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Leftover Women

ESSERE SINGLE IN CINA

In questo periodo molto particolare, intenso per certi aspetti e carico di nostalgia, mi capita spesso di ripercorrere con la mente i miei viaggi, in particolare quello fatto in Cina nel 2015. Sebbene si tratti di un’era geologica e di un universo lontani da quelli vissuti tutt’ora, ricordo alla perfezione come alcune signore anziane intente a fare Taijiquan nel parco del campus mi dissero che alla mia età (21 anni all’epoca) ero già pronta per sposarmi e per fare figli, e che era meglio provvedere subito perché poi sarei diventata troppo vecchia. Sebbene quella frase scaturì in me un sorriso amaro, mi resi conto di una cosa: era molto palpabile (per non dire pressante e scontata) l’idea che una donna conclusi gli studi dovesse dedicarsi alla creazione di una famiglia.

Chi si occupa di lingue e di insegnamento sa benissimo che quando si studia una nuova lingua implicitamente si apprende anche tutto ciò che riguarda la cultura del paese in cui si praticherà quella data lingua: non è possibile scindere le due cose, neanche per il cinese.

Ed è proprio da qui che vorrei partire.

Oltre alla definizione canonica di donna (chiamata in cinese nǚ 女) in Cina esiste un’espressione per indicare un certo tipo di donna: shèngnǚ剩女che sta per leftover woman, ossia “donna avanzata”.

Avanzata. Come gli avanzi del pranzo di Natale o di Pasqua. Un aggettivo che fa riferimento proprio al concetto di cibo non mangiato e riposto in un triste contenitore.

Valida per il singolare così come per il plurale, l’espressione shèngnǚ viene usata nella società cinese contemporanea per indicare quelle donne tra i 25 e i 30 anni che non sono ancora sposate e che non hanno figli. Sebbene il concetto di donna single nella nostra società sia ormai sdoganato e consolidato da decenni, nella società cinese è considerato come un vero e proprio problema, oggetto di pettegolezzi così come di perdita “di faccia” (in cinese miànzi 面子intesa come “reputazione”, onore). Ciò deriva dal fatto che la società cinese è una società in cui vige il confucianesimo (la scuola di pensiero basata sugli scritti di Confucio), in cui la gerarchia e il rispetto dei ruoli all’interno e all’esterno delle mura domestiche sono le basi per un funzionamento efficace della stessa.

Una scena del fim leftover Women.

Come è facile immaginare, ciò ha determinato nel corso dei secoli (dalla nascita dell’impero fino all’avvento della repubblica) una scissione ben definita tra i ruoli maschili e femminili, con i primi destinati alla carriera di funzionari imperiali e alla produzione letteraria, mentre i secondi relegati alla sfera domestica.

Per una donna cinese uscire da questa area e vivere la propria vita senza sposarsi e senza fare figli significa essere marchiate a vita da una società che è, a tutti gli effetti, patriarcale.

Per poter esplorare e comprendere al meglio questo fenomeno crescente e determinante in questa società affasciante quanto articolata e complessa parlerò di un documentario del 2019 molto importante, girato da due registe israeliane (Shosh Shlam, Hilla Medalia) e intitolato Leftover Women.

Dopo il successo del loro primo documentario ambientato in un campo di rieducazione cinese per patiti dei videogiochi, in questa seconda collaborazione le registe israeliane narrano le vicende di tre donne, Qiu Huamei (34 anni), Xu Min (28), Gai Qi (35), tre donne non imparentate tra loro ma accomunate da un unico destino: l’essere ancora senza marito e senza figli, e per questo giudicate in modo negativo.

Tra agenzie matrimoniali, profili di figli/nipoti esposti nei parchi pubblici, speed date, siti di incontri e convegni creati ad hoc per far incontrare perfetti sconosciuti, si assiste alla vita di queste tre donne che lottano ogni giorno per essere accettate da una società che non ammette differenze o scelte alternative. Prendiamo come esempio significativo le vicende di Qiu Huamei, affermato avvocato di un’azienda con sede centrale a Hong Kong: questa si presenta lontana dal canone di bellezza cinese, mostrando un taglio di capelli corto e maschile, un incarnato ambrato e un rossetto rosa appena accennato (tutti elementi che la fanno risaltare nel suo fascino e nella sua eleganza). La sua vita è costellata da un elemento ricorrente: l’infelicità.

