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Intersezionale

Shelter Cities: Le città rifugio per i difensori dei diritti umani

Articolo di Francesco Martone

Si racconta che in antichità nel regno di Israele e di Giuda esistessero sei città di rifugio dove potevano trovare asilo colpevoli di omicidio involontario, pratica poi ripresa anche nell’antica Atene. Molti ebrei in fuga trovavano accoglienza in questi luoghi “protetti”. Dalla storia delle città rifugio e città santuario hanno preso poi ispirazione molte iniziative per la tutela di migranti e profughi in varie parti del mondo. Città disobbedienti e ribelli 1all’imperativo della sicurezza delle frontiere e pronte ad abbracciare il mandato di solidarietà e protezione di chi è più debole o discriminato. 2

Il filosofo Jacques Derrida in un suo importante saggio sul cosmopolitismo, riprende la storia delle città rifugio, rilanciando la proposta: “Che si tratti dell’estraneo in generale, dell’immigrato, dell’esiliato, del rifugiato, del deportato, dell’apolide, del profugo (tutte categorie da distinguere con molta prudenza), noi invitiamo queste nuove città-rifugio a modificare le politiche degli Stati, a trasformare e rifondare le modalità dell’appartenenza delle città allo Stato, per esempio in una Europa in formazione o nelle strutture giuridiche internazionali ancora dominate dalla regola della sovranità statale, regola intangibile o supposta tale, ma anche sempre più precaria e problematica.”  

Per Derrida le città sono il luogo della sperimentazione di un diritto e di una democrazia a venire. Nel corso degli anni, da quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Dichiarazione Universale sui Difensori dei Diritti Umani numerose sono state le iniziative intraprese a livello internazionale, nazionale e locale per darne attuazione. Sono state istituite figure quali il Relatore Speciale ONU sui Difensori dei Diritti Umani ed adottate linee guida per la protezione dei difensori dei diritti umani da parte dell’Unione Europea, dell’OSCE (di cui si è parlato su questa rubrica in un articolo precedente).

L’Unione Europea ha poi istituito un programma europeo per il sostegno ai difensori dei diritti umani, (il programma ProtectDefenders 3 ) e di reinsediamento temporaneo per difensori e difensore a rischio, o “European Union Temporary Relocation Platform – EUTRP” 4. Per rendere concreta e efficace la tutela dei e delle difensori/e, uno strumento individuato negli ultimi anni è l’attivazione di percorsi ‘protetti’ che permettano agli HRD di uscire dal proprio Paese quando siano oggetto di ritorsioni e minacce all’incolumità fisica, permettendo la permanenza in luoghi sicuri, ‘tessendo’ una attenzione alla specifica situazione da parte dell’opinione pubblica, dei governi e delle istituzioni sovra-nazionali come elementi di deterrenza. Accanto a queste iniziative , si è andata affermando la pratica delle “Shelter Cities” o città rifugio, luoghi nei quali i difensori dei diritti umani a rischio possono trovare accoglienza temporanea. Il primo esempio è quello delle Shelter Cities program 5 lanciato nel 2012 inizialmente a l’Aia e poi esteso ad altre città olandesi (oggi 12 tra cui L’Aia, Amsterdam, Rotterdam Haarlem, Utrecht) ed in Tanzania a Dar Es-Salaam, Costa Rica, e Georgia a Tbilisi. Il periodo di permanenza di un difensore dei diritti umani è piuttosto ridotto (dai 3 ai 6 mesi), questo perché la ratio è di fornirgli un periodo di “rest and respite” (riposo e pausa) al di fuori del suo Paese, per poi poter affrontare nuovamente la lotta non violenta per i diritti umani quando le minacce saranno cessate.

In Spagna varie città hanno adottato programmi per la protezione dei difensori dei diritti umani. Da Madrid 6a Valencia a Barcellona, e in tutta la Catalogna esistono iniziative di città (almeno sei7) che difendono i diritti umani 8e che attraverso alleanze inedite con le organizzazioni della società civile accompagnano e sostengono associazione e comunità minacciate prevedendo opportunità di accoglienza temporanea. Significativo accanto al programma catalano è quello del Paese Basco, CEAR-Euskadi9 connotato da una forte impronta di partenariato egualitario tra autorità locali, movimenti e difensori e difensore in particolare, che ne accentua il carattere non assistenziale e “politico”.

