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La libertà dell’ornitorinco

L’ornitorinco fa le uova, come un oviparo, ma allatta i suoi piccoli, come un mammifero.
Ha il becco e le zampe come quelle di una papera, ma la pelliccia come quella di un castoro.
È un animale che, semplicemente esistendo, manda in crisi tutte le classificazioni tassonomiche che orientano e danno sicurezza agli esseri umani nella comprensione e nella disciplina del mondo che ci circonda.
Non a caso è da sempre il mio animale preferito.

Qualche tempo fa, nell’associazione per cui lavoro come assistente sociale (un’associazione che si occupa di diritti delle persone transgender) io e una collaboratrice eravamo in riunione con una consigliera comunale.


La consigliera ci aveva chiesto una consulenza su quali fossero le maggiori questioni legate alle persone LGBT+ su cui sensibilizzare il personale socio-sanitario dei servizi pubblici, spesso molto ignorante in materia. Tra i vari argomenti trattati e suggeriti, abbiamo parlato di una questione molto poco visibile, ossia il diritto alla gestazione per gli uomini trans che desiderino avere un figlio o una figlia naturale e portare a termine una gravidanza: una declinazione del diritto inalienabile alla genitorialità, di cui tutti e tutte dovremmo godere.
E’ successo poi che qualche ora dopo che la consigliera era andata via, la mia collaboratrice ha iniziato a parlare di come lei durante il corso della sua vita non avesse mai desiderato avere figli e del fatto che avesse preso la pillola anticoncezionale fino al momento della menopausa per evitare questa eventualità. Legittimo. Giustissimo.
A quel punto io ho detto che invece a me piacerebbe essere madre tra qualche anno, e la sua risposta mi è arrivata inaspettata come una doccia fredda. “Quanto sei eteronormata e all’antica”, ha detto quasi esasperata.
Ho provato a unire i puntini nella mia testa per cercare di capire come mai avesse detto così. Forse perché sono una donna cisgender che ha una relazione con un uomo cisgender e ho appena detto di volere dei figli? Chissà.

Qualche tempo dopo ho avuto un altro scambio di battute, stavolta con un’amica.
Abbiamo iniziato a parlare di come il neoliberismo che pervade ogni ambito della nostra società ci abbia atomizzati sempre di più, portandoci a perdere progressivamente la consapevolezza di appartenere a delle classi sociali, e di conseguenza la spinta verso una lotta di classe, lotta di cui dovremmo riappropriarci collettivamente.
La mia interlocutrice diceva che molti dei desideri che proviamo sono desideri imposti, e che la lotta di classe passa attraverso il rinnegare tali desideri, in quanto “tutto è politico”, sia la sfera pubblica che quella privata. Nella sfera privata faceva rientrare anche il desiderio di una famiglia e del matrimonio, sostenendo che fossero modelli imposti da una mentalità cattolica, e che, secondo lei, le persone LGBT+ che desiderano sposarsi e formare una famiglia nel senso più classico del termine, sono solo vittime di una mentalità reazionaria che tende ad uniformarci tutti a dei modelli patriarcali.

A questo punto, non ho potuto fare a meno di pensare a R., un ragazzo trans che ho conosciuto tramite il servizio in cui lavoro.
R. ha 24 anni ed è fidanzato da diversi anni con la sua compagna. Quando si sono conosciuti, lei aveva un figlio di pochi mesi, che R. nel corso del tempo ha cresciuto come se fosse suo (dice proprio “mio figlio” quando ne parla). R. mi ha parlato più volte di quanto avere una famiglia sia sempre stato uno dei suoi desideri più grandi e di quanta gioia gli dia essere riuscito ad averne una tutta sua. Un mese fa, ha chiesto alla sua compagna di sposarlo e lei ha detto di sì. Non l’ho mai visto così felice.

Non trovate che tutte queste informazioni, in qualche modo, mandino in tilt un elaborato sistema di significati e teorie tramite cui cerchiamo di leggere il mondo? All’interno delle categorie tassonomiche con cui classifichiamo le nostre convinzioni fondanti, dove mi colloco io che nel mio percorso professionale ho lavorato con minori in difficoltà anche presso associazioni di stampo religioso e riconosco quante azioni positive vengano fatte da molte di queste ultime? Dove mi colloco io che sono sex positive, in una relazione aperta, a favore dell’aborto, femminista intersezionale nel senso più ampio possibile, ma voglio dei bambini e addirittura credo in Dio?

È veramente “tutto politico”? E anche se lo fosse, è veramente questa la politica che vogliamo?
Contrapporsi in maniera dogmatica a dei valori considerati come facenti parte di un pacchetto “patriarcale e antiquato” anche se essi hanno a che vedere con le parti più intime delle nostre vite, non rischia di essere pericoloso e anche un po’ – uso volutamente una parola grossa – fascista?

Sono consapevole che la libertà faccia paura. Provare ad accettare la complessità della realtà senza farci guidare da categorie prestabilite fa paura. Comprendo a pieno l’esigenza umana di categorizzare il mondo per poterselo spiegare e sapersi muovere in questo groviglio inestricabile che è l’esistenza.
Se non lo facessimo mai, saremmo persi e in balìa del caos.


Quello che mi auspico è solo di riuscire a discernere quali sono le cose da inserire all’interno delle categorie che usiamo per parlare di società e politica, e secondo il mio modesto parere la vita privata delle persone non è una di queste.


Vivere fuori da ogni categoria imposta dall’esterno, proprio come degli ornitorinchi che prendono dal mondo solo ciò di cui hanno bisogno in barba alle classificazioni degli umani (il becco, le uova, la pelliccia) è la vera rivoluzione.
La vera rivoluzione è la libertà.


La libertà di autodeterminarsi, di poter disporre di tutti i diritti fondamentali e scegliere autonomamente di quali usufruire. Di liberarsi da categorie asfissianti che ci impongono di accettare acriticamente dei pacchetti completi di valori (se sei di destra segui questo decalogo, se sei di sinistra segui quest’altro, se sei vegano sei necessariamente antispecista, e così via). Forse è naif da parte mia, ma mi piacerebbe vivere in un mondo sorretto da leggi formali e informali che ci rendono tutti liberi di amare e di essere chi vogliamo. Sogno la libertà per tutti noi di scegliere se lavorare o restare a casa, di avere fede anche se non ci piace come si comportano alcuni esponenti della Chiesa, di sposarci o non sposarci, di essere in una relazione monogama o no, di avere o non avere figli, insomma di prendere dal mondo solo ciò di cui abbiamo bisogno, vagliando in base alle nostre effettive esigenze, e non in base a delle categorie stabilite da qualcun altro. La rivoluzione è avere la libertà di essere ornitorinchi.

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