TOP
La Limonaia

Limonaia – La Zona Rosa: Come trasformare uno spazio abbandonato

La mia sveglia è il suono di un lucchetto che si apre, il mio colore è il rosa.

Il mio corpo è percorso da infiniti tracciati. La mia pelle è porosa e plasma e riplasma incessantemente i profili del mio corpo, che di volta in volta appare esuberante, sproporzionato, deforme, favoloso, inopportuno, disfunzionale.

Il mio corpo tinge lo spazio e lo rende rosa. Lo attraversa e lo rende sicuro. “Safe” come tanti passi che si incontrano, safe come il posto di tutt* quell* che non hanno posto.

Se il territorio è tutto una linea di confine, questa è una zona. Luogo di fusione e intreccio, in cui le forme sono diluite. Una zona femminista, femminile. Femminile come sono i corpi che subiscono confini imposti e tracciati sulle proprie vite, femminili perché subalterni.

Una zona femminile come sono i corpi che a quei confini non si arrendono, che li attraversano e ridefiniscono incessantemente.

Sono donna, e ho infinite anatomie: quelle di tutti i corpi pensati senza voce, senza parte.

Corpi messi in stato di minorità, esclusi dalla scelta e dalla decisione, razzializzati, imbavagliati in categorie binarie in cui gli uni devono necessariamente essere subalterni affinché altri siano dominanti. Se questo dominio si esercita a partire da soggetti conformi, presentati come neutrali, ma in realtà necessariamente maschili e bianchi, allora questa è la zona di chi non vuole subire tale dominio né vuole identificarsi con esso. Un luogo dei soggetti imprevisti, perché pensati fuori dalla possibilità di prendere parola, eppure provvidenzialmente efficaci nell’irrompere nel presente, quando si riconoscono in una complicità sovversiva. Un territorio della scelta collettiva, dello scegliersi insieme.

Metto al centro l’empatia, l’amore. Non sono individuo, ma trama di relazioni. Trama femminile, perché non individualista né competitiva. Per questo non ho un nome e rispondo ad una politica dei desideri. Sono inappropriabile, sono tutt* quell* che mi attraversano, vivo e cambio con le loro storie. Perché né gli spazi, né i corpi sono territori di conquista.

In questi anni mi sono sentita sola, vuota, senza possibilità di decidere su me stessa. Su di me e per me vorrebbero scegliere quell* che sempre e da sempre decidono delle vite degli altr*. Proprio con questi altr*, solitamente messi ai margini, io voglio invece, da oggi, condividere le mie scelte e trovare le parole che da tempo mi mancano per dire che il mio corpo non è in vendita.

Perché nessun* si senta sol*, neanche nel decidere sul proprio corpo. Per “riconoscersi negli sguardi di altre e altr*, per trovare il coraggio di prendere in mano il destino di questo mondo brutale, perché nel far tremare la terra si possa finalmente sovvertire il reale e tornare a respirare.”

Cominciamo da noi, per costruire la possibilità di respirare insieme, perché questa trama di relazioni si faccia sostegno alle necessità di tutt* e al tempo stesso le ridefinisca collettivamente. In un mondo in cui la sessualità, la salute, il piacere sono ingabbiati in un semplice sistema di servizi, peraltro offerti in maniera insufficiente ed escludente, immaginare insieme come trasformarli in pratica quotidiana di ascolto e condivisione vuol dire, immediatamente, immaginare un mondo nuovo, un mondo rosa.

E quando la terra tremerà ancora una volta sotto i nostri piedi ci scopriremo, di colpo, a non averne più paura. Perché sarà stato l’incedere leggero e inarrestabile dei nostri passi, ad essersi fatto terremoto. Che l’andatura sia quella di un cammino o di una danza, a muoverci sarà il sincronizzarsi incontrollato di uno stesso, multiforme, ritmo. A muoverci, sarà stato il desiderio. 

Manifesto della Limonaia – Zona Rosa di Pisa


L’ingresso della Limonaia-Zona Rosa

Strappata al tessuto urbano


Con queste parole, il 9 aprile 2017, un gruppo di attivistə ha restituito alla città di Pisa uno stabile dall’alto valori storico 1)https://it.wikipedia.org/wiki/Palazzo_Ruschi abbandonato da 4 anni e lasciato in stato di degrado, situato nel centro cittadino.

La sua posizione strategica e il suo immenso giardino hanno permesso, negli anni, di svolgere tantissime attività culturali, sportive, artistiche, di solidarietà e muto aiuto. Persino durante la pandemia.

Lo sgombero del 26 gennaio scorso, accompagnato da 12 procedimenti penali, non ha semplicemente messo un “punto” al percorso intrapreso dalla Zona Rosa. Il problema è più ampio e riguarda tutta la città e i suoi abitanti. Lo stabile, nonostante l’alto valore storico e simbolico, da almeno dieci anni è inserito all’interno di un piano di alienazione finalizzato alla vendita a privati, in una città dove, da tempo, siamo testimoni di una lenta e progressiva trasformazione del centro storico in un deserto culturale e sociale. Una trasformazione che è passata per durissimi decreti “antimovida” e “antibarbonaggio” e che è andata di pari passo con la chiusura di edifici universitari storici 2)https://exploitpisa.org/sapienza-fanno-il-deserto-e-lo-chiamano-tutela-verso-lassemblea-pubblica-del-16d/ e culminata con la chiusura del Teatro Rossi 3)https://riapriteilteatrorossi.it/ e della Limonaia, in un processo di ristrutturazione del tessuto urbano che ha mirato ad spingere la composizione studentesca, precaria e più povera, verso i margini della città, trasformando poi, incidentalmente, il centro stesso in una grande, desolata periferia.

