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Silence is violence

Silent treatment, l’abuso senza comunicazione

Ci sono molte forme abusanti nella violenza sulle donne a livello psicologico, oggi parliamo del silent treatment. 

Cos’è? Di cosa si tratta? 

Il silent treatment ovvero il trattamento del silenzio è un metodo di punizione psicologica. Consiste nell’ignorare ed escludere qualcuno per un periodo di tempo. 

Il termine è originato da “trattamento” inteso come terapia, in voga nelle prigioni del XIX° secolo. In uso fin dalle riforme della prigione del 1835, il trattamento del silenzio veniva usato nelle prigioni come alternativa alle punizioni fisiche, dato che si credeva che impedire ai prigionieri di comunicare, chiamandoli con un numero invece che col loro nome, e facendogli coprire il viso in modo da non vedersi a vicenda, potesse incoraggiarli a riflettere sui loro crimini. 

È una forma passiva-aggressiva di manipolazione che trasmette disprezzo, sempre con l’intenzione del controllo. 

Tutti abbiamo applicato questo trattamento almeno una volta nella vita, anche inconsciamente. Tutti i tipi di relazioni, familiari, amorose, professionali e persino gli estranei, possono soffrire attraverso il silent treatment. 

Il trattamento del silenzio è una forma di abuso emotivo di tipo passivo-aggressivo. La persona che attua questo abuso conosce bene i sentimenti della sua “vittima”, sa quanto conta per lei e per questo la punisce con il silenzio e un provvisorio distacco emotivo. 

Le differenze tra silent treatment e no contact 

Il trattamento del silenzio non va assolutamente confuso con il “no contact“. Se il trattamento del  silenzio ha lo scopo di manipolare (con l’effetto di ferire, punire, umiliare e svilire), il no contact ha lo scopo di tutela. 

Il trattamento del silenzio e il no contact potrebbero essere contestualizzati nelle dinamiche di  coppia “narcisista-dipendente affettivo”. Dove, chi soffre di dipendenza affettiva, per mettersi in  salvo, decide di “staccare la spina” e praticare un netto distacco al fine di interrompere la relazione  e mettere distanza. Il trattamento del silenzio, invece, è usato con lo scopo di manipolare l’altro e  istruirlo al fine di renderlo più malleabile. 

No contact e trattamento del silenzio non sono peculiarità delle relazioni con il narcisista. In uno  scenario analogo, un genitore può usare il trattamento del silenzio con un figlio, al fine di punirlo e  manipolarlo (renderlo dipendente, grato o ubbidiente). Questo stesso figlio, una volta cresciuto, se si trova in dinamiche familiari disfunzionali, potrebbe decidere di praticare una sorta di “no contact” con i genitori al fine di spezzare il circolo vizioso di abusi emotivi che si perpetuano da  anni. 

Il trattamento del silenzio lo ritroviamo anche tra i banchi di scuola, e, quando praticato da un gruppo, può essere visto come una forma nascosta di bullismo. Purtroppo dinamiche simili non  mancano nei luoghi di lavoro o nelle comitive di “amici” quando vi è un forte carico di “tossicità”. 

Come il narcisista usa il trattamento del silenzio per manipolarti 

Il trattamento del silenzio è ben diverso da un “time out”, usa pausa si chiede per riflettere e in un contesto di rispetto reciproco. Il narcisista, talvolta, tenta di far passare un’iniziativa passiva aggressiva come il silenzio punitivo per una semplice pausa.

Una pausa è qualcosa di sano e costruttivo, ha una durata limitata nel tempo e non viene riproposta ciclicamente. Una pausa viene chiesta, in una relazione, in modo rispettoso. Le motivazioni di un  “pausa riflessiva” vengono ben chiarite e reciprocamente comprese. 

La pausa di riflessione è usata per raggiungere una soluzione e non per punire il partner! 

Chi è completamente invischiato in una relazione abusiva, potrebbe perdere la lucidità necessaria a comprendere la netta differenza tra “trattamento del silenzio” e “pausa di riflessione”. 

Il trattamento del silenzio non è altro che un subdolo ricatto che invia un messaggio molto potente: “se tu non sarai sufficientemente buono, io ti punirò deprivandoti di ogni attenzione!”. “Se tu non sarai la mia estensione, non ti darò neanche le briciole”. 

In più, in modo implicito, il trattamento del silenzio scarica tutta la responsabilità sulla vittima: 

“è colpa tua se io non sono affettuoso, è per qualcosa che tu hai detto o hai fatto… io sono deluso da te”. 

L’atteggiamento passivo aggressivo è alla base del trattamento del silenzio. Questo abuso emotivo  porta la vittima a mettersi in dubbio, ad assumersi responsabilità che non ha, fomenta la confusione  e rinforza la dissonanza cognitiva. 

