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Intersezionale

Manspreading: Lo stravaccamento ingiustificato

Ci sono molte, troppe cattivi abitudini nei nostri tempi dovute al sistema patriarcale in cui viviamo e quello di cui oggi vi parlerò ha a che fare con il manspreading. Esistono forme di micromaschilismo quotidiano che spesso ignoriamo perché considerate come gesti socialmente riconosciuti ma non per questo corretti. A discapito di numerose donne che provano questa sensazione di disagio, molti uomini ignorano bellamente di essere causa di tanto incomodo. 

Ma cos’è? Cosa significa? 

Il manspreading si tratta di un termine inglese e si riferisce alla pratica degli uomini seduti nei trasporti pubblici con le gambe divaricate, coprendo così più di un posto. Sì, nelle metropolitane di  molte città, le donne hanno cominciato da anni a segnalare il vizio tutto maschile di allargare le gambe invadendo lo spazio altrui. 

L’invasione machista dello spazio, fisico ma anche emotivo, altrui è diventata tema di dibattito, al punto che in alcune città del mondo si sono attivati divieti ad hoc per rimettere, letteralmente, i  maschi al loro posto, potremmo coniarlo come “stravaccamento ingiustificato”. 

“Siediti con gli arti dritti e non descrivere con le gambe un angolo di 45, occupando così il posto per due persone”, il Times of London consigliava già nel 1836 in un articolo sul galateo degli autobus, come citato da Clive DW Feather in “La storia della linea Bakerloo”. Il termine “manspreading” è stato coniato nel 2013, quando gli utenti della metropolitana di New York hanno iniziato a pubblicare foto di passeggeri maschi disinvolti e dei loro vicini contorti sui social media. 

Secondo uno studio del 2016 dell’Hunter College di New York City, il 26% degli utenti maschi della metropolitana della città è colpevole della pratica, rispetto a meno del 5% delle donne. 

La metropoli statunitense è stata una delle prime al mondo a cercare di iniziare a frenare il comportamento. 

Nel 2014, la Metropolitan Transportation Authority ha lanciato una campagna con cartelli con il  messaggio: “Amico … Stop the Spread, Please”. 

Lo “stravaccarsi” viene considerato una forma di micro-aggressione contro le donne: attraverso l’invasione dello spazio fisico replica l’ingerenza e l’intrusione molesta degli uomini in ogni aspetto della vita delle donne. Il dibattito ebbe inizio nel 2013 sul social media Tumblr. Da quel momento la campagna contro il manspreading si è espansa, tra consensi e critiche, portando a effettive  disposizioni da parte di molte città. 

Per Lyndsay Kirkham, professoressa di inglese all’Humber College, la pratica del manspreading è  specchio della convinzione dell’uomo di sentirsi legittimato a occupare maggior spazio nella  società. Lo spazio sociale del patriarcato delimita anche quello fisico. Tale è la tesi portata avanti da attiviste, come la giornalista Barbara Ellen, i quali hanno trovato spesso ostacolo negli stessi esponenti dell’attivismo femminista e dagli stessi uomini che considerano il manspreading un insulto di genere. 

Nel 2017 in Spagna le donne madrilene sono riuscite, dopo una lunga battaglia, ad ottenere un provvedimento del Comune della capitale spagnola con il quale si raccomanda agli uomini di  sedersi sui mezzi pubblici della città con le gambe chiuse o perlomeno in modo tale da non invadere i sedili altrui. La petizione online era stata lanciata dal gruppo di attiviste ‘Mujeres en lucha y  madres estresada’ (‘Donne in lotta e madri stressate’) con un messaggio chiaro: “Non lasciare che  gli uomini invadano il tuo spazio: né in metro, né nella vita”. 

Alle origini del fenomeno ‘gambe aperte’ non ci sarebbe solo la mancanza di educazione. Il comportamento di per sé sembrerebbe innocuo, ma secondo le donne spagnole dietro si anniderebbe una profonda questione di genere: così come le donne sono state abituate sin da piccole a sedersi  con le gambe chiuse, agli uomini è stata trasmessa l’idea di gerarchia e territorialità che li fa sentire  legittimati ad occupare lo spazio altrui come se fosse il loro. 

Le ‘donne in lotta’ avevano mandato una lettera all’amministrazione di Manuela Carmena dove c’era scritto:”Mettere un cartello può essere un punto di partenza per sensibilizzare le persone e  iniziare a rispettare gli spazi comuni”. Ma il Comune, pur essendosi attivato dopo la richiesta ricevuta, non ha integrato il nuovo simbolo nella segnaletica del metrò ma solo sugli autobus.  L’EMT, il servizio pubblico della città, ha introdotto dei pannelli informativi in cui si vieta il fenomeno. I cartelli, però, sono stati messi solo sugli autobus e non sulle metro, perciò continua sui social la campagna di sensibilizzazione per combattere il fenomeno del manspreading. 

Da allora campagne simili sono state lanciate anche in Corea del Sud, Giappone, Istanbul e Madrid. 

