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ANIMAL SAVE: I SANTUARI DEGLI ANIMALI LIBERI

di Simone Scampoli per Animal Save Italia

Immaginare è potere. E senza alcun dubbio noi, attivistɘ per la liberazione animale e totale, non smettiamo mai di farlo.

A guidarci attraverso questa visione è proprio l’incontro con gli altri animali, che ci permette di riconoscerli finalmente per gli individui che sono e ci spinge a sognare con sempre più forza il futuro per cui lottiamo.

Portiamo la nostra testimonianza diretta in luoghi come mattatoi ed allevamenti, dove gli altri animali vengono sistematicamente fatti nascere e crescere per essere poi uccisi e trasformati in merce. Quello che cerchiamo di fare attraverso la nostra presenza in questi luoghi – testimoniando chi sono e cosa accade a questi animali relegati brutalmente al silenzio e all’invisibilità – è proprio creare un corto circuito nella violenza normalizzata da questo sistema produttivo: mostrare e raccontare le vittime come individui viventi e senzienti, perché sempre più persone possano riconoscerli come tali acquisendo consapevolezza circa l’urgenza di un cambiamento.

Se ci leggete oggi per la prima volta, vi invitiamo ad approfondire qui alcuni concetti( https://www.intersezionale.com/2021/01/06/nella-cantina-del-grattacielo-storia-di-un-incontro-possibile/) : Animal Save fonda il proprio impegno sull’idea che tuttə noi abbiamo il dovere e la responsabilità di testimoniare, di illuminare ciò che accade a miliardi di animali detenuti in luoghi oscuri, di avvicinarci ad essi, alla loro sofferenza, e non voltarci dall’altra parte.

Ma la bella notizia è che esistono anche altri luoghi, completamente diversi da quelli sopra citati, dove è possibile incontrare gli animali e sperimentare una relazione paritaria con loro: luoghi di frontiera fra il presente che dobbiamo cambiare e il futuro che immaginiamo, in cui gli animali si liberano e si riabilitano.

E’ proprio nei santuari che l’immaginazione di cui parlavamo diventa realtà e si fa tangibile. Qui si possono osservare, conoscere e ammirare animali reduci e sopravvissuti allo sfruttamento. Qui essi mostrano la loro pura volontà di vivere, la loro senzienza, la loro resistenza, la loro incessante curiosità e quella sorprendente capacità di lasciar correre le cose. Qui possono finalmente guarire e ritrovarsi.

Mentre il sistema di produzione alimentare assegna agli animali il valore di merci, prodotti, pezzi privi di ogni individualità e personalità, i santuari degli animali liberi fanno esattamente l’opposto. Le strategie di marketing dell’industria dello sfruttamento animale basano il proprio successo sulla mistificazione del reale: gli animali, quelli veri, non possono e non devono essere visti. Per questo, per creare un corto circuito in questa mentalità comunemente accettata, cerchiamo di raccontare la loro sofferenza, ma anche di incoraggiare un incontro con loro in chiave positiva. Visitare i santuari permette infatti di conoscere gli animali sottratti allo sfruttamento sotto una nuova luce, mettendo in evidenza la loro individualità tramite la condivisione delle loro storie uniche e singolari.

Basta varcare la soglia di un santuario per scoprire cose che non siamo mai statɘ educatɘ nemmeno ad immaginare. Nei santuari scopriamo ad esempio che anche fra gli animali non umani si creano vere e proprie relazioni sociali: si possono ascoltare anche lunghe conversazioni, perché sì, gli animali hanno un linguaggio e comunicano con gli individui della stessa specie, si accordano e prendono decisioni. E se è possibile e normale vedere come certi legami forti e profondi si stringono tra individui appartenenti alla stessa specie, certi santuari ci emozionano mostrandoci storie di amicizia e rapporti tra individui appartenenti a specie differenti.

Entriamo in questi luoghi per osservare e conoscere specie differenti dalla nostra, ma mentre guardiamo gli animali giocare e correre, oppure rilassarsi sopra il letto di paglia che loro stessi hanno creato, ci rendiamo conto che non c’è così tanta differenza tra noi e loro. Almeno nelle caratteristiche che contano. In luoghi come i santuari ci si rende conto che la presenza di vita è quanto basta per dover garantire rispetto e giustizia verso ogni essere senziente.