La dissonanza cognitiva, in un certo senso, alimenta l’amore che la vittima nutre per il suo partner narcisista. Questo meccanismo funziona più o meno così: “se io soffro molto per stare con questa persona, vuol dire che questa persona è davvero speciale ed io devo amarla davvero tantissimo…  

altrimenti non sopporterei tutto questo!“. L’amore diventa proporzionale alle sofferenze emotive patite. La vittima non mette in conto di essere inciampata in un incastro relazionale e costruisce  cognizioni sulle proprie emozioni. 

Come premesso, in momenti di scarsa lucidità si perde di vista la realtà. Tutto ciò che vorrà la  vittima è “non commettere altri errori”: assecondare e gratificare il narcisista. Ecco perché il  trattamento del silenzio si può definire una tattica di manipolazione psicologica. 

Quando il narcisista spezza il silenzio 

Durante l’attesa, la vittima vive in uno stato mentale fatto di vergogna sensi di colpa, impotenza,  stress, confusione, rabbia, angoscia, paura. 

Il volume delle emozioni è talmente alto che la vittima non riesce a capire cosa sta realmente accadendo. Quando il narcisista spezza il silenzio crea un rinforzo, dà una ricompensa. 

Il trattamento del silenzio viene troppo spesso sottovalutato, come abbiamo visto è una forma  manipolativa altamente dannosa ed efficace. 

E’ un metodo di coercizione e controllo usato non solo dai narcisisti ma da molte “persone  tossiche”. 

Il silenzio è una tattica, un modo subdolo e meschino di scatenare senso di colpa e inadeguatezza  con il semplice mezzo dell’indifferenza, è un altro modo da parte dell’uomo di dominare e manipolare la partner giocando con le sue emozioni. Non sentendosi presa in considerazione la 

donna penserà di aver commesso qualche sbaglio e si ritroverà a chiedere scusa pur di far tornare le cose come prima. 

Il manipolatore tende ad escludere la propria vittima dalle relazioni che questa intrattiene, fa sì che sia isolata dal contesto sociale: da un lato, per la tendenza ad agire sull’altro, decidendo per lei ciò  che deve vivere e con chi deve vivere, dall’altro lato perché così facendo aumenta il grado di  dipendenza della vittima nei suoi confronti. In tal modo esercita un controllo esclusivo sulla stessa e ne ha il dominio assoluto. Il tentativo è quello di gettare discredito su tutte le persone che circondano la compagna. Questa si ritrova così in contatto quasi esclusivamente con la persona che la sta lentamente distruggendo. Ne segue un vero e proprio isolamento della donna, che non fa altro che peggiorare la situazione e minare ancora di più autostima e sicurezza. 

La solitudine dentro lacera e continua a lacerare. Come se non bastasse, spesso si arriva a vere e  proprie minacce, implicite o esplicite, che gettano la donna nello sconforto più totale. La donna si  sente indebolita e completamente smarrita, pensando di non valere niente e di essere completamente sola e non voluta, arrivando a cedere alle minacce e ad accontentarlo nuovamente in ogni suo desiderio e capriccio. Attraverso il gioco del silenzio il perverso provoca non solo disorientamento,  ma automortificazione, paura e angoscia nell’altro fino al punto limite: stati di ansia, depressione,  tentativi di suicidio. 

Molte donne hanno vissuto anni o intere vite di silenzio, che hanno scavato vuoti incolmabili. La  forza violenta del silenzio, il tacere provoca profonde ferite nell’anima. Una morte in vita, morte del sé che può portare alla completa distruzione dell’autostima, alla vergogna dell’esistere, alla auto nullificazione. Un dolore assoluto e apparentemente insanabile. 

Cosa fare per uscire da questa sofferenza? 

Il consiglio in caso di malessere o di relazione tossica è sempre quello di chiedere aiuto. Anche per  la persona che mette in atto questo tipo di comportamento è consigliabile di rivolgersi a un  terapeuta, per capire quali sono le cause di tale atteggiamento, se ci si trova davanti a una patologia, o a, per esempio, un’incapacità di esprimere i propri sentimenti. 

Chiedete sempre aiuto alle persone che tengono a voi e allontanate chi non vi vuole bene.

Antro della Femminista è un progetto nato il 10 marzo 2015 e si basa su 3 parole fondamentali: informazione, attivismo, resistenza. Si occupa di diritti umani, perlopiù sui diritti delle donne, ma anche di antifascismo, antirazzismo e tematiche LGBT+. Non accetta separatismi e divisioni, specialmente in tempi come questi fatti di odio fascista bisogna rimanere tutt* unit* per il bene dei diritti di tutte le classi discriminate. Femminista intersezionale, contro lo sfruttamento e l'oggettificazione della donna, abolizionista in tutte le sue forme derivanti dal patriarcato e dal capitalismo, pro-choice per l'aborto.

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