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RI-MAKE: Definirsi Bene Comune

Insistiamo. Continuiamo a chiamarci e volerci Ri-Make Bene Comune. Ma che significa, perché questa insistenza?
Meglio togliere di mezzo una possibile malinterpretazione. Definire uno spazio occupato e autogestito come “bene comune”, richiamando un istituto giuridico a cui l’amministrazione comunale milanese ha dato una parziale risposta normativa, non significa in alcun modo volersi collocare all’interno di quella normazione.

Negli ultimi anni in tutto il paese e anche in altri luoghi di Europa si sono moltiplicate le esperienze di Beni comuni emergenti, che richiamano istituti giuridici del passato, ma ancora di più sperimentano pratiche di autogestione aperte e inclusive. Esperienze come l’ex-Asilo Filangieri di Napoli o Casa Bettola di Reggio Emilia rappresentano bene queste sperimentazioni, molto moderne e importanti.

La definizione di sé che da l’ex-Asilo è in questo senso esemplare: “uno spazio aperto dove si va consolidando una pratica di gestione condivisa e partecipata di uno spazio pubblico dedicato alla cultura, in analogia con gli usi civici: una diversa fruizione di un bene pubblico, non più basata sull’assegnazione ad un determinato soggetto privato, ma aperto a tutti quei soggetti che lavorano nel campo dell’arte, della cultura e dello spettacolo che, in maniera partecipata e trasparente, attraverso un’assemblea pubblica, condividono i progetti e coabitano gli spazi.”.

Il focus della questione sta esattamente nella forma di “assegnazione” di un determinato spazio.

Ri-Make vive e porta avanti i suoi progetti in un ex-Liceo classico, occupato quasi tre anni fa e recuperato ad usi sociali – gratuiti e inclusivi. Questo dopo aver subito uno sgombero da un immobile di proprietà di un’immobiliare in liquidazione – stabile naturalmente vuoto da allora, mentre la proprietà è passata di mano e l’edificio è l’ennesimo monumento allo spreco urbano e sociale.

Da quasi tre anni l’ex liceo Omero, nelle sue aule, nei suoi campi sportivi e nel suo giardino, è tornato a vivere attraverso le attività volontarie e la cura collettiva di tante e tanti abitanti del quartiere e della città. Sono nati progetti culturali, sportivi, di accesso a un cibo sano prodotto dell’agroecologia contadina e fuorimercato, di solidarietà e tutela dei diritti di tutte e tutti.

Nell’emergenza Covid-19 la libera e mutevole comunità di Ri-make ha messo in campo le attività mutualistiche di Non sei sola, non sei solo, per non lasciare indietro nessun* nella crisi e rispondere ai bisogni alimentari, del lavoro, della casa, della salute mentale e fisica, della cura di bimbi e bimbe, attraverso la solidarietà e il mutuo aiuto.

Tutti questi progetti e il recupero e la gestione stessa dell’ex liceo Omero restituito a nuova vita, sono sempre stati aperti, accessibili alla partecipazione di chi aveva bisogni o poteva e voleva mettere a disposizione risorse o energie, fondati su un principio di non esclusività. Per questo da tempo abbiamo iniziato a definire Ri-Make un Bene Comune per il quartiere e la città. Si tratta di un luogo in cui tentiamo giorno dopo giorno di costruire forme di cura collettiva attraverso assemblee aperte mensili di autogoverno e gruppi tematici di lavoro autogestiti. Forme sperimentali di democrazia diretta che abbiamo iniziato a descrivere in una bozza di Patto di cura e autogestione di Ri-Make Bene Comune.

Il primo articolo definisce cos’è per noi un Bene Comune:

Ri-Make è un bene comune basato sull’autogestione, il mutualismo e la cooperazione.

Per noi un bene comune è qualcosa che è di tutt* ma di nessun* in particolare.

È uno spazio fisico e di relazioni tra le persone, di cui prendersi cura collettivamente e in modo non esclusivo.

Per noi l’autogestione è il potere di chi non ha potere.

È una forma di organizzazione collettiva in cui le decisioni vengono prese in maniera condivisa e la vita dello spazio viene gestita attraverso organi assembleari di autogoverno.

Per noi il mutualismo è rispondere ai bisogni sociali e ai desideri di tutt* attraverso la solidarietà reciproca.