L’obiettivo del programma è proteggere i difensori e le difensore dei diritti umani che vedono minacciate le loro vite o la loro integrità fisica, a causa delle attività che promuovono nel loro paese d’origine. Ogni anno, il programma accoglie nel paese 3 persone per un periodo di 6 mesi. Le candidature vengono presentate attraverso organizzazioni e movimenti sociali baschi che collaborano con altri paesi e regioni, che seguono già i processi di difesa dei diritti umani a cui partecipano i candidati, conoscono quindi già il contesto, e hanno accesso alle istituzioni, organizzazioni e reti di solidarietà che vi lavorano I principi generali che sono alla base dei programmi di accoglienza temporanea furono stilati dall’allora Relatore Speciale ONU per i Difensori dei Diritti Umani Michel Forst: che siano fondate sui diritti umani, che includano difensori e difensore di differenti background, integrino la dimensione di genere, siano fondate su un approccio olistico alla sicurezza, siano orientate alla protezione di individui e collettivi, prevedano la partecipazione dei difensori e difensore nella scelta delle misure di protezione e siano flessibili al fine di soddisfare i bisogni specifici dei difensori e difensore. A tali principi si ispira anche il piano pilota per le città “in Difesa Di”.10

Lanciato dalla rete In Difesa Di, e che ad oggi conta con l’adesione di Padova e comuni del patavino, e del Comune di Trento. Una mozione per la creazione di un programma “Città in Difesa Di” è stata anche presentata al Consiglio Comunale di Verona mentre Asiago ha approvato una mozione sullo stesso tema. Sulla stessa scia l’iniziativa per i difensori dei diritti umani del comune di Torino promossa da Amnesty International, mentre a Milano, QC Code e Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa gestiscono un programma di accoglienza temporanea di giornalisti a rischio. Va infatti sottolineato come esistano anche altri programmi di protezione per persone minacciate per il loro impegno per i diritti umani, che siano accademici, con il programma Scholars at Risk 11 fondato sul coinvolgimento diretto delle università cui aderiscono anche vari atenei italiani, Artists at Risk 12per artisti e artiste perseguitati per il loro impegno politico a difesa dei diritti umani, Pen International13 ed ICORN (International Cities of Refuge Network) 14 L’elemento che contraddistingue i programmi del piano pilota di “Città in Difesa Di” rispetto a quelli di altri paesi, è l’enfasi sulla “cooperazione e solidarietà tra popoli e “territori” che nei fatti comporta una visione del territorio e della città che va oltre le istituzioni locali, e comprende tutte le realtà sociali, non-governative e di movimento presenti nel tessuto urbano.

Realtà che interpretano una propria “vocazione territoriale” che ispira poi le pratiche di accoglienza e accompagnamento di difensori e difensore a rischio al fine per creare un nesso temporaneo o permanente tra comunità e luoghi di iniziativa sociale e politica, che vada oltre la fase di reinsediamento, e preveda anche l’impegno degli enti locali e della società civile locale a sostenere movimenti e associazioni in loco, con attività di solidarietà e advocacy per la prevenzione degli attacchi e delle minacce, anche attraverso gli strumenti della cooperazione decentrata. E poi alla fine del percorso di accoglienza temporanea preveda la possibilità di riaccompagnare il/la difensore/a per poi continuare a sostenere la comunità, associazione o movimento di cui fa parte, attraverso il lavoro nazionale della rete, ed il dialogo con il Ministero degli Affari Esteri e le ambasciate locali. Ovviamente l’accoglienza temporanea non rappresenta la soluzione definitiva visto che per assicurare l’incolumità e l’agibilità democratica per chi difende i diritti umani andranno affrontate alla base le cause delle violazioni dei loro diritti, individuali e collettivi, Per quanto concerne ad esempio i difensori dell’ambiente, la stragrande maggioranza di difensori e difensore assassinati ogni anno, andranno evidenziale le responsabilità di stati ed imprese operanti nei settori estrattivi e dell’agribusiness. Obiettivo questo della rete Zero Tolerance Initiative 15, di cui la rete in Difesa di fa parte in collegamento con le altre iniziative svolte a livello nazionale ed internazionale.

1 https://www.opendemocracy.net/en/can-europe-make-it/european-network-of-rebel-cities/

2 https://www.meltingpot.org/Citta-rifugio-e-nuove-politiche-migratorie.html#.YQJ-SS0RrGI

3 https://protectdefenders.eu

4 https://www.hrdrelocation.eu

5 https://sheltercity.nl

6 https://www.madridprotege.org

7 https://www.publico.es/sociedad/ddhh-espana-habilita-seis-santuarios-defensores-derechos-humanos-amenazados-muerte.html

8 https://www.idhc.org/es/agenda/ciudades-defensoras-de-los-derechos-humanos.php

9 https://www.cear-euskadi.org/que-hacemos/defensoras-de-derechos-humanos/

10 https://www.indifesadi.org/2021/04/19/citta-in-difesa-di-sostenere-e-proteggere-a-livello-locale-i-diritti-umani-e-chi-li-difende/

11 https://www.scholarsatrisk.org

12 https://artistsatrisk.org/?lang=en

13 https://pen-international.org/protecting-writers-at-risk

14 https://www.icorn.org/faq-writersartists-risk

15 www.zerotoleranceinitiative.org

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