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feminismo in Africa

Il controllo del corpo delle donne: dagli Stati Uniti al continente Africano

Il lento declino del sistema neoliberale su scala globale ha inevitabilmente portato alla luce nostalgiche ideologie. Queste creano e utilizzano narrazioni e discorsi ben noti che portano a un diffuso senso di omofobia, sessismo e razzismo.

Come cercherò di spiegare in questo saggio, per la prima volta ci troviamo di fronte ad un’ alleanza politica, istituzionale e dialettica, tra il “nord” e il “sud” del mondo. Non ha niente a che vedere con l’ascesa proletaria auspicata da Marx nel suo “Manifesto”: il fil rouge tra le “democrazie” occidentali e il continente africano sono i movimenti contro il gender, contro l’aborto e contro il femminismo.

Durante il crollo neoliberale, la paura per il proprio futuro è inevitabile, e questo terrore porta le persone a barricarsi in “strutture” e barriere che le proteggono dall’incertezza della “società liquida”. Quando, in questo contesto, le destre iniziano a parlare di frontiere, hanno l’opportunità di sfruttare le paure della gente: propongono discorsi che mirano a tracciare una netta separazione tra “noi” e “loro” che, in un mondo capitalista, sono sempre rappresentati come tuoi possibili concorrenti.

Qui le narrazioni costanti ripropongono un modus vivendi in cui tutto ciò che è ammissibile deve essere contenuto in una serie di etichette e ruoli di genere fissi in conformità alle ” tradizioni ” e alla ” cultura “. Analizzando contemporaneamente i movimenti ultranazionalisti di estrema destra – che sono vicini e talvolta compongono i “movimenti antigender” in tutta Europa e negli Stati Uniti – e i discorsi di relativismo culturale sul genere provenienti dalle chiese evangeliche africane, cercherò di spiegare come il concetto di “famiglia tradizionale” in quanto pietra miliare dell’identità nazionale e culturale produce (e si riproduce) sempre in un modello sociale gerarchico e sessista. Questi movimenti politici usano quasi le stesse narrazioni e le stesse tattiche di comunicazione.

Sylvia Tamale

Per studiare il fenomeno appena menzionato, fondamentale è il lavoro di Elizabeth S. Corredor, che ha dato modo di tracciare una linea temporale all’interno della quale inscrivere questa alleanza ideologica tra i due emisferi. Allo stesso modo, il lavoro di Sylvia Tamale è fondamentale per analizzare il relativismo culturale africano. Attraverso quest’ultimo, possiamo comprendere meglio come la dicotomia “cultura”-“diritti umani” venga proposta come inamovibile per interessi politici, sociali e religiosi. Altrettanto importante è il contributo di Kapya Kaoma attraverso il quale vengono esplicitate le strette alleanze politiche e le connessioni religiose tra le diverse chiese del mondo. Questo studio è significativo perché si concentra su Nigeria, Uganda e Kenya; questi tre stati sono interessanti per questa ricerca perché erano presenti e “degnamente” rappresentati al World Family Congress 2019 tenutosi a Verona.

Il Word Family Congress 2019 è, infatti, l’ultimo tassello che cercherà di completare l’intricato mosaico della rete internazionale dei movimenti “anti-gender”. Questo caso è particolarmente notevole per almeno quattro distinte ragioni:

1. Il WFC è patrocinato dal Presidente del Consiglio dei Ministri italiano;

2. C’è un pezzo significativo del governo italiano al WTF;

3. Il WFC riunisce tutti gli esponenti dell’estrema destra europea e mondiale, dei fondamentalisti cristiani americani e africani;

4. Per la prima volta il WFC viene contestato dalla rete transnazionale femminista NUDM, che organizza tre giorni di proteste, assemblee e dibattiti negli stessi giorni del WFC.

