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Sex Work

Sono unx* sex worker e sono autistic*.

Immagine in Copertina: Credits IG Jacqthestripper

Sono una persona afab (assegnat* femmina alla nascita), sono autistic* e faccio l* sex worker.

La diagnosi di autismo è arrivata quando avevo 36 anni, e confrontandomi con altre persone autistiche, ma anche con la vostra compagna del collettivo, ho constatato che nel post-diagnosi si passa un’ infinita quantità di tempo a rivedere spezzoni della propria vita iniziando a capire cose che non si capivano.

Ti è cambiato avere una diagnosi?

Avere una diagnosi mi ha dato consapevolezza per me stess* e ho capito molto alcune mie peculiarità, come il bisogno di continuo contatto fisico con le persone, la necessità di organizzazione e pianificazione, il mio modo di esprimermi cosí diretto, nonché problematiche sensoriali con tessuti, capi d’abbigliamento o colori.

Credits IG thebodzilla @sarah.epperson

Anche le mie sofferenze in luoghi molto caotici hanno avuto un nome.

Appartengo alla comunità LGBTQIA+, ma sono qui per concentrarmi particolarmente sull’aspetto della mia vita che riguarda l’autismo e il mio lavoro: il sex work.

Mi sono avvicinata al sex work spontaneamente, ho sempre amato tantissimo il sesso, anche i rapporti occasionali. Ho iniziato a 29 anni, avevo letto un articolo che parlava di sexwork e mi ha incuriosito, ho voluto provare. I miei lavori erano spesso malpagati, con orari di lavoro estremi e ligi allo sfruttamento, nonostante io sia laureatx, non ho mai avuto grandi possibilitá e provengo da una famiglia povera. Avevo bisogno di qualcosa di diverso, qualcosa dove potessi gestirmi da sol* e che mi potesse permettere orari di lavoro decenti, nonché introiti piú equi.

Quando le persone scoprono questi due tasselli (autistic* & sex worker) generalmente escono commenti paternalistici o abilisti tipo:

1) “Oddio come puoi essere autistic* e fare sesso?”

2) “Non l’avrei mai detto”

3) “Ma tu puoi fare sesso anche se sei autistic*, non è che vieni abusat*?”

1) Sono autisticx e mi piace il sesso, mi piacciono svariate e “trasgressive” pratiche sessuali e mi piace anche il sesso sfrenato quello che dura ore, perché non ne hai abbastanza. Mi premuro sempre di ribadire che anche le persone AFAB amano il sesso, hanno voglia di sesso e si masturbano.

2) Probabilmente la persona ha introiettato accezioni negative relative alla parola “autismo” e a “sex worker”, insomma non sembrare autistici è bello per alcune persone perché l’autismo viene visto come qualcosa di negativo, e non sembrare sex worker è altrettanto derivante da una concezione bigotta, mentalmente chiusa e relegata ai tabú che girano attorno e sulla parola “sesso”.

3) Sicuramente esistono studi che riportano dati che dimostrano che persone AFAB autistiche subiscono spesso abusi sessuali, ed è anche vero che alcune caratteristiche autistiche quali incomprensione del linguaggio non verbale, incomprensione di comunicazione non esplicita o sottintesi, il flirting prevalentemente basato su linguaggio non esplicito, eventuali episodi di shutdown 1 rendono le persone autistiche più vulnerabili; ma è del tutto soggettivo,

io, ad esempio, capisco molto bene il linguaggio non verbale.

Conosco bene il sesso consensuale, che non si limita ad un sì o no, il discorso è molto piú complesso, con tante varianti e peculiaritá che andrebbero tutte esplorate e discusse a fondo; credo vi sia ancora tantissima confusione su cosa è un abuso o un* persona abusante, c’é confusione persino sulla definizione di molestia, e credo che a volte si affrontino questi discorsi con davvero poca consapevolezza e preparazione.

Lavorando come sex worker mi sono proprio resa conto di quanto sia importante conoscere se stess*, i propri limiti, cosa vi piace e cosa no; da sex worker nessun* ha mai abusato di me, in un ufficio, invece, si, è successo.

Puó capitare che qualcun*ci provi, ma infatti termino l’appuntamento immediatamente. Del resto, quando lavoravo come commess* in un negozio di abbigliamento c’erano client* abusant* almeno tutti i giorni.

Mi sono ritrovat* spesso in ambienti transfemministi con compagn* che attaccavano il mio lavoro e lo definivano “degradante” per la mia dignità.