Un santuario nasce per restituire la libertà e la dignità agli animali che, una volta accolti, possono ritrovarsi ed esprimersi per quello che sono, liberi da gabbie e catene, fino morte naturale.

L’essenza dei santuari è completamente diversa da quella di tutte le altre strutture che siamo abituatɘ a conoscere e che fondano tradizionalmente la propria identità e sussistenza sull’utilizzo degli animali, comprese anche le fattorie didattiche, dove gli animali continuano ad essere considerati come strumenti produttivi.

Un santuario è quindi a tutti gli effetti un’ anti-fattoria.

Nei santuari non c’è posto né per l’uso né per l’abuso: gli animali non vengono comprati, venduti o scambiati, nessuna parte o secrezione del loro corpo – come per esempio uova, lana o latte – viene mercificata. Alcuni santuari stanno iniziando a sperimentare forme di sostentamento basate su piccole autoproduzioni o coltivazioni sostenibili, ma al momento attuale le spese di mantenimento – insieme a quelle legate alle cure mediche e alla manutenzione delle infrastrutture – dipendono soprattutto dal sostegno costante di coloro che donano quanto è nelle loro possibilità per far sì che questi luoghi di frontiera possano continuare ad esistere e resistere.

Proprio perché il fine dei santuari è la liberazione e non la produzione, il loro codice di condotta prevede purtroppo la sterilizzazione degli animali. Essi infatti non vengono allevati per riprodursi e non si trae profitto dai loro corpi; la riproduzione incontrollata porterebbe quindi ad una sovrappopolazione difficile da gestire e graverebbe sull’esistenza stessa del santuario.

Le pratiche di sterilizzazione non sono certamente indolori, ma i santuari – a differenza dagli allevamenti – si impegnano per coinvolgere veterinarɘ espertɘ per praticare interventi sotto anestesia, per mettere i punti di sutura sulle ferite se necessario, somministrare antidolorifici ed assicurare un costante monitoraggio nella fase di guarigione. La sterilizzazione fa dunque parte di un programma veterinario preventivo volto a garantire la qualità generale della vita di ogni animale liberato. Un santuario mette sempre al centro della propria missione la sicurezza degli animali in custodia: viene fatto tutto ciò che serve per eliminare il più possibile ogni forma di sofferenza attraverso cure preventive, conservative e a volte emergenziali.

Un santuario di animali liberi non è uno zoo. Siamo educatɘ a credere che andare allo zoo ci permetta di avere un contatto ravvicinato con certe specie, ma non a riflettere sul fatto che in realtà, quel contatto che egoisticamente cerchiamo, lì certamente non esiste. Non esiste perchè dentro uno zoo si può solo osservare animali di specie differenti confinati dentro recinti o gabbie, animali privati della loro libertà e del loro habitat. E’ frequente se non inevitabile che gli animali dentro gli zoo tendano ad avere comportamenti stereotipati, sintomi di stress e patologie dovute ad ambienti stretti ed innaturali. Al contrario, un santuario evita qualsiasi attività che metterebbe gli animali in una situazione indebitamente stressante. In totale opposizione agli zoo, gli animali dentro un santuario non diventano strumenti di intrattenimento dai quali trarre profitto, ma vengono riconosciuti per ciò che sono: esseri viventi e senzienti dotati di propria personalità e propri bisogni ed attitudini. Nei santuari si entra con rispetto e senza la pretesa di avere un contatto a tutti i costi con gli animali: si lascia che siano gli animali a scegliere se relazionarsi con noi oppure no.

La classica giornata dentro un santuario è strutturata su una routine che vede susseguirsi attività quotidiane come l’alimentazione degli animali, le cure e le procedure sanitarie, così come la pulizia e la manutenzione delle strutture e infrastrutture. Ma le giornate non sono sempre libere da imprevisti: le recinzioni si rompono e gli animali potrebbero farsi male, quindi bisogna essere sempre prontə ad intervenire.

Nei santuari non ci sono giorni festivi. Chi sceglie di fondare un santuario degli animali liberi sceglie di prendere un impegno costante e di dedicare, se non donare, la propria vita al santuario. Lo fa sapendo che non sarà possibile salvare tutti gli animali vittime di questo sistema, ma che potrà aiutare concretamente tutti quelli che riuscirà ad accogliere, e avere un impatto fondamentale, spesso con un cambiamento duraturo, sulle persone che ascolteranno le loro storie e testimonieranno direttamente la loro volontà di vivere.

