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#DDLZan: Le statistiche dei crimini d’odio

Nel momento in cui si celebra nel mondo la Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, il parlamento italiano sta discutendo una proposta di legge contro i reati d’odio nei confronti delle persone LGBTI+, il cosiddetto DDL Zan.

A fronte di  di contestazioni particolarmente agguerrite, che vanno dai movimenti neocattolici ad alcune realtà del femminismo italiano, negli ultimi giorni migliaia di persone sono scese in piazza per sostenere il DDL Zan e anche #moltopiùdizan, e manifestare ancora con la realtà dei loro corpi la loro esistenza e la loro resistenza. 

In questi due interventi, propongo degli elementi di comprensione delle discriminazioni e delle violenze nei confronti delle persone LGBTI+, sia per sottolineare l’assenza di una rilevazione sistematica e realmente statistica di tali discriminazioni e di tali violenze in Italia, sia per mettere in rilievo i dati disponibili sul fenomeno grazie a un’indagine condotta a livello europeo che non lascia dubbi sulla necessità e sull’urgenza di un intervento legislativo. 

In un post di qualche giorno fa, sottolineavo come il Ministero degli Interni francese abbia registrato, nel 2019, un totale di 1870 infrazioni a carattere omofobico e transfobico. Questi dati corrispondono a infrazioni registrate dalla polizia che, in virtù della copertura normativa dei crimini a carattere omofobico e transfobico (dal 2004), possono essere rilevate in quanto tali, senza bisogno che venga fatta una comunicazione apposita da parte delle vittime a un organismo specifico.

Tra gli argomenti che i portavoce del Family Day si vantano di utilizzare per sostenere che in Italia non c’è bisogno del #DDLZAN è che, secondo dati “oggettivi” e “incontestabili”, non esisterebbero discriminazioni e violenze oomlesbobitransfobiche nel nostro paese.

Questo dichiaravano qualche mese fa: “I dati dell’Osservatorio interforze del Ministero dell’Interno (OSCAD) attestano poche decine di segnalazioni ogni anno, mentre l’Agenzia Europea dei Diritti indica l’Italia come uno dei Paesi più accoglienti del mondo verso le persone LGBT. È evidente che l’unica emergenza esistente è quella costruita a tavolino per fare pressing verso l’approvazione di una legge bavaglio che silenzierà ogni voce fuori dal coro del politically correct”. (Comunicato Associazione Famimly Day – 16 ottobre 2020)”.

E questo ripeteva il 4 maggio 2021 il senatore Simone Pillon: “Ho chiesto i dati all’OSCAD e mi hanno risposto che ci sono stati 66 casi in due anni. Anche un caso è troppo ma anche oggi la legge punisce fino a 16 anni. Vogliamo aggravarle? Si, ma non tocchiamo la libertà di espressione e i bambini.”

Allora, ho pensato, andiamo a vederli da vicino questi dati. Che cosa ci dicono? I DATI SUI CRIMINI D’ODIO IN ITALIA

Lo vediamo nella tabella delle segnalazioni 2010-2019 qui sotto.

Osserviamo un incremento costante delle segnalazioni per tutte le categorie. E cosa significa questo? Che ci sono più crimini d’odio commessi in Italia negli ultimi anni? Forse, ma in realtà non lo sappiamo. Questi dati ci dicono altro.

Anzitutto, che questo incremento generale è probabilmente dovuto a un impegno rinforzato del Ministero, come sottolinea il mensile della Polizia di Stato del gennaio 2020 dedicato alle attività dell’OSCAD: “ad oggi, nell’ambito delle diverse iniziative Oscad, realizzate in collaborazione con istituzioni e associazioni della società civile (Amnesty international, Cospe, Rete Lenford), sono state complessivamente formate, in presenza, oltre 11mila unità (altrettante con moduli formativi on line)” (p. 106).