I discorsi e le retoriche riguardo e contro “l’ideologia di genere” iniziano in due momenti diversi: questo tipo di dottrina emerge durante gli anni ’90 quando – durante la Conferenza Mondiale dell’ONU – femministe e LGBTQIA+ si esprimono su questioni riguardanti la sessualità, i diritti riproduttivi e il gender mainstreaming delle politiche internazionali. Anche se, possiamo iniziare a parlare di travisamento dell'”ideologia di genere” solo nel 2001, quando Papa Giovanni Paolo II affermò che “concetti fuorvianti riguardanti la sessualità , la dignità e la missione della donna” fossero indotti da “ideologie specifiche sul ‘genere'” (Corredor 2019, p. 615).



Dallo studio di Corredor risulta evidente che le polemiche prodotte dal Vaticano sono proporzionali alla velocità con cui gli studi di genere sono stati riconosciuti come una disciplina sociale accreditata.

Come dice Corredor “I contromovimenti emergono quando i movimenti sociali esistenti dimostrano un successo potenziale e/o effettivo nei loro sforzi per ‘influenzare le politiche’ ” (Corredor 2019, p. 617). Ciò che preme sottolineare è l’attacco specifico dei movimenti e delle istituzioni religiose a qualsiasi forma di conoscenza prodotta in questi ambiti sociali: la loro attenzione non è focalizzata esplicitamente su un gruppo di persone ma su un tipo specifico di conoscenza prodotta. Esempi di questa peculiare consapevolezza sono evidenti da diversi casi: a partire dalla lista dei “libri di genere” banditi dal sindaco di Venezia in Italia, fino al tentativo del governo polacco di criminalizzare l’educazione sessuale nelle scuole. In entrambi gli esempi gli attacchi alla “teoria del gender” sono seguiti o anticipati da momenti importanti per il movimento femminista e per i diritti LGBTQIA+.

Nel suo lavoro, Corredor indica quattro diversi prerequisiti fondamentali per rafforzare l’attività del contromovimento:

1. l’esistenza di movimenti politici che cercano di sovvertire l’attuale equilibrio di potere

2. coloro che detengono il potere nel suddetto rapporto percepiscono il proprio privilegio minacciato dall’azione del gruppo di cui sopra

3. Entrambi i movimenti devono dimostrare di essere in grado di raggiungere il successo politico.

4. I partecipanti al contromovimento devono dimostrare di avere sia alleati che risorse per sfidare l’ascesa della loro opposizione. (Corredor 2019, p 618)

Se la prima condizione può essere notata dall’esempio polacco e italiano, è utile dare ulteriori illustrazioni degli altri requisiti. Per quanto riguarda il sentimento dei privilegi minacciati, Mario Adinolfi era solito paragonare le teorie del gender al nazismo e al comunismo, sostenendo che ” I comandamenti riguardanti il gender descrivono un’ideologia e non un’idea perché si basa su una menzogna che vuole essere inculcata al popolo”.

È quasi ironico come i fondamentalisti cattolici siano in grado di tradurre qualsiasi proposta di un nuovo punto di vista in un’ideologia inculcata a priori, e quanto facilmente siano in grado di proiettare sugli altri i metodi che loro stessi adottano quando hanno la possibilità di farlo. I movimenti LGBTQIA+ sono ben noti e in progressiva crescita nell’agenda politica di diversi paesi, purtroppo anche i movimenti antigender cominciano a riscuotere successo grazie a forti pressioni. Tra i più tristemente noti c’è la legge russa contro la “propaganda omosessuale ai minori”. Dietro l’approvazione di questa legge, c’è l’oligarca russo Alexey Komov, presente al WFC di Verona nel 2019.

Durante il WFC di Verona la tradizionale dicotomia famiglia- teoria del gender è stata utilizzata e alterata dai relatori di questo Congresso. Massimo Gandolfini durante un’intervista ha affermato “Vogliamo che questo Congresso mostri la bellezza e la naturalezza della famiglia. L’unione feconda tra uomo e donna rimane il nucleo fondante di ogni società umana, per questo vogliamo che la famiglia sia aiutata e difesa sia in termini culturali che economici” con il discorso di Gandolfini sulla “cultura”, possiamo introdurre il lavoro di Silvia Tamale sulla dicotomia forzata tra “cultura” e “diritti umani” e, quindi, diritti delle donne.

