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Sessualità

Sessualità e disabilità: la battaglia contro i tabù è ancora molto lunga

In Italia manca una rete che possa informare ed educare seriamente ad una sessualità variegata capace di mettere al centro la persona e la sua storia. Non esistono individui che vivano la sessualità in maniera identica, perché se questa è la massima espressione della soggettività umana, non esistono ricette uguali per tuttǝ .

Ogni essere umano è corpo, emozioni, sensi e relazioni e questo ci mette nella posizione di non considerare la sessualità solo come prestazione, ma guardarla a 360 gradi come un diritto alla vita: ogni persona è libera di sperimentare e vivere il sesso, il piacere e l’erotismo in piena libertà, nel rispetto del proprio corpo e di quello dell’altro. Tuttavia, ancora oggi la masturbazione femminile non è stata sdoganata e quando si prova a parlare di disabilità e sessualità, siamo ancora molto indietro. In quest’ultimo aspetto, governa dirompente nel nostro

Paese un’eterna chiusura: lo stereotipo che vede la persona con disabilità fisica o mentale, un essere delicato, il cui unico bisogno è quello di cure assistenziali. Nel caso della disabilità, infatti, i diritti sessuali non vengono riconosciuti come una priorità, si tende ad infantilizzare o trascurare l’aspetto sessuale anche in senso affettivo ed emozionale, generando nella persona una devastazione emotiva che sfocia spesso in conseguenze molto gravi. Si guarda alla disabilità sempre e solo come un ostacolo, invece è necessario comprendere che la sessualità è anche creatività e le soluzioni per superare le difficoltà sono tante ed è per questo che la lotta al riconoscimento dei diritti sessuali di tuttǝ è importante.

Anche le persone con disabilità amano, desiderano e vogliono sentirsi libere di farlo con chi vogliono e come vogliono. Non c’è nessuna differenza. Occorre quindi non solo portare l’educazione sessuale nelle scuole, in ogni ordine e grado, ma avere a che fare anche con piani personalizzati che mettano al centro i bisogni individuali della persona, perché ogni essere umano ha bisogni differenti. L’importanza di un’educazione sessuale affettiva ci porta soprattutto a fare un lavoro su noi stessi, ma anche sui pregiudizi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere; anche nella disabilità, ad esempio, si dà per scontato che una persona sia per forza eterosessuale e invece ci sono persone con disabilità gay, queer, bisessuali e molto altro ancora.

Con la sessualità si possono sperimentare, adottando una mentalità aperta, molteplici possibilità, soprattutto sul tema della masturbazione legata alla disabilità. I sex toys, ad esempio, a cui si attribuiscono una serie di tabù e pregiudizi, possono essere un mezzo importante per sperimentare la conoscenza e il piacere e per portare qualcosa di nuovo anche nella disabilità. Alcuni sex toys in commercio infatti possono essere utilizzati anche se le funzioni delle parti superiori e inferiori sono limitate o assenti. Tuttavia in termini culturali siamo ancora lontani nello sdoganare molti pregiudizi, come la masturbazione. Il primo passo è essere una comunità che affermi il valore del benessere sessuale come valore comune e un sessuologo da solo non può farsi carico di questo, è necessaria un’equipe che preveda nell’educazione alla sessualità anche gli educatori, i familiari e i docenti.

Ma la battaglia ai diritti per le persone con disabilità non finisce qui, in Italia è ancora un tabù parlare di assistenza all’emotività, all’affettività e alla sessualità (definito O.E.A.S.). Una figura professionale, di qualunque genere e orientamento sessuale, adeguatamente informata sul tema, diventata realtà in molti paesi europei come Germania, Olanda e Danimarca e in Svizzera, mentre da noi la legge è ancora ferma in Parlamento. Il comitato LoveGiver da aprile 2014 ha istituito l’Osservatorio Nazionale sull’Assistenza Sessuale, un organo interno all’associazione che, per mezzo di attivisti coordinati dal Dott.re Fabrizio Quattrini, promuove un dialogo costante e funzionale in materia di sessualità e disabilità. Inoltre a differenza di quello che comunemente si pensa, la figura dell’assistente sessuale non ha la finalità di avere un rapporto sessuale con la persona con disabilità, ma propone un’esperienza di crescita evolutiva, che non è un dovere, ma un diritto, con lo scopo di conoscere il proprio corpo e le emozioni correlate alla scoperta della sessualità .

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