Le campagne hanno scatenato un contraccolpo su Internet, con uomini che citano le differenze  biologiche come un modo per giustificare la necessità di allargare le gambe anche se nessuno studio scientifico ha ancora dimostrato la loro tesi. 

Il cortometraggio omonimo “Manspreading”, che ha debuttato nelle sale spagnole nel 2017, merita  una menzione, al di fuori della penisola iberica, per il tema che tocca in maniera innovativa ed  originale. Abdelatif Hwidar, già vincitore di un premio Goya, ha scritto e diretto la pellicola  prodotta dalla valenziana Marmota Insomne e dal Centro di innovazione Las Naves. Lo scopo del corto è di mandare un messaggio contro quell’atto di micromaschilismo che alcuni uomini praticano quando si siedono nei mezzi pubblici con le gambe aperte, sconfinando nei posti adiacenti ed invadendo l’altrui spazio vitale. 

Nel 2019 la designer inglese Laila Laurel ha voluto contribuire al dibattito con un interessante  progetto «A solution for manspreading», che prevede diverse forme di seduta per i due sessi tese a  imporre un più bilanciato utilizzo degli spazi umani. La versione per le femmine propone un rilievo  a forma di cuneo tra le gambe in modo di suggerire alle donne di occupare più aggressivamente gli  spazi, divaricando anche loro le gambe. La versione maschile della seduta correttiva si basa invece  su due bordi esterni rialzati che tagliano la circolazione del sangue agli arti inferiori del maschio che «si allarga» troppo, obbligandolo invece a tenere le cosce ben strette. 

Le innovative sedie della Laurel hanno vinto il Belmond Award al New designers show di Londra  che si è chiuso il 6 luglio. Nel motivare il premio i giudici hanno espresso apprezzamento per la  «concettualizzazione audace che esplora l’importante ruolo del design nell’informare sugli spazi, sul comportamento personale e sui contrasti sociali di oggi». 

Il fenomeno ha più a che fare con i “ruoli di genere” nella società, ha detto Bettina Hannover,  psicologa e professoressa alla Libera Università di Berlino. 

“Gli uomini si siedono in modo più possessivo e indicano il dominio con la loro posizione a sedere, mentre le donne dovrebbero occupare meno spazio e, soprattutto, comportarsi con pudore”, ha detto. 

A febbraio di quest’anno proprio in Germania è successo che un uomo giace su due posti su un affollato treno di Berlino, ignaro di ciò che lo circonda, finché le due donne di fronte a lui improvvisamente allargano le gambe, rivelando un messaggio sui pantaloni: “Smettila di stravaccarti”. 

Le attiviste Elena Buscaino e Mina Bonakdar sono in missione per eliminare il manspreading. 

“È perfettamente possibile sedersi comodamente sui mezzi pubblici senza occupare due posti a  sedere allargando le gambe”, ha detto Bonakdar, 25 anni. 

La provocazione delle due attiviste fa parte di un’iniziativa più ampia chiamata Riot Pant Project con slogan stampati all’interno delle gambe dei pantaloni in jeans. 

Bonakdar e Buscaino, entrambe studentesse di design, hanno avuto l’idea come un modo per aiutare le donne a recuperare spazi pubblici spesso dominati dagli uomini. 

Oltre a “Stop spreading”, gli slogan del progetto includono “Give us space” e “Toxic masculinity”,  che, in un cenno al comportamento di coloro a cui sono rivolti, vengono rivelati solo quando chi lo indossa mostra il proprio inguine. 

“È solo attraverso l’imitazione che l’interlocutore comprende l’effetto del suo comportamento”, ha  detto Buscaino, 26 anni. 

Secondo un’indagine ISTAT del 2018 in Italia il 15,9% delle donne nell’arco della vita hanno subito contatti fisici contro la loro volontà – il 60% delle volte è avvenuto ad opera di un estraneo e nel  27,9 % dei casi è avvenuto su un mezzo pubblico. 

Dalla mano morta all’appoggio “involontario” trovarsi addosso il corpo di qualcuno risulta spiacevole. Purtroppo sono molestie che difficilmente vengono denunciate, segnalate, manifestate,  perché vengono svilite, spesso prese come qualcosa di inevitabile. 

La cosa che spesso si fa, è cercare di sfilarsi dalla situazione il più velocemente possibile e in città  come Milano purtroppo è all’ordine del giorno trovare maschi in atteggiamenti di manspreading su metropolitane, pullman ecc.. 

Parliamone, facciamo una campagna massiccia di sensibilizzazione al tema anche qui nel nostro paese!

Antro della Femminista è un progetto nato il 10 marzo 2015 e si basa su 3 parole fondamentali: informazione, attivismo, resistenza. Si occupa di diritti umani, perlopiù sui diritti delle donne, ma anche di antifascismo, antirazzismo e tematiche LGBT+. Non accetta separatismi e divisioni, specialmente in tempi come questi fatti di odio fascista bisogna rimanere tutt* unit* per il bene dei diritti di tutte le classi discriminate. Femminista intersezionale, contro lo sfruttamento e l'oggettificazione della donna, abolizionista in tutte le sue forme derivanti dal patriarcato e dal capitalismo, pro-choice per l'aborto.

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