvaguardare i profitti e preservare la vita  biologica, similmente a quello che si palesa nel rapporto tra sistema produttivo ed ecosistema, tra la  vita del pianeta, delle sue specie viventi e le priorità dell’economia capitalistica che non accetta  limiti e costrizioni ecologiche e biologiche.  

La crisi da covid-19 ha fatto emergere la precarietà d’un sistema sanitario pubblico, vessato da anni  di spending review, privatizzazioni oltre a un elevato grado di sgranamento del tessuto sociale, ormai quasi inesistente, dove ormai il singolo è ingabbiato nella propria sfera individuale. Nella  attuale gestione ospedaliera del virus si prospetta la possibilità di una selezione simil darwiniana dove chi ha più punti biologici e sociali di classe accede a percorsi di cura privilegiati. Il business  dei tamponi e le logiche inique di distribuzione 13) dei vaccini ne sono l’ulteriore riprova. 

Ciò rispecchia una tipologia di ragionamento che è simile a quella che decadi di egemonia  neoliberista hanno inculcato ai più con il principio di prestazione, dichiarando inutili gli  improduttivi (i “vecchi”, in primis) e meritevoli i vincenti (i “forti”). La pandemia in corso impone  un ripensamento, seppur tardivo delle politiche di austerity e tagli praticate a detrimento delle  infrastrutture sociali. Tutti provvedimenti presi nel nome della religione dell’austerity ordoliberista,  della “riduzione del debito”, delle “regole di bilancio europee”, della “competitività”, che hanno  dato beneficio solo alla sanità privata e ai ricchi, erodendo per milioni di cittadine e cittadini il  diritto alla salute.  

Il capitale è un parassita astratto, insaziabile e produttore di zombie. Ma gli zombie a cui dà origine  siamo noi, e non possiamo più tacitamente accettare tutto ciò. Il cambiamento scorre attraverso i  nostri pensieri e le nostre azioni. Siamo a un bivio della storia dell’umanità: nulla è eterno.  

Brecht scrisse: «Nessuno o tutti/ Non si può salvarsi da sé». 

Un altro mondo è necessario ed è urgente, perciò è possibile. 

Note

Note
1 https://www.gimbe.org/pagine/1229/it/report-72019-il-definanziamento-20102019-del-ssn
2 https://www.liberopensiero.eu/17/12/2018/attualita/sanita-pubblica-campania-malasanita/
3 https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/02/27/news/coronavirus-servizio-sanitario-nazionale-1.345018
4 http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=76887&fr=n 
5 https://www.agi.it/fact-checking/news/2020-03-06/coronavirus-posti-letto-ospedali-7343251/
6 https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/02/27/news/coronavirus-servizio-sanitario-nazionale-1.345018
7 https://www.programmazionesanitaria.it/ 
8 https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/02/27/news/coronavirus-servizio-sanitario-nazionale-1.345018
9 https://www.nursetimes.org/rapporto-sanita-nebo-2019-speciale-risorse-umane/67803
10 https://www.insalutenews.it/in-salute/coronavirus-aumenta-pressione-su-servizi-assistenziali-limitato-laccesso-in ospedale-a-pazienti-non-covid/ 
11 https://www.rai.it/programmi/report/news/2021/01/Piano-pandemico-perquisizioni-in-tutta-Italia-Gdf-al ministero-della-Salute-1413e9fb-a009-4b4d-ae6e-397280877108.html 
12 https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/news-ed-eventi/news/news-denunce-contagi-covid-30-settembre 2020.html 
13 https://ilmanifesto.it/vaccini-due-terzi-del-mondo-non-ne-ha-accesso-i-no-profit-si-mobilitano/

Sono nato il 7 agosto del 1994 nelle lande desolate e umide del Vallo di Diano. Laureato in Filosofia alla Federico II di Napoli. Adoro Marx, Nietzsche, Beethoven, Stravinskij, John Bonham, i Black Sabbath, i Pantera, i Tool e i Kyuss. Detesto i moderati, i fanatici, gli spocchiosi self-made man, i tuttologi, Calcutta, i Thegiornalisti e Achille Lauro. Studio, scrivo articoli per LP e per Intersezionale, bevo sovente per godere dell'oblio, suono la batteria negli IVAS. Morirò.

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