TOP
OnlyFans

OnlyBanks: come capitalizzare su* sex workers per poi sfrattarl*


“Dear OnlyFans Creator”. Inizia così la mail arrivata a* creators per informarl* che dal 1° Ottobre 2021 la policy della piattaforma OnlyFans cambierà in modo drastico, mandando nel panico i 130 milioni di utenti in tutto il mondo.

OnlyFans è una piattaforma attiva da diversi anni, dedicata soprattutto all’intrattenimento per adult*, dove è possibile trovare contenuti espliciti creati apposta dagli utenti, che stabiliscono il prezzo e le modalità dell’abbonamento. Ma non solo: specialmente all’estero molt* musicist*, personal trainers, chef e altre professionalità utilizzano la piattaforma per vendere contenuti ad hoc per il pubblico ed esclusivi a chi si abbona. Una canzone, una videoricetta, allenamenti personalizzati o anche solo materiale personale.
Ma la sua espansione e la sua fama è sicuramente e per lo più dovuta al sex working, ovvero alle persone che condividono materiale di nudo, erotico e/o pornografico, fidelizzando la propria clientela con contenuti sempre più mirati e di qualità.

Cos’è andato storto? Andiamo con ordine.

Durante la pandemia, la piattaforma è cresciuta esponenzialmente, grazie soprattutto alle tante persone che si sono dedicate a questo lavoro (spoiler: il sex work è lavoro), tra cui figurano anche celebrities – famoso il caso di Bella Thorne che con il suo fatturato aveva messo in crisi moltissim* sex workers, ridimensionando le modalità con cui l’utenza poteva dare mance a* creators.

In questi ultimi mesi OnlyFans ha quindi prosperato e ha fornito non solo a* sex workers, ma anche a chi fruisce di questi servizi, una piattaforma sicura e legale su cui appoggiarsi.

Ma è proprio nel momento in cui il fatturato di OnlyFans aumenta che sorgono i problemi.

Da ottobre Mastercard introdurrà una nuova policy che regolamenterà, e di conseguenza limiterà, il materiale per adult* presente sulle piattaforme che utilizzano il loro metodo di pagamento.

Sostanzialmente la richiesta da parte di MasterCard ad OnlyFans, e a qualsiasi altra piattaforma che usa il loro metodo di pagamento, è di un controllo a tappeto di ogni utente e di ogni singolo contenuto condiviso per verificarne la legittimità e la legalità degli atti e delle immagini condivise. Attività che è decisamente e largamente dispendiosa da parte di OnlyFans, al punto da decidere di cambiare drasticamente la loro policy.

Se vediamo nel dettaglio il nuovo statuto di OnlyFans, una “condotta sessualmente esplicita” non è più autorizzata, escludendo quindi qualunque tipo di atto sessuale, simulato o meno, in foto o in video – a voi la fantasia. Certo, alcuni atti considerati estremi da OnlyFans non erano già prima autorizzati dalla piattaforma, come la pratica del pissing o pratiche più violente rispetto ad una semplice masturbazione, ma se si scorre la lista di ciò che non è più possibile condividere, né privatamente né pubblicamente, il sex work viene equiparato a stupro, violenza, necrofilia, sfruttamento minorile e altre cose che con il sesso e con l’autodeterminazione non hanno nulla a che fare. Magrissima consolazione, se così possiamo dire, è che OnlyFans accetterà materiale di nudo, purché non in atti espliciti, ovviamente.

Tutto è partito lo scorso dicembre da un articolo di Nicholas Kristof sul New York Times dal titolo “The Children of Pornhub”, dove il sito veniva accusato di guadagnare sulla diffusione di materiale non consensuale, su pedopornografia e addirittura sul traffico sessuale, talvolta anche minorile. Da sottolineare che una delle fonti di questo articolo è Laila Mickelwait, che lavora per Exodus Cry, un’organizzazione no-profit che si batte per una presunta liberazione dei diritti umani ma che in sostanza è un gruppo religioso altamente omolesbobitransfobico, antisemita e decisamente schierato contro il sex working e il porno, equiparandolo al traffico di esseri umani.