Gli animali dei santuari, con le loro vicende di liberazione e resistenza, rappresentano simbolicamente anche i miliardi di animali che restano ancora oppressi da questo sistema. Le loro storie raggiungono decine di milioni di persone ogni anno attraverso i media tradizionali e tramite i social network, oltre all’esperienza diretta di tuttɘ coloro che annualmente si recano qui nelle giornate di visita organizzate.

I santuari fanno parte di un movimento che ha preso vita con Gene Baur, il co-fondatore di Farm Sanctuary, il primo santuario ufficialmente fondato nel 1986 per combattere gli abusi degli allevamenti intensivi, per promuovere riforme istituzionali e per incoraggiare una nuova consapevolezza e comprensione degli animali tradizionalmente definiti “da reddito”, oltre a promuovere i benefici di un’alimentazione totalmente a base vegetale.

Nel 1986 Gene Baur salvò una pecora trovandola ammassata e ancora viva tra un mucchio di animali morti durante un’investigazione nello storico Lancaster Stockyard in Pennsylvania. Quella pecora fu chiamata Hilda: la sua liberazione segnò l’inizio dell’esperienza di Farm Sanctuary, ma anche l’inizio di un movimento inarrestabile che ha portato alla nascita di santuari in ogni paese del mondo.

E in Italia?

I santuari presenti sul territorio italiano sono molti, per citarne alcuni ricordiamo il Santuario Capra Libera Tutti (www.capraliberatutti.org) ed il Rifugio Hope (https://www.facebook.com/RifugioHope/) che si trovano vicino Roma; La Fattoria di Nonno Peppino a Foggia (https://lafattoriadinonnopeppino.wordpress.com/) ed Ohana vicino Firenze (https://www.ohanaanimalrescuefamily.it/). La lista è interminabile e non riusciremmo ad elencarli tutti in questa sede: per questo vi invitiamo a consultare il sito della Rete dei Santuari di Animali Liberi (http://www.animaliliberi.org) che vi permetterà di conoscere una rete di santuari italiani che hanno aderito ad una carta di valori specifici dai quali un santuario antispecista non può prescindere.

L’obiettivo finale dei santuari è quello di cambiare radicalmente il modo in cui la società umana guarda gli altri animali. Oltre a comunicare attraverso i social network e media tradizionali, alcuni santuari sono riusciti a creare al loro interno spazi idonei per sviluppare eventi di formazione e dibattito dove affrontare tematiche importanti come per esempio l’impatto distruttivo che l’industria zootecnica e la pesca hanno sull’ambiente; la normalizzazione della violenza che coinvolge direttamente non solo gli animali che ne sono vittime ma anche le stesse persone che lavorano all’interno dei macelli, che spesso soffrono di disturbi da stress post-traumatico correlato a uccisioni ripetitive (PTSD) e da stress traumatico indotto da perpetrazione (PITS)⁠; oppure i benefici che porterebbe una trasformazione dell’attuale sistema di produzione alimentare in un sistema produttivo sostenibile e totalmente a base vegetale.

Infine, creare uno spazio dove poter presentare e far conoscere la storia di una mucca, di un maiale, di un pollo o di un pesce, è un atto semplice ma straordinariamente potente. Poter raccontare le storie dei singoli individui che abitano questi luoghi e far conoscere i nomi degli animali ad un pubblico che può guardarli negli occhi mentre ascolta la loro storia può trasformare radicalmente il modo in cui guardiamo le altre specie animali.

Abbiamo visto che la missione dei santuari non si limita mai al solo atto di liberazione di certi animali ma si spinge oltre, cercando di riportare la natura ad uno stato più autentico: per questo molti santuari nel mondo sviluppano al loro interno progetti di riforestazione per ristabilire un equilibrio ecosistemico e incoraggiare il ritorno di specie selvatiche che si sono allontanate a causa delle attività antropiche.

Quando possibile, Animal Save Italia incoraggia azioni di liberazione durante le veglie per animali di fronte a mattatoi ed allevamenti, accompagnandoli nei santuari e contribuendo poi al loro mantenimento. A questo proposito vogliamo sottolineare che è necessario cercare sempre di comunicare con un santuario prima di intraprendere deliberatamente la liberazione di un animale: cerchiamo di capire insieme perché.

