TOP

Intersezionale

Pratiche di resistenza transfemminista in provincia

La Spezia è una piccola città marittima nel levante della Liguria. La vita dei suoi abitanti gira intorno al porto, alla pesca e all’arsenale militare. Una piccola perla sul mare, come recita una canzone popolare – O bela Speza, piccola perla sul mar, della riviera quadro irreal – il cui Golfo dei Poeti ha visto il passaggio di personalità come Montale, Lord Byron e Wagner ispirati dai tramonti e scorci che da Portovenere a Lerici rendono questi luoghi unici nel loro genere.

Quando nasci in provincia la probabilità di avvicinarti facilmente alle pratiche transfemministe in giovane età è praticamente zero. Ricordo molto bene gli anni del liceo, la sensazione di non essere mai a mio agio con chi mi circondava, l’impossibilità di comprendere le dinamiche sistemiche dell’oppressione a cui venivo esposta ogni giorno, la consapevolezza che per cambiare qualcosa – per autodeterminarmi – dovessi per forza emigrare.

Immagine di Non una di Meno – La Spezia

E così è stato: nel 2015 saluto La Spezia e inizio la mia nuova vita a Bologna, piena di buoni propositi e aspettative. Dopo cinque anni di Università e l’incontro con diversi collettivi femministi, ho scoperto un nuovo modo di intendere l’amicizia e la lotta. La politica è diventata parte della mia vita personale e pubblica, ha rotto la dicotomia, consegnandomi un nuovo modo di intendere il mondo e la società. Ovviamente il percorso è ancora lungo e travagliato, nessuno può dirsi totalmente decostruito, ma un processo è iniziato, qualcosa si è mosso. Mi accorgo di andare sempre un pochino avanti, di recuperare piano piano tutti i pezzi del puzzle. Tranne però quando torno a Spezia.

Nella mia città natale sento di non avere speranza, nessuna possibilità, di non essere più o peggio, di non essere mai stata. Per questo, quando ho scoperto che esisteva il nodo territoriale di Non Una di Meno La Spezia, ho deciso di parlare con loro, farmi raccontare i problemi nel fare politica in un luogo completamente avverso a ogni cambiamento, dove le persone non mostrano interesse nel partecipare attivamente, non riescono ad organizzarsi.

Silvia e Sandra mi danno appuntamento in un bar in centro, non ci eravamo mai incontrate prima. Racconto cosa ho fatto, che cosa studio e perché gli ho chiesto di vederci. La situazione di cui mi mettono al corrente non è facile: l’operativo è composto da poche persone, l’ostracismo della giunta comunale da un lato e il potere dei sindacati dall’altro rendono difficile ogni azione. I pochi circoli e centri posizionati presenti sul territorio non collaborano attivamente con questa realtà. L’immobilismo della città sembra permeare qualsiasi aspetto, la massiccia militarizzazione data dal porto marittimo e dall’arsenale militare impediscono manovre che in altre realtà risulterebbero se non facili almeno possibili. Alcuni aspetti però funzionano: sono riuscite a creare una raccolta fondi su produzionidalbasso per sostenere la spesa della visita ginecologica per chi non può permettersela, a seguito del difficile accesso al consultorio ASL cittadino durante l’emergenza Covid. Le pratiche cercano di esistere, di farsi strada negli interstizi, nonostante le compagne di NUDM La Spezia non abbiano in dotazione uno spazio in cui riunirsi e organizzarsi.

Parlando con Silvia e Sandra mi sono resa conto di avere un privilegio: quello di aver vissuto nel centro e di averci costruito intorno la mia consapevolezza politica. Ma a cosa serve veramente questa prospettiva? Non è limitata già di per sé? Che senso ha ragionare e praticare in spazi che qualcuno prima di te ha già costruito, a contatto solo con persone che hanno potuto accedere a un certo livello di istruzione? Non è una contraddizione in termini? Improvvisamente la mia posizione mi sembrava estremamente classista. Quando si pensa, si scrive o ci si confronta bisogna sempre rendersi conto da dove si parla, come si è situati.

Le pratiche che nascono al margine, in luoghi solitari, non devono e possono rimanere isolate. La militanza ha senso solo se espansa, se ragiona e agisce all’interno di territori storicamente tralasciati. La situazione delle provincie in Italia è simile1, sono quasi sempre luoghi dimenticati in cui la massima di Mark Fischer – è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo – viene riempita di tutte le sue implicazioni materiali. Quale responsabilità abbiamo da persone nate e vissute in questi luoghi? Come collocarci? Cosa fare?

Costruire una rete – sia digitale sia formata dall’alleanza dei corpi – necessita di un continuo sostegno, di una continua cura, per evitare dinamiche e posizioni solipsistiche e egocentriche, in cui con saccenteria e snobismo si tralasciano questioni, luoghi e soggettività fondamentali. Si perde di vista il vero centro, quello situato politicamente, dove i problemi materiali risultano più evidenti e efficaci. Lasciare sole queste realtà vuol dire abbandonare e cancellare le soggettività che le abitano.

Per sostenere e rimanere aggiornati sulle attività di NUDM La Spezia:

Instagram: https://www.instagram.com/nudmlaspezia/

Facebook: https://www.facebook.com/nudmlaspezia

Per partecipare alla raccolta fondi:

https://www.produzionidalbasso.com/project/visita-ginecologica-solidale-nessuna-da-sola-aied-e-nudm-la-spezia/

F.L


1 Ovviamente bisogna tenere conto del mio posizionamento, di donna bianca cis nata e cresciuta al Nord Italia. Questa semplificazione necessita obbligatoriamente di una maggiore cura e attenzione che questo spazio non consente.

Post a Comment