Mi piacerebbe porre questa domanda:

“Ho lavorato da McDonald’s, prendevo il minimo sindacale. Se sbagliavo un ordine, l’errore veniva detratto dalla mia misera busta paga e dovevo servire il cliente entro 40 secondi, perché dovevo essere “fast”. Gli orari facevano schifo e non erano garantiti, potevano anche chiamarmi all’improvviso per coprire un turno improvviso e questo minava tutta la mia vita personale. Non è denigrante per la mia dignità questo? Per me si! Forse per voi bigott* no perché non si tratta della “vendita del mio corpo sessualmente”, peró vi assicuro che a furia di toccare la cassa del McDonald’s mi fanno male le mani, a volte mi è anche schizzato l’olio addosso ed è sempre il mio corpo; quando faccio il mio lavoro, e quindi sesso, non mi nuoce fare una sega”.

credits IG hanmanink

Oppure, sempre in ambienti transfemministi, molte persone mi vedrebbero piú appagat* e tranquill* a lavorare dietro ad una scrivania, perché è un ambiente piú sicuro, a loro dire.

Eppure, sono numerose le molestie e abusi che avvengono in contesti d’ufficio.

Il problema è che il mio lavoro, il sex work, non viene considerato come tale.

Non viene considerato un lavoro e vi spiego anche il perché: in una societá bigotta, mentalmente chiusa, che pone infiniti tabú sul sesso e che ostracizza e stigmatizza le persone AFAB a cui piace fare sesso, è ovvio che il lavoro sessuale non possa che essere visto come degradante, da queste persone e da questa societá.

È un lavoro, una professione, ma non viene considerato come tale da una societá e dalle persone che hanno introiettato tutte queste accezioni negative.

Se fosse veramente considerato come un qualsiasi lavoro, allora si capirebbe la necessitá delle nostre richieste, specie sulla legalizzazione.

Se lavoro come commess* e qualcun* in negozio ha atteggiamenti molesti o ruba, posso richiedere tutela, o denunciare, ma questo non posso farlo se lavoro come sex worker.

Se qualcun* mi sfruttasse nel mio lavoro come sex worker, potrei rivolgermi ad un sindacato o denunciare (se fosse un lavoro legalizzato), proprio come farei se fossi obbligat* a svolgere mansioni che non mi competono e magari ricattat* o minacciat* se non mi attengo agli ordini del capo in un ufficio.

È un lavoro, e come in ogni contesto lavorativo esistono sfruttamenti, esistono abusi, esistono ricatti. Non serve a nulla distinguere l’abuso psicologico, da quello economico a quello sessuale etc, sono tutti abusi.

Nel chiacchierare con la compagna del vostro collettivo ci siamo molto confrontat* sulle nostre differenze autistiche:

Lei mi diceva che a 31 anni non capisce ancora quando si inizia a fare sesso, come lo riconosci non verbalmente, che segnali si danno; al contempo mi parlava del suo problema di contatto fisico con le persone, che puó esserle doloroso fisicamente o estremamente piacevole con alcune persone. Mi ha parlato anche di un cortometraggio sull’autismo dove faceva vedere questo ragazzo autistico in estrema difficoltá nel fare sesso, tanta da rivolgersi ad un* sex worker ma poi durante l’appuntamento non voleva fare sesso, tanto da mettersi a cantare una canzone e non combinare nulla perché i suoi problemi di contatto fisico con estranei, la non scioltezza nel fare sesso e la necessitá di conoscere prima la persona e poi capire se provasse o meno attrazione sessuale, non erano compatibili con la situazione. Manu mi dice “sai, è vero che da un lato la societá sessualizza tutto, peró io in queste situazioni mi sento sempre tanto imbranata. La mia fortuna, è che non ho una libido alta e sono pigra, ma quando ho visto il cortometraggio di cui ti parlavo pure io a volte ho cantato e mi sembra di essere un caso umano”.

Credits IG movere.missa Valénti Erregui

Io sono autistic*, ho 40 anni, e sono esattamente l’opposto.

Il contatto fisico lo trovo uno stimolo sensoriale molto piacevole con chiunque e sicuramente ho tantissima esperienza con il sesso.

Conosco bene il linguaggio non verbale, non ho bisogno di conoscere la persona per provare attrazione sessuale, semplicemente se ci va di fare sesso lo facciamo.

Come Manu prova un immenso piacere sensoriale, ma soprattutto, il rilassamento ed la naturalezza che lei prova nel passeggiare in mezzo alla natura, io lo provo facendo sesso; sono differenze, ma appunto le differenze esistono. Abbiamo una libido differente, questo mi pare chiaro, mentre lei vive il sesso in modo diverso e lo vive bene solo con poche persone, io sono l’esatto opposto; sicuramente apprezzo molto la sua autoironia, come le ho detto al telefono “ricordati sempre che quella goffagine c’é chi l’apprezza molto, e poi il sesso è anche goffo e l’importante è poterlo vivere per ció che si è, rispettando le proprie peculiarità”.