È mettere a disposizione e condividere tempo, competenze, beni, saperi, arti. Le relazioni mutualistiche sono un bacino di energie trasformative, che danno la forza di cambiare noi stess* e la realtà sociale esterna.

Per noi la cooperazione è il lavoro di diverse persone, progetti, gruppi per costruire il bene comune, anche a partire da percorsi specifici.

In un mondo fatto di competizione vogliamo costruire cooperazione per una vita migliore e più bella.

La scorsa estate la giunta comunale ha pubblicato un avviso pubblico con l’obiettivo di raccogliere manifestazioni di interesse per valorizzare 25 beni comunali, tra cui spazi come la Cascina Torkiera e l’ex liceo Omero recuperato da Ri-Make, considerati “in disuso, vuoti e senza identità”.

Dopo vari passaggi istituzionali, quel percorso ha avuto la sua conclusione (sempre provvisoria) in una delibera comunale pubblicata il 13 gennaio 2021. Nessuna delle manifestazioni d’interesse presentate per questi due spazi sono state ritenute interessanti dall’amministrazione. Al momento, quindi, non ci sono concessioni a enti privati o progetti di vendita, ma non vengono neanche minimamente prese in considerazione le nostre proposte che si pongono in continuità con ciò che portiamo avanti da anni: autogestione aperta, non esclusiva, orizzontale. Antirazzista, antisessista e antifascista.

Addirittura la Giunta parla di una valutazione in corso per l’affidamento dello stabile dell’ex Omero alla Prefettura per “esigenze di ordine pubblico”, in attesa della sua demolizione, su cui sono già stati stanziati dei fondi da parte della giunta a partire da quest’anno, con l’intenzione di effettuarla entro il 2023.

L’avviso pubblico aperto dal Comune partiva appunto dalla considerazione dello stabile dell’ex-Liceo Omero come “bene in disuso, spazio vuoto e senza identità”.

Pur conoscendo i limiti e le contraddizioni intrinseche alle legislazioni e alle volontà politiche che sono dominanti in questa città a prescindere dallo schieramento politico al governo, abbiamo voluto “andare a vedere” e lanciare una sfida pubblica: presentare una nostra manifestazione d’interesse. Una manifestazione che rivendicava i due anni e mezzo di recupero e rilancio della socialità in quello spazio e propone una strada possibile di sviluppo e tutela di questo processo, attraverso un patto di collaborazione e riconoscimento come Bene Comune da parte dello stabile e dell’area verde, rifacendoci allo stesso Regolamento dei beni comuni del Comune di Milano (https://www.comune.milano.it/comune/statuto-regolamenti-patrocini/regolamenti/ab/beni-comuni-urbani-disciplina-partecipazione-cittadini-attivi-per-la-cura-gestione-e-rigenerazione) . Lo abbiamo fatto a partire dalle idee e dalle proposte costruite in maniera aperta dalla comunità di Ri-Make nelle tante assemblee degli scorsi mesi, insieme all’associazione Fuorimercato e a tante realtà associative e informali che già cooperano e sono attive nello spazio o che si sono interessate a sostenere questo percorso.

Pensiamo che nella situazione attuale, nel pieno della crisi da Covid-19 e delle sue drammatiche conseguenze, non serva imporre interventi dall’alto e ci chiediamo quale possano essere le esigenze urgenti di affidamento alla Prefettura.

Pensiamo invece sia giunto il tempo di invertire la rotta e cambiare radicalmente prospettiva: per uscire da questa situazione serve discutere e confrontarsi con chi abita i territori, imparare dalle pratiche autogestite che loro stessi portano avanti e individuare in modo aperto delle soluzioni effettive, riconoscendo la legittimità e la validità della scelta dei e nei territori, a partire da luoghi di democrazia dal basso e dalle necessità che incontrano e su cui si mutua l’attività.

Per questo pensiamo che il “cosa fare nell’area del liceo Omero” lo debba decidere chi abita nel quartiere di Bruzzano e chi da anni è attivo in quel territorio, e per questo lanciamo oggi quello che per noi dovrebbe fare l’amministrazione comunale: un percorso di co-progettazione aperto, popolare e partecipato che abbiamo chiamato “Disegnamo un bene comune” (https://rimake.noblogs.org/disegniamo-assieme-un-bene-comune/).

