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Penso, dunque esisto. L’aborto in una nuova America Latina.

Immagine di copertina credits: EFE/MARIO RUIZ

Cosa sta accadendo ai paesi dell’America latina? 

Prima l’Argentina, ora il Cile.  

Un processo di presa di coscienza che non lascia spazio a dubbi: le cose stanno  cambiando, gli animi si stanno evolvendo.  

Paesi da sempre legati all’impianto cristiano cattolico lasciano ora spazio a nuove  convinzioni morali, spazi nei quali la donna merita un posto di maggior rilievo. L’interruzione di gravidanza si è affermata sia legislativamente che moralmente come  una forma di controllo sul corpo e sulla capacità riproduttiva delle donne. Donne  stigmatizzate come assassine, amorali ed egoiste. Eppure, si rendono sempre invisibili  le situazioni di vulnerabilità in cui queste donne si trovano, non si conosce fino in  fondo quello che c’è al di là della scelta. Inoltre, la minaccia penale pesa su tutte le  persone che interrompono una gravidanza. 

Facciamo il punto. 

Dalla seconda settimana di gennaio il Cile, sotto la spinta del risultato positivo  ottenuto in Argentina, sta muovendo i passi decisivi verso la depenalizzazione dell’aborto alla quattordicesima settimana di gestazione (secondo la Costituzione  cilena del 1980, i parlamentari non possono approvare leggi che destabilizzino il  sistema finanziario, e legalizzare l’aborto significherebbe gravare sul sistema sanitario  del Paese, già fallace di suo). La deputata Maite Orsini, Presidente della Commissione  Donne e Uguaglianza di genere, ha assicurato in una dichiarazione che “ senza ombra  di dubbio, la marea verde de Argentina (dal colore dei fazzoletti simbolo del  movimento femminista argentino che chiedeva la legalizzazione dell’aborto, ndr) ha  instaurato un sentimento profondo in tutta l’America Latina e nel mondo in generale,  caricando ancor di più le organizzazioni femministe ed in particolare quelle che si  erano fatte portavoce attive di questo progetto, come anche la Corporazione Umana  che coltiva ormai da due anni questo progetto di riforma.”  

Una proposta di legge valida non solo per togliere il velo di Maya e svelare realtà  scomode ai più che ne ignorano l’esistenza, ma valida anche per fronteggiare un  problema tipico dei paesi in via di sviluppo (e non solo, purtroppo), cioè il ricorso a  rimedi di interruzione di gravidanza poco ortodossi e talvolta anche molto pericolosi, che mettono in grave pericolo la vita della donna. “Gli aborti esistono e continueranno  ad esistere – continua Orsini – ma abbiamo il potere di eliminare pene ingiuste inflitte  a donne e adolescenti che non hanno i mezzi per permettersi aborti in cliniche  private.”  

Perché è tanto importante per il Cile ottenere il rinnovo della legge sull’aborto? L’attuale articolo 119 del Codice Sanitario cileno disciplina che, a seconda della  volontà della donna, l’interruzione di gravidanza è autorizzata in soli tre casi:  

pericolo di vita per la madre; patologia grave del feto che metta a rischio la vota della madre; la gravidanza sia il frutto di stupro. In quest’ultimo caso l’aborto è legale se eseguito prima di dodici settimane, quattordici settimane se la madre sia minore di 14 anni.  

In tutti gli altri casi, il titolo VII del Codice penale cileno, che regolamenta i crimini e delitti contro l’ordine familiare e la moralità pubblica, rende colpevole chiunque causi un aborto volontario, condannandolo alla detenzione, a seconda delle modalità  in cui l’aborto venga eseguito.

fonte: https://www.telam.com.ar/

Appare chiaro che il punto della questione è qui, ed è stato anche provocatoriamente  segnalato un paio di righe più in alto: è esattamente questo il caso in cui la moralità pubblica debba avere la prevalenza sulla libera autodeterminazione.  Il buon costume, e di conseguenza il concetto di moralità, rappresenta l’insieme di  norme comportamentali reiterate nel tempo e che, stratificandosi e sedimentandosi nel fertile terreno sociale, oggigiorno sono assimilabili a valori di onore, pudore e  onestà intellettuale. In quanto dunque principi comportamentali, sono leggi non  scritte, in virtù della loro mutevolezza ed evoluzione nel tempo. Fenomeni e dinamiche  umane, sociali, comportamentali, cambiano nel tempo, e con essi cambia la  percezione della comunità degli stessi fenomeni.  

Pertanto, avendo appurato che in quanto esseri umani siamo in continua  trasformazione, chi stabilisce ancora cosa è morale e cosa non lo è?  

È ciò che sta alla base dell’autodeterminazione. Esseri umani alla ricerca di una  propria dimensione, della propria liberà di essere, alla ricerca dell’affermazione di  principi umani fondanti come la libertà di scelta per sé e per il proprio corpo, della libertà sessuale, libertà di affermarsi a livello sociale, uguaglianza salariale. 

È l’espressione della libertà positiva dell’essere umano e quindi della responsabilità e  imputabilità di ogni suo volere e azione. Un chiaro rimando al cartesiano principio cogito ergo sum: penso, dunque sono, agisco, mi astengo, combatto. Esisto. 

E questa presa di coscienza in America latina nasce nelle strade, nel bisogno di  manifestare e rendere noto che la legge non può mai essere aizzata contro il popolo,  ma essa è strumento del popolo per legittimare i propri bisogni e necessità. Ed è  proprio ascoltando i bisogni della popolazione che un paese progredisce, in virtù del  patto sociale tra cittadini ed istituzioni che deve cercare di essere quanto più  costruttivo possibile.  

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