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ANSIA, PAURA SOCIALE E IL PUGNO DI FERRO DELLA LEGGE

Da più di un anno dalla prima misura restrittiva anticovid, il paese conta i danni e si lecca le ferite: fallimenti aziendali, disoccupazione, aumento della povertà e della criminalità. Continuamente si sente parlare di queste tematiche, con interi salotti di programmi dedicati, pagine di giornali e politicizzanti di turno.

Ma assai raramente, tranne che in riviste , blog e pagine rivolte principalmente ad un pubblico più giovanile, si parla dei problemi che tutto questo grande casino sta procurando alla psiche di chi ne è sottoposto: secondo le indagini di Humanitas e RaiNews, quasi la totalità dei campioni esaminati presenta sintomi o inizi di problemi mentali dovuti agli effetti della pandemia, con una predominanza di principii di depressione, ansia ed isolamento autoindotto.

I fenomeni di autolesionismo sono aumentati del 20%, e globalmente il suicidio è salito tetramente al secondo posto come causa di morte tra i 10 e 25 anni: il Covid non compare come dato evidente, ma considerando le altre categorie e range di età ed il Covid come “malattia del sistema respiratorio”, esso appare tra il quarto ed il terzo posto. Strettamente collegato all’autolesionismo e all’ansia sociale è il senso di colpa e di paura, di contagiare e di essere contagiati, di uscire, di socializzare e di aggregarsi.

Lungi da me speculare sulle decisioni governative, ma tutto si può dire tranne che le istituzione non abbiano fatto leva con mano pesante proprio sul senso di colpa e sulla paura ,per far tenere i loro cittadini a casa,arrivando a veri e propri momenti e picchi di terrorismo psicologico, amplificati sicuramente da una popolazione superstiziosa e cataclismatica (a convenienza) ;vi ricordo i primi giorni,quando le persone arrivavano alle mani per accaparrarsi cartaigenica ed amuchina, lattine e oggetti che mai avrebbero comprato prima, causando loro stessi quella mancanza di viveri che tanto balenavano sarebbe arrivata.

Questa paura così alimentata si trasforma anche in aggressività verso gli altri, visti come potenziali untori, e spesso in odio quando convenientemente si riserva tale infimo ruolo ad una minoranza ristretta, come si è visto ad inizio pandemia con gente sbraitante contro le minoranze cinesi e come si vede tuttora negli Stati Uniti , con attacchi mirati negli ultimi giorni alle comunità sinoamericane. Come non ricordare inoltre quell’episodio avvenuto a Prato, dove una 19enne di carnagione scura è stata accusata di diffondere il Covid e costretta a scendere da un treno, non tanto per i suoi starnuti (neanche collegati alla malattia), ma perché “quelli come te portano il virus”, a detta della signora che avvisò il capotreno di questa presenza così pericolosa. Quindi da aggiungere alla paura di contagiare e di contagiarsi, c’è da aggiungere una paura quasi istintiva, perché ferale sembra essere tale comportamento, di essere additato come portatore, come nemico, di essere paragonato al virus stesso, e quindi di rischiare di subire ripercussioni , cancellazione: vedremo questo concetto applicato in futuro, forse addirittura come casus belli , come per altro lo stesso ex presidente statunitense Donald Trump cercò, forse riuscendoci, di fare con la Cina.

Ansia, paura sociale, paura concreta dovuta al contagio, alla folla e al pugno di ferro della legge: cosa può tutto questo portare, sennò quell’isolamento indotto ed autoindotto di cui parlavamo prima?

Bisogna capire,che nonostante ci siano eccezioni, che nonostante qualche irregolarità tutti l’abbiano compiuta, bisogna capire che per davvero ci sono persone chiuse in casa loro , nella loro camera, 24 ore su 24, da un anno, senza contatti dal vivo, perdendo lavoro, amicizie e spesso anche parenti nei più tristi dei casi. In alcuni casi vivono anche da soli, o vivevano già una vita introversa che oggi è in pratica cessata di esistere, nella sua completa applicazione, in ogni suo aspetto.

Spesso la casa diventa una prigione dove si è costretti a vivere con persone che purtroppo risultano addirittura estranei, questi genitori, dove manca la cultura della famiglia, o addirittura con partner violenti e persecutori. La tensione sale, e spesso irrimediabilmente, come dimostra l’aumento degli omicidi familiari.