Un’azione volta a sensibilizzare i funzionari di polizia a questo tipo di crimini. Perché, come sottolinea lo stesso OSCAD, esistono “difficoltà legate alla quantificazione dei reati in generale – tra tutte, il fatto che la banca dati interforze non è strutturata per corrispondere a esigenze statistiche, ma per supportare l’operatività delle forze di polizia – si aggiungono ulteriori specifici elementi (under-reporting e under-recording, nonché la parziale copertura normativa), che rendono particolarmente complessa la raccolta dei dati” (p. 104).

Questo significa che in Italia, malgrado l’impegno ministeriale e un intervento più coordinato e strutturato negli ultimi anni, non esiste una vera e propria raccolta statistica dei crimini d’odio. Ovvero non esiste una raccolta sistematica effettuata con una metodologia che permetta a quei dati di mostrare una rappresentazione il più vicino possibile alla realtà. In Italia siamo ancora, per così dire, a un livello di prove tecniche.Ma per quanto riguarda i crimini legati alll’orientamento sessuale e all’identità di genere?

BREVISSIMA NOTA SULLE CATEGORIE
Orientamento sessuale e identità di genere sono i termini utilizzati dall’OSCAD (come è possibile vedere nella tabella), in riferimento a tutta la normativa esistente che inquadra l’azione dell’Osservatorio (vedere pp. 99-103).

La categoria di identità di genere non è un’invenzione del #DDLZan, ma una categoria delle politiche pubbliche già presente da anni nei documenti giuridici, che questo DDL non fa altro che “recepire”.

NON TUTTE LE “STATISTICHE” SONO STATISTICHE

Per quanto riguarda i crimini legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, non essendo questi oggetto di una normativa specifica (contrariamente ai crimini razziali o religiosi), essi vengono raccolti se segnalati appositamente dalle vittime o da altre realtà organizzative all’OSCAD.

D’altronde come potrebbe la polizia registrare un crimine d’odio a carattere omofobico e transfobico se tale crimine non esiste nell’ordinamento giuridico? La risposta è evidente, non può. Per questa ragione in tutti i documenti dell’OSCAD, così come sul suo sito internet è specificato che: “i dati relativi alle segnalazioni OSCAD non consentono di valutare il fenomeno dei crimini d’odio da un punto di vista statistico”. O ancora: “i dati comunicati all’OSCE non forniscono un quadro avente valore statistico sul fenomeno in Italia: incrementi e diminuzioni dei dati comunicati non sono correlabili con certezza a una proporzionale variazione dei crimini d’odio nel Paese.” (Fonte: https://www.interno.gov.it/…/monitoraggio-dei-crimini…)

Allego qui sotto, per una migliore comprensione e per mostrare come il metodo di raccolta dei dati influisca in maniera decisiva sulle statistiche, i dati trasmessi all’OSCE – Organization for Security and Co-operation in Europe – da un paese che procede a una rilevazione statistica dei crimini d’odio (in stretta collaborazione tra forze di polizia e organizzazioni civili) per tutte le categorie, la Gran Bretagna.

È possibile vedere che dopo i crimini di stampo razzista e xenofobico, vengono quelli legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. Ovviamente in questo caso specifico, non tutti i casi segnalati costituiscono reato (nel dettaglio sulle 106672 segnalazioni del 2019, 14058 sono oggetto di procedimenti giudiziari).

PER CONCLUDERE Secondo quanto dichiara l’OSCAD stesso, i dati disponibili per l’Italia:- non hanno alcun valore statistico;- non permettono di conoscere eventuali incrementi o variazioni nel numero di crimini d’odio commessi.

E soprattutto, per quanto riguarda l’orientamento sessuale e l’identità di genere, nella misura in cui queste ultime non sono categorie oggetto di “copertura normativa” il dato disponibile è gravemente sottostimato e in ogni caso non rappresentativo della realtà.Come si dice: occhio non vede, cuore non duole.

—-Per approfondire: *Quando l’odio diventa reato. Caratteristiche e normativa di contrasto degli hate crimes*, inserto della rivista “PoliziaModerna”, Gennaio 2020 (disponibile qui:https://www.poliziadistato.it/…/quando-odio-diventa…)

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