“Domenica dei limoni”, merenda di quartiere in giardino

Cura collettiva

Gli spazi sociali in Italia sono stati tra gli attori principali, sin dal primo lockdown, di nuove forme di organizzazione emergenziale. L’intuizione più grande è stata pensare che la risposta ad una malattia collettiva non potesse che essere la cura collettiva: centinaia di persone, a loro rischio, si sono organizzate in azioni di solidarietà, dai pacchi spesa alimentari per famiglie in difficoltà, al supporto psicologico gratuito, alla distribuzione di dispositivi di protezione per le persone più precarie e esposte, alle raccolte fondi per supportare lavoratori e lavoratrici vulnerabili. 4)https://www.brigades.info/it/ 5)https://www.produzionidalbasso.com/project/covid19-nessuna-da-sola-solidarieta-immediata-alle-lavoratrici-sessuali-piu-colpite-dall-emergenza/

Orgogliosamente, ci sentiamo di rientrare in questa intuizione: si trovata alla Limonaia, infatti, lo sportello di Obiezione Respinta per il supporto psicologico post aborto, un percorso gratuito e professionale che durante il lockdown nazionale ha funzionato persino da remoto, tramite sedute in telemedicina.

Abbiamo mappato, insieme a “IVG ho abortito e sto benissimo” e alla rete nazionale di Non una di meno, l’andamento di ospedali e consultori, segnalando le possibili variazioni dei servizi sul canale telegram (tutt’ora attivo) “SOS ABORTO_COVID-19” 6)https://t.me/aborto_emergenzaCOVID19 e fornendo supporto telefonico a centinaia di persone che, da un giorno all’altro, si sono ritrovate confinate a casa, con una gravidanza indesiderata in corso e nessun supporto istituzionale.

Ci siamo organizzatə per pretendere che il governo attuasse delle misure efficaci per affrontare una seconda ondata, imparando dai grossi errori fatti nella prima in materia di accesso all’IVG, chiedendo un allungamento dei termini per l’uso della RU486 e la possibilità di abortire in consultorio in day hospital 7)https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/05/17/campagna-sos-aborto/

Come noi, esperienze come Non una di meno La Spezia e Firenze, Le Fem.in Cosentine in lotta, le staffette per l’aborto di Bari e tante altre, non solo hanno materialmente affiancato tantissime persone nel loro percorso di interruzione di gravidanza, ma hanno soprattutto denunciato pubblicamente le numerose criticità di tipo strutturale, organizzativo e istituzionale del Sistema Sanitario.

Mattone sconnesso

Nella strada lastricata di buone intenzioni delle Istituzioni pubbliche, realtà come quelle della Limonaia – Zona Rosa rappresentano il mattone sconnesso che va al più presto sostituito, prima che tutti si rendano conto che l’intera via, in realtà, non è pavimentata. Gli spazi sociali fanno comodo, fin quando forniscono servizi gratuiti, sulle spalle di volontari non pagati, in un Paese in cui l’accesso al welfare è sempre meno garantito, in cui la forbice delle disuguaglianze si allarga e la percentuale disoccupazione giovanile è il triplo della media europea. Vengono tuttavia estromessi dallo spazio pubblico quando diventano un grido contro le ingiustizie e contro tutto quello che viene ingiustamente imposto e deciso.

Ecco però l’imprevisto: nelle forme di sperimentazione sociale che ci siamo date in questi mesi, centrate sulla costruzione di forme collettive di cura e riproduzione, abbiamo visto qualcosa di nuovo e speciale, che degli sgomberi non possono cancellare. Abbiamo rotto l’isolamento (dell’aborto, della povertà, della malattia), abbiamo deciso collettivamente cosa avrebbe fatto stare meglio noi e le persone che amiamo, abbiamo autogestito ambulatori, sportelli, orti, cucine popolari.

Non saranno dei muri a fermarci, ormai siamo costrette ad agitare i vostri sogni tranquilli!


Per supportare le spese legali di Obiezione Respinta e della Limonaia – Zona Rosa, dona secondo le tue possibilità e soprattutto passa parola! https://www.produzionidalbasso.com/project/sostieni-la-limonaia-zona-rosa-support-your-local-witch-gang/

Note   [ + ]

Obiezione Respinta è un progetto che dal 2017 mappa dell'obiezione di coscienza in Italia a partire dalle esperienze di chi l'ha vissuta sulla propria pelle. Negli anni ci siamo occupate di divulgazione su sessualità, contraccezione, IVG, tecnologie digitali, femminismo. Online ci trovi su obiezionerespinta.info, mentre offline ci trovi alla Limonaia-Zona Rosa di Pisa.

Post a Comment