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Al di là dei generi. Femminismi dall’immaginario alla realtà.

Scritto da Chiara Franceschini


Con la tavola rotonda Dal #Metoo alla valorizzazione delle intelligenze femminili ha preso l’avvio il nuovo progetto culturale e formativo della casa delle Donne Lucha y Siesta, Al di dei generiFemminismi dall’immaginario alla realtà ed è stata inaugurata la tredicesima edizione del cineforum estivo di Lucha.

Il progetto si pone l’obiettivo di contrastare la violenza di genere attraverso il tentativo di smascherare le molteplici forme, anche sottili e non immediatamente visibili, che tale violenza può assumere nelle vite di tutte e tutti. Il progetto infatti intende fornire chiavi di lettura per comprendere il contesto culturale all’interno del quale stereotipi sessuali e di genere consentono la genesi e la giustificazione di relazioni violente.

Da anni il collettivo di Lucha si interroga e indaga su quanto e con quali meccanismi l’uso degli stereotipi di genere conduca a una percezione rigida e distorta della realtà, basata su quelle che sono delle costruzioni culturali di ciò che si intende femminile e per maschile e, di conseguenza, ciò che ci si aspetta come comportamento socialmente accettabile da parte degli uomini e delle donne. Si tratta di aspettative consolidate e mai messe in discussione, categorie fisse che condizionano la vita e i rapporti sociali tra gli individui che li subiscono e li applicano senza una reale consapevolezza. Per sfatare il “mito della naturalità dei generi” e svelare il loro essere prodotto culturale, per costruire una cornice condivisa e libera dalla violenza, il progetto si avvale di due linguaggi artistici, il cinema e il teatro, e si sviluppa in due luoghi diversi ma sinergici, la casa delle donne Lucha y Siesta e l’Istituto Cine TV Rossellini. All’interno di quest’ultimo nei mesi autunnali satà dedicato alle studentesse e agli studenti un laboratorio teatrale che attraverso le tecniche del Teatro Immagine e il Teatro Forum affronterà i temi racchiusi nel Piano femminista contro la violenza di genere.


La rassegna cinematografica, inaugurata con la tavola rotonda svoltasi a Lucha, è dedicata alla regista Martina di Tommaso, che è stata ospite nel 2019 all’interno del cineforum della Casa con la sua opera Via della Felicità e che ha regalato la sua amicizia, il suo sguardo e la sua sensibilità per raccontare Lucha attraverso il suo corto Vicine, nato da un’idea di Francesca Torre, proiettato in occasione dell’inaugurazione della rassegna.

La Tavola Rotonda ha visto la partecipazione di diverse artiste e professioniste del mondo del cinema e dello spettacolo, Adele Tulli (regista), Francesca Manieri (sceneggiatrice), Serena Alfieri (produttrice), Sylvia de Fanti (attrice), Chiara Sfregola (produttrice e scrittrice) hanno dato vita ad una ricchissima discussione. Sono stati messi a tema ostacoli e criticità all’interno del mondo dello spettacolo e le conseguenti strategie messe in atto per superarle. In un mondo dominato dagli uomini, l’ambiente dello spettacolo è organizzato e strutturato secondo logiche di potere , basti pensare alle asimmetriche relazioni tra attrice e regista, produttore e attrice, regista e produttore ecc.) e un merito ascrivibile al movimento del #Metoo è stato quello di svelare la pervasività di tale sistema di dominio e la sessualità ridotta a merce di scambio in un circolo vizioso in cui il potere in cambio di denaro chiede sesso.

Affrontare gli stereotipi di genere all’interno dell’industria cinematografica significa innanzitutto riconoscere e combattere le discriminazioni e le dinamiche di assoggettamento che, dappertutto e quotidianamente, le donne si ritrovano a vivere; significa portare alla luce le difficoltà e gli ostacoli che le donne fronteggiano per ricoprire ruoli storicamente affidati agli uomini, significa anche mettere in discussione l’immaginario stesso che il cinema propone. Parlare di libertà e autodeterminazione delle donne nel mondo del cinema vuol dire sfidare i pregiudizi e i preconcetti che si nascondono dietro e davanti la macchina da presa oltre che affrontare difficoltà molto materiali che hanno a che fare con l’apparato produttivo cinematografico, appannaggio di figure maschili che ne detengono il potere in termini di risorse, mezzi e professioni.

Così se da una parte le difficoltà affrontate riguardano l’obbligo di doversi imporre per poter trovare risorse, farsi rispettare, trovare un terreno in cui il proprio sguardo venga sostenuto e recepito, dall’altra è necessario tentare di non reiterare l’immaginario dominante, reiterando gli stessi linguaggi e stereotipi ma provare a decostruirli e scardinarli per ricreare un immaginario che restituisca una complessità del reale e che sappia generare nuovi modelli di riferimento, caleidoscopici e in grado di superare il binarismo imposto.

La rassegna cinematografica coinvolgerà in tutti i suoi appuntamenti pubblico e professioniste in un dialogo sul presente affrontando, attraverso visioni e dibattiti, temi come le discriminazioni, la disabilità e il genere, il sex work e la sessualità non binaria, la maternità e il desiderio di non maternità, le donne nello sport, la scena musicale femminile underground, la solidarietà femminile.
Tutte le proiezioni si svolgeranno nel giardino della casa Lucha Y Siesta e cercheranno sia di offrire visibilità alla produzione artistica delle donne sia di diventare un luogo di incontro per le molteplici professionalità del cinema e delle arti dello spettacolo.

La Casa delle Donne Lucha y Siesta a Roma è un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne contro ogni discriminazione di genere. Un esperimento innovativo e riuscito: un progetto politico che promuove nuove formule di welfare e di rivendicazione dei diritti a partire dal protagonismo femminile; un progetto ibrido tra casa rifugio, casa di semiautonomia e centro antiviolenza; un progetto nato dalla lotta e dall’autorganizzazione delle donne che da più di 11 anni fornisce informazione, orientamento, ascolto e accoglienza.

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