Guardando il quartiere di Bruzzano (ed i confinanti Affori, Comasina, …) ci siamo convint* che a mancare non sia una forma o una tipologia tradizionale di servizio pubblico (anagrafe, scuole, …), pur ulteriormente valorizzabile, ma una “costruzione” di coscienza dal basso. La proposta che vogliamo avanzare riguarda la possibilità di sostenere servizi sociali autogestiti – di mutuo aiuto e solidarietà. In questi anni ne sono sorti tanti, dentro Ri-Make e in altri spazi sociali nelle metropoli.

In uno dei nostri incontri – anche se da remoto, non abbiamo mai smesso di vederci, parlarci, raccontarci – una giovane, che da poco ha cominciato a frequentare Ri-Make, ci ha proposto una griglia di “parole” su cui costruire una proposta di spazio comune: Autocura, perché cercare di stare bene è la precondizione per poter vivere liberamente uno spazio comune; Reciprocità e mutuo aiuto, perché il benessere materiale e psicofisico di ognun* di noi può essere ricercato e raggiunto solamente con il sostegno reciproco, un percorso che dal pensiero autosufficienza porti tutt* all’interdipendenza delle persone e degli spazi; Assegnazione degli spazi non personalistica, perché sia la qualità dei progetti a parlare e la passione di chi li porta avanti a rendere necessario l’utilizzo di un determinato spazio; Gestione delocalizzata del potere contro la cristallizzazione, che è la sostanza politica e pratica dell’autogestione e della responsabilizzazione collettiva; pensare lo spazio sia come soggetto, che interviene e prende parte al dibattito politico, sia come luogo, inclusivo e accogliente; Spostare così il baricentro dall’avere (proprietà privata) all’essere uno spazio; Esperienza di innovazione sociale, cercando di uscire dall’ideologia dell’innovazione “start-up” e delle nuove logiche di profitto, verso un’innovazione che può e devere essere “misurata” sulla creazione e sul consolidamento di relazioni sociali orizzontali e di cura;

Pensare, progettare e praticare una città alternativa, una città orizzontale e inclusiva, che tutela e incentiva il “fare comunità”, pensando allo spazio come un luogo aperto e in relazione con le tante altre esperienze analoghe.

In questi giorni abbiamo realizzato alcuni materiali grafici (https://smgsx49b88o.typeform.com/to/Hyxt4m3t) e abbiamo iniziato a girare il quartiere e la città per confrontarci con le realtà associative e con chi già attraversa Ri-Make e soprattutto con con tutte e tutti gli abitanti , per disegnare insieme una mappa comune dei desideri e delle mancanze del quartiere di Bruzzano e dei quartieri limitrofi. Lo scopo è riunire idee, risorse ed energie che possano trovare casa in uno spazio Bene Comune da costruire insieme.

A questi appuntamenti di co-progettazione invitiamo già da oggi il sindaco Sala e tutti gli assessori competenti. Se le periferie sono l’ossessione di questa giunta e il sindaco ha dichiarato recentemente che questi spazi sono luoghi di cultura e aggregazione fondamentali (https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/sala-centri-sociali-cultura-1.5333101), venga a confrontarsi con i cittadini che li rendono vivi, senza limitarsi a invocarne di tanto in tanto l’importanza a scopo di campagna elettorale.

Non abbiamo mai chiesto un’assegnazione privatistica o una sede politica: pensiamo che la sola cura ecosistemica possibile per questa città sia il riconoscimento e la moltiplicazione di Beni Comuni urbani, intesi come spazi e pratiche di autogoverno e mutualismo, oltre e contro ogni logica di profitto e proprietà privata. E non permetteremo a nessuno di cancellare questo irriducibile desiderio di libertà, inclusione e creatività collettiva.

La nostra campagna di inverno/primavera si giocherà su questo doppio registro: da una parte la crescita del progetto Non sei sola/Non sei solo (https://www.intersezionale.com/2021/01/11/intervista-a-marie-moise-ri-make/); dall’altra il disegno di una “mappa dei desideri” con tutt* quell* che con noi non si rassegnano al già visto, al già sperimentato, all’ordine del possibile.

Una campagna di primavera che si intreccia con “Milano non si vende” – iniziativa portata avanti da diversi spazi sociali ed esperienze comunitarie della metropoli milanese che è tornata in piazza sabato 27 febbraio anche per disegnare la Mappa della cura (https://www.facebook.com/Ri.make1/videos/974028209797056)

Qualcuno più importante di noi disse “siamo realisti, esigiamo l’impossibile”. Noi proviamo a realizzarlo…

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