TOP
Razzismo

Sei tu il razzista, non io – Smettiamo di chiedere ai neri come risolvere il razzismo.

Chi lo avrebbe mai detto che Daniel Kaluuya, l’attore protagonista del famosissimo film Get Out (2017) mi avrebbe totalmente sconvolto l’esistenza il 10 Febbraio 2021.

Beh forse gli sto dando un po’ troppo credito, in effetti non ha scoperto l’acqua calda ne ha trovato la cura per il cancro, ma durante una su intervista nel format ‘Higher Learning’ disponibile sul canale Youtube The Ringer; Daniel ha espresso un concetto (per me) talmente rivoluzionario nella sua ovvietà che per un secondo ho dovuto fermarmi a raccogliere la mia mascella dal pavimento.

Oprah Winfrey li chiama “Aha moments”, i classici momenti di rivelazione in cui ti sbatti la mano contro la fronte davanti ad un concetto che prima di allora non avevi pienamente afferrato e che ha finalmente fatto “click” e la soddisfazione che segue è paragonabile a quando riesci a trovare l’ultimo pezzo mancante di un puzzle.

L’attore era entrato nell’occhio del ciclone diversi mesi prima per via di alcuni commenti trascritti fuori contesto da blog che lasciavano intendere che Kaluuya avesse affermato di essere stanco di parlare di razzismo, quasi con indifferenza come se il problema gli fosse distante.

Per spiegare il malinteso, nell’intervista a The Ringer, usa una brillante metafora raccontando la storia di una signora anziana che in una notte qualsiasi rimane vittima di un furto in casa sua.

Questa signora immaginaria si sveglia nel cuore della notte trovando l’abitazione saccheggiata dai ladri, i suoi elettronici ed oggetti di valore scomparsi. Lei immediatamente chiama la polizia che arriva e la scorta in caserma.

Poco dopo viene fatta accomodare in una stanza insieme agli agenti che pronti ad investigare il crimine, si siedono di fronte a lei e con tono fermo le chiedono:

Dunque signora, ci può spiegare perché lei è stata derubata?”

Provate a pensare di trovarvi in una situazione simile. Io di sicuro mi guarderei attorno pronta a scovare le telecamere di “Scherzi a parte”, perché di sicuro non può essere vero.

Che razza di domanda è?

Se questo scenario accadesse nella vita reale, tra lo sgomento e gli occhi sgranati della vecchia signora, le uniche risposte certe sarebbero due. O questo furto non lo vogliono risolvere oppure quei poliziotti sono totalmente incompetenti e non adatti al loro mestiere.

Daniel Kaluuya dopo aver raccontato questa storia esordisce: “Non chiedi alla vittima del crimine di spiegarti il perché il crimine è accaduto!

Ricoprire il ruolo di vittima non è di sicuro qualcosa che mi mette a mio agio, ma sarebbe intellettualmente disonesto non ammettere che quando si tratta di razzismo, esiste chi opprime e chi viene oppresso. Ed i riflettori sono costantemente puntati sulle vittime di questa discriminazione che vengono interrogate sul perché, sul come e sul quando degli eventi.

Ed io che cavolo ne so?

Così avrei risposto se fossi stata nei panni di quella vecchia signora, ed avrei risposto allo stesso modo anche se 13 anni fa, quando ero alle scuole medie, qualcuno mi avesse chiesto perché il ragazzo che mi piaceva mi avesse rifiutato dicendomi “Mamma mia, ma quanto sei negr*!”

Si, ero nera. Questo lo sapevo ma non pensavo che fosse un fattore estremamente rilevante, e da diverse settimane mi stavo sentendo per messaggio con un amico di un’amica che gli aveva dato il mio numero.

Le nostre conversazioni erano innocenti e spontanee ma non ci eravamo ancora visti dal vivo ed avendo io un nome puramente italiano, come avrebbe mai potuto sospettare di ritrovarsi davanti una ragazzina nigeriana con le treccine?

Infatti, quando mi vide, il suo rifiuto ed insulto vennero quasi in sincrono ed io ci rimasi male… forse versai anche una lacrima, ma ai tempi, mai avrei saputo rispondere se mi avessero chiesto il perché.

Ora però le risposte ce le ho. Per noi neri è quasi d’obbligo informarci ed educarci sul perché subiamo ciò che subiamo, e non solo ne siamo a conoscenza, ma presentiamo anche delle soluzioni.

Ai maschietti non piacciono le bambine nere? Beh, è semplicemente perché non sono abituati a vedere persone con un colore di pelle diverso dal loro, e se per caso le vedono o vengono descritte al tg o in famiglia è spesso con accezione negativa, oppure in altri casi le persone “di colore” non vengono proprio prese in considerazione rendendole distanti, poco familiari e difficile oggetto di empatia.

La soluzione? Rappresentanza ed educazione. Maggiori personaggi televisivi e cartoni animati che seguono le avventure di persone di etnia diversa e più sensibilizzazione in giovane età tra i banchi di scuola.

Ho sempre pensato che fosse mio dovere e responsabilità quello di avere sempre le risposte ad ogni tipo di domanda che riguardasse il razzismo, anche se è alquanto paradossale che lo si venga a chiedere a me, che debba essere io a trovare la soluzione ad un problema che non parte da me.

E quando io e chi come me infine cerchiamo di trovare soluzioni, tramite attivismo e proteste… le critiche sono sempre rapide ad arrivare ed i riflettori sono puntati su di noi, sul “Perché fate cosi? perché questo? perché quello…?” e mai su chi veramente è il promotore principale del problema.

Ritornando all’analogia del furto; ovviamente a volte è lecito fare domande… va bene chiedere “Avevi un sistema d’allarme? A che ora hai sentito i rumori? Hai subito furti simili in passato?” Queste sono domande funzionali alla risoluzione del crimine, domande lecite, come quando viene chiesto a noi neri di raccontare il nostro punto di vista o spiegare il perché certe dinamiche ci colpiscono in modo differente.

Ma non chiedermi di aiutarti a fare il lavoro che in realtà dovresti fare tu… semplicemente perché non penso ne sarei in grado, non posso dirti come risolvere il razzismo perché non sono io a metterlo in atto ed il sentimento non mi appartiene.

Vorrei vedere conversazioni oneste tra italiani bianchi autoctoni che senza timore parlano delle volte in cui hanno avuto paura trovandosi di fronte ad uno straniero, del perché i loro genitori non vorrebbero che si fidanzassero con qualcuno del Bangladesh o sul perché li farebbe “strano” avere un medico di famiglia del Congo.

Queste sono le discussioni che vorrei sentire e penso potrebbero essere 100 volte più efficaci che ascoltare me che spiego il motivo delle suddette dinamiche.

L’intervista di Daniel per me è stata importante perché mi ha tolto un grande peso dalle spalle. Non devo sentirmi in colpa se a volte nei miei momenti di sconforto, penso di non volerlo nemmeno combattere il razzismo… perché è una lotta straziante e di sicuro c’è chi lo sa fare meglio di me; io mi limito a creare contenuti che rappresentano chi mi assomiglia, cercando di ritagliare per noi uno spazio sempre più grande.

Il resto, lo lascio ad altri.

Anche se, come disse Cori Bush:“Most of us didn’t chose to become activists, we were activated.”

Molti di noi non hanno scelto di fare gli attivisti, ma siamo statti attivati. Sarebbe stato impossibile rimanere in disparte di fronte a così tante ingiustizie; ed a volte ancora lo è.

Post a Comment