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Linea d'OMbra

Linea d’Ombra: ciascun essere umano ha il diritto di poter scegliere cosa fare della propria vita

Scritto da Nicola Franchini

Foto di Linea d’Ombra

Possiamo affermare che rispettare i diritti fondamentali di tutte le persone non ci viene insegnato a scuola. O almeno, sulla carta, si cita spesso nelle discussioni politiche astratte, ma all’atto pratico è facile soprassedere a tale diritto in nome di profitti più materiali.

Un esempio lampante di questo fenomeno è tutto il mondo che gira intorno alle migrazioni verso l’Europa. Le istituzioni, siano esse locali, nazionali o sovranazionali, si fregiano facilmente di concetti importanti come il rispetto della dignità di ogni essere umano, ma troppo spesso se ne dimenticano per inseguire un effimero guadagno politico.

Per molte persone, la rassegnazione è un porto sicuro, un luogo dal quale si possono ignorare le atrocità quotidiane che imperversano in casa nostra o appena fuori. Oppure c’è chi si arma di un’indignazione da tastiera che è quasi sempre fine a se stessa, e aiuta solamente a far salire la propria bile. Altre persone ancora si rifugiano nel cinismo e nel pessimismo, quello per cui tutte le cose sono sempre andate male, e non esistono spiragli a cui aggrapparsi per farle andare meglio.

Con una certa dose di idealismo e ottimismo è lecito pensare che ci sia una cura propositiva a questi problemi. Prendendo l’esempio del fenomeno migratorio, con Linea d’Ombra quotidianamente forniamo aiuto di base a tutte quelle persone che, percorrendo un cammino dalla Bosnia fino all’Italia, Francia e resto d’Europa, tentano di emanciparsi alla ricerca di un futuro migliore per se stesse e per la propria famiglia. Questo aiuto tuttavia non si deve intendere come mera carità o assistenzialismo, bensì come una lotta politica attiva.

Partiamo dall’assunto che ciascun essere umano abbia il diritto di poter scegliere cosa fare della propria vita, senza ostacoli burocratici internazionali. La lotta per perseguire questo ideale quindi passa dalle piccole cose, come rendere dignità alle persone che giungono in Italia dopo due settimane passate all’addiaccio nella jungle balcanica, sia essa resa tramite vestiti puliti, un piatto di riso e un tè caldo, o curando le vesciche e i graffi testimoni di intemperie naturali e/o (dis)umane.

Questa è una lotta quotidiana, contro le istituzioni locali che ignorano completamente il fenomeno permettendo alle reti illegali di proliferare, o addirittura ci osteggiano usando minacce più o meno velate. Il recente mandato di perquisizione ai danni di Gian Andrea Franchi, vicepresidente di Linea d’Ombra, per un’accusa di presunto favoreggiamento all’immigrazione clandestina per scopi di lucro, è un esempio lampante di come le istituzioni si impegnino per gettare in cattiva luce un’azione solidale. Il caso di Gian Andrea non è il solo.

Ma la lotta quotidiana passa anche da altre cose. Instillare un senso di fiducia a chi si sente scoraggiato da un’Europa che pensa solo a costruire muri. Dare una visione alternativa a chi si oppone ai finanziamenti verso governi dubbiamente democratici pur di non accogliere tra le proprie braccia qualche centinaia di migliaia di persone a fronte di più di cinquecento milioni di abitanti nella sola Unione. Contestare le disposizioni militari che ricevono eserciti e pseudo-eserciti pur di fronteggiare “l’invasione” ai confini europei. Operare un’attività di testimonianza verso le costanti violazioni che vengono compiute in questo atto di “difesa” dei confini.

La lotta quotidiana passa dalla speranza di fare arrivare questa visione delle cose a più persone possibile, e che questo si rifletta in una presa di posizione contro quella politica che lucra sulla violazione dei diritti fondamentali. Nella speranza, che un giorno potremo studiare a scuola non solo i diritti sulla carta, ma anche di come vengono applicati realmente nella vita di tutti i giorni.ù

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