Insomma, fintanto che OnlyFans non ha avuto grossi introiti, le banche e gli investitori non si sono troppo preoccupati di ciò che accadeva sulla piattaforma, ma non appena il fatturato ha iniziato a gonfiarsi grazie al sex working, sono accorse le preoccupazioni e i problemi proprio dalle stesse banche e dagli stessi investitori che fino a prima non sembravano battere alcun ciglio a riguardo.

Cosa accadrà ora?


Dopo il panico iniziale, divers* creators stanno valutando diverse nuove piattaforme dove poter migrare, nella speranza di non esser sfrattat* nuovamente dopo aver fatto ingrassare il padrone. Al momento sembrerebbe tutto molto nebuloso, l’unica certezza è che i provvedimenti di OnlyFans sono arrivati come un acquazzone improvviso (ma per alcun* sex workers, nemmeno troppo improvviso) che fa scappare alla chetichella bagnanti sulla spiaggia verso il riparo più vicino. Ma sarà quello più sicuro?

Ma, come al solito, i problemi maggiori non saranno per coloro che hanno un grosso seguito non solo su OnlyFans ma anche su Instagram e altri social come TikTok, che grazie al loro status di celebrities non troveranno difficoltà nel traslocare la propria fanbase altrove, questi provvedimenti colpiranno maggiormente le persone che hanno un seguito più esiguo e che perderanno utenti nel fare questo tragico trasloco. Non stiamo dicendo che non ci saranno ripercussioni per chi ha grossi numeri ma che chi paga le bollette e l’affitto di casa grazie a un mestiere che ancora non viene considerato tale, potrebbe incorrere a rivalutare le proprie fonti di reddito. Di fatto, si sta promuovendo l’idea retrograda e bigotta che il sesso sia un tabù e che guadagnare facendo un lavoro forse più piacevole e divertente rispetto ad altri mestieri sia da persone poco di buono – tant’è che fioccano i commenti di chi esulta e festeggia perché finalmente la categoria troverà “un lavoro vero”.

All’estero la maggior parte de* creators sembrerebbero scegliere la piattaforma pocketstars.com, che da ciò che si legge pubblicamente è gestita da Elle Brooke, sex worker inglese, che tramite il profilo Twitter ufficiale della piattaforma ha espresso solidarietà a* reduci di OnlyFans, facilitandone la migrazione, sperando che Pocket Stars possa diventare un luogo in cui chi produce contenuti per adult* possa avere un posto etico e sicuro dove produrre e condividere il proprio materiale.

Ma esistono altre alternative. La difficoltà sarà trovarne una che risponda ai bisogni de* creators e che soprattutto non ne disperda l’utenza. Per citarne alcuni: Fansly, LoversFan, JustforFans, Frisk, AvnStars. Infatti uno dei punti di forza di OnlyFans era proprio l’essere diventato un punto di riferimento per chi lavora con il sex working e per chi ne fruisce, raccogliendo divers* creators da tutto il mondo.

Lavorare come sex worker non è da tutt*, ma così come non è da tutt* curare le persone in ospedale, progettare palazzi o sistemare il rubinetto di casa. Eppure è da tutt* vivere secondo la propria morale, avere una vita dignitosa e poter avere garantiti i propri diritti. Al di là di come la si pensi, ognun* dovrebbe essere liber* di autodeterminarsi secondo questi principi, vivendo la libertà non come qualcosa che ci allontana, ma piuttosto come ciò che ci rende collettività, consentendo a ognun* di noi di poter essere chi desidera esprimendosi come meglio crede. Che lo si voglia o meno, che lo si fruisca o no, il sex work esiste e alle persone che hanno questa attività vanno garantiti gli stessi diritti che ha una persona che si occupa di sanità, di insegnamento o di idraulica. Ma siamo lontani da una società nella quale si può campare occupandosi di qualcosa che ci dà piacere, intanto sarebbe un grande passo accettare il sex work e permettere alle persone di lavorare. Perché è questo che fanno: lavorano.

Les Épaves – www.instagram.com/les.epaves

Post a Comment