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Il consenso negli spaziqueer: Molestia al Milano Pride

Ovvero: non mi importa di non essere il tuo genere di persona, tu non mi devi toccare

Il Pride dovrebbe essere di tutte le soggettività queer. Continuiamo a dirlo, a ripeterlo tra noi, a infarcire i nostri proclami di concetti complessi quanto essenziali: parliamo di inclusione, liberazione, rivoluzione.

Eppure, al presidio dello scorso 26 giugno a Milano c’è stato un momento in cui, da donna bisessuale, non mi sono sentita affatto parte del Pride e in cui ho sperimentato oppressione invece che liberazione; reazionarismo piuttosto che rivoluzione.

Durante la manifestazione, infatti, sono stata molestata fisicamente da un altro partecipante; nonostante fossi circondata da compagnə, nonostante fossi in un ambiente teoricamente safe, nonostante fossi lì a manifestare, nonostante proprio in quel momento stessi reggendo uno striscione che celebrava la mia identità di donna bisessuale.

Questa persona sconosciuta mi si è avvicinata all’improvviso da dietro le spalle e dopo aver invaso il mio spazio personale ha iniziato a massaggiarmi le spalle senza che io avessi dato alcun consenso ad essere toccata. Nonostante i miei ripetuti inviti a smettere e il mio evidente disagio questa persona ha continuato ad avvicinarsi e soltanto l’intervento di due compagnə che si erano accortə di quanto stava succedendo ha posto fine a tale comportamento molesto. Inutile dire che sono rimasta turbata da quanto accaduto e che soltanto grazie alla presenza e alla protezione del mio gruppo ho potuto continuare serenamente a celebrare e manifestare la mia identità come era mia intenzione e diritto.

Tuttavia, ripensandoci a mente fredda, passata la paura, lo shock e la rassegnazione è la rabbia a prevalere. Una rabbia sorda e cupa, incancrenita dalle tante, troppe volte in cui il mio consenso è stato ignorato, persino in ambienti “progressisti”. Ancora una volta, invece di celebrare la mia r/esistenza, sono stata costretta a realizzare la mia impotenza come soggettività doppiamente discriminata in quanto donna e bisessuale. Non è qualcosa a cui sono estranea e non è purtroppo neppure la prima volta che mi capita una cosa del genere; d’altronde non è certo un caso se le indagini sulla violenza di genere, qualora distinguano l’orientamento sessuale delle vittime (come nel caso dello statunitense “NISVS 2010: Findings on Victimization by Sexual Orientation”), mettano in luce che le donne bisessuali abbiano una probabilità significativamente maggiore di sperimentare stupro o altri tipi di violenza sessuale nel corso della loro vita rispetto alle donne lesbiche o eterosessuali. L’ipersessualizzazione, l’oggettificazione e la disumanizzazione hanno certamente un ruolo notevole in tutto questo.

Ed è avvilente, credetemi.

Soprattutto, in questo frangente, è stato avvilente constatare che tutto questo mi è capitato mentre ero tra migliaia di persone, mentre sul palco venivano pronunciati discorsi giustissimi sulla libertà di esistere, mentre insomma mi sentivo al sicuro. Eppure, a quanto pare non ero così al sicuro come credevo se un compagno è dovuto fisicamente intervenire per far smettere a uno sconosciuto di toccarmi e importunarmi.

I miei dinieghi e il mio disagio non sono bastati e ciò rende evidente quanto sia necessaria e urgente una riflessione su quanto poco sia diffusa la cultura del consenso anche in ambienti e spazi queer.

Fin troppo spesso il timore di apparire “divisivi” o di dare “pretesti alle destre” rende impossibile mettere in discussione comportamenti diffusi negli spazi queer e migliorarli in modo da renderli più accoglienti per tutte le soggettività.

Questa attitudine conservativa invece di tutelare la nostra comunità finisce per impoverirla causando l’allontanamento di molte persone che con le loro energie, la loro forza e i loro corpi potrebbero alimentare e arricchire il nostro attivismo.

Questa volta è capitato a me e io ho avuto la fortuna di avere attorno una rete di compagnə solidalə. Altre persone purtroppo potrebbero non essere così fortunate. E questo è un problema che riguarda tuttə. Non solo me, non solo le donne bisessuali, non solo le donne o le persone misogyny affected.

Riguarda tuttə noi, come comunità e come realtà sociale. Riguarda noi per come vogliamo essere percepitə e vogliamo essere. Per noi e per tutte le persone queer che attraverseranno i nostri spazi.

N.P. con il supporto politico di BPlus Milano

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