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20ZLN: Aguascalientes, Caracoles e Comunità

“Lentamente, con un lento ma costante movimento, la luna lascia che l’oscuro lenzuolo della notte le scivoli sul corpo e mostra al fine l’impudica nudità della sua luce. Si staglia allora nel cielo col desiderio di guardare ed essere guardata, di toccare ed essere toccata. Se la luce fa qualche cosa, quella cosa è di rimarcare il suo opposto, così, in basso, un’ombra porge la mano alla nuvola mentre mormora:

“Vieni con me, guarda col tuo cuore quello che i miei occhi ti mostrano, cammina nei miei passi e sogna nelle mie braccia. Lassù le stelle e la luna compongono una spirale, un caracol, che è origine e destino. Guarda e ascolta. Questa è una terra degna e ribelle. Gli uomini e le donne che vivono qui sono come molti uomini e donne del mondo. Andiamo allora a guardarli e ad ascoltarli, mentre il tempo è titubante tra la notte e il giorno, mentre l’alba è regina e signora su queste terre.” 1)

E arriviamo così all’agosto del 2003. Arriviamo ad un momento di passaggio importante e fondamentale che segna ancora oggi lo zapatismo attuale: la morte degli Aguascalientes e la nascita dei Caracoles. “La nascita dei Caracoles e delle Giunte di Buon Governo nel 2003, come già la dichiarazione dei Municipi Autonomi nel 1994 nelle comunità indigene del Chiapas, ha rianimato il dibattito per l’autonomia, non tanto nella sua accezione di diritto collettivo quanto in quella di processo in costruzione”. 2)

Nel 1994, dopo l’inizio dell’insurrezione, gli Zapatisti e le Zapatiste costruirono nella Selva Lacandona, nella comunità di Guadalupe Tepeyac, il primo Aguscalientes, un punto d’incontro tra gli Zapatisti e la società civile. Aguascalientes era il nome della città dove Zapata e Villa, con Venustiano Carranza, nel 1914, si incontrarono e stesero una convenzione, una sorta di patto, tra le diverse fazioni rivoluzionarie. Una convenzione mai applicata per il tradimento dell’ala più moderata del conflitto, quell’ala che porterà poi all’omicidio di Zapata.

Poi arrivò il 9 febbraio 1995, quando il presidente Zedillo, nonostante fossero in corso dialoghi di pace con l’EZLN cercò di catturare la comandacia e distrusse l’Aguascalientes di Guadalupe Tepeyac. Gli zapatisti e le zapatiste risposero costruendo cinque nuovi Aguascalientes, che poi nell’agosto nel 2003 sono stati trasformati in ciò che fino all’agosto del 2019 erano i cinque caracoles. Oggi è giusto dire erano i primi 5 Caracoles.

Ma cosa sono i Caracoles e che differenza c’è con gli Aguascalientes?

Se gli Aguascalientes erano il punto d’incontro tra gli Zapatisti ed il mondo il Caracoles è il luogo in cui trova sede l’autorità civile e politica zapatista, dove l’autonomia indigena ovvero l’autogoverno del territorio zapatista ha la sua sede regionale. Viene così costruita una geografia burocratica dello zapatismo, ad ogni Caracoles fa riferimento una zona, ogni zona è formata dai municipi autonomi, a loro volta formati da diverse comunutà. Di fatto la nascita dei Caracoles segna la divisione tra potere politico e militare dentro la struttura zapatista. Se il “governo” dell’autonomia è stato in carico all’EZLN fino a quel momento con la nascita delle Giunte del Buon Governo e dei Caracoles l’EZLN resta una forza politico-militare ma non ha più il controllo diretto e il compito di seguire il processo di vita quotidiano delle comunità in resistenza, e di fatto non è più nemmeno il luogo unico di formazione politica dello zapatismo. E’ quindi un passaggio importante e fondante. E’ il passaggio che segna un passaggio di fase: se il 1 gennaio del 1994 si è introdotta la guerra come forme di rivendicazione, il 12 gennaio il dialogo come forma di superamento del conflitto armato e fino al marzo del 2001 si è cercato di aspettare al netto delle aggressioni e dei tradimenti che il dialogo portasse a risultati concreti, l’agosto del 2003 è un nuovo passaggio, quello che chiude la fase del dialogo e apre alla costruzione di un mondo diverso, possibile e reale, senza aver nulla a che fare con governo ed istituzioni.

“All’interno del discorso politico zapatista viene utilizzata la rivendicazione di un’originale identità indigena per legittimare il processo di costruzione di forme di autogoverno all’interno delle comunità indigene appartenenti all’organizzazione. Proprio l’analisi di questo processo dimostra come i tratti caratterizzanti quest’identità indigena e, di conseguenza, il progetto di autogoverno zapatista, non rappresentano un sistema stabile ed omogeneo al quale fare riferimento come ad un modello o una norma. Non esiste dunque un modello di “indigeno” né tantomeno un modello di autonomia indigena: le varianti storiche, territoriali, sociali, organizzative e politiche che hanno costruito storicamente lo spazio sociale della Selva Lacandona lo dimostrano ampiamente. Nel rivendicare la propria identità indigena come elemento che legittima la necessità di autonomia, le comunità zapatiste rivendicano un generale diritto alla differenza piuttosto che una serie di differenze particolari”. 3

L’annuncio nell’agosto del 2019, 16 anni dopo la nascita dei primi 5 Caracoles, della creazione di nuove Giunte di Buon Governo e quindi di nuovi Caracoles “ha un significato storico” secondo l’antropologo, giornalista e docente universitario Lopez y Rivas perché «risponde a tutte le politiche di contro-insurgenza, attive o passive, messe in campo da tutti i differenti governi dal 1994 ad oggi.

Gli zapatisti hanno saputo resistere e quindi non restando mai passivi hanno rafforzato permanentemente il processo organizzativo e intensificato continuativamente il percorso di costruzione del soggetto autonomo, ovvero lo sviluppo dell’autogoverno delle/nelle comunità. Così oggi ci sono decine di migliaia di giovani e giovani coscienti, preparati politicamente e con carichi di responsabilità» che fanno crescere l’organizzazione.

Note

Note
1 Subcomandante Marcos – la tredicesima stele: un caracoles. Luglio 2003
2 Giovanna Gasparello – 2004

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