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La lunga marcia per la libertà

Immagine in copertina di ZeroCalcare

Stop a isolamento, fascismo e occupazione! È giunta l’ora della libertà!

La rivoluzione del Rojava lascerà un segno molto profondo nella storia.

Nell’epoca del capitalismo velocissimo dai ritmi più che mai serrati, in uno scenario geopolitico che va profilandosi sempre più minaccioso e un clima sociale che oscilla tra brutalità e apatia, il risveglio di una società civile e democratica in Medio Oriente ha diffuso una potente eco nel mondo intero. Un’eco di speranza, di vitalità, di libertà. Milioni di persone in tutto il mondo simpatizzano con la causa del popolo curdo e la rivoluzione, mentre migliaia di militanti internazionalist* si sono unit* negli anni alle fila stesse della lotta, facendone propri i valori.

La rivoluzione del Rojava, va ricordato, è legata a doppio filo al PKK (Partîya Karkerén Kurdîstan, Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ndr). Fondato in Turchia nel 1978 da un gruppo di studenti universitari curdi e turchi, il PKK inizia il suo tortuoso percorso politico in difesa del popolo curdo, sistematicamente represso e massacrato in Turchia, Iraq, Siria e Iran (stati nazione in cui la regione del Kurdistan è stata spartita a tavolino da accordi tra potenze delle Guerre Mondiali, ndr).

Negli anni il partito diventa un vero e proprio nemico pubblico per la Turchia, fino a venire dichiarato illegale e i suoi membri sistematicamente arrestati, torturati e lungamente detenuti.

Il 15 agosto 1984 vede l’inizio della lotta armata del PKK contro lo Stato turco. Contestualmente, in poco tempo il PKK si ritrova a contare su un enorme movimento popolare, che ne supporta la lotta e i valori democratici. La repressione turca peggiora ulteriormente, e il 15 febbraio 1999, in Kenya, i servizi segreti turchi (MIT) arrestano Abdullah Öcalan. Guerrigliero, leader e co-fondatore del PKK, Öcalan è il filosofo che propone il modello del confederalismo democratico, una forma di autogoverno dei popoli basata sulla liberazione delle donne, sull’ecologia e sulla democrazia dal basso. Il confederalismo democratico è di fatto il modello su cui l’Amministrazione Autonoma del Rojava si fonda.

Con l’arresto di Öcalan nel 1999 inizia una vera e propria epopea: la Turchia porta avanti un processo che vede il leader del PKK condannato a morte, salvo poi vedersi commutata la pena in ergastolo dal momento che la Turchia abolisce la pena capitale come requisito per entrare nell’Unione Europea. Comincia la lunga prigionia, aggravata da un totale isolamento, nell’isola-carcere di İmralı, nel sud del Mar di Marmara, dove Abdullah Öcalan, quasi ventidue anni dopo, è tutt’ora l’unico detenuto.

Nonostante le condizioni disumane del suo isolamento, Öcalan non ha mai smesso di dedicarsi alla lotta per la democrazia, e continua a scrivere e a propoporre soluzioni pacifiche ai conflitti in Medio Oriente. Il sistema İmralı e l’isolamento di Öcalan non conoscono precedenti.

Ogni visita dei suoi avvocati o dei suoi familiari è stata resa possibile solo da lunghe lotte sociali e grandi proteste popolari. Nel maggio 2019, ad esempio, migliaia di persone sia all’interno che all’esterno delle carceri sono riuscite a rompere l’isolamento con un durissimo sciopero della fame durato mesi. Così, per la prima volta in molti anni, è stato possibile per Öcalan entrare in contatto con i suoi avvocati per un breve periodo. Ma dal 7 agosto 2019 questo contatto è stato nuovamente impedito dal governo turco. La Procura della Repubblica non risponde nemmeno alle richieste settimanali di visite.

Abdullah Öcalan è un simbolo. Il suo isolamento ventennale non mira a colpire solo la sua persona, in quanto filosofo o guerrigliero, ma è un isolamento mirato a sopprimere i risultati democratici che sono emersi dalle sue idee. La guerra al PKK è una guerra contro chiunque lotti per la democrazia.

A dimostrazione della potenza simbolica dell’imprigionamento imposto a Öcalan, ogni anno a febbraio centinaia persone si radunano in una città europea per marciare verso Strasburgo, sede della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (un tribunale internazionale per le violazioni dei diritti umani sanciti nell’omonima Convenzione, ndr). Questa lunga marcia nel cuore dell’Europa viene organizzata ogni anno dal KCK (Unione delle Comunità del Kurdistan) e da altri organismi, e ha lo scopo di domandare la liberazione del leader del PKK.

La marcia di quest’anno inizierà il 4 febbraio con un raduno a Francoforte e arriverà a Strasburgo il 12 febbraio. Il giorno seguente è prevista una grande manifestazione cittadina. Lo slogan della lunga marcia per la libertà del 2021 è “Stop a isolamento, fascismo e occupazione! – È giunta l’ora della libertà”.

Öcalan è il pioniere intellettuale del confederalismo democratico, che è un modello contrario allo stato nazione in crisi. Per questo motivo, la lotta per la pace e la democrazia deve essere pensata nel contesto della lotta contro l’isolamento di Öcalan, che è un isolamento imposto a tutta la società democratica. Allo stesso tempo, ciò rafforzerà anche la lotta per la democrazia e la libertà in tutto il mondo.

La rivolta sociale in Rojava non è l’unico esempio; la liberazione dei curdi yezidi a Shengal, l’autonomia a Mexmûr e il Partito Democratico dei Popoli (HDP) della Turchia sono solo alcuni degli esempi di progetti di liberazione che si possono realizzare attraverso il modello del confederalismo democratico e le idee di Öcalan.

Nonostante le mura della prigione e le opportunità limitate, Öcalan continua a ispirare milioni di persone in tutto il mondo. Per questo, anche quest’anno a Strasburgo marceremo in tant*, e in tant* chiederemo a gran voce la liberazione di leader Apo, perché il suo isolamento ci riguarda tutt*.


Serkeftin!
Fino alla vittoria! “Rimango fino alla fine impegnato nella liberazione, la sua lotta, la sua creazione di bellezza e il suo amore.”

Abdullah Öcalan

Rete Jin è un collettivo politico femminile nato due anni fa ed esistente in decine di città italiane. È composta da donne militanti di qualunque età e nazionalità, e si occupa di sostenere la rivoluzione del Rojava con campagne dall'Italia e proporre sul territorio le diverse tematiche di studio relative al confederalismo democratico, alla liberazione delle donne e all’ecologia politica.

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