TOP
Pull a Pig

Pull a Pig, la misoginia allo stato puro

Ad oggi con la misoginia ne vediamo di tutti i colori: dal catcalling allo stalking, dalle molestie alla  violenza sessuale passando per i femminicidi e purtroppo quest’ultima di cui parlerò in questo  editoriale non è da meno, parlo del Pull a Pig. 

“Pull a Pig” ovvero “ingannare un maiale”. Il nome crudele rende bene l’idea dell’ultimo perverso  gioco virtuale che consiste nel far credere a ragazze, sostanzialmente poco attraenti a detta loro, di essere innamorati di loro e di invitarle a fare un viaggio per incontrarsi. Le ragazze, dopo aver fatto centinaia di chilometri, sono poi insultate, rifiutate ed umiliate. 

Si tratta, insomma, di conquistare la donna “meno attraente della serata” e vantarsene con gli amici per poi distruggere psicologicamente la vittima caduta nella trappola. 

A rendere nota questa pratica crudele fu il quotidiano britannico Daily Mail nell’ottobre del 2017,  quando riportò quanto successo a una ragazza inglese di 24 anni, Sophie Stevenson. La ragazza aveva conosciuto un ragazzo di 21 anni, tale Jesse Mateman, olandese, durante una vacanza a Barcellona, proprio il giorno dell’attentato terroristico. 

I due ragazz*, complice la paura per ciò che era appena accaduto, si erano molto unit* e  apparentemente innamorat*. Messaggini affettuosi, telefonate per rivedersi, fino all’appuntamento ad Amsterdam. Sophie, preso un biglietto da 350 sterline, giunge nell’hotel in cui si erano dati  appuntamento e non trova nessuno. Le arriva un sms: “You’ve been pigged“, cioè “sei stata maialata”, ci sei cascata e lo scherzo è perfettamente riuscito! Il messaggio rivelava che lo scherzo era reale e lei era stata scelta “perché ero la più grassa e brutta del locale”, come ha dichiarato la stessa giovane inglese. Il gioco consiste proprio in questo, conquistare e portare a letto la donna meno attraente della serata e fare i gradassi con gli amici, a conoscenza dello scherzo ovviamente perchè gli sciocchi non viaggiano mai da soli; sfide di questo genere possono essere come la benzina sul fuoco e innescare questi fenomeni di bullismo che tanto imperversano sul web,  alimentati anche dal fatto che senza metterci la faccia è tutto più semplice. 

In Italia lo riportò alle cronache per prima Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano, intervistando Irene Finotti, una trentenne vittima di un caso simile a quello di Sophie. Nel 2015, Irene, che non vive un periodo di pace con il proprio corpo, viene contattata dall’amministratore di un gruppo segreto su Facebook: ”Mi ha invitata a diventare membro. Si trattava di uno dei soliti gruppi legati al giro di Pastorizia e #Acazzoduro. Mi lusingava dicendo che ero una delle poche elette, delle poche ammesse. In seguito ho pensato che facesse tutto parte di un piano, ma non lo saprò mai”. 

Lì fa amicizia con un ragazzo che, per due mesi, la riempie di attenzioni e premure, fino a che lei accetta di incontrarlo. Passano insieme tre giorni, ma dopo lui sparisce. Dopodiché Irene si trova con l’amara sorpresa: alcune sue foto di spalle, pubblicate proprio in quei gruppi segreti cui era stata invitata a partecipare e dove erano stati creati thread apposta per umiliarla, sia per il peso, che  per essersi illusa di poter piacere a qualcuno. 

Come spiega l’Istituto Italiano di Sessuologia di Roma: “è un abuso programmato, la cui tattica è  anticipatamente studiata, con una vittima designata e gruppi Facebook creati con un apposito intento: quello di bullizzare vittime fragili ed inconsapevoli. Ciò rimanda ad un’assenza totale di educazione all’affettività, da parte dei carnefici, tipica delle personalità antisociali, quindi prive di  empatia. Si è arrivati persino a far affrontare ‘viaggi della speranza’ alle vittime ed il tutto,  documentato e diffuso sul web, aumenta esponenzialmente l’umiliazione delle stesse.  L’approvazione dei pari è fondamentale in adolescenza ed essere mortificati in tal modo, sia dal  punto di vista fisico, che psicologico, distrugge la ragazza vittima di bullismo, valutata unicamente 

in base al proprio aspetto estetico, come se tutto il resto non avesse valore. Questo è il secondo aspetto tipico dell’antisocialità: la reificazione della vittima, il ridurla ad oggetto. Sono ben immaginabili, a questo punto, le conseguenze per le vittime che subiscono un disastroso  abbattimento dell’autostima, come ci segnalano le parole di Irene a chi le chiede se è ‘guarita’ dopo essersi sottoposta ad un doloroso intervento per la riduzione del peso a seguito dell’evento: “Sto meglio, ho un fidanzato, mi piaccio, però il corpo lo puoi operare, la testa no. Ancora oggi quando  metto una mia foto su Facebook ho paura di essere di nuovo derisa.”

