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NON COLLETTIVO QUEER: PRIDE E PREGIUDIZIO

Articolo di: Lord Fior Di Luna

Arriva il mese del Pride. Mese di orgoglio, musica, arcobaleni e… polemiche. La vecchia solfa che sia scandaloso e “qualcuno pensi ai bambini” la conosciamo bene, e purtroppo continua ad esserci riproposta in tutte le salse, dentro e fuori la comunità. Quest’anno queste accuse sono state dirette soprattutto alla comunità kinky, ossia chi ama pratiche sessuali “insolite” come il bdsm, il fetish, i giochi di ruolo.
Anche quest’anno ce ne fregheremo. Orgogliosamente. Mentre tantissimi genitori con tantissimi bambini non si faranno alcun problema perché tutto quello che vede un bambino sono colori, divertimento e di certo niente di più sessualizzato di quanto già vede tutti i giorni. Solo più strano. Ma è proprio questo il punto no? 

Una cosa che ho sentito dire è che le persone kinky non sarebbero discriminate e quindi non hanno motivo di essere presenti. Ma è davvero così? Io sono una persona kinkster. Sono anche bisessuale, sono non binary, sono socialmente percepita come donna, sono neurodiversa ed economicamente ho le mie difficoltà. Ogni volta che sento che sento che non saremmo discriminatə mi chiedo sempre: ma di cosa stanno parlando? Indago, e di solito mi dicono cose come: “è ma un ragazzo etero cis non viene certo discriminato perché frusta la sua ragazza, quindi non capisco perché non può farlo in privato!”. Lo sentite già vero? L’eco dei mille “fatelo a casa vostra”… Io lo sento. E fa male.

Fa male quando arrivano certi discorsi da coloro cui li hanno rivolti solo un attimo prima. Ma soprattutto: “un ragazzo eterocis”? E lì, mi si alzano entrambe le sopracciglia (purtroppo non ho i muscoli facciali adatti a sollevarne uno solo: sarebbe molto più figo lo so). Possiamo anche aggiungerci “benestante, bianco, abile” e poi concludere con un “e grazie al cazzo” (sì è una esclamazione fallocentrica, ma penso sia appropriata in questo contesto, visto che è proprio quello il punto). “Grazie tante”, se preferite. E l’intersezionalità ce la siamo scordata per strada? 

Sono qui per informarvi che molte persone kinkster non sono ragazzi eterocis, benestanti, bianchi e abili. Ops! E io sono stata discriminata. Sì, anche perché kinkster. Perché afab, kinkster, queer e neurodiversa. Avevo diciotto anni, andavo ancora al liceo e ho rischiato di perdere la mia famiglia. Mia madre non mi ha guardata in faccia per più di un anno perché aveva trovato dei giochi erotici nascosti nei miei cassetti. La amavo, avevamo sempre avuto un ottimo rapporto e improvvisamente non riusciva più a guardarmi, neanche un attimo. Intanto mi ha portata di forza dalla terapista perché mi guarisse. Per tre anni ci ha pianto la notte, mi faceva scenate, mi pedinava e ancora oggi considera un atto di incredibile accoglienza il non aver dato mai seguito alle numerose minacce di cacciarmi di casa. Ero al liceo e avevo già subito bullismo, violenze familiari e discriminazioni, e ora mia madre mi rifiutava: ero piuttosto provata a livello psicologico. Quell’anno sono andata al Pride la prima volta e sì, è stato bellissimo e liberatorio. Oh, non era una manifestazione in fila indiana, in giacca e cravatta, a chiedere per favore di essere omologati. No, un Pride dove c’era posto per tuttə. Dove potevi girare e trovare la famigliola con due mamme, il gruppo poliamoroso, le drag con le piume e le vesti scosciate e, sì, anche strani soggetti vestiti di pelle che sventolavano le fruste. Molti di questi soggetti non erano ragazzi eterocis ed evidentemente trovavano parte della loro liberazione anche quella.


C’è anche chi ha detto che bisognerebbe chiedere il consenso. Per chi non fosse mai stato ad un Pride chiarisco subito: non si organizzano orge sadomaso in mezzo alla strada (lo so, per qualcunə sarà una delusione). Si tratta di una marcia rappresentativa, fatta di abbigliamento, accessori e qualche atto più simbolico che pornografico, come un po’ tutta la manifestazione. Fin da quando è nato il Pride la comunità kinky c’è stata, i leather hanno marciato insieme alle donne trans più appariscenti e qualunque altra persona venga tacciata di “dare una cattiva impressione”. Ma è proprio questo il senso di tutta la manifestazione: esibire il proprio privato, perché il privato è politico. Soprattutto quando non te lo vogliono far vivere in pace. Allora rivendicartelo è vitale! È la salvezza.

