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Gig economy e nuovi orizzonti sindacali in Gran Bretagna il caso IWGB

I recenti scioperi delle persone dipendenti in Amazon, delle società terze (il primo in Italia), e quello dei/delle riders del food delivery (23 e 26 marzo scorsi), hanno nuovamente acceso i riflettori sulle condizioni dei lavoratori e delle lavoratrici delle piattaforme e della cosiddetta gig economy: l’economia dei “lavoretti”.

In tutta Europa, anche negli Usa, crescono le mobilitazioni e fioccano le sentenze dei tribunali che condannano le aziende al riconoscimento dei diritti di queste persone lavoratrici come subordinate e non come autonome.

Pur se ormai fuori dall’Unione Europea, la Gran Bretagna ha rappresentato e rappresenta la punta di lancia di queste mobilitazioni e il laboratorio più avanzato di organizzazione delle lotte.

Non potrebbe essere diversamente, d’altronde, visto che, stando a una ricerca condotta dal Trades Union Congress (TUC) nel 2019, nel Regno Unito i gig workers ammontavano a poco meno di 5 milioni (4,7, per l’esattezza): un adulto su dieci risultava impiegato nelle gig platforms1.

L’eredità del thatcherismo

Le mobilitazioni che hanno fatto da sfondo e da spinta alle recenti sentenze delle Courts di Londra nel 2019 e nel 2021 sono per certi versi figlie del quadro che si è delineato all’indomani della controriforma thatcheriana delle relazioni industriali e delle politiche del lavoro fra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso.

Un processo non molto diverso da quello che si è prodotto (in tempi leggermente sfasati) anche in Italia.

Il sindacalismo che si era affermato nel secolo scorso in Gran Bretagna, a differenza di quello italiano, era sempre stato in maggioranza di tipo contrattualista e rivendicazionista di controllo invece che conflittuale e ideologico2.

Tra gli anni ’80 e i ’90 del secolo scorso, c’è stato in Gran Bretagna un rapido declino della presenza delle Unions nelle relazioni industriali, sia a livello di iscritti e rappresentanza, sia a livello di una sempre più ridotta contrattazione collettiva.

Già a partire dal secondo dopoguerra era avvenuta una progressiva spaccatura della classe lavoratrice britannica in specifici settori in contrasto fra loro e ciò fu sicuramente il fattore determinante del declino delle affiliazioni sindacali3.

Inizialmente, vi fu un calo della sindacalizzazione nelle fabbriche dove vi era un radicamento storico e, successivamente, cominciarono a entrare in crisi anche le Unions nel terziario, ormai settore trainante dell’economia soprattutto inglese.

Le divisioni e le distanze che si erano approfondite, fra la vecchia working class industriale (portatrice di una visione collettivista ed egualitaria figlia del «secolo breve») e i nuovi salariati dei servizi, accrebbe la difficoltà a identificarsi in una organizzazione sindacale unica e omogenea.

La finanziarizzazione dell’economia britannica, iniziata da Margaret Thatcher e continuata da John Major, è stata poi completata dal New Labour di Tony Blair, che si mantenne sui binari neoliberisti di deregolamentazione economica, pur ponendo fine ai metodi repressivi attuati negli anni precedenti contro il sindacato.

Fu proprio Blair, infatti, ad abrogare l’obbligatorietà del ballottaggio per la proclamazione degli scioperi.

Inoltre, la nuova impostazione fortemente europeista dei Laburisti, portò alla piena adesione alla Carta sociale dell’Unione Europea, arrivando a partecipare alla creazione, nel 1999, degli European Work’s Councils: organi di informazione e consultazione che rappresentano le persone dipendenti delle multinazionali europee.

Blair introdusse anche una regolamentazione per la National Minimum Wage (il salario minimo), che però riguardava una porzione di lavoratori e lavoratrici inferiore al 10% del totale.

Ad ogni modo, i dati sono impietosi: il numero totale di iscritti alle organizzazioni sindacali del Regno Unito aveva raggiunto il picco di circa 13 milioni nel 1979, in aumento più o meno ininterrottamente dagli anni ’30, per poi calare repentinamente, tanto che ora ce ne sono circa 7,1 milioni, poco più della metà.

La densità sindacale è diminuita in media di 1 punto percentuale all’anno – tra il 1989 e il 1997 – dal 39% al 30%. Rimasta sostanzialmente stabile dal 1997 al 2003, è poi diminuita di altri quattro punti percentuali rispetto ai dieci anni precedenti, raggiungendo il 25% nel 2014 4.