Riguardo al Pull a Pig ne parlò anche la Dottoressa Maura Manca, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza: “ovviamente, raggiunto lo scopo del gioco ci si sente ancora più forti  davanti al proprio gruppo di amici complici, si rinforza il proprio ruolo, si ha la sensazione di essere riusciti a dominare l’altra persona e di averle fatto fare tutto ciò che ci si era preposti di farle fare  considerandola un oggetto di divertimento, un gioco per ridere, prendendosi gioco di un’altra  persona, senza un briciolo di empatia”. 

“È indubbio – prosegue – che chi ha bisogno di sentirsi forte dietro uno schermo, davanti ad un  gruppo, con una persona psicologicamente più fragile e con meno strumenti per difendersi, sta  mostrando le proprie fragilità, l’assenza di senso morale”. Sono vittime anche loro, “ma di un  fallimento educativo: non ragionano sulle conseguenze delle proprie azioni”. 

Vengono prese di mira le ragazze più brutte o in sovrappeso “come se solo per questo meritassero di essere maltrattate o umiliate – aggiunge Manca -. È vero che in questo ‘gioco crudele’ il gruppo rinforza questi specifici comportamenti, ma nell’assenza totale di educazione alla affettività per questi ragazzi la persona presa di mira, è come se non avesse emozioni e sentimenti, ma diventi un oggetto di cui poter fare quello che si vuole: viene valutata solamente per il proprio aspetto estetico, come se tutto il resto perdesse di valore”. 

“Lo considerano un gioco e viene pubblicizzato come tale, ma si tratta di prevaricazione, di  violazione perché si approfitta dei sentimenti, dell’ingenuità, della sensibilità di un’altra persona –  sottolinea la psicoterapeuta -. Addirittura si è arrivati a far prendere treni, aerei, a far affrontare dei  viaggi della speranza per poi accorgersi di essere caduti nella rete dei bulli. Tutto questo viene anche documentato e diffuso attraverso le chat e l’umiliazione viene moltiplicata per il numero di  condivisioni, di commenti e di offese. Nel momento in cui si vorrebbe dimenticare, si vorrebbe  voltare pagina, si diventa lo zimbello di turno e ogni volta quelle risatine, quei messaggi, quelle  prese in giro, fanno male come la delusione iniziale”. 

Antecedente al Pull a Pig vediamo il Fat girls rodeo, ossia il rodeo delle ragazze grasse. Altra  pratica simile di cui ha parlato l’Independent nel 2013. Il “gioco”, è una sorta di bullismo misogino  fra adulti e ruota attorno all’umiliazione della vittima e all’oggettificazione ossia deumanizzazione  di quest’ultima. Il principio è lo stesso del Pull a Pig. Gli uomini che praticano questo tipo di gioco  con le donne in sovrappeso attuano una serie di tecniche di neutralizzazione che consentono loro di  agire umiliazioni e offese senza provare alcun tipo di rimorso o empatia. Queste tecniche fanno  parte di un costrutto più grande che è quello del disimpegno morale, ossia quel particolare costrutto  psicologico che ci permette di non sentire il senso di colpa quando agiamo in maniera poco  conforme alle norme sociali. 

Il problema è davvero molto serio: se da una parte si cerca, con norme e leggi, di arginare il  fenomeno del bullismo (perché di questo genere di crudeltà si tratta), dall’altra parte il web e le  tecnologie danno modo a questo fenomeno di diffondersi in modo tentacolare e nelle maniere più  disparate e terribili. 

Come rilevato da psicologi e psicoterapeuti, le conseguenze di questi atti sono gravissime: in un momento delicato della vita quale è l’adolescenza, ci sono alcune ragazze che diventano  anoressiche, altre che compiono atti di autolesionismo prendendosela con il proprio corpo  riconosciuto come la panacea di tutti i mali, altre che si chiudono in se stesse rovinando i fragili  equilibri del mondo relazionale. 

Faccio un appello molto forte alle istituzioni, al governo, alle scuole e soprattutto al ministro  dell’istruzione Patrizio Bianchi: prendiamo sul serio il bullismo in tutte le sue forme con leggi  concrete e inseriamo una volta per tutte Educazione sentimentale come materia nelle scuole di tutta  Italia al posto dell’ora di religione, è stata proposta più volte in primis dall’attivista Celeste  Costantino e nel 2019 dalla senatrice Loredana De Petris come disegno di legge. Applichiamola definitivamente! Facciamo sì di educare uomini migliori sin dall’infanzia.

Antro della Femminista è un progetto nato il 10 marzo 2015 e si basa su 3 parole fondamentali: informazione, attivismo, resistenza. Si occupa di diritti umani, perlopiù sui diritti delle donne, ma anche di antifascismo, antirazzismo e tematiche LGBT+. Non accetta separatismi e divisioni, specialmente in tempi come questi fatti di odio fascista bisogna rimanere tutt* unit* per il bene dei diritti di tutte le classi discriminate. Femminista intersezionale, contro lo sfruttamento e l'oggettificazione della donna, abolizionista in tutte le sue forme derivanti dal patriarcato e dal capitalismo, pro-choice per l'aborto.

Post a Comment