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Racconto: Fughe | Violenza domestica

L’autore consiglia di leggere ascoltando: Tim Hecker, “Music Of The Air”. Love Streams. 4ADPaper Bag, 2016.

di Luigi De Rosa

Nina è distesa sul tappeto.

Il suo corpo trema e il sangue che ha perso le circonda la testa come un’aureola.

Si rialza ascoltando il cuore rallentare, respirando piano per il dolore alle costole.

Poi come sempre arriva il rumore del portone condominiale che si chiude e comincia a piangere.

È la sua prima fuga, quella dal dolore del corpo.

Le lacrime si gonfiano agli angoli degli occhi umidi, riflettono per qualche secondo il verde delle iridi, poi cadono senza sforzo.

Nina precipita con loro, lasciandosi andare alla forza di gravità.

L’impatto con il tappeto è forte come un pugno in faccia, ma la pace che segue è senza limiti.

Il tessuto sintetico assorbe la donna quasi ogni sera: il suo sangue, il suo muco, le sue lacrime, il suo sudore. Ogni liquido si trasforma in un colore specifico e viaggia da un rombo all’altro lungo le sezioni rettangolari, cercando un senso fra i granelli di polvere accumulati.

Il tappeto è una grande riserva naturale dove animali in via di estinzione vagano liberi, sconvolti e soli, pensando che prima o poi le lacrimecigno finiranno, che il mucoluccio sparirà dal lago, che il sanguepettirosso migrerà altrove, che il sudorecervo perderà le corna e smetterà di avere cuccioli.

Nina dopo il suo piccolo viaggio si rialza nella luce calda della casa. Suo marito starà via fino all’alba, perciò ha tutto il tempo per la seconda fuga, quella dal dolore dell’anima.

Sceglie una foto del salotto, una qualunque, e si ritrova senza sforzo in un giardino di Londra.

Il sole è caldo e gli uccelli impregnano l’aria con un canto troppo allegro.

Nina è accanto a suo figlio e si sente allo stesso tempo fiera e piena di odio (hai un figlio che studia all’estero, vero? Deve essere una grande soddisfazione).

Può parlargli, ma lui non può rispondere. Il tempo è poco e l’unica via di comunicazione possono essere tre frasi sconnesse, come se questo tipo di fuga impedisse al discorso di formarsi.

Non c’è bisogno di aprire la bocca.

Fa male come partorire, ma al contrario. Come se qualcosa di morto ti entrasse dentro.

La donna si tocca la pancia che subito cresce e si gonfia. Può sentire suo figlio che si muove dietro la pelle. Sentirne il cuore accanto al suo (il piccolo cuore e il grande cuore battono un ritmo coordinato, potente, senza fine). Può sentirsi dentro la vita al posto della morte e sapere che anche solo una piccola parte di mondo dipende da lei.

Hai visto cosa sono diventata? Metà tappeto, metà fotografia.

Suo figlio torna grande. Seduto sulla panchina la guarda e le dice che si rivedranno spesso, che in fondo Londra è vicina. Le dice che se succede qualcosa basta che lo chiami e lui prenderà il primo aereo, e Nina sa che è vero, ma sa anche che non lo chiamerà per essere salvata.

Non diventerai come noi, vero? La tua vita sarà diversa dalla nostra.

Il ragazzo comincia a crescere davanti a lei. Ha un lavoro in un ristorante ed esce con una ragazza irlandese con gli occhi azzurri e la pelle troppo bianca. Studia tutti i giorni fumando otto sigarette, incantandosi davanti alla finestra piena di post-it. Poi i suoi capelli si accorciano ed è laureato, lavora in uno studio legale dove i colleghi lo stimano molto. A volte pensa alla violenza del padre e si vergogna di averne un po’ dentro. I capelli gli si accorciano, la pancia cresce, ed ecco che si sposa con una donna scozzese. Gli amici lo prendono come un sacco e lo lanciano in aria per tre volte. Invecchia, perde tutti i capelli e un dito della mano destra in un incidente. A volte piange, anche se segue cause importanti. Ogni tanto fuma una canna con la moglie. Nina diventa nonna e sono passati solo quindici secondi dalla sua domanda. I suoi nipoti sono belli e piccoli e i loro genitori ancora si amano.

Nina ritorna a casa che è quasi l’alba, rattoppata come una vecchia macchina, un collage che si tiene insieme a fatica.

Il tappeto è fermo al suo posto, ancora sporco. Le fotografie la guardano immobili.

Il rumore del portone la colpisce forte, come una voce che dice che è finita, che non c’è niente da fare, che non c’è nessuna possibilità se non questa infinita spola fra realtà e tappeto, realtà e fotografie, passato e presente, polvere e fiori, una voce così profonda e totale che Nina prende fuoco e comincia a scomparire di nuovo, questa volta per sempre, senza nessuna voglia di tornare o di salutare o di sopportare.

Le fotografie esplodono, si riempiono di colore e di momenti mai esistiti, e il corpo di Nina si scioglie in un piccolo mare di liquidi e si riversa sul tappeto.

Luigi De Rosa

Nato a Forlì nel 1994, si laurea in D.A.M.S. nel 2013, specializzandosi poi in cinema. Si avvicina al mondo della scrittura nel 2018 pubblicando la raccolta di racconti Empat, in edizione limitata con la casa editrice Bookabook. A partire dall’anno successivo si concentra su racconti molto brevi, pubblicati in parte su alcune riviste indipendenti come Reader For Blind, Altri Animali, blog di Racconti edizioni, COYE, Sulla quarta corda e Crack. Alla fine dello stesso anno partecipa alla raccolta di racconti Vite sottopelle. Racconti sull’identità, pubblicata da Tuga Edizioni. Nel 2020 pubblica il suo primo romanzo, Due, con Edizioni La Gru. Contemporaneamente si dedica alla scrittura per il teatro e alla scrittura per il cinema.

CRACK è una rivista letteraria indipendente nata a Torino nel 2018. Pubblica racconti brevi , altre narrazioni e rubriche sul mondo dell’editoria. È gratuita ed è disponibile sia in versione elettronica sia cartacea, scopri di più su www.crackrivista.it

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