Qui, la parola “cultura” è associata alla teoria della sociologia olistica di Durkheim per la quale la cultura di ogni individuo consisteva nell’ambiente sociale al quale l’individuo appartiene. Per questo motivo, la definizione di cultura africana di Tamale non può prescindere dall’ambiente storico e politico con cui si è scontrata, “come il colonialismo, il capitalismo, l’imperialismo e la globalizzazione” (Tamale 2008, p. 49).

“Anche se il diritto alla cultura è ancora un diritto umano, rimane il più sviluppato in termini di contenuto legale e applicabilità; questo è dovuto alla natura fluida e non vincolante della cultura, che è in costante movimento con le nuove tradizioni”. (Tamale 2008, p. 51)

Per questo motivo, il concetto di “cultura” nell’Africa moderna è derivato da varie strutture create da istituzioni coloniali in alleanza con i patriarchi africani maschi. Attraverso la narrazione degli “africani come bestie” (Tamale 2008, p. 53) i coloni potevano facilmente nascondere la natura imperialista delle loro azioni dietro la facciata della “missione di civilizzazione” nel continente africano.

In tale contesto, è facile sviluppare il dogma di un conflitto ontologico tra il concetto di cultura africana e il femminismo africano. Qualsiasi tipo di discorso di genere viene tradotto in un discorso occidentale imposto da agende politiche straniere. Così le tradizioni e la cultura affermano e costituiscono la pietra angolare di una solida identità collettiva e, con l’epoca postcoloniale, le tradizioni divengono lo scudo che protegge dall’epistemologia occidentale. L’idea centrale rimane che la “famiglia tradizionale” deve essere protetta dalla minaccia di un “altro” che minaccia la struttura eteronormata e patriarcale delle società.

Questo comune sentire inespresso è chiaro ai leader di alcune chiese evangeliche degli Stati Uniti e dell’Africa. Il lavoro di Kapia Koama affronta questo tema e descrive il legame omofobo che li lega. Quando i cristiani africani rifiutano l’omosessualità come un concetto “occidentale” imposto, creano un rapporto diretto con i conservatori statunitensi. Inoltre, l’ortodossia tradizionale che li caratterizza dà più opportunità alla destra statunitense di creare alleanze politiche ed economiche. Un’intervista a un vescovo ugandese in pensione chiarisce la natura dei fondi forniti dai conservatori statunitensi alle Chiese africane: non sono donatori, ma “partner di sviluppo in missione” (Koama 2009, p. 10). Questa alleanza comporta seri danni collaterali in Africa: quando gli attivisti dei diritti cristiani usano la retorica dei “valori familiari” per favorire l’omofobia, ci sono conseguenze disastrose sia in termini di diritti umani che di legalità, e il caso di Scott Lively è già tristemente noto. Col suo caso è chiaro come la destra conservatrice americana riesca a divulgare la sua guerra culturale americana mascherandola come una “lotta anticoloniale” (Koama 2009, p.3).

Così, con l’omofobia e l’aborto, le destre sono state in grado di unire e organizzare gruppi conservatori che stanno costruendo un’agenda politica mirata. L’ultimo appuntamento in cui tutti i gruppi omofobi e conservatori di destra si sono incontrati è stato il WFC 2019, che si è tenuto a Verona, in Italia. I relatori che hanno partecipato al congresso erano figure chiave del “filone” neofascista internazionale: Fondamentalisti cristiani, anti-abortisti, anti LGBTQIA+ e anti-femministi. Il WTF 2019 ha visto la partecipazione del movimento globale “antigender”, quello che diverse ONG hanno definito il “gruppo dell’odio”.

