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DDL ZAN

Cosa sta accadendo nei movimenti di liberazione LGBT+ in Italia?

Chi segue la serie tv Downton Abbey, conosce il personaggio di Lady Violet – interpretato da Maggie Smith – in scontro perenne con Martha Levinson (per cui è stata scritturata Shirley MacLaine). Entrambe rappresentano due mondi in collisione. Uno obsoleto, legato a etichette, convenzioni e rigide divisioni sociali. L’altro dinamico, al passo coi tempi e in grado di leggere la contemporaneità.

In un episodio si assiste a un duro confronto tra le due, durante una festa. Per Lady Violet, Martha non potrà mai essere una donna del suo rango, perché non è aristocratica. L’altra le risponde a tono: lei non ha paura del cambiamento, perché è una donna al passo con i tempi. Il mondo che sta morendo – le dice, serafica ma implacabile – non è certo il suo.

Tale premessa riassume quanto sta accadendo nei movimenti di liberazione in Italia. Ci ritroviamo, infatti, davanti a due fronti, inevitabilmente contrapposti: da una parte il grosso della galassia Lgbt+, femminista e transfemminista che cerca risposte adeguate a criticità che emergono in tutta la loro dirompenza. Dall’altra, una “vecchia guardia” che sente cedere il proprio terreno ideologico ed è incapace di rapportarsi con il “nuovoe” se non con la reazione.

Voglio essere chiaro su un punto: il conflitto tra i due mondi è sì generazionale, ma non bisogna fare l’errore di credere che sia l’ennesimo episodio in cui si consuma un dissidio tra giovani e vecchi. Lo scontro si consuma tra paradigmi culturali. Non è strano trovare giovani militanti dentro il movimento Lgbt+ che sposano il “paradigma conservatore”, così come dentro il movimento femminista ci sono molte storiche attiviste aperte al confronto.

I temi di scontro sono quelli della genitorialità, del riconoscimento delle nuove identità sessuali e della stessa ridefinizione delle categorie di femminismo e movimento Lgbt+. L’attuale campo di battaglia è la legge Zan. Secondo un certo femminismo – che Elena Tebano, in un suo recente articolo sul Corriere.it, dichiara minoritario – l’inserimento della categoria di “identità di genere” dentro il testo di legge sarebbe pericoloso per la sicurezza delle donne.

Secondo il “pensiero terf” – termine considerato offensivo dalle terf stesse, ma descrittivo di un approccio che porta all’esclusione delle soggettività transgender dal godimento di tutele, spazi e diritti – se la legge Zan dovesse essere approvata, avremmo uomini che si spacciano per donne per invadere gli spazi femminili, dai bagni alle carceri. Fino alle gare sportive. Lo scopo? Abusare delle donne e cancellarne lo spazio d’azione.

Eppure tali apocalittiche visioni non hanno riscontro effettivo. Quante sono le competizioni, a livello nazionale e internazionale, in cui le persone transgender hanno vinto “sottraendo” premi e riconoscimenti alle atlete cisgender? A quanto ammonta il numero di uomini che si dichiarano trans per finire in carcere e stuprare le detenute? Le terf suffragano i loro timori riportando esempi specifici – di fatti accaduti in USA o Inghilterra – per cui singoli casi verificherebbero quanto paventato. Ma si tratta, appunto, di casi sparuti. E logica insegna che l’eccezione non fa statistica, se non come eccezione appunto.

@ANSA FOTO/RICCARDO ANTIMIANI

Fatto sta che il movimento di liberazione femminista e arcobaleno, in Italia, è spaccato. Ma sarebbe un errore, credo, dire che è anche diviso. Almeno se ci rifacciamo alla forza dei numeri. Basta vedere l’enorme partecipazione ai cortei di Non una di meno, movimento transfemminista emergente e sempre più rappresentativo delle istanze femministe su più larga scala, o ai più “tradizionali” pride, le cui piattaforme politiche aprono alle questioni più invise al paradigma conservatore e reazionario. Quali piazze “terf” esistono, che possono far pensare che ci sia una divisione numerica importante? Forse, bisognerebbe parlare più di scissione di una parte largamente minoritaria. Numeri alla mano.

Eppure, come nota ancora Tebano, questa fazione ha però molta visibilità grazie al fatto che «le sue esponenti di punta vengono per lo più dal mondo dei media, di cui conoscono bene i meccanismi» e ciò permette di presenziare in canali che ad altre realtà è più difficile raggiungere. Non è raro dunque leggere affermazioni per cui anche tutte le femministe e persino le persone Lgbt+ sono contrarie al ddl Zan.

A complicare il quadro c’è la vicinanza tra esponenti del pensiero transescludente e settori della destra, anche estrema, e dei movimenti ultracattolici. Che usano le dichiarazioni delle terf e di certi personaggi collocati a sinistra, per avallare il loro no al ddl Zan. Come nota Antonia Caruso, in un editoriale su Domani, «in modo apparentemente paradossale le terf, in particolare Arcilesbica, si sono avvicinate a movimenti cattolici conservatori, come i Provita». Basterebbe già solo tale “santa” alleanza per mettere fuori dal movimento di liberazione certe realtà.

Poche, rumorose e aggressive (politicamente parlando) le terf e i loro alleati dentro la comunità Lgbt+ fanno rumore. Ma sarebbe, appunto, un errore pensare che rappresentino la maggioranza. Chiara Zanini, su Rolling Stone, parla di «pseudo-femminismo totalmente spostato a destra» o «“femminismo di stato” come l’hanno definito varie studiose tra cui la sociologa Sara Farris». Di conseguenza, è un errore pensare che possano rispondere all’esigenza di modernizzazione delle strutture sociali che necessitano di leggi, ma anche di un impianto culturale più ampio, che provveda a dare spazio a tutte le soggettività in gioco.

Sia chiaro, siamo solo all’inizio di una guerra – dentro i movimenti e, al di fuori di essi, nella società – che in un futuro toccherà altri temi, tutti legati all’autodeterminazione. La frattura che si è consumata anche sulla legge Zan sta solo indicando il riposizionamento politico preciso. È uno scontro tra idea del futuro e nostalgia del passato, tra conservazione e progresso. Uno scontro che ha il suo palcoscenico nel presente. E che pretende una scelta di campo netta.

https://27esimaora.corriere.it/21_maggio_05/chi-sono-terf-femministe-critiche-genere-che-si-oppongono-ddl-zan-d4d79a50-addc-11eb-a291-9e846c3a1f8f.shtml

https://mailchi.mp/editorialedomani/quasi-domani-7509867

https://www.rollingstone.it/politica/chi-sono-i-nemici-di-sinistra-del-ddl-zan/

Dario Accolla è un blogger, insegnante e saggista. È tra i fondatori del sito di informazione Gaypost.it e ha un blog su Il fatto quotidiano e su Linkiesta.it. Tra le sue pubblicazioni: I gay stanno tutti a sinistra – Omosessualità, politica, società (Aracne, Roma 2012), Mario Mieli trent’anni dopo, con Andrea Contieri (Circolo Mario Mieli, Roma 2013), la raccolta di racconti Da quando Ines è andata a vivere in città (Zona, Arezzo 2014) e Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (Villaggio Maori Edizioni, Catania 2015), Il gender: la stesura definitiva (Villaggio Maori Edizioni, Catania 2017). La sua ultima opera è Non passa lo straniero – Come resistere al discorso sovranista (Villaggio Maori Edizioni, Catania 2019).

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