Non ho statistiche alla mano al momento, dovremmo farle, eppure ne ho conosciute di persone nella comunità kinkster che hanno avuto problemi. Almeno una donna che ha perso il lavoro perché si è saputo dei suoi kinks. Gente che viveva nel terrore (minority stress vi dice qualcosa?) che si venisse a sapere… Un ragazzo eterocis non viene discriminato perché frusta la sua ragazza? Non lo so, forse non molto, ma noi che non lo siamo? 

Molti dei nostri kinky non sono considerati malattie mentali solo dal 2013. Otto anni soltanto. Per dire: quella storia che vi ho raccontato, in cui mia madre mi ha portato a curarmi, era prima. A livello culturale poi, ne resta ancora di strada da fare! Viviamo in una società dove una ragazza è stata portata al suicidio per un video in cui faceva una fellatio. Ve lo ricordate? Sono passati appena cinque anni. Una fellatio! Un atto etero-sessuale tutto sommato comune che non dovrebbe più scandalizzare nessuno, eppure… C’è davvero bisogno che sia io a spiegarvi perché sì, l’erotismo è sotto accusa? Perché sì, l’erotismo va liberato? 

A maggior ragione se insolito. 

A maggior ragione se non sei etero. 

A maggior ragione se non sei un uomo cis. 

A maggior ragione se non sei abile. 

Ma anche in generale in effetti. 

Dire che non si devono esibire i propri kink al Pride è una ennesima pietra lanciata su chi è già discriminato, e magari discriminato per più di un motivo. È una ennesima espropriazione dei nostri spazi, delle nostre lotte, della fatica di chi ha dato la vita a questo movimento perché fosse uno spazio in cui ogni colore dell’arcobaleno possa trovare sollievo e speranza. Noi siamo Queer e kinkster e abbiamo diritto ad essere orgogliosi proprio di quello che siamo, delle nostre storie, dei nostri desideri, delle nostre comunità. È proprio con queste storie, con queste comunità e con questi desideri che viviamo ogni giorno, che lottiamo ogni giorno, è proprio ciò che abbiamo bisogno di portare con fierezza in quel giorno. Perché è QUESTO che stiamo creando: una casa per quelli cui hanno detto di nascondersi, perché troppo sconci, perché troppo strani. Il Pride è nostro, degli impresentabili. Il Pride è delle persone Queer, delle loro vite e anche dei loro erotismi. 

Le famiglie sono parte del movimento e sono sempre benvenute al Pride. E ci vengono, hanno carri interi e i bambini si divertono senza farsi problemi. E, incredibilmente, sono proprio le nostre famiglie! Le famiglie di chi era visto come impresentabile ma grazie a questo movimento si è accettatə e ha potuto avere una vita costruita a propria misura. Per queste storie, per questi affetti, per queste persone esigiamo rispetto! Nessuna scusa e nessun passo indietro, non ci faremo cacciare via dalla nostra stessa lotta.

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Questo mese avremo altre testimonianze, scritti e traduzioni su questo tema, pubblicati sulla nostra pagina FB NonCollettivo Queer, seguiteci e rimanete sintonizzati! 

La lotta non si ferma mai, e non ci faremo zittire!

Ci siamo formati nel 2018, da un nucleo di amic* attivi nell'ambito politico. Il nostro pensiero di base è che i rapporti interpersonali tra di noi sono tanto importanti quanto le nostre idee politiche, il nostro nome vuole indicare proprio questo. Politicamente ci identifichiamo come transfemminist* intersezional*, lottiamo contro ogni stigma partendo da noi, dalla nostra vita e dalle nostre esperienze. Siamo attiv* in particolare su diritti de* sex worker, bdsm, body positive, sex positive, neuroqueer e tutto ciò che riguarda sessualità, identità ed espressione di genere. Essere QUEER incarna un modo di essere che si ribella al patriarcato, alle sue norme che ci colpiscono tutt*: donne, uomini, non-binary, intersex, omosessuali, bisex, o etero, aromantic* o asessual*, o chi ha scelto di essere libera Siamo trasfemministe intersezionali, perché la libertà non è se non è di tutt* e perché lottiamo per un femminismo che vada oltre l'anatomia e i ruoli di genere imposti.

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