A volte si tentano vere e proprie fughe, presi da esasperazione e isteria, gridando e sbattendo la porte, montando sulla macchina dei genitori e scappando via chissà dove, come io stesso ho potuto assistere per il mio vicino. Ma vorrei tornare a quelle persone che non hanno nulla e nessuno accanto, letteralmente abbandonate e dimenticate, lasciate quasi in stand by dietro un porta , sperando si accendino ancora una volta finito tutto, chissà quando che quasi arrivano ad isolarsi da sé , o per i problemi mentali sopra citati, o per una lucida visione eremitica di quanto sia malata la società, e non intendo di corona: stiamo in pratica parlando della avvento degli “hikikomori” in Italia ed in Europa.

Con “hikikomori”, letteralmente “isolato”, “ritirato”, ma anche “tenuto in disparte”, si intendono proprio tutti quegli individui che scelgono , o che sono costretti in un certo senso, a chiudersi ed isolarsi appunto dal resto del mondo , a partire da i più prossimi a loro. In Giappone, da dove deriva il termine, le stime oscillano da mezzo milione fino a 2 milioni di individui in questa condizione, che spesso scaturisce proprio da antecedenti casi di, guarda un po’ , ansia sociale, senso di colpa, depressione. Credo che il concetto sia chiaro.

Eppure, come detto prima, non sembra essere questo il problema principale per l’ opinione pubblica, non quanto possano esserlo un’ incidenza del nemmeno 0,1 % di effetti collaterali gravi possibilmente collegabili ai vaccini, la costruzione dell’ennesimo ponte sullo Stretto di Messina, o, se mi si permette, la discussione sullo ius soli o meno. Un fallimento dietro l’ altro in questo anno.

Tutta questa epidemia, questa corsa agli armamenti sanitari, questa incapacità politica e sociale di gestire la situazione, hanno completamente svelato le falle della civiltà, le bruttezze e le infezioni della società intorno a noi, hanno sparecchiato frettolosamente la tavola facendo rovinare a terra quei piatti già in precari, in bilico. Cosa ci si aspetta allora da chi tutto questo lo vive e se ne accorge? Oh sì, perché se ce n’è di tempo libero, ce ne è anche per guardare, ascoltare, capire , ma anche tanto tempo per vergognarsi.

Sembra quasi che la nostra beneamata società civile, la nostra politica per il popolo, la nostra civilizzazione fatta di norme, morali e leggi, di costrutti arbitrari ed occasionali, stia lentamente crollando su sé stessa , schiacciata da quegli stessi massi che la compongono nel suo più profondo essere: opportunismo , sciacallaggio, demagogismo , menzogna, sensazionalismo, fancazzismo, privilegi e favoritismo, nepotismo, becerismo ed altre brutte parole che se non esistono, si dovrebbero inventare.

Cosa ci si aspetta da quei giovani, rimpinzati dall’infanzia stremamente di buoni propositi e speranze, che ora osservano un mondo che spegne un fuoco gettando benzina, che sputa su quei valori che prima erano immacolabili, che al primo segno di pericolo cade nel barbarismo più totale, che al primo richiamo di responsabilità si rifugia dietro scorciatoie e giochetti ben pensati e collaudati, mandando in prima linea i più deboli, lasciandoli a sé stessi, quasi come sacrificio ad un sistema-dio malefico che esso stesso ha creato , mentre coloro che dovrebbero guidare ed indirizzare corrono come pazzi verso le prossime elezioni, dimostrando ciò che più conta per i nostri politici, continuando a mangiare voti su voti mentre sommessamente si muore di fame, si ammazza di fame?

Cosa ci si aspetta da questa disillusi, da questi illuminati, separati dagli altri, sennò di separarsi dagli altri, di interiorizzare la chiusura , e di alienarsi, elevarsi e tormentarsi, con un proprio, personale, mental lockdown?

Comments (1)

  • Hohenstaufen co UCLE

    Un intervento degno di attenta considerazione ;analisi lucida variegata di nuançee psicologiche di profonda meditazione su eventi sconvolgenti, ove l’anima e la capacità di discernimento rimane lucida e spietata, ma non per questo incapace di profonda penetrazione sensibilità , pietas umana.Siamo grati a Nemo per il precipitato alchemico di tutto il caos che ci circonda , descritto e ricondotto in disciplinate armonie di discernimento, e che non può che essere dono prezioso per l’umanità che necessita di profonda riflessione, per ritemprare un orizzonte di senso nel caos totale.Yasmin von Hohenstaufen

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