In particolare, dal 2000 al 2016 si è verificato un calo delle iscrizioni di 3 milioni e centomila persone5. Infine, nei primi 10 anni del 2000 la media annuale di giorni di sciopero per 1000 lavoratori era di 29, cioè quasi dimezzata rispetto al 19806.

A new unionism for a “new” working class: donne e migranti

A distanza di 40 anni dall’avvento al governo di Margaret Thatcher, si può ragionevolmente sostenere che la British working class studiata da Edward Thompson e da Eric Hobsbawm non esista più o sia fortemente ridimensionata sia dal punto di vista quantitativo che politico.

La cosiddetta middle working class è emersa dal secondo dopoguerra con un netto miglioramento delle proprie condizioni di lavoro e con la conquista del Welfare State.

Successivamente la controriforma della Iron Lady e la cooptazione blairiana (che ha portato alle grandi fusioni sindacali degli anni ’90 e 2000) ne hanno provocato il crollo in una cornice di fortissime disparità settoriali e di condizioni contrattuali.

Le discriminazioni razziali e di genere sono cresciute anche all’interno delle stesse organizzazioni sindacali che ne dovevano difendere i diritti.

Il divario retributivo di genere nel Regno Unito si aggira intorno al 17%, se si confrontano le retribuzioni orarie dei lavoratori a tempo pieno, e si sta ulteriormente allargando.

Il divario salariale settimanale è del 21% e il divario tra il salario medio delle donne con contratti part-time e quello degli uomini con rapporti di lavoro a tempo pieno è del 41%.

Tuttavia, in tutta la storia del sindacalismo femminile, il tema della parità di retribuzione, insieme ad altre richieste per i diritti delle donne, viene depennato regolarmente dall’agenda della contrattazione sindacale, soprattutto quando la contrattazione si fa dura.

Come ha commentato Cynthia Cockburn, accademica, femminista e attivista per la pace britannica, recentemente scomparsa, «il cambiamento singolo più importante all’interno dei sindacati e il più difficile da ottenere […] sta spostando le priorità nell’agenda della contrattazione collettiva dei sindacati per tenere pienamente conto delle esigenze e delle priorità delle donne. […] È molto raro (vedere donne) a livello di alti funzionari e di negoziatori»7.

Con la recessione e la Brexit è aumentato anche il sentimento anti-immigrazione non solo nella società britannica, ma anche nel movimento operaio tradizionale, dove in molti sostengono di “tenere la testa bassa” fino a quando l’economia non si riprende.

Questi due fattori, combinati con l’inefficacia di alcune campagne, come quella di Justice for Cleaners che si vedrà più avanti, e gli attacchi concomitanti contro le condizioni di lavoratori e lavoratrici migranti nelle pulizie, hanno posto nettamente la necessità di una migliore organizzazione sindacale.

La storia dell’IWGB

Le lotte dei gig workers britannici si inseriscono, quindi, dentro il quadro che è stato sommariamente esposto in precedenza.

Per ciò che concerne gli autisti e le autiste di Uber, saliti alla ribalta dei media negli ultimi due mesi, già nel dicembre 2019, la Court of Appeal di Londra aveva decretato che fosse illegittimo negare loro diritti basilari come un salario minimo garantito e le ferie. Questa sentenza seguiva le due precedenti, rispettivamente dell’Employment Tribunal nel 2016 e dell’Employment Appeal Tribunal nel 20178.

Protagonisti/e di questa vittoria legale e politica erano state alcune persone lavoratrici sostenute dall’Independent Workers’ Union of Great Britain (IWGB) e dalla General Municipal Boilermakers (GMB).

Il GMB è un sindacato tradizionale, le cui radici affondano nella storia delle General Unions di inizio Novecento in Gran Bretagna, costituito da persone che lavorano in quasi tutti i settori industriali: vendita al dettaglio, sicurezza, scuola, distribuzione, servizi pubblici,’ assistenza sociale, sanità e pubblica amministrazione.

L’IGWB è invece uno dei 5 piccoli sindacati indipendenti dalle 3 grandi confederazioni i/le cui membri sono prevalentemente lavoratori e lavoratrici migranti e sottopagati/e di Londra.

L’IWGB ha le sue origini nelle grandi organizzazioni del movimento sindacale britannico. I fondatori e le fondatrici hanno militato prima nella Transport and General Workers Union (T&G) e poi nella Justice for Cleaners Campaigns di Unite the Unions, organizzazione nata a seguito della fusione di T&G con il sindacato Amicus, nel 20079.

