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FumettiBrutti

FumettiBrutti: Tutte vogliono essere come lei

Teresa Ciabatti ha scritto che “Tutte vogliono essere come lei”. E la cosa, annota la scrittrice in un articolo comparso sulle pagine borghesi del Corriere della Sera, non è cambiata dopo il suo coming out. Le ragazze, prosegue Ciabatti, continuano a identificarsi in lei perché, spiega, questa è la generazione dell’autodeterminazione e nel loro mondo conta chi decidi di essere, non il corpo in cui nasci.

FumettiBrutti ovvero Josephine Yole Signorini è nata a Catania nel dicembre del 1991. Disegnatrice e fumettista diventa famosa sui social (conta decine e decine di migliaia di follower) e poi ottiene da Feltrinelli la pubblicazione di almeno tre graphic novel, fra cui l’autobiografico P. la mia adolescenza trans, la storia di quanto ha iniziato il suo percorso di transizione.

Nelle storie e sui social FumettiBrutti racconta principalmente sé stessa. E’ un tratto piuttosto comune nella narrativa millenial: una generazione che, marginalizzata nelle cose che contano, minoranza incapace anche di autodeterminarsi, decide di sfrutta gli spazi che può occupare prima di tutto con il racconto di sé stessi, con una traccia per dire: “hey, guardate esistiamo, siamo i vostri figli, i vostri nipoti, e siamo fatti così, in questo modo qua”

Capofila di questa scuola, o quantomeno il primo che è diventato noto al grande pubblico, credo sia stato Zerocalcare. Anche lui con i fumetti è emerso raccontando il suo mondo, i suoi turbamenti, le sue ansie, le sue insicurezze e ha trovato riscontro perché nelle sue storie, in quel mondo, in quei turbamenti, in quelle insicurezze ci si sono riconosciuti in molti. Dopo di lui, o meglio insieme a lui, sono arrivati tanti altri e sia che abbiamo usato il fumetto, la letteratura o il cinema il racconto che ne è nato è sempre un racconto con un inscalfibile sottofondo di malinconia, storie in cui anche le risate o i momenti di gioia non riescono a togliersi di dosso questa patina di tristezza perenne che le ricopre.

Dopotutto cosa si può chiedere ad una generazione che assiste, impotente, al lento disgregarsi di tutte le proprie certezze? Che vede il proprio futuro sempre più corto perché è impossibile quasi per tutti programmarlo, immaginarlo, anche solo concepirlo. Chi saprebbe mai rispondere alla domanda “come ti immagini nel 2060?” Molti neanche riescono a pensare che esisterà un 2060.

Per avere certezze bisognerebbe avere una base, delle fondamenta. Le generazioni passate le avevano. Erano basi così solide da sembrare immobili e ogni cambiamento richiedeva lunghi secoli di riflessioni, guerre, morti, ribellioni, roghi e distruzioni. Poi, ad un certo punto, la storia ha messo il piede sull’acceleratore e i cambiamenti sono diventati sempre più rapidi, scattanti, veloci che già a distanza di pochi anni il passato diventa remoto. Alla convinzione, empirica, che il mondo già domani potrebbe essere l’opposto del mondo di oggi si aggiunge la più concreta consapevolezza che le cose peggiorano. Peggiorano i contratti e le condizioni di lavoro, peggiora la salute del pianeta Terra compromessa da inquinamento e sfruttamento, peggiora la capacità del sistema di garantire a tutti un equo salire nell’ascensore sociale, peggiorano le condizioni economiche. E sulle debolezze del sistema infeririscono le crisi che si abbattono come tornadi sempre più frequenti: pochi anni la crisi economica e ora, con le ferite della crisi economica ancora da ricucire, la disperata crisi pandemica.

Spogli di ogni certezza, inconsciamente consapevoli di essere destinati a vivere su una china discendente, gli autori millenial si rifugiano in uno schema in cui le parole più ripetute sono ansia, disagio e depressione. Anche in assenza di specifiche diagnosi psicologiche è nell’ansia e nel disagio che si trova una casa o un’identità. Sono ansioso ed esisto perché so di esserlo.

Preso dunque il proprio spazio, poi ognuno decide come riempirlo. Anche le storie di FumettiBrutti sono di base profondamente autobiografiche e dal racconto dei propri pensieri, dei propri tic, dei propri fatti si estrapola un messaggio universale e generazionale. Anche lei sfoga con la penna turbamenti e insicurezze, anche in lei si percepisce questa malinconia che addolcisce anche i colori, solitamente forti, che sceglie: il giallo canarino, il verde smeraldo, il rosa. La sua, però, non è la tristezza del rassegnato.

La sua tristezza è la tristezza dello sguardo di chi deve constatare quanto il mondo non sia decisamente all’altezza dei propri sogni e delle proprie aspirazioni. La malinconia non è il momento che precede o segue la sconfitta. Quel momento è più giusto chiamarla disperazione nel significato del suo termine ovvero assenza di speranza. Questa malinconia è invece il momento in cui viene fatto il punto della situazione, per raccogliere le idee e caricarsi a molla prima di scattare e partire all’assalto.

E’ una condizione esistenziale che è anche rifiuto di un’allegria spesso artificiale, calata dall’alto e imposta dalla pubblicità, dalla moda, dalla smania di condividere le cose di cui tutti parlano per avere i like di tutti quelli che la pensano come me. Rifiuto di sentirsi allegri e gioiosi nei momenti comandati dal consumismo, come il giorno di Natale.

Ma soprattutto non può essersi rassegnazione là dove c’è lotta. FumettiBrutti è un fiume costante di rivendicazioni e ribellioni, la sua identità di persona trans viene ribadita e ripetuta con orgoglio e in questa lotta c’è il rifiuto, anche ironico e sarcastico, di tutti i luoghi comuni, di tutte le banalità, di tutto quel linguaggio fatto di odio, violenza, discriminazione, di tutto questo liquame che continua a piovere sulla testa di ogni queer del Paese e a tenerle prigioniere.

Divincolandosi via dall’abbraccio mortale e soffocante di regole strette e inadeguate, FumettiBrutti prende il lettore e lo trascina in una dimensione nuova dove può bastare anche un pompino per tirarsi fuori dall’oscurità.

FumettiBrutti lotta, si ribella, si divincola via dall’abbraccio mortale e soffocante di regole inadeguate e si ritaglia uno spazio nuovo dove diventa allora naturale trovare nuovi linguaggi e nuovi spazi, dove si scalpita impazienti nel dover ribadire ancora cose che si ritengono ovvie e scontate come la naturale parità fra esseri umani, la libertà sessuale e i diritti puntualmente e ripetutamente negati alla comunità LGBT+.

Tutto convive dentro FumettiBrutti: un momento di cupa disperazione in cui fa letteralmente piombare in abissi neri i suoi personaggi, la nostalgia di un amore perduto o che stenta a nascere, la disinvoltura sessuale di chi è in pace con i propri desideri e al tempo stesso la lotta e la ribellione per riprendersi quello che le è stato ingiustamente tolto.

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