Questo gruppo è stato accolto da diversi capi di stato italiani, tra cui i ministri Salvini, Fontana, Bussetti, il senatore Pillon, la deputata Meloni e il presidente della regione Veneto Zaia. L’analisi del WFC rende più chiara la struttura, la tattica e gli obiettivi politici del movimento globale antigender. Sembra quindi necessario menzionare alcune nozioni storiche riguardanti l’organizzazione del WFC: tutto inizia quando, nel 1995, Alan Carlson incontra a Mosca il sociologo e demografo russo Anatoli Antonov. Quando i due si incontrano, hanno l’idea di creare una ONG fondata sull’idea di “famiglia” che entrambi condividono. La paura di un imminente collasso demografico era associata da Carlson e Antonov al movimento femminista e alla liberazione sessuale. Così, la WCF non nasce come un progetto politico o come un progetto ecclesiastico; quando entrano in gioco le chiese e i partiti si materializza la mentalità del WTF: inizia un’azione coordinata con le istituzioni politiche contro i cosiddetti nemici di una società “moralmente fondata” come il divorzio, l’omosessualità, le donne, l’eutanasia, l’aborto, i diritti riproduttivi, l’immigrazione e, soprattutto, gli studi di genere.

Il primo congresso annuale si tiene nel 2012, l’organizzazione cresce attraverso alleanze con reti locali che in modo molto concreto iniziano ad avere un’influenza visibile e diretta sui governi dei vari paesi.

Il WFC fa un lavoro culturale molto radicato perché, grazie alle sue ramificazioni, sono in grado di arrivare anche in “ambienti di produzione di conoscenza”. Inoltre, le suddette ramificazioni locali sono molto vicine ai nostalgici neofascisti italiani e lo dimostrano i legami con i movimenti di estrema destra italiani che hanno organizzato il Family Day in Italia. Degne di attenzione sono le narrazioni che trasmettono: qui la comunicazione è scollegata da quella “tradizionale” ed esclusivamente regressiva. Utilizzano una strategia comunicativa che funziona su una doppia inversione: da un lato abbiamo gruppi che nascondono i loro obiettivi, che creano false teorie e attaccano i diritti esistenti, e dall’altro lato, attivisti che si dichiarano perseguitati, si presentano come vittime di una rivoluzione culturale che colpisce con le fake news.

Il linguaggio usato ora si allontana dalle argomentazioni dottrinali/ideologiche: non indossano più spille a forma di feto, e usano una retorica che si riferisce esplicitamente a quella dei diritti umani. Il cooptaggio di questo linguaggio ha lo scopo di legittimare discorsi che in profondità si rivelano sessisti e razzisti (Farris, 2017). L’internazionalità del WFC è legata ai flussi di capitale che produce.

Tra gli investitori ci sono, da un lato, le chiese evangeliche americane e, in gran parte, il finanziamento diretto di Alexej Komov, legato agli oligarchi russi. Tra i relatori c’erano Scott Lively, Zelika Makrovic , Theresa Okafor , e Lucy Akello. Ma il WFC 2019 è importante anche perché è la prima edizione che si trova ad affrontare la risposta polemica dei movimenti per i diritti di genere, delle femministe e delle femministe transgender. “Verona Città Trans Femminista” rappresenta il primo caso in cui il WFC viene contestato così apertamente, NUDM convoca tre giorni di mobilitazione, iniziando con un corteo internazionale e concludendo con un’assemblea internazionale.
Quei tre giorni ospitano attiviste dall’Argentina, dalla Polonia, dall’Irlanda, e persone provenienti da tutti quei paesi dove le donne sono state al centro di dibattiti pubblici.

Dall’analisi appena proposta è più facile riconoscere un importante cambiamento politico: La WFC non è composta da nostalgici che vogliono esplicitamente “tornare al Medioevo”, ma ha una precisa “ondata reazionaria” che mostra chiaramente il suo antifemminismo. Quest’ultima è la diretta conseguenza dell’enorme rivolta globale delle donne e delle identità LGBTQIA+ in questo momento.

La discussione precedente ha cercato di dimostrare come – nonostante un discorso retorico che promuove i valori della vita umana – gli attacchi contro il diritto all’aborto e la celebrazione di un’idea tradizionale di famiglia sono strettamente intrecciati con un intero sistema sociale basato sulla violenza e l’oppressione. La rivendicazione ideologica di una nazione “tradizionale” nasconde una forma di sessismo istituzionale e dietro la difesa della “famiglia naturale” si nasconde la violenza. L’eterosessualità obbligatoria è imposta contro la libertà delle donne e delle soggettività LGBTAQI+, che rifiutano di conformarsi a identità e ruoli sociali stabiliti e prescritti. Anche il mondo dell’educazione è coinvolto in questa offensiva catto-fascista. Si tratta di un attacco alimentato da narrazioni in cui i bambini sono le vittime di una presunta “ideologia di genere”. Di conseguenza, assistiamo a forti limitazioni, se non a vere e proprie censure, alla circolazione di idee che criticano la riproduzione delle gerarchie di genere e riconoscono il diritto alla libertà della differenza.