Nel settembre 2009, Unite ha ordinato all’Associazione Latino-americana dei Lavoratori (LAWAS) di lasciare senza preavviso l’ufficio che aveva fornito all’Associazione la sua sede centrale nella regione di Manor House (nell’area di North London), ponendo così fine a una partnership quinquennale.

Ciò ha fatto seguito a una campagna organizzata da Unite contro LAWAS, a causa del sostegno di quest’ultima a una vertenza non riconosciuta da Unite e del sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici migranti privi di documenti10.

A causa della mancanza di democrazia, diverse persone militanti ed attiviste hanno lasciato Unite per unirsi alla «Cleaners Branch» (la sezione che organizza gli/le addetti/e alle pulizie) degli Industrial Workers of the World (IWW) o Wobblies, come sono popolarmente conosciuti.

Ad ogni modo, come risultato di differenze politiche e della mancanza di controllo sulle proprie risorse, gli organizzatori e le organizzatrici uscirono da questa realtà per fondare l’IWGB nell’agosto 2012.

Parallelamente agli sviluppi sopra descritti, un gruppo di lavoratori e lavoratrici principalmente esternalizzati hanno organizzato e sviluppato campagne nell’Università di Londra, attraverso la Senate House Branch di UNISON (sostanzialmente il sindacato del pubblico impiego britannico), riuscendo a conquistare il diritto al London Living Wage.

Si tratta di un salario minimo orario, che al momento è di 10,85 £: viene calcolato in modo indipendente per riflettere l’alto costo della vita a Londra, dando a un lavoratore e alla sua famiglia il necessario per permettersi l’essenziale e per risparmiare.

Tuttavia, le aziende sono tenute a pagare le persone dipendenti un minimo salariale orario superiore a quello che devono pagare per legge. Il tentativo, da parte di UNISON e London Region (l’equivalente delle nostre Città Metropolitane) di minare questa campagna e di escludere dal diritto al salario minimo i lavoratori e lavoratrici esternalizzati, provocò, dopo la primavera del 2013, la fuoriuscita di persone che fondarono il «Settore Università di Londra» dell’IWGB.

In aggiunta alle sezioni di pulizie e università, altri settori sono stati creati: la Security Guards Branch (persone addette alla vigilanza), la Courier and Logistic Branch (corrieri/e e magazzinieri/e) la United Private Hire Drivers (autisti/e e fattorini/e) e la Foster Care Workers Union (lavoratori e lavoratrici somministrate).

L’IWGB è un sindacato che agisce su campagne di ampio respiro: oltre quella per il London Living Wage e la 3 Cosas Campaign (malattia pagata, ferie e pensioni) per i lavoratori e le lavoratrici in outsourcing, altre campagne sono state intraprese contro le molestie e il mobbing e per l’aumento del London Weighting per le persone che lavorano nelle università.

Quest’ultima è un’ulteriore indennità corrisposta a determinati dipendenti pubblici, corpo insegnanti, dipendenti delle compagnie aeree, dottorandi/e, forze dell’ordine e personale di sicurezza all’interno e nei dintorni di Londra per far fronte al costo della vita della capitale, di gran lunga più alto che nel resto del Regno Unito.

Nel novembre 2018 l’IWGB ha organizzato il primo sciopero nazionale per le persone che lavorano in Uber, quando i guidatori e le guidatrici di Londra, Birmingham e Nottingham spensero la loro app per protestare contro le basse retribuzioni.

Nel luglio 2018, questo sindacato lanciò anche una campagna in cui si chiedeva al sindaco di Londra di intervenire per lo sfruttamento all’ingrosso dei/delle conducenti di minicab da parte di operatori come Uber e Addison Lee11.

L’IWGB ha anche intrapreso azioni legali contro altre società di gig economy, come Deliveroo, CitySprint e Green Tomato Cars.

La campagna più recente è quella denominata «clapped and scrapped» («applauditi e rottamati») con la quale sono state denunciate le condizioni di sicurezza dei cosiddetti «key workers» (lavoratori essenziali) fra i quali per l’appunto persone addette come corrieri, riders, gli addetti e le addette alle pulizie, ecc.

In aggiunta alle varie campagne, l’IWGB fornisce tutela legale e sindacale ai suoi membri nei luoghi di lavoro, nelle cause e in caso di contestazioni e/o disciplinari, in occasione di licenziamenti senza giusta causa, discriminazioni e denunce per lesioni personali.

