TOP
Seid Visin

BLM ROMA: COME FRONTIERE E RAZZISMO UCCIDONO IN ITALIA

è la notte del 22 maggio nel centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Torino, in una stanza di un metro per uno – un metro per due, che più che una stanza ha le parvenze di una gabbia si trova un ragazzo di 23 anni che si è tolto la vita con le lenzuola nel bagno del famigerato “ospedaletto” che già in passato ha mietuto altre vittime nel CPR di Torino.

Il suo nome è Musa Balde un ragazzo di origini guineane che era già stato al centro dell’attenzione mediatica per via del pestaggio subito pochi giorni prima (9 maggio) da parte di tre italiani alla quale la stampa ha fornito lo spazio e l’occasione per giustificare la terribile aggressione di stampo razzista ad un giovane ragazzo che cercava di racimolare qualche spicciolo per tirare avanti; Musa quel giorno venne ricoverato per le gravi lesioni subite ma non gli è nemmeno stato dato il tempo di riprendersi o per lo meno di dargli una diagnosi che già era stato rinchiuso nel CPR.

Negli ultimi giorni di vita Musa non faceva altro che interrogarsi sul motivo per il quale si trovasse in quel luogo angusto e dove l’invisibilizazzione dei soggetti migranti è sotto gli occhi di tutti, Musa era un giovane ragazzo pieno di speranza che ne aveva già passate troppe per reggere quel luogo di totale abbandono Per noi il caso di musa è a tutti gli effetti un omicidio di stato come tante altre vite spezzate che lo hanno preceduto e susseguito.

Uno dei casi che ha susseguito Musa ancora più recente è Seid Visin un giovane italiano di origine etiope adottato fin da piccolissimo è stato trovato senza vita nella sua abitazione a Nocera.

Seid era una giovane promessa del calcio che ha fatto parte della giovanile del Milan e del Benevento e ciò può far pensare che a differenza di Musa un ragazzo di 20 anni cresciuto in Italia con un probabile futuro brillante non possa essere vittima del razzismo sistematico che questo Paese ha da offrire alle giovani e ai giovani di seconda generazione italiani; ovviamente sappiamo non essere così. Infatti tempo prima Seid scrisse una lettera alla sua psicologa dove esprimeva il disagio che sentiva nell’essere un giovane nero in Italia mettendo ciò in chiaro con l’utilizzo di queste parole: “sento gli sguardi schifati per il colore della mia pelle”.

Il suicidio di Seid ci mette davanti a due durissime realtà di esclusi nel nostro Paese. Da un lato le seconde generazioni che vivono come soggetti razzializzati nel nostro Paese, che riconoscono il fatto di vivere in una condizione di esclusione ed emarginazione e dall’altro la condizione dei soggetti “invisibili”, migranti che come detto dallo stesso Seid “non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che sta vivendo chi preferisce morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente vita”.

La dura realtà che Seid ha messo sotto i riflettori con la sua morte è la condizione dei giovani in questa Italia e in questa Europa che ci parla di Recovery Fund o Next Generation EU millantando pubblicamente l’importanza dei giovani ma poi nei fatti non fornendo tutele per l’oggi e ipotecando già da ora il futuro delle prossime generazioni.

La storia di Musa e di Seid sono due storie intrecciate da un filo quasi invisibile agli occhi di chi ignora cosa vuol dire essere nero in Italia, essere un immigrato in Italia e cosa significhi oggi essere giovani nel nostro Paese.

Proprio per cercare di far cadere questo velo d’ignoranza noi continueremo nella costante lotta per il superamento di ogni frontiera e la chiusura di tutti CPR per avere un Paese realmente libero, e nel nostro piccolo porteremo le voci dei giovani che ad oggi temono per il loro precario futuro e lottano per quello di tutte le soggettività in difficoltà e discriminate.

Post a Comment