Fenomeni come il WTF e il relativismo culturale africano possono essere inscritti nella contro-risposta alla rivolta globale dei movimenti femministi e trans-femministi, che hanno mostrato come sessismo, sfruttamento, razzismo, colonialismo, fondamentalismo politico e religioso, omo-lesbo-transfobia e fascismo sono collegati e si rafforzano a vicenda. Pertanto, qualsiasi conquista in termini di diritti umani da parte delle comunità LGBTQIA+ e femministe sarà accompagnata da una mobilitazione del movimento globale antigender. Ciò che distingue la terza ondata femminista globale è l’uso dell’intersezionalità come lente di analisi e azione politica. Innegabilmente, la rivolta di un movimento che è in grado di destreggiarsi con le sue diverse ramificazioni è preoccupante, eppure tutti i loro sforzi sono la prova del potere e dei risultati con cui i movimenti trans-femministi e femministi stanno agendo su strutture, istituzioni e società dogmatiche e patriarcali in tutto il mondo.

Noi – come donne, LGBTQIA+ e persone non eteronormate – siamo la più grande minoranza della storia, ed è per questo che possiamo essere il catalizzatore di tutte le lotte di liberazione. Perciò, ogni azione che faremo per farli tremare dovrà essere ripetuta fino a quando non crolleranno.





Bibliografia:

– Bauman, Zygmunt, 1925-2017. Liquid Modernity. Cambridge, UK : Malden, MA :Polity Press ; Blackwell, 2000.

– Corredor, Elizabeth. 2019. “Unpacking “Gender Ideology” and the Global Right’s Antigender Countermovement”. Signs: Journal of Women in Culture and Society, vol. 44, no. 3. 613 –638

– Durkheim, Émile (1982). The Rules of Sociological Method. Simon and Schuster. pp. 2

– Engels, Friedrich, and Karl Marx. Capital. Chicago: Encyclopedia Britannica, p. 187, 1952

– Farris, Sara R. “In the Name of Womens Rights,” July 2017. https://doi.org/ 10.1215/9780822372929.

– Kaoma, Kapya. 2009. ‘Globalizing the Culture Wars: US Conservatives, African Churches, & Homophobia

– Okech, Awino. 2017. “Then They Came for Us: The Erasure of Civil Liberties in Kenya”

– Tamale, Sylvia. 2008. ‘The right to culture and the culture of rights: A critical perspective on women’s sexual rights in Africa.’ Feminist Legal Studies,16: 47–69.

-https://jacobinitalia.it/una-semplice-tragica-pretesa-di-superiorita/? fbclid=IwAR1fm3CwsE3QBiCPxuo7nyMjjWGgN7OR4htbZWpLLuTqY9Q_l-1yYzxK2Q c

https://nonunadimeno.wordpress.com/2019/03/29/verona-trans-feminist-city/

https://www.difendiamoinostrifigli.it/category/comunicati/family-day/

-https://www.dw.com/en/poland-new-legislation-treats-sex-education-as-pedophilia/ a-50853031

https://www.ilpost.it/2019/03/24/il-congresso-mondiale-delle-famiglie-verona/

-https://www.splcenter.org/hatewatch/2016/09/22/hate-group-world-congress-families-co- sponsors-conference-nairobi

– https://www.splcenter.org/hatewatch/2018/05/16/how-world-congress-families-serves- russian-orthodox-political-interests

https://giornaleditreviglio.it/attualita/mario-adinolfi-la-teoria-gender-nazismo/

-https://www.thedailybeast.com/theyre-banning-books-in-italy-again – https://www.youtube.com/watch?v=biE-xMZSJy8

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