Le vertenze contro Uber e Deliveroo

Dopo la sentenza della Corte Suprema di Londra del 19 febbraio scorso, il 17 marzo Uber ha inviato un’e-mail a tutte le persone conducenti del Regno Unito per informarle del fatto che rispetterà i loro diritti di lavoratori e lavoratrici subordinate.

Tuttavia, l’IWGB ha rilasciato un comunicato dal titolo eloquente: il diavolo è nei dettagli.

Il problema, infatti, non è solo l’applicazione della sentenza in generale, ma le modalità e i criteri della stessa. Per rispettare la legge, si ricorda, Uber deve garantire un salario minimo per tutto il tempo in cui si resta collegati all’app, come stabilito dalla Corte Suprema, e pagare i periodi di ferie.

Come calcolare questo salario minimo, soprattutto in relazione ai periodi di connessione e disconnessione dall’app, è questione ancora da definire, come da definire sono i temi degli arretrati, dei licenziamenti passati e delle relazioni sindacali. Per questo la United Private Hire Drivers, richiede:

– un accordo negoziato sul calcolo delle spese del conducente ai fini di definire il salario minimo;

– il pagamento immediato retrodatato a tutti gli autisti, come risarcimento, del salario minimo, delle indennità di ferie e dei contributi pensionistici;

– una definizione equa dei contenziosi sui licenziamenti dei conducenti;

– il riconoscimento sindacale.

Nel pieno della campagna contro Uber, l’IWGB ha lanciato quella contro Deliveroo: il 25 marzo scorso a Londra uno sciopero improvviso delle persone riders ha paralizzato il servizio a Londra, proprio mentre diversi grandi investitori finanziari (Legal & General Investment Management, Aberdeen Standard Investments e Aviva Investors) comunicavano la loro intenzione di non investire nelle azioni della piattaforma britannica proprio a causa delle condizioni di lavoro e salariali dei lavoratori12.

le persone che lavorano come fattorini per Deliveroo, denuncia il sindacato indipendente, vengono infatti pagate molto al di sotto del salario minimo13.

Concludendo (per ora), questa esperienza di nuovo sindacalismo indipendente, nato dalle lotte dei lavoratori e delle lavoratrici migranti, rappresenta un segnale significativo e sicuramente interessante, a livello europeo, della capacità di aggredire il capitalismo delle piattaforme sia in termini rivendicativi, sia politici, dando protagonismo a questa nuova forza lavoro sottopagata e sottorappresentata.


1 https://www.theguardian.com/business/2019/jun/28/gig-economy-in-britain-doubles-accounting-for-47-million-workers.

2 Cfr. Guglielmo Meardi, Modelli o stili di sindacalismo in Europa, in «Stato e mercato», agosto 2004, N. 71 (agosto 2004), Il Mulino, Bologna, pp. 207-235.

3 Cfr. Eric Hobsbawm, The Forward March of Labour Halted?, in «Marxism Today», September, 1978, pp. 279-286.

4 Cfr. Alex Bryson, John Forth, The added value of trade unions. A review for the TUC of existing research, London, 2017, p. 14.

5 Cfr. Jelle Visser, I sindacati in transizione. Documento OIL ACTRAV, 2020, p. 16.

6 Cfr. Guglielmo Meardi, Modelli o stili di sindacalismo in Europa, cit.

7 Sue Ledwith, Vive la différence? Women and trade unions in Britain, in «Revue française de civilisation britannique», XV-2, 2009, Les syndicats britanniques : déclin ou renouveau?, pp. 87-112.

8 Cfr.: http://effimera.org/giudici-londra-uber/.

9 Cfr. https://www.unitetheunion.org/who-we-are/history/the-history-of-the-tg/.

10 Cfr. http://libcom.org/library/latin-american-workers-unite-heroes-pariahs.

11 Cfr. http://effimera.org/regno-unito-uber-la-gig-economy-sconfitta-dai-lavoratori-alberto-pantaloni/.

12 Cfr. https://www.bloomberg.com/news/articles/2021-03-25/deliveroo-hit-by-investor-rider-revolt-ahead-of-london-ipo?fbclid=IwAR2ogHo49OEFJaqY9zQo7-2uLAvHbEVJLBuON9McGN2ItElPbUuu0nOYQ-w.

13 Cfr. https://iwgb.org.uk/post/deliveroo-riders-ipo?fbclid=IwAR2aFO0XqVbvYUq8yJzGsdiO-jHSikw4pv5ij8OenRNGwUl8D7z1vBoiSLo.

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