Il sex work mi permette molta autonomia e rispetto delle mie esigenze nonché di organizzarmi secondo le mie necessitá; ecco, io e la vostra compagna abbiamo la stessa necessitá d’organizzazione ed io la soddisfo a pieno svolgendo questo lavoro, perché decido io in che orari lavorare e quando, senza sovraccaricarmi.

Mi sento appagat* anche da un punto di vista economico, mentre da McDonald’s mi sentivo proprio sfruttat*. Ricevo in media 2 clienti al giorno, il weekend lo tengo per appuntamenti particolari e comunque richiedo un sovrapprezzo. Alcun* sono abituali altr* occasionali, e si, sto usando il neutro per riferirmi ai clienti, perché non sono tutt* uomini cis etero, anzi ci sono anche donne e qualsiasi genere di persona.

La conclusione di questa chiacchierata è che indubbiamente le persone autistiche non sono tutte uguali.

Il sex work è un lavoro, una professione come qualsiasi altra tipologia di lavoro; non soffermatevi sulle mansioni che si svolgono in un contesto lavorativo, ma soffermatevi su cosa succede in ambito lavorativo.

Non accetto che vi siano persone femministe che mi dicano “quale lavoro è meglio per me o quale è piú sicuro“; questa è sovradeterminazione paternalistica scaturita da tabú sul sesso, sull’indipendenza e da una mentalità bigotta. Questi “suggerimenti” sono per altro infondati, perché le molestie o abusi sul lavoro, esistono in qualsiasi contesto e negli uffici le percentuali di abusi sessuali sono alte, ma forse non le si vuole mettere a confronto perché il sesso è ritenuto brutto, una cosa terribile nella nostra societá, mentre essere costrett* ad indossare un tailleur e stare sedut* dietro una scrivania è accettabile e non viene visto come un oppressione (con sarcasmo “no certo, non è oppressivo pretendere di dire ad una persona come deve vestirsi)

1Se durante un meltdown la crisi di rabbia esplode verso l’esterno da sé, durante lo shutdown la crisi resta intrappolata all’interno della persona. Seppur di fronte alla medesima causa scatenante, ovvero il sovraccarico emotivo, sensoriale e cognitivo di una persona autistica, la risposta comportamentale è diametralmente opposta nello shutdown. In questo caso, infatti, si attiva il sistema nervoso parasimpatico che, di fronte al sovraccarico, iper-reagisce quasi “spegnendo il sistema” come fosse una sorta di “salva vita”: l’organismo si mette “a riposo” per accumulare energia sotto forma di sostanze di riserva. In pratica, quando non ci sono altre vie di fuga, l’unica opzione per l’organismo è quella di mettersi in uno stato catatonico, riuscendo in questo modo proteggersi dall’eccesso di stimoli; un po’ come fanno gli animali che si fingono morti.

Ci siamo formati nel 2018, da un nucleo di amic* attivi nell'ambito politico. Il nostro pensiero di base è che i rapporti interpersonali tra di noi sono tanto importanti quanto le nostre idee politiche, il nostro nome vuole indicare proprio questo. Politicamente ci identifichiamo come transfemminist* intersezional*, lottiamo contro ogni stigma partendo da noi, dalla nostra vita e dalle nostre esperienze. Siamo attiv* in particolare su diritti de* sex worker, bdsm, body positive, sex positive, neuroqueer e tutto ciò che riguarda sessualità, identità ed espressione di genere. Essere QUEER incarna un modo di essere che si ribella al patriarcato, alle sue norme che ci colpiscono tutt*: donne, uomini, non-binary, intersex, omosessuali, bisex, o etero, aromantic* o asessual*, o chi ha scelto di essere libera Siamo trasfemministe intersezionali, perché la libertà non è se non è di tutt* e perché lottiamo per un femminismo che vada oltre l'anatomia e i ruoli di genere imposti.

Comments (2)

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    pia

    Bella testimonianza, grazie. E bellissime anche le immagini
    pia

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    ned

    esistono uomini e donne cis e uomini e donne trans, vanno rispettati. il sesso biologico non è assegnato alla nascita ma esiste è maschile o femminile o intersex (in una minoranza di casi che va rispettata), l’identità di genere è una cosa diversa, spesso corrisponde al sesso biologico, a volte no

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