Una scena del film Leftover Women.

Un’infelicità dettata dall’incapacità dei suoi genitori (contadini dello Shandong, regione del nord-est cinese affacciata sul Mar Giallo) di accettare il suo status di donna single e “vecchia”, e di comprendere che lei non vuole un marito e dei figli perché è felice così com’è. Oltre a ciò si aggiungono la pressione sociale e il disagio provati ogni qualvolta Huamei dice la sua età, amplificati dai commenti spiacevoli della consulente matrimoniale (che le ribadisce di essere nella trentina, di non essere una “bellezza tradizionale” e “abbastanza dolce”) e di quelli del ragazzo che conosce in una seconda agenzia matrimoniale, il quale le dice che il rapporto che lui vorrebbe sarebbe un “+50% da parte sua e un +40% da parte di lei”.

Questa mancata considerazione della sua persona, delle sue idee, queste critiche continue verso la sua personalità, (in quanto “un avvocato è una persona troppo forte e non va bene per un uomo”) nonché la ricerca costante di un partner nei parchi, nelle discoteche e nelle agenzie matrimoniali, conseguenza di questo “senso di colpa” instillato dai genitori, gettano Huamei nello sconforto più totale. Sconforto esternato al suo psicologo e che la porterà ad una scelta molto coraggiosa, ma piena di speranza per il raggiungimento della sua tranquillità interiore.

La seconda donna di cui voglio parlare è Xu Min, laureata in Comunicazione e disk Jokey di una trasmissione radiofonica. Oltre alle app di incontri e ai convegni pseudo-matrimoniali, la sua vita è costellata da un rapporto conflittuale con sua madre, rappresentante di questo schema confuciano che vede la donna come “creatrice e levatrice di figli”: notiamo infatti come nelle sedute con la psicologa Min descriva la madre come una persona dispotica e incapace di accettare le scelte della figlia, soprattutto in ambito sentimentale, sottolineando inoltre come questo atteggiamento sia (implicitamente) la ragione principale per cui lei è ancora single. Min sente molto la pressione della madre e questa incapacità di comprensione e accettazione la fanno apparire fragile e incapace a costruirsi una vita sentimentale che rispecchi i canoni voluti dalla società.

La terza donna, Gai Qi, intraprende invece a metà del documentario una strada diversa. E verso la fine riflette su ciò che è stato il cambiamento radicale nella sua vita, comparandolo con quello della sua vita “precedente” (Non farò spoiler su questo punto perché merita di essere letto, metabolizzato e analizzato in maniera individuale).

La sensazione generale che si prova vedendo questo documentario e partecipando (anche se per pochi minuti) alle vite di queste donne è certamente quella di amarezza. Un’amarezza dettata dal fatto che c’è tanto da fare per il ruolo delle donne in questa società molto complessa. La letteratura femminile e femminista è presente in Cina, si parla molto del corpo della donna e del suo significato, così come di sessualità e consapevolezza della stessa, e per quanto sia difficile sradicare in pochi anni e minuti un retaggio che una cultura come quella cinese si porta dietro da millenni, la voce e le vite di queste donne fungeranno certamente da apripista per un cambiamento radicale.

Se siete curios* di leggere qualcosa di più in merito, vi rimando a queste risorse molto interessanti, tra cui il documentario del 2019 sottotitolato in inglese:

-Il documentario Leftover Women: https://vimeo.com/ondemand/leftoverwomen/490831327

-China’s Unmarried Leftover Women: https://www.youtube.com/watch?v=WBMcoJWo92Y

Leftover Women: The Resurgence of Gender Inequality in China (Asian Arguments) di Leta Hong Fincher: https://www.amazon.com/Leftover-Women-Resurgence-Inequality-Arguments/dp/1780329210

-Articolo accademico Understanding Single Womanhood in China: An Intersectional Perspective (di Gong Wanqi e Crystal Li) https://www.researchgate.net/publication/331529481_Understanding_Single_Womanhood_in_China_An_Intersectional_Perspective

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