La liberazione fisica assistita di un animale – uno degli aspetti essenziali dell’antispecismo – è talvolta la parte più facile dell’intero processo. L’assistenza post-soccorso invece – specialmente per gli animali disabili o feriti -, così come l’apprendimento dei bisogni specifici delle diverse specie, può essere intellettualmente impegnativa, emotivamente travolgente, fisicamente estenuanti e finanziariamente difficoltosa.

Liberare un animale è un impegno e una responsabilità enorme da assumere ed è importante comprenderne l’intero processo dall’inizio alla fine. È importante anche essere a conoscenza dell’aspettativa di vita di ogni specie perché questo si traduce in costi da sostenere. Il cibo può costare diverse centinaia di euro alla settimana, a volte solo per pochi animali. Ci sono anche spese specifiche da sostenere per le diverse specie, la somministrazione di farmaci e le cure veterinarie generali che sono necessarie di tanto in tanto. Le fatture veterinarie possono essere elevate, specialmente in caso di ferite o interventi particolari.

Gestire un santuario e prendersi cura di animali non umani è un lavoro molto duro, e spesso diventa una lotta per le risorse ed il denaro. Prima di portare a termine la liberazione di un animale non umano quindi, dobbiamo accertarci che i santuari siano in grado di accoglierli: presentarci alla loro porta con nuovi animali dando per scontato che siano in grado di prendersi cura di loro è un gesto incauto ed irresponsabile.

Abbiamo visto che un Santuario è un luogo di trasformazione, un luogo dove la vita è custodita e il trauma guarisce. Ma è anche un luogo che deve essere custodito e tutelato: la sua esistenza è costantemente in pericolo all’interno di un sistema dove lo sfruttamento dei corpi e delle individualità animali è la norma dominante.

I santuari degli animali liberi infatti, in Italia ed in maniera simile anche all’estero, non sono ancora riconosciuti a livello giuridico. Per la legge italiana, un santuario di animali liberi è a tutti gli effetti un allevamento, quindi un’azienda che possiede il proprio codice stalla e che è soggetta agli stessi controlli effettuati negli allevamenti. Chi gestisce un santuario è considerato formalmente un allevatore o una allevatrice con i conseguenti obblighi burocratici, mentre gli animali sono costretti ad indossare per tutta la vita le caratteristiche marche auricolari, retaggio di un sistema produttivo, culturale e quindi legislativo che riduce la loro esistenza ad un numero e che fatica ancora a riconoscerla per sé stessa.

Farvi conoscere i santuari significa quindi anche farvi partecipi dell’importanza di riconoscere questi luoghi per ciò che sono realmente. La Rete dei Santuari di Animali Liberi sta lottando da anni per raggiungere questo traguardo, portando avanti una campagna per l’istituzionalizzazione dei santuari tramite alcune proposte di legge.

Animal Save Italia ha scelto di mettere tutte le proprie forze in campo per solidarizzare con questa lotta. Crediamo che la conoscenza, l’empatia e l’esperienza siano preziosi catalizzatori per il cambiamento: tramite un’opera di informazione e sensibilizzazione quotidiana di cui questo articolo è espressione, miriamo a rendere visibili questi luoghi per farli conoscere e per avvicinare ad essi sempre più persone. Dare visibilità a questi luoghi è comunque il minimo che possiamo fare, perché i santuari per esistere e resistere necessitano di sostegno costante sotto forma di volontariato, contributi monetari, donazioni di cibo e materiali, adozioni a distanza, partecipazione agli eventi e ad altre iniziative proposte dai singoli santuari.

Adesso non ci rimane altro che sperare di avervi incuriositə ed entusiasmatə e di aver stimolato la vostra voglia di andare a visitare e conoscere questi luoghi e con essi il nostro inarrestabile sogno di liberazione animale.

Immaginare è potere, ma passare all’azione è l’unico modo per trasformare i sogni in realtà.

Comments (2)

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    Noemi Lunardi

    Vorrei partecipare attivamente alla liberazione degli animali dagli allevamenti e successivamente fare la volontaria in un santuario ..vivo a Thiene se mi potete indicare un santuario vicino a casa

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    Noemi Lunardi

    Salve vorrei partecipare al salvataggio di animali dagli allevamenti e capire le modalità su come farlo e partecipare come volontaria in un santuario se possibile in Veneto zona Vicenza Padova ..amo tantissimo gli